“Ciao come va?”
“Bene e tu? Cosa mi racconti?”
“Stasera sono libera, e vorrei vedermi con Tokio….”
Un
silenzio lungo un eclissi scende sulla telefonata. E quasi senza
accorgermi un forte ruggito scava nella pancia. Quella frase.
Tanto desiderata, tanto bramata finalmente è udita. Un calcio nello stomaco, dritto e cattivo morde le mie budella.
“Ne da me ne da te, passo a prenderti, appena sali in macchina inizia il gioco. Sai come desidero tu sia vestita”.
Click.
Lento,
tanto lento da sembrare impacciato mi sposto per casa fino a
raggiungere il bagno. Una distensiva doccia e relativa toeletta per
prepararmi a ciò che desideravo da tempo. L’acqua bollente non distrae i
miei pensieri che viaggiano sereni sull’onda della programmazione, non
ascolto nemmeno la musica che riempie la piccola stanza da bagno, ogni
mia attenzione è su cosa farò, come darò piacere alla mia troia
stanotte. È passato tanto tempo e non voglio esagerare, sostanzialmente
so che desidera soprattutto perdersi, spegnere quel cervello che ormai
ha rotelline arroventate dal troppo girare per macinare mille pensieri
al minuto ed il mio regalo sarà quello di portarla nelle mie stanze
segrete per darle il buio e la perdizione, l’abbandono la resa del suo
corpo e della sua mente in mio potere per domarla e renderla schiava
delle attenzioni.
Finita
la cura al mio corpo apro la scatola dei giochi e rovescio ogni cosa
sul letto per controllare, per visualizzare cosa userò e come, sparsi
sul letto i miei giocattoli sono ancora più belli, li immagino animati
sul suo corpo, rivitalizzati dal ritrovare colei per cui hanno un senso.
Apro il pc poggiato sul comodino e faccio partire alcune canzoni di
David Gahan sorridendo pensando che quando devo giocare bene finisco
sempre su di lui o sui Depeche Mode, come un rito, come una sinergia per
attivare pensieri che scivolano tra le note e sui testi.
Guardo
i giocattoli, li osservo ed inizio a scartare quelli che probabilmente
non userò per farli finire sul fondo della mia borsa e mi focalizzo su
quelli che invece saranno protagonisti del piacere che donerò, i dildo,
la frusta, la cera ma niente corde, voglio i miei foulard rossi per
legare la pelle chiara che tanta passione mi procura. Alcune mollette ed
una rotellina dentata con punte sottili che morderanno le carni
sensibili.
Ho
tempo e non voglio distrarmi, nel cervello urla “Use You” con la voce
di David che soffia sui pensieri perversi e aumenta le mie brame di
dominazione. Chiudo finalmente la borsa e mi vesto mi guardo un attimo
allo specchio e sono pronto ad uscire. Arrivo troia. Stasera sarai roba
mia.
“Pronto…”
“Scendi, sto arrivando, 2 minuti e sono li”.
Sale
in macchina mi sorride ma non parla, guardo distrattamente il suo
abbigliamento ma non mi serve controllare se ha indossato tutto quello
che sa bene desidero e poi avrò tempo e modo quando saremo al motel.
Resto
silenzioso ma un sorrisino tradisce la fottuta gioia nel godermi la mia
femmina ancora una volta. Avremo modo di esplorare ogni variabile
dell’unione di due menti perverse, abuso e amore, sesso e perversione .
La
stanza è anonima, se non fosse per quell’enorme specchio sul soffitto e
l’ottone della testata del letto che agevola ogni mia idea di
costrizione ed immobilizzazione rendendola fortemente adeguata al
programma della serata. Entro e poggiata la borsa mi siedo sulla
poltroncina a fianco del letto, “spogliati, qui davanti a me, un
indumento alla volta”, godendo della vista di questa femmina sensuale
che apre ai miei occhi il suo corpo sinuoso. Il sorrisino bastardo c’è,
non sparisce perché è troppo importante questo momento ed il piacere di
viverlo surclassa ogni altra elugubrazione.
Semplicemente nuda, con autoreggenti e bustino è stupenda, bella come solo occhi innamorati sanno vedere e gustare.
Mi
alzo e dalla borsa prendo il suo collare personale, l’unica ad averne
avuto uno per suggellare l’importanza che ha nella mia misera vita di
perverso animale, chiudere le clips e vederla raddrizzare la schiena è
tutt’uno, ora si sente pronta davvero, sente che è il momento di
spegnere ogni pensiero e donarsi incondizionatamente al suo Signore.
Colui che la brama.
La
benda è quella di pizzo, passata più volte sugli occhi per privarla di
un senso e permetterle di aumentare le percezioni degli altri, ma non
solo. Lei sa bene quali scenari apre questo gesto e lo sottolineo
accarezzandole la schiena, dita che corrono fino al culo perfetto che
sta nella mia mano e l’altra che sale fino al seno per strizzarlo
leggermente e prendere il capezzolo tra le dita, forte, deciso, come
piace a noi.
Immobile,
in piedi al centro della stanza con le mani sulla nuca osservo la mia
lasciva femmina che attende fiduciosa le mie mosse e rilassa ogni
centimetro di pelle ansiosa di sentirsi usata e abusata.
Quanti
pensieri ringhiano nella mia mente, dolore e carezze da donare, cure e
piacere di esserci, di vivere questo momento mi scuotono facendomi
accelerare il battito del cuore per il godimento. L’accompagno al letto
la faccio stendere e con i foulard le blocco i 4 arti agli angoli del
letto immobilizzandola, spalancata e totalmente in mio potere pronta ai
miei giochi perversi. Voglio iniziare con il dolce dolore del calore ed
accesa la candela attendo che la cera si sciolga adeguatamente, le prime
gocce cadono sul seno a pochi centimetri dall’aureola che subito
tradisce il piacere sollevando al cielo i capezzoli.
Goccia
dopo goccia il suo seno destro è quasi ricoperto, giusto il capezzolo
resta ancora da coprire e lentamente porto a termine l’opera, prima di
passare al sinistro mi soffermo a guardare cosa sto facendo, come lo sto
facendo.
Ancora
20 minuti ed entrambi i seni sono ricoperti, posso scendere per farla
urlare, parti più sensibili e ricettive ad ogni tipo di stimolazione,
inizio dal monte di venere perfettamente depilato rivestendolo di cera
bianca avvicinandomi pericolosamente alla clitoride, fino a sfiorarla e
poi lasciare che gocce liquide corrano in discesa per lambire quel
bottoncino di carne tanto sensibile permettendole di abituarsi. Non
serve parlare sa bene che non le stacco gli occhi dal viso, controllo
ogni piccolo movimento per assicurarmi che tutto sia perfetto, sente il
mio sguardo anche se non lo vede, sa che ci sono e sono accuratamente
attento, anche alla sua prima smorfia per la goccia che cattiva le morde
la clitoride facendola sobbalzare e scuotere, ma siamo solo all’inizio e
lascio che poco alla volta anche la sua figa sia coperta da un buon
strato di cera.
Visione,
immagini che si fissano nella mente per non lasciarla più, il suo sesso
cerato pulsa per il mix di dolore e piacere che verifico infilandole un
dito che riemerge fradicio di umori, lo passo sulle sue labbra mentre
unisco anche le mie, dividiamo il suo miele per sentirci in simbiosi.
Ho
volutamente lasciato aperta la figa, per poterci infilare quel dildo
rigato che tanto ama, facendolo scorrere lentamente permettendole di
percepire ogni singola ruga, ogni millimetro entra ed esce piano
aumentando il movimento involontario del bacino per accogliere o
trattenere per prolungare. Decido di lasciarglielo mentre con il dito le
tolgo la cera, prima dai seni e poi dalla figa sempre più bagnata e
pulsante.
Quanta dedizione nei gesti, quanta amorevole cura sto mettendo sulla mia porca femmina…
Ma
voglio sentirla urlare di piacere. E siamo solo all’inizio. Lentamente
posiziono alle labbra più mollette possibili ed ogni molletta è un
sospiro prolungato, un lamento di piacere che trattiene in bocca fino a
quando aprendole le labbra non affondo la mia lingua dentro il suo fiore
e mi nutro del miele che copioso si offre al mio palato, i suoi gemiti
ora sono più che percettibili, immagino le scosse di piacere percorrere
avanti ed indietro il tragitto figa-cervello, sospiri e mugolii
riempiono la stanza, la sua figa brama la mia carne ora, la pretende
ansiosa, ogni parte del suo corpo desidera essere posseduto, sentirsi
piena del maschio, scopata, brutalmente amata.
Le
slego mani e piedi ma lascio che resti nel suo mondo oscuro e
sdraiatomi al suo fianco le ordino di salirmi sopra. Sa cosa l’aspetta e
sa bene che avrà modo così, di avere carne in corpo e mani che
procurano dolore.
La
cavalcata inizia lenta mentre le mie dita scorrono il corpo e scese sul
culo iniziano a colpirlo ritmicamente, con sculacciate lente e sonore,
ogni colpo un sussulto ed una contrazione sulla mia carne per mungerla
avidamente.
“Ne
vuoi ancora?” sussurrato, frase complice che richiede risposta per
sentirsi insieme, oscurata ma sinergica, sussurra un si che sa di
perverso, un filo di saliva bagna l’angolo delle labbra che mi prendo
avidamente succhiando.
Il
gioco continua spostando le mie dita sul suo seno e strizzando forte i
capezzoli, ormai è orgasmo, ormai è perdizione, il corpo sul mio è
scosso da brividi e movimenti innaturali che preannunciano l’arrivo del
piacere, dell’urlo sommesso. “dimmi quanto sei troia” “Si mio signore,
sono la sua troia….”
“brava, hai detto bene, adesso puoi godere… è il primo, ora di domattina ne avrai altri”.
