martedì 4 dicembre 2012

Genesi Di Un Pensiero Impuro


Lei è distesa sul tappeto.
Legge distrattamente una rivista.
Non si cura di me che l’osservo dalla mia adorabile poltrona in pelle.
La serata è tranquilla e la mia mente si è allontanata per allentare la pesante giornata di lavoro. L’unica osservazione focalizzata è che anche una semplice mia maglietta su di lei sta divinamente. Le sue forme sinuose le permettono di essere adorabile, qualunque cosa indossi.
Il relax porta verso quella leggera sonnolenza che accolgo serenamente pregustando la dormita che mi porterà a domattina.
Distrattamente i video di MTV mi trattengono dal viaggio onirico che spinge per possedermi.
Ad un tratto i miei sensi vengono risvegliati dalla voce graffiante ed erotica di Dave.
Un pezzo che conosco invade la sala ed il ritmo sensuale si attacca alla mia pelle e spinge un vento di perversioni, scompigliatore di sinapsi.

Ora quella maglietta, il suo corpo adagiato, non sono più la fotografia dell’intima quotidianità. Quel culo che goloso si mostra per un piccolissimo tratto rinvigorisce i miei ormoni che nel breve lasso di tempo di una canzone diventano lupi affamati.
Scivolo dalla poltrona direttamente su di lei che stupita mi guarda mentre le faccio ben capire che la dura carne è già sull’uscio per farsi aprire.
Chiude gli occhi come solo lei sa fare per donarsi all’abbandono. Sa bene che i miei gesti sono misurati e riconosce l'unico significato possibile. Sarà mia, presa, amata, abusata e brutalmente scossa per smuovere la linfa che sgorga dalle sue gambe.

Grazie Dave.

martedì 20 novembre 2012

Compiti

"mi fai disperare tu :-)"
Non ho ancora cominciato piccola, quello che pensi è già vecchio e non sai ancora quanto possa il mio caos avvolgere e distruggere il tuo perbenino da brava bambina. 
Hai smesso presto di usare i colori e di sporcarti l'abitino con il fango. Stai immaginando cosa potrebbe essere ma non puoi nemmeno sognarlo, finchè non ritroverai quella bimba che triste si guarda il vestitino immacolato. 
Trovala e sorridile accogliendola, parti da lei e lasciati andare.
Il fango ed i pastelli sono li sul banco che ti aspettano, siediti ed inizia a colorare il tuo mondo.
Poi faremo i compiti.


sabato 17 novembre 2012

Non Sei Sola

Da messenger al cellulare. Perché oltre alle parole scritte serve la voce.
E corri incontro allo squillo per non perdere tempo, perché per ora è tutto molto intrigante e vuoi ancora di più, ogni cosa che possa amplificare quello che stai provando. Un indeciso “pronto” tradisce la tua brama e mi offri altri punti di forza che comunque non userò mai contro di te. Lo percepisci, non lo sai ancora ma con il tempo potresti scoprire quanto è coinvolgente lasciarsi guidare dalla mia mano.
Ormai le parole sono suoni, urla e sussurri suadenti nel tuo cervello, scivolano dentro il tuo corpo per prenderne parte, sotto la pelle percepisci il brivido di una voce che penetra.
Hai ragione, il gioco è quello del gatto con il topo. Ti porto i discorsi su temi leggeri e lascio che il tuo corpo si rilassi, prenda fiducia e serenità, poi improvviso entro nel tuo intimo, infilo le mie parole dolcemente roche dentro il tuo ventre per parlarti delle tue perversioni. Affondi che percepisci come possessione a gambe aperte. I tuoi silenzi mi dicono quanto queste stilettate alla tua fragile emozionalità sono vissute come languidi tocchi nelle zone più sensibili.
Poi d’improvviso ti alzi dal divano e ti sposti verso l’angolo cottura perché il cellulare si sta scaricando. Ti vedo in piedi vicino al microonde una mano per sorreggerti al piano di lavoro e l’altra schiacciata all’orecchio per non perdere nemmeno un respiro. Sei indebolita, affascinata e lentamente ti abbandoni alla musicalità delle parole, al senso perverso, ai percorsi che decido di percorrere per vederti femmina languida. È la percezione di un attimo, le tue gambe tremano leggermente e si flettono quel tanto come se ti mancasse la forza. È il calore tra le tue gambe che lentamente ha reso fradice le tue mutandine.
È il momento giusto per insistere, partono parole suadenti, frasi per scioglierti ancora, ti parlo di sculacciate, di corde, di possessione di appartenenza e di come saresti libera succube. Il tuo corpo usato dalla mia mente per scivolare nel torbido del piacere, quello fatto di occhi bassi, di percezioni e di sensi stimolati.
E ti vedo scivolare verso il basso, ranicchiarti nell’angolo del mobile, schiena contro le antine ed i piedi puntati per avere le gambe ripiegate contro il petto. Ora la tua mano è ferma tra le gambe, non c’è stimolazione, solo una posa, percepita dal contrarsi ritmico dei muscoli, lo vedo sai? Quei glutei che leggermente muovono il tuo corpo. Ranicchiata, in posa quasi impaurita, non sei più nella tua cucina, sei nel tuo mondo, quello che brami da tempo, aspettato con ansia e con desiderio. Folle mondo fatto di cose da non dire. In penombra vivi quella voce come un film e tu sei la protagonista. Non sei sola li dentro ci sono anche io, fantasma nel tuo cervello agito i tuoi neuroni e li esorto a farti volare.
Facilmente penso alla musica adatta e senza ombra di dubbio scelgo “in your room”. Sei perfetta, così racchiusa su di te per visualizzare le note ed il testo.
“senti, quella mano non lasciarla li ferma tra le tue gambe, premila contro il tuo sesso, falle sentire che c’è”. Silenzio. Silenzio. Silenzio. Poi un SI, rapido e sussurrato, affascinato da come possa una voce dire quello che accade, come possa essere così dentro da percepire i gesti.
La vedo quella mano, che schiaccia il tessuto contro il sesso, dolcemente determinata a strusciare leggermente. Quel tocco vincolato dalla mutandina, c’è ma non è intimo. La tua testa spesso scivola indietro poggiandosi all’antina d’angolo, abbandonandosi ed i tuoi denti bianchi mordono languidamente il labbro inferiore. “madonna quanto mi entra nel cervello questo”.
Insisto nel raccontarti il tuo mondo, la tua stanza segreta, dove finalmente nuda puoi liberare ogni tua fantasia e godere delle cose che ami.
Piccola perversa, ranicchiata sei bellissima così abbandonata nei tuoi pensieri, quelli che io sto guidando sui sentieri più ardimentosi del dolore e del piacere. Ora è decisa la tua mano, preme permettendo al tessuto fradicio di strusciare sul sesso, sicuramente aperto e pulsante. Te lo dico ed ancora una volta alzi la testa di scatto guardandoti tra le gambe come chiedendoti come possa visualizzarti e dirti come sei e cosa fai. Immagino i tuoi pensieri di terra invasa dallo straniero, confusa dallo stupore di chi viola il tuo mondo, la tua città della perdizione penetrando così a fondo fino ai tuoi gesti, guidandoli proprio come tu desideri.
Sei mia. Questa telefonata ti porta a desiderare di essere ai miei piedi, accoccolata e protetta, sicura di esprimerti come vuoi, adorare, donare. Finalmente femmina lucente e libera.
Vorresti non finisse più quella voce che entra ed esce dalle tue fantasie, vorresti che questa scopata fatta di parole non smettesse mai.
Sei sola ma percepisci la mia presenza, il mio vederti così accovacciata nei tuoi mondi ma è ora di andare a dormire.
Malvolentieri cerchi una postura consona ma di alzarti proprio non ne hai voglia, non desideri uscire dalla tua stanza buia dove galleggi così bene.
Frastornata ti alzi e te lo dico. Ed ancora rifletti come possa uno straniero muoversi così agevolmente nel tuo scenario. I tuoi gesti, le posture, gli assensi della testa, tutto è stato trasformato in parole che hai ascoltato da chi è lontano.
È ora di salutarsi, non vorresti ma sai che ormai sei uscita dalla tua stanza ed è giusto così.
Ora il tono che ascolti è diverso, più rilassato e leggero, “cara ora ti saluto, però ricordati prima di andare a coricarti di spegnare la cam”. ci metti 3 secondi a realizzare. E scoppi in una sonora risata notando la lucina rossa ed il fatto che è proprio puntata verso l’angolo dove stavi accoccolata.
...Non eri sola.

martedì 30 ottobre 2012

La Curiosità é Femmina

Percezione entusiasmante respirare la tua curiosità.
Hai davanti nuove strade, forse solo immaginate ed ora sono davanti a te per essere percorse o solo osservate.
Quali nuovi orgasmi solcheranno la tua mente, quante emozioni sgorgheranno tra le tue gambe.
Ti affidi sicura di sentire ben salda la mano che ti conduce e scivoli nella perversione con quel sorriso compiaciuto dell'amante trovato, quel complice desiderato.
Ai miei occhi sei femmina e gatta, miagoli e ti strusci al sesso golosa e naturale perchè è la tua natura, perchè hai sentito l'odore del maschio così come l'hai sempre sognato.
Senti la mia presenza accanto a te e ti permetti di giocare con quelle parti di te che non avevi e che oggi esplori con tanta fame di estasi.
Benvenuta nel mio mondo.




venerdì 19 ottobre 2012

Tangenziale

Si ok, ti ascolto.
E giù fiumi di SeghementaliTeoriefarloccheIpotesistrampalate.
Tutto per non dirsi “sono stata scema, ho sbagliato a digli quelle cose”.
“Tokio dimmi cosa devo fare, sai che faccio sempre quello che mi dici. Aiutami“.
Facile vero? Prima fai casini e poi eccoti qui davanti a me, messa giù da gara per ammaliarmi. Vai per la tua strada e poi sporca, distrutta e spettinata arrivi alla mia mano che ti accudisce sempre. Sei proprio una gatta, randagia e puttana.
Il cognac si accoccola nella mia bocca, riconosciuto ed apprezzato dal palato. Mentre raccolgo i pensieri, mi prendo quella pausa di silenzio offrendole un pathos per aggrapparsi alle mie labbra, e come immaginavo inizio a sentire urlare i suoi pensieri nel silenzio.
Cambia l’accavallamento delle gambe con fare nervoso, ma dandomi una promessa su cosa si aspetta, mostrandomi tutto quello che le ho sempre chiesto di indossare quando era in mia presenza. Lo ammetto, la visione distrae le mie riflessioni, ma non è certo il momento di farglielo sapere e mantengo impassibile lo sguardo per non darle vantaggi.
“gattina, lo sai quello che penso di te, ed anche in questa occasione hai dimostrato in pieno che senza una guida fai casini indicibili. Cosa pensavi di ottenere dando al tuo padrone dello sfigato incapace? Soprattutto, sappiamo entrambi che non è così. E non entro nel merito del discorso che se ti sei affidata a lui significa che sei più scema di lui. Semplicemente, sappiamo che è stata solo una delle tue solite azioni per destabilizzare, per dare ostacoli e difficoltà da superare. Gratuite e senza senso”.
È ammutolita, come sempre quando le sbatto in faccia la verità. Non le dirò mai quanto mi eccita quello sguardo un po’ stizzito ed un po’ disarmato, miscelazione emotiva di sesso, amore, desiderio di prendermi ancora cura di lei, guidarla, prendermi i suoi piaceri e moltiplicarli per godere del suo corpo e della sua mente.
Ma ora devo dare il paparino che da consigli e mi metto definitivamente il cappello del mentore. E giù parole, e teorie, e pensieri, e definizioni, ed altro ancora. Poco alla volta passo in rassegna tutte le sue espressioni che ormai conosco meglio delle mie, emozioni malcelate e condivisioni, ammissioni e rifiuti. Fino in fondo al barile dell’analisi delle sue azioni, le sue perversioni e soprattutto dei suoi percorsi mentali che portano al piacere. Mentre le ore scorrono, alla fine non le ho dato il contentino, semmai, come so che ama, preferisce essere presa in flagranza di reato. Smascherata quale piccola impenitente, che fastidiosamente gode nello stuzzicare chi ama per destabilizzare o per ricevere sculacciate, reali e cerebrali.
“gattina, dai ora basta, hai avuto quello che meriti, adesso andiamo e pagherai la consulenza”. un lampo, una frustata nella sua mente che accende il verde smeraldo dei suoi occhi in uno sguardo eccitato malamente mascherato da un’improbabile “non vorrai mica farlo“!!
Si cara, adesso paghi pegno.
Saliamo in macchina e con decisione, dopo aver avviato, appoggio la mano sulla sua gamba e le sollevo la gonna, completamente fino a scoprire il sesso depilato e libero da impedimenti di tessuto.
La tangenziale offre il vantaggio di poter avere una mano libera per lunghi periodi. Le mie dita scorrono lente tra la balza e l’inguine, senza mai toccare il sesso, sfiorandolo, avvicinandomi pericolosamente ma sempre ritraendomi quando sembra ormai segnato il destino; che bel gioco percepire la sua rassegnazione ad immolarsi al piacere, quel respiro irregolare che reagisce sintonizzato sugli spostamenti dei miei polpastrelli. Quel nervo inguinale che percepisce ogni cambiamento millimetrico e contraendosi sinergicamente al respiro, guidati dal mio dito, come un direttore d’orchestra governa i fiati e le corde.
Quasi mi sembra di sentirla sciogliersi e liberare quel delizioso liquido che sgorga nel piacere, quel predisporsi naturalmente alla penetrazione. Desiderio che cresce, aspettativa che spinge tutto il corpo a reagire per le strade che portano all’estasi. Una sinfonia di note perfettamente miscelate nell’alchimia dei nostri geni.
Infine giungo dove volevo, un tratto di tangenziale decisamente al buio ed una piazzola mai utilizzata per la totale mancanza di luce.
Luogo magico per veloci azioni di perversione, tra l’inusualità del luogo ed il pathos dell’essere scoperti, magari da una pattuglia di poliziotti a cui dover spiegare l’evidenza dei fatti. Esibizionismo e contro-esibizionismo mischiati per rendere particolarmente eccitante il momento per renderlo indimenticabile.
Scendiamo, non parlo, la prendo per le spalle e lentamente la giro per farla appoggiare al cofano. Docile si lascia fare. Esposta, usata, dominata, da chi conosce ogni pensiero e soddisfa stupendamente le sue perverse aspettative.
Immagino il suo sorriso mentre lascio passare secondi lunghissimi prima di prenderla. La eccita l’attesa, l’aspettativa e la sorpresa. Conosco bene come svegliare la troia che è in lei, so dove stuzzicarla, ma anche lei sa bene cosa posso darle e sa che alla fine, quello che avrà ed ha sempre avuto sono orgasmi, cerebrali e fisici che la scuotono come un fiume straripante. Aggrappato ai suoi fianchi possiedo il corpo e la mente, le sue mani si distendono nervose sulla vernice metallizzata, vorrebbe quasi graffiarla con le unghie per il piacere che prova, e se fosse possibile sono certo che la motivazione principale sarebbe il dispetto, lo sfregio per sminuire quello che prova. Colpi e parole, muscoli che agiscono per sfoghi sessuali costanti e rabbiosi, quel respiro sordo che recupera la parte animale, la brutalità dell’abbandono al piacere. Sesso ruvido stasera, non fine erotismo perché non è la sera e non è il luogo.
Sei in mio potere gattina, lo sarai sempre. Anche se avrai la testa piena di un altro, la tua anima servile avrà il divano migliore per me; ne siamo consapevoli e nulla potrà cambiare questa situazione. Posseduta e dominata, come piace a te. Come piace a me. Abusata e governata, guidata nelle peggiori situazioni orgasmiche, esaltazione e liberazione grazie alla denigrazione che tanto ti fa correre felice nelle valli dell’orgasmo ripetuto e convulso. Una femmina libera che si immola perché la sua natura pretende con urla strazianti la possessione, l’abbandono alle altrui perversioni per sentirsi finalmente libera di godere di ogni forma di sottomissione.
Quanti pensieri contorti mi passano mentre guardo quel corpo inarcato nel pieno del piacere, quella carne bianca contrastata dalle calze nere e la gonna alzata sui reni. L’uscita di scena, quello serve, quel gesto che la marchierà ancora una volta nella mente per sgretolare ogni sua moralità e permetterle quel godimento mentale. Un lampo mi passa veloce, un’immagine disgustosamente eccitante scivola tra i miei pensieri e ordina il da farsi. In breve la colpisco più forte, per l’ennesimo orgasmo, profondo, appagante e mi gusto quello che riesco a donarle per poi fermarmi dentro di lei attendendo che si volti. Come fa sempre. I suoi occhi cercano i miei per ringraziarmi e finalmente li trovo, verdi da brillare nella notte, aperti e dilatati nei fluidi del suo corpo. Mi osserva sorridente e forse inizia a chiedersi perché sono immobile dentro di lei.
Mi tolgo quel tanto che basta per uscire dal suo corpo, mantenendo solo un leggerissimo contatto e mi lascio andare, rilasso il mio corpo e dopo pochi secondi sfogo una minzione calda e setosa che la colpisce direttamente sul fiore ancora pulsante e fradicio. Gocce dorate imperlano le sue labbra, lambiscono il clitoride ed inondano il suo ano. Senza togliermi gli occhi di dosso, sospira e poi geme, un orgasmo cerebrale è alle porte e prepotente sfonda i cancelli della voce per salire alto in un grido di piacere. Il massaggio del getto sulle labbra sensibilmente eccitate la porta rapidamente alla fine. Urla, sorride, gode freneticamente tremando sulle gambe scossa da contrazioni nervose e singhiozzi, abbandonata, sfinita, immolata al piacere estremo. Appena termino, si muove veloce, alzandosi e prendendomi la testa mi bacia rovistando furiosamente con la lingua ogni angolo della mia bocca e strusciando il ventre sulla mia carne. Animale perso, devota amante libertina e schiava delle mie perversioni, si aggrappa, si scioglie in quell’abbraccio totale per rilassare ogni parte di se e ritornare nel mondo dei vivi.
Si stacca di colpo, e torna verso la portiera del passeggero salendo. La imito dal mio lato ed appena mi accomodo si accende una sigaretta e con totale noncuranza mi guarda con un sorrisino compiaciuto per dirmi: “tesoro, credo di averti inzaccherato il sedile… ma tu non te la prendi vero? Tanto è roba Tua”. 

 

martedì 16 ottobre 2012

Strane Passioni

Non ci sono sogni.
Il silenzio è quasi rumoroso mentre accarezzo il tuo corpo.
Notte per gli occhi.
Notte per la mente.
Scivolo con le dita sulla tua pelle scurita dal sole estivo.
Sarà un gioco di tono su tono.
Colori e parole si misceleranno sulla tua pelle.
Il mio piacere nel dirti quello che scrivo.
Il tuo piacere nel custodire i miei pensieri.
Il nostro piacere nel giocare.
Dolcezze e amarezze.
Crudità di letto e sussurri d’amore.
DevotaAmanteFollePuttanaTesoroTroiaSchiavaInutilePreziosa
Emozioni, parole, suoni che cambiano l’espressione del viso.
Rabbiose frustate all’anima
O dolcissimi sussurri per bruciare il cuore.
Potrei parlare.
Potrei cantare.
Preferisco scrivere pagine della tua vita.
La tua mente, il tuo corpo.
Mio quaderno di viaggio.
Unica carta la tua pelle.
Unico colore il viola.
Parole, suoni.
Emozioni che vergherò sulle tue carni.
Lo scrivano sacro che prende il suo quaderno.
Libera la fantasia perversa giocando con i tuoi piaceri.
Uniti nelle parole.
Parole che cantano l’inno della perversione.
La canzone dei nostri peccaminosi pensieri.
La musica delle nostre strane passioni.

 

venerdì 12 ottobre 2012

Ti Fidi Di Me?

Ho voglia di perdermi, di sentirmi in balia degli eventi e di godere... ne sei capace? Domani sera sarò tua, come vuoi tu, ma devi darmi queste 3 cose.”
Quell'sms l'ho riletto almeno 20 volte. Ed ogni volta la mia mente perversa immaginava scenari diversi dove incastonare una notte per regalarle i suoi desideri.
Perchè noi maschietti siamo così, quello che più ci affascina è realizzare i sogni delle donne. Così che possiamo godere della loro gioia e della loro ricompensa. Se poi per farlo possiamo dare fondo alla nostra perversione ancora meglio.
Lei arrivò puntuale, sa che non amo attendere, entrò e le sfilai il cappotto con malizia fissandola negli occhi. Non parlavo e non era da me. I suoi occhi leggevano il mio sorriso e questo la rassicurava. Ci spostammo in salotto e presa una sedia le chiesi di sedersi al centro della stanza.
Lo fece ed il suo sguardo era un enorme punto interrogativo ma sapeva anche che poteva fidarsi di me, era la condizione corretta per abbandonarsi alle mie fantasie.
Scivolai dietro di lei e lentamente le massaggiai le spalle per rilassarla, che pelle fantastica, le mie dita scorrevano lente per godere di ogni millimetro, dolcemente osservavo i suoi muscoli rilassarsi ed assaporare ogni momento di quel tocco. Era pronta. Aprii con una mano il cassetto del mobile e presi quella sciarpa di seta ambrata e le bendai gli occhi.
Il suo collo tornò per un attimo ad irrigidirsi ma le mie parole sussurrate resero tutto più facile “lo sai che di me ti puoi fidare, lasciati andare ed avrai una notte da ricordare”. Il tono morbido e la fiducia in me fecero il resto.
Mi staccai da lei per osservarla e notai il suo leggero movimento della testa nella ricerca di rumori che potessero ovviare alla mancanza della vista, un radar per captare suoni capaci di farle intuire cosa accadeva o stava per accadere, ma il mio silenzio rendeva la sua attesa un cocktail di aspettative, timore ed intrigo. Il suo vestito, neanche a farlo apposta, era perfetto per il le mie idee, un miniabito blu scuro con una lunga cerniera davanti apribile dal basso come dall'alto. Non era ancora il momento di usarla, preferii infilare un piede tra i suoi e leggermente, spingere per invitarla a divaricare le gambe. Le sue mani corsero alla mia gamba quasi a fermarmi ed io mi scostai per tornare alle sue spalle. “se fai la brava ti permetto di lasciare le mani a posto, appoggiate alle tue gambe, altrimenti te le legherò dietro la schiena”. Trattenne il fiato per qualche eterno secondo, poi tutto di un fiato espirò “legamele!” era un lamento, una preghiera, una ferma volontà di resa totale.
Sempre silenziosamente, scivolai nell'altra stanza e presi le manette dal comodino e le fermai i polsi dietro la schiena. Le sue labbra contratte in un sorriso tirato mi dicevano quanto fossero veloci e confusi i suoi pensieri, ma altrettanto evidente era la sua voglia di andare fino in fondo.
La luce dell'alogena dava allo scenario una particolare atmosfera, lei seduta al centro sembrava una diva sul palco, pochissima ombra intorno e la sua figura spiccava affascinando l'osservatore.
Io, solo io ero il privilegiato che poteva osservarla completamente abbandonata al destino che io avrei scelto quella sera per lei.
La testa resta alta, attenta ad ogni percettibile suono, le narici aperte alla ricerca di odori e profumi, le labbra, umide e rosse accese leggermente socchiuse a darle un'aria quasi incredula. Una femmina attenta e pronta, così la vedevo, pronta ad offrire il suo corpo al sesso, alla perversione, pronta ad immolarsi conscia del piacere che avrebbe avuto in cambio. Le mie mani calde continuavano a toccarle il collo, le spalle, una rassicurazione che ero lì per lei, che era nelle mie mani, calde e decise. Mi spostai davanti e misi la mia mano destra sul suo ginocchio. Ho sempre amato il contatto con il nylon delle calze, quel misto di morbido reticolato fine che viene percepito è intrigante, e lentamente, molto lentamente, scivolai all'interno e poco alla volta risalivo fin sotto l'abito. Le sue gambe tendevano ad aprirsi ma la sua mente, anche per stare al gioco, ordinavano di opporre resistenza, un gioco nel gioco, l'ordine imposto dolcemente e la resa dopo un minimo di reticenza. Infine la balza delle autoreggenti a solleticare i miei polpastrelli che esultavano per il tesoro trovato.
Con l'altra mano presi la zip della cerniera ed iniziai lentamente a farla scorrere verso l'alto. Poco alla volta per darle modo di rendersi consapevole che la stavo mettendo a nudo davanti alla mia vista, l'esposizione del proprio corpo a chi rimane vestito, in posizione privilegiata. Fermai la risalita poco sopra l'ombelico, in modo che l'abito mantenesse un minimo di costrizione percepibile, un ulteriore segnale di affidamento totale alle mie voglie.
L'intimo era rigorosamente di pizzo nero, che risaltava sulla pelle chiara e nulla era celato, offrendo ampia visuale sulle sua voglia. Era lì, seminuda a gambe aperte, offerta senza limiti, senza ostacoli. L'osservai a lungo, sentendo dentro di me una piacevole sensazione di soddisfazione per quello che accadeva e che sarebbe accaduto.
Dolcemente la feci scostare in modo che fosse seduta sul bordo della sedia, il suo respiro era leggermente accellerato, ed ancora di più quando sentì un freddo oggetto metallico appoggiato al suo inguine. La lama delle forbici dolcemente si infilavano sotto il perizoma e quando realizzò che stavo per tagliarlo emise un mugolio sottile, seducente e sofferto, due colpi di forbice ed ora quel pezzo di stoffa andava sfilato verso il basso. Era chiaro nella sua testa che stavo guardando il suo fiore, chissà se si immaginava il mio sguardo sorridente.
Infine la resa totale. Abbandonò il capo all'indietro, gemendo per la situazione, per la costrizione, per l'esposizione perversa che mi ero preso. Poggiai due dita sul suo monte e le lasciai ferme, leggermente morbide per darle calore e senso di protezione. La sua lingua uscì per umettare le labbra e sospirare voluttuosamente. “sono tua...”
la feci alzare, docilmente mi assecondò mentre la portai in camera. Non poteva vedere cosa c'era sul mio comodino. Non poteva ancora sapere che l'uso e abuso dei suoi orgasmi sarebbe passato da me e dai miei giocattoli.
Le tolsi la benda solo il mattino dopo, quando stremata e felice mi baciò con la passione appagata dell'amante. Ridevano i suoi occhi e le sue mani, che mi toccavano ancora una volta perverse e bramose di ricevere ulteriori attenzioni e piaceri.
Ma il sole portò sulle nostre perversioni l'ombra della fine.
Le ordinai di rivestirsi e la misi alla porta. 


 

martedì 9 ottobre 2012

Vibro Viola

Lo so che non lo ami.
Proprio per questo adesso te ne stai sdraiata sul letto,
con la faccia affondata tra le lenzuola
mentre brutalizzi la tua micia con il mio vibratore viola.
L’ordine è semplice, masturbati fino a godere.
Per il mio sollazzo, per i miei occhi, per il mio sguardo.
Lo guardo entrare ed uscire lentamente dal tuo corpo,
con passione e supplizievole piacere.
Ma il piacere vero sarà il dolore che sto per darti.
Spunta malizioso tra le mie mani il frustino.
Il tuo culo esposto, totalmente a disposizione per i miei colpi.
10 grazie rabbiosi o dolcissimi escono ad ogni colpo.
Mirati i colpi, il più vicino possibile alla tua carne oscenamente abusata dal vibro.
Rossori che emergono, dolori che sfondano la tua mente.
Il tuo corpo scosso dalle ondate di piacere e dolore.
Così precisamente alternati.
Sbavi sulle lenzuola, piccola roba mia.
Anima e corpo di mio uso e consumo.
Abbandonata alle mie perversioni ti lasci usare.
Fiduciosa affidi alla mia mente ogni tua particella.
Il premio.
La tua figa allagata.


sabato 6 ottobre 2012

Silenzio

Hai presente quelle strane sere dove i tuoi pensieri urlano nel silenzio?
Dove la musica di sottofondo assume una connotazione ancora più ovattata e quello che vedi davanti ai tuoi occhi diventa sfumato e perde i colori.
stasera è così.
Troppi, decisamente troppi pensieri che scorrono sovrapponendosi e creando un unico ragionamento che sfugge al controllo vivendo di propria vita e potere decisionale.
Ti travolge, togliendoti il fiato e faticosamente riesci a mantenere un punto fermo per fortificare l'equilibrio del tuo essere.
Ed all'improvviso passi dalla folle velocità alla calma apparente, rischiando nella frenata di sbattere il naso contro il vetro della vita.
Apri quella finestra e ricominci a respirarla la tua vita.
E spontaneamente un sorriso appare sul tuo volto, tutto ricomincia.
 

domenica 4 marzo 2012

Pianista

Possano le mie dita sfiorare il tuo corpo.
Giocando sulla tua pelle, ricercando quei punti sensibili per toccare la tua mente.
Sfiorando le zone chiare e scure per musicare l'attenzione delicata del piacere.
Momenti diluiti nel tempo per scivolare nell'abbandono di emozioni da vivere, sciogliersi sulle note di tocco, deviare la mente sulle percezioni e lasciarsi andare.
Come ascoltando una sinfonia penetrante.

venerdì 2 marzo 2012

Tastiera nella Notte

Amica scostumata e impunemente lasciva.
lasci che le mie dita scorrano veloci o lente dandomi il controllo assoluto degli accadimenti. oscenamente trasformi i miei reconditi pensieri in parole da leggere e permetti l'abuso dei tuoi sensi per affermare ogni mia perversione.

domenica 5 febbraio 2012

Amore Maturo

l'amore maturo è una forza interiore potente che permette consapevolezza, grande simbiosi e sinergia tra i due amanti.
Un amore che va oltre le banalità del quotidiano, fatto di attenzioni superiori e voglia di esserci, di camminare insieme superando anche le proprie necessità per integrarle in necessità di coppia.
La sua bellezza è basata sulle convinzioni d'impegno che i due amanti sanno porre nella relazione.
Fortificandosi nel supporto reciproco, dove non arriva uno l'altro è pronto a sopperire per il raggiungimento comune.
Questo tipo di amore è legato alla fiducia che diventa fontamento di crescita.
Necessariamente, quando questa viene a mancare diventa doloroso rendersi conto dell'immaturità di uno dei due, prepotente è il vissuto di dolore per il tradimento, non quello fisico, ma quello degli intenti, la difficoltà di accettare che in un momento di grande sforzo ed impegno per proseguire il comune cammino, continuare la costruzione del rapporto, uno dei due ha accantonato l'altro, cancellandone tutta la lucentezza e preziosità del suo apporto.
La delusione è forte e le crepe che si formano sono insanabili, non bastano teorie e parallelismi filosofici per sanare.
Se la volontà non è forte nel riparare, inevitabilmente è più facile nascondersi dietro concetti e ribaltamenti opposti di teorizzazioni e ricorsi storici.

Nel globale, possiamo vedere meccanismi tipici della personalità, la psicotica necessità di argomentare per difendersi ad oltranza, lo spostamento del punto di discussione per non avere vacillamenti, la negazione per difendere quell'equilibrio precario che in realtà proprio l'interlocutore ha ben chiaro e vive, dall'inizio del rapporto, attento a sorreggere per non danneggiare.
Ma nella criticità dell'evento, questi particolari importanti vengono persi di vista dall'ingrandirsi dei sistemi di difesa che non solo evitano il sanarsi di una frattura ma fanno leva per creare allontanamenti.
In pratica, meglio spostare la polvere sotto il tappeto piuttosto che raccoglierla.

sabato 7 gennaio 2012

Use You

“Ciao come va?”
“Bene e tu? Cosa mi racconti?”
“Stasera sono libera, e vorrei vedermi con Tokio….”
Un silenzio lungo un eclissi scende sulla telefonata. E quasi senza accorgermi un forte ruggito scava nella pancia. Quella frase.
Tanto desiderata, tanto bramata finalmente è udita. Un calcio nello stomaco, dritto e cattivo morde le mie budella.
“Ne da me ne da te, passo a prenderti, appena sali in macchina inizia il gioco. Sai come desidero tu sia vestita”.
Click.
Lento, tanto lento da sembrare impacciato mi sposto per casa fino a raggiungere il bagno. Una distensiva doccia e relativa toeletta per prepararmi a ciò che desideravo da tempo. L’acqua bollente non distrae i miei pensieri che viaggiano sereni sull’onda della programmazione, non ascolto nemmeno la musica che riempie la piccola stanza da bagno, ogni mia attenzione è su cosa farò, come darò piacere alla mia troia stanotte. È passato tanto tempo e non voglio esagerare, sostanzialmente so che desidera soprattutto perdersi, spegnere quel cervello che ormai ha rotelline arroventate dal troppo girare per macinare mille pensieri al minuto ed il mio regalo sarà quello di portarla nelle mie stanze segrete per darle il buio e la perdizione, l’abbandono la resa del suo corpo e della sua mente in mio potere per domarla e renderla schiava delle attenzioni.
Finita la cura al mio corpo apro la scatola dei giochi e rovescio ogni cosa sul letto per controllare, per visualizzare cosa userò e come, sparsi sul letto i miei giocattoli sono ancora più belli, li immagino animati sul suo corpo, rivitalizzati dal ritrovare colei per cui hanno un senso. Apro il pc poggiato sul comodino e faccio partire alcune canzoni di David Gahan sorridendo pensando che quando devo giocare bene finisco sempre su di lui o sui Depeche Mode, come un rito, come una sinergia per attivare pensieri che scivolano tra le note e sui testi.
Guardo i giocattoli, li osservo ed inizio a scartare quelli che probabilmente non userò per farli finire sul fondo della mia borsa e mi focalizzo su quelli che invece saranno protagonisti del piacere che donerò, i dildo, la frusta, la cera ma niente corde, voglio i miei foulard rossi per legare la pelle chiara che tanta passione mi procura. Alcune mollette ed una rotellina dentata con punte sottili che morderanno le carni sensibili.
Ho tempo e non voglio distrarmi, nel cervello urla “Use You” con la voce di David che soffia sui pensieri perversi e aumenta le mie brame di dominazione. Chiudo finalmente la borsa e mi vesto mi guardo un attimo allo specchio e sono pronto ad uscire. Arrivo troia. Stasera sarai roba mia.

“Pronto…”
“Scendi, sto arrivando, 2 minuti e sono li”. 
Sale in macchina mi sorride ma non parla, guardo distrattamente il suo abbigliamento ma non mi serve controllare se ha indossato tutto quello che sa bene desidero e poi avrò tempo e modo quando saremo al motel.
Resto silenzioso ma un sorrisino tradisce la fottuta gioia nel godermi la mia femmina ancora una volta. Avremo modo di esplorare ogni variabile dell’unione di due menti perverse, abuso e amore, sesso e perversione .

La stanza è anonima, se non fosse per quell’enorme specchio sul soffitto e l’ottone della testata del letto che agevola ogni mia idea di costrizione ed immobilizzazione rendendola fortemente adeguata al programma della serata. Entro e poggiata la borsa mi siedo sulla poltroncina a fianco del letto, “spogliati, qui davanti a me, un indumento alla volta”, godendo della vista di questa femmina sensuale che apre ai miei occhi il suo corpo sinuoso. Il sorrisino bastardo c’è, non sparisce perché è troppo importante questo momento ed il piacere di viverlo surclassa ogni altra elugubrazione.
Semplicemente nuda, con autoreggenti e bustino è stupenda, bella come solo occhi innamorati sanno vedere e gustare.
Mi alzo e dalla borsa prendo il suo collare personale, l’unica ad averne avuto uno per suggellare l’importanza che ha nella mia misera vita di perverso animale, chiudere le clips e vederla raddrizzare la schiena è tutt’uno, ora si sente pronta davvero, sente che è il momento di spegnere ogni pensiero e donarsi incondizionatamente al suo Signore. Colui che la brama.
La benda è quella di pizzo, passata più volte sugli occhi per privarla di un senso e permetterle di aumentare le percezioni degli altri, ma non solo. Lei sa bene quali scenari apre questo gesto e lo sottolineo accarezzandole la schiena, dita che corrono fino al culo perfetto che sta nella mia mano e l’altra che sale fino al seno per strizzarlo leggermente e prendere il capezzolo tra le dita, forte, deciso, come piace a noi.
Immobile, in piedi al centro della stanza con le mani sulla nuca osservo la mia lasciva femmina che attende fiduciosa le mie mosse e rilassa ogni centimetro di pelle ansiosa di sentirsi usata e abusata.
Quanti pensieri ringhiano nella mia mente, dolore e carezze da donare, cure e piacere di esserci, di vivere questo momento mi scuotono facendomi accelerare il battito del cuore per il godimento. L’accompagno al letto la faccio stendere e con i foulard le blocco i 4 arti agli angoli del letto immobilizzandola, spalancata e totalmente in mio potere pronta ai miei giochi perversi. Voglio iniziare con il dolce dolore del calore ed accesa la candela attendo che la cera si sciolga adeguatamente, le prime gocce cadono sul seno a pochi centimetri dall’aureola che subito tradisce il piacere sollevando al cielo i capezzoli.
Goccia dopo goccia il suo seno destro è quasi ricoperto, giusto il capezzolo resta ancora da coprire e lentamente porto a termine l’opera, prima di passare al sinistro mi soffermo a guardare cosa sto facendo, come lo sto facendo.
Ancora 20 minuti ed entrambi i seni sono ricoperti, posso scendere per farla urlare, parti più sensibili e ricettive ad ogni tipo di stimolazione, inizio dal monte di venere perfettamente depilato rivestendolo di cera bianca avvicinandomi pericolosamente alla clitoride, fino a sfiorarla e poi lasciare che gocce liquide corrano in discesa per lambire quel bottoncino di carne tanto sensibile permettendole di abituarsi. Non serve parlare sa bene che non le stacco gli occhi dal viso, controllo ogni piccolo movimento per assicurarmi che tutto sia perfetto, sente il mio sguardo anche se non lo vede, sa che ci sono e sono accuratamente attento, anche alla sua prima smorfia per la goccia che cattiva le morde la clitoride facendola sobbalzare e scuotere, ma siamo solo all’inizio e lascio che poco alla volta anche la sua figa sia coperta da un buon strato di cera.
Visione, immagini che si fissano nella mente per non lasciarla più, il suo sesso cerato pulsa per il mix di dolore e piacere che verifico infilandole un dito che riemerge fradicio di umori, lo passo sulle sue labbra mentre unisco anche le mie, dividiamo il suo miele per sentirci in simbiosi.
Ho volutamente lasciato aperta la figa, per poterci infilare quel dildo rigato che tanto ama, facendolo scorrere lentamente permettendole di percepire ogni singola ruga, ogni millimetro entra ed esce piano aumentando il movimento involontario del bacino per accogliere o trattenere per prolungare. Decido di lasciarglielo mentre con il dito le tolgo la cera, prima dai seni e poi dalla figa sempre più bagnata e pulsante.
Quanta dedizione nei gesti, quanta amorevole cura sto mettendo sulla mia porca femmina…
Ma voglio sentirla urlare di piacere. E siamo solo all’inizio. Lentamente posiziono alle labbra più mollette possibili ed ogni molletta è un sospiro prolungato, un lamento di piacere che trattiene in bocca fino a quando aprendole le labbra non affondo la mia lingua dentro il suo fiore e mi nutro del miele che copioso si offre al mio palato, i suoi gemiti ora sono più che percettibili, immagino le scosse di piacere percorrere avanti ed indietro il tragitto figa-cervello, sospiri e mugolii riempiono la stanza, la sua figa brama la mia carne ora, la pretende ansiosa, ogni parte del suo corpo desidera essere posseduto, sentirsi piena del maschio, scopata, brutalmente amata.
Le slego mani e piedi ma lascio che resti nel suo mondo oscuro e sdraiatomi al suo fianco le ordino di salirmi sopra. Sa cosa l’aspetta e sa bene che avrà modo così, di avere carne in corpo e mani che procurano dolore.
La cavalcata inizia lenta mentre le mie dita scorrono il corpo e scese sul culo iniziano a colpirlo ritmicamente, con sculacciate lente e sonore, ogni colpo un sussulto ed una contrazione sulla mia carne per mungerla avidamente.
“Ne vuoi ancora?” sussurrato, frase complice che richiede risposta per sentirsi insieme, oscurata ma sinergica, sussurra un si che sa di perverso, un filo di saliva bagna l’angolo delle labbra che mi prendo avidamente succhiando.
Il gioco continua spostando le mie dita sul suo seno e strizzando forte i capezzoli,  ormai è orgasmo, ormai è perdizione, il corpo sul mio è scosso da brividi e movimenti innaturali che preannunciano l’arrivo del piacere, dell’urlo sommesso. “dimmi quanto sei troia” “Si mio signore, sono la sua troia….”
“brava, hai detto bene, adesso puoi godere… è il primo, ora di domattina ne avrai altri”.