sabato 7 gennaio 2012

Use You

“Ciao come va?”
“Bene e tu? Cosa mi racconti?”
“Stasera sono libera, e vorrei vedermi con Tokio….”
Un silenzio lungo un eclissi scende sulla telefonata. E quasi senza accorgermi un forte ruggito scava nella pancia. Quella frase.
Tanto desiderata, tanto bramata finalmente è udita. Un calcio nello stomaco, dritto e cattivo morde le mie budella.
“Ne da me ne da te, passo a prenderti, appena sali in macchina inizia il gioco. Sai come desidero tu sia vestita”.
Click.
Lento, tanto lento da sembrare impacciato mi sposto per casa fino a raggiungere il bagno. Una distensiva doccia e relativa toeletta per prepararmi a ciò che desideravo da tempo. L’acqua bollente non distrae i miei pensieri che viaggiano sereni sull’onda della programmazione, non ascolto nemmeno la musica che riempie la piccola stanza da bagno, ogni mia attenzione è su cosa farò, come darò piacere alla mia troia stanotte. È passato tanto tempo e non voglio esagerare, sostanzialmente so che desidera soprattutto perdersi, spegnere quel cervello che ormai ha rotelline arroventate dal troppo girare per macinare mille pensieri al minuto ed il mio regalo sarà quello di portarla nelle mie stanze segrete per darle il buio e la perdizione, l’abbandono la resa del suo corpo e della sua mente in mio potere per domarla e renderla schiava delle attenzioni.
Finita la cura al mio corpo apro la scatola dei giochi e rovescio ogni cosa sul letto per controllare, per visualizzare cosa userò e come, sparsi sul letto i miei giocattoli sono ancora più belli, li immagino animati sul suo corpo, rivitalizzati dal ritrovare colei per cui hanno un senso. Apro il pc poggiato sul comodino e faccio partire alcune canzoni di David Gahan sorridendo pensando che quando devo giocare bene finisco sempre su di lui o sui Depeche Mode, come un rito, come una sinergia per attivare pensieri che scivolano tra le note e sui testi.
Guardo i giocattoli, li osservo ed inizio a scartare quelli che probabilmente non userò per farli finire sul fondo della mia borsa e mi focalizzo su quelli che invece saranno protagonisti del piacere che donerò, i dildo, la frusta, la cera ma niente corde, voglio i miei foulard rossi per legare la pelle chiara che tanta passione mi procura. Alcune mollette ed una rotellina dentata con punte sottili che morderanno le carni sensibili.
Ho tempo e non voglio distrarmi, nel cervello urla “Use You” con la voce di David che soffia sui pensieri perversi e aumenta le mie brame di dominazione. Chiudo finalmente la borsa e mi vesto mi guardo un attimo allo specchio e sono pronto ad uscire. Arrivo troia. Stasera sarai roba mia.

“Pronto…”
“Scendi, sto arrivando, 2 minuti e sono li”. 
Sale in macchina mi sorride ma non parla, guardo distrattamente il suo abbigliamento ma non mi serve controllare se ha indossato tutto quello che sa bene desidero e poi avrò tempo e modo quando saremo al motel.
Resto silenzioso ma un sorrisino tradisce la fottuta gioia nel godermi la mia femmina ancora una volta. Avremo modo di esplorare ogni variabile dell’unione di due menti perverse, abuso e amore, sesso e perversione .

La stanza è anonima, se non fosse per quell’enorme specchio sul soffitto e l’ottone della testata del letto che agevola ogni mia idea di costrizione ed immobilizzazione rendendola fortemente adeguata al programma della serata. Entro e poggiata la borsa mi siedo sulla poltroncina a fianco del letto, “spogliati, qui davanti a me, un indumento alla volta”, godendo della vista di questa femmina sensuale che apre ai miei occhi il suo corpo sinuoso. Il sorrisino bastardo c’è, non sparisce perché è troppo importante questo momento ed il piacere di viverlo surclassa ogni altra elugubrazione.
Semplicemente nuda, con autoreggenti e bustino è stupenda, bella come solo occhi innamorati sanno vedere e gustare.
Mi alzo e dalla borsa prendo il suo collare personale, l’unica ad averne avuto uno per suggellare l’importanza che ha nella mia misera vita di perverso animale, chiudere le clips e vederla raddrizzare la schiena è tutt’uno, ora si sente pronta davvero, sente che è il momento di spegnere ogni pensiero e donarsi incondizionatamente al suo Signore. Colui che la brama.
La benda è quella di pizzo, passata più volte sugli occhi per privarla di un senso e permetterle di aumentare le percezioni degli altri, ma non solo. Lei sa bene quali scenari apre questo gesto e lo sottolineo accarezzandole la schiena, dita che corrono fino al culo perfetto che sta nella mia mano e l’altra che sale fino al seno per strizzarlo leggermente e prendere il capezzolo tra le dita, forte, deciso, come piace a noi.
Immobile, in piedi al centro della stanza con le mani sulla nuca osservo la mia lasciva femmina che attende fiduciosa le mie mosse e rilassa ogni centimetro di pelle ansiosa di sentirsi usata e abusata.
Quanti pensieri ringhiano nella mia mente, dolore e carezze da donare, cure e piacere di esserci, di vivere questo momento mi scuotono facendomi accelerare il battito del cuore per il godimento. L’accompagno al letto la faccio stendere e con i foulard le blocco i 4 arti agli angoli del letto immobilizzandola, spalancata e totalmente in mio potere pronta ai miei giochi perversi. Voglio iniziare con il dolce dolore del calore ed accesa la candela attendo che la cera si sciolga adeguatamente, le prime gocce cadono sul seno a pochi centimetri dall’aureola che subito tradisce il piacere sollevando al cielo i capezzoli.
Goccia dopo goccia il suo seno destro è quasi ricoperto, giusto il capezzolo resta ancora da coprire e lentamente porto a termine l’opera, prima di passare al sinistro mi soffermo a guardare cosa sto facendo, come lo sto facendo.
Ancora 20 minuti ed entrambi i seni sono ricoperti, posso scendere per farla urlare, parti più sensibili e ricettive ad ogni tipo di stimolazione, inizio dal monte di venere perfettamente depilato rivestendolo di cera bianca avvicinandomi pericolosamente alla clitoride, fino a sfiorarla e poi lasciare che gocce liquide corrano in discesa per lambire quel bottoncino di carne tanto sensibile permettendole di abituarsi. Non serve parlare sa bene che non le stacco gli occhi dal viso, controllo ogni piccolo movimento per assicurarmi che tutto sia perfetto, sente il mio sguardo anche se non lo vede, sa che ci sono e sono accuratamente attento, anche alla sua prima smorfia per la goccia che cattiva le morde la clitoride facendola sobbalzare e scuotere, ma siamo solo all’inizio e lascio che poco alla volta anche la sua figa sia coperta da un buon strato di cera.
Visione, immagini che si fissano nella mente per non lasciarla più, il suo sesso cerato pulsa per il mix di dolore e piacere che verifico infilandole un dito che riemerge fradicio di umori, lo passo sulle sue labbra mentre unisco anche le mie, dividiamo il suo miele per sentirci in simbiosi.
Ho volutamente lasciato aperta la figa, per poterci infilare quel dildo rigato che tanto ama, facendolo scorrere lentamente permettendole di percepire ogni singola ruga, ogni millimetro entra ed esce piano aumentando il movimento involontario del bacino per accogliere o trattenere per prolungare. Decido di lasciarglielo mentre con il dito le tolgo la cera, prima dai seni e poi dalla figa sempre più bagnata e pulsante.
Quanta dedizione nei gesti, quanta amorevole cura sto mettendo sulla mia porca femmina…
Ma voglio sentirla urlare di piacere. E siamo solo all’inizio. Lentamente posiziono alle labbra più mollette possibili ed ogni molletta è un sospiro prolungato, un lamento di piacere che trattiene in bocca fino a quando aprendole le labbra non affondo la mia lingua dentro il suo fiore e mi nutro del miele che copioso si offre al mio palato, i suoi gemiti ora sono più che percettibili, immagino le scosse di piacere percorrere avanti ed indietro il tragitto figa-cervello, sospiri e mugolii riempiono la stanza, la sua figa brama la mia carne ora, la pretende ansiosa, ogni parte del suo corpo desidera essere posseduto, sentirsi piena del maschio, scopata, brutalmente amata.
Le slego mani e piedi ma lascio che resti nel suo mondo oscuro e sdraiatomi al suo fianco le ordino di salirmi sopra. Sa cosa l’aspetta e sa bene che avrà modo così, di avere carne in corpo e mani che procurano dolore.
La cavalcata inizia lenta mentre le mie dita scorrono il corpo e scese sul culo iniziano a colpirlo ritmicamente, con sculacciate lente e sonore, ogni colpo un sussulto ed una contrazione sulla mia carne per mungerla avidamente.
“Ne vuoi ancora?” sussurrato, frase complice che richiede risposta per sentirsi insieme, oscurata ma sinergica, sussurra un si che sa di perverso, un filo di saliva bagna l’angolo delle labbra che mi prendo avidamente succhiando.
Il gioco continua spostando le mie dita sul suo seno e strizzando forte i capezzoli,  ormai è orgasmo, ormai è perdizione, il corpo sul mio è scosso da brividi e movimenti innaturali che preannunciano l’arrivo del piacere, dell’urlo sommesso. “dimmi quanto sei troia” “Si mio signore, sono la sua troia….”
“brava, hai detto bene, adesso puoi godere… è il primo, ora di domattina ne avrai altri”.