“Ho
voglia di perdermi, di sentirmi in balia degli eventi e di godere...
ne sei capace? Domani sera sarò tua, come vuoi tu, ma devi darmi
queste 3 cose.”
Quell'sms
l'ho riletto almeno 20 volte. Ed ogni volta la mia mente perversa
immaginava scenari diversi dove incastonare una notte per regalarle i
suoi desideri.
Perchè
noi maschietti siamo così, quello che più ci affascina è
realizzare i sogni delle donne. Così che possiamo godere della loro
gioia e della loro ricompensa. Se poi per farlo possiamo dare fondo
alla nostra perversione ancora meglio.
Lei
arrivò puntuale, sa che non amo attendere, entrò e le sfilai il
cappotto con malizia fissandola negli occhi. Non parlavo e non era da
me. I suoi occhi leggevano il mio sorriso e questo la rassicurava. Ci
spostammo in salotto e presa una sedia le chiesi di sedersi al centro
della stanza.
Lo
fece ed il suo sguardo era un enorme punto interrogativo ma sapeva
anche che poteva fidarsi di me, era la condizione corretta per
abbandonarsi alle mie fantasie.
Scivolai
dietro di lei e lentamente le massaggiai le spalle per rilassarla,
che pelle fantastica, le mie dita scorrevano lente per godere di ogni
millimetro, dolcemente osservavo i suoi muscoli rilassarsi ed
assaporare ogni momento di quel tocco. Era pronta. Aprii con una mano
il cassetto del mobile e presi quella sciarpa di seta ambrata e le
bendai gli occhi.
Il
suo collo tornò per un attimo ad irrigidirsi ma le mie parole
sussurrate resero tutto più facile “lo sai che di me ti puoi
fidare, lasciati andare ed avrai una notte da ricordare”. Il tono
morbido e la fiducia in me fecero il resto.
Mi
staccai da lei per osservarla e notai il suo leggero movimento della
testa nella ricerca di rumori che potessero ovviare alla mancanza
della vista, un radar per captare suoni capaci di farle intuire cosa
accadeva o stava per accadere, ma il mio silenzio rendeva la sua
attesa un cocktail di aspettative, timore ed intrigo. Il suo vestito,
neanche a farlo apposta, era perfetto per il le mie idee, un
miniabito blu scuro con una lunga cerniera davanti apribile dal basso
come dall'alto. Non era ancora il momento di usarla, preferii
infilare un piede tra i suoi e leggermente, spingere per invitarla a
divaricare le gambe. Le sue mani corsero alla mia gamba quasi a
fermarmi ed io mi scostai per tornare alle sue spalle. “se fai la
brava ti permetto di lasciare le mani a posto, appoggiate alle tue
gambe, altrimenti te le legherò dietro la schiena”. Trattenne il
fiato per qualche eterno secondo, poi tutto di un fiato espirò
“legamele!” era un lamento, una preghiera, una ferma volontà di
resa totale.
Sempre
silenziosamente, scivolai nell'altra stanza e presi le manette dal
comodino e le fermai i polsi dietro la schiena. Le sue labbra
contratte in un sorriso tirato mi dicevano quanto fossero veloci e
confusi i suoi pensieri, ma altrettanto evidente era la sua voglia di
andare fino in fondo.
La
luce dell'alogena dava allo scenario una particolare atmosfera, lei
seduta al centro sembrava una diva sul palco, pochissima ombra
intorno e la sua figura spiccava affascinando l'osservatore.
Io,
solo io ero il privilegiato che poteva osservarla completamente
abbandonata al destino che io avrei scelto quella sera per lei.

La
testa resta alta, attenta ad ogni percettibile suono, le narici
aperte alla ricerca di odori e profumi, le labbra, umide e rosse
accese leggermente socchiuse a darle un'aria quasi incredula. Una
femmina attenta e pronta, così la vedevo, pronta ad offrire il suo
corpo al sesso, alla perversione, pronta ad immolarsi conscia del
piacere che avrebbe avuto in cambio. Le mie mani calde continuavano a
toccarle il collo, le spalle, una rassicurazione che ero lì per lei,
che era nelle mie mani, calde e decise. Mi spostai davanti e misi la
mia mano destra sul suo ginocchio. Ho sempre amato il contatto con il
nylon delle calze, quel misto di morbido reticolato fine che viene
percepito è intrigante, e lentamente, molto lentamente, scivolai
all'interno e poco alla volta risalivo fin sotto l'abito. Le sue
gambe tendevano ad aprirsi ma la sua mente, anche per stare al gioco,
ordinavano di opporre resistenza, un gioco nel gioco, l'ordine
imposto dolcemente e la resa dopo un minimo di reticenza. Infine la
balza delle autoreggenti a solleticare i miei polpastrelli che
esultavano per il tesoro trovato.
Con
l'altra mano presi la zip della cerniera ed iniziai lentamente a
farla scorrere verso l'alto. Poco alla volta per darle modo di
rendersi consapevole che la stavo mettendo a nudo davanti alla mia
vista, l'esposizione del proprio corpo a chi rimane vestito, in
posizione privilegiata. Fermai la risalita poco sopra l'ombelico, in
modo che l'abito mantenesse un minimo di costrizione percepibile, un
ulteriore segnale di affidamento totale alle mie voglie.
L'intimo
era rigorosamente di pizzo nero, che risaltava sulla pelle chiara e
nulla era celato, offrendo ampia visuale sulle sua voglia. Era lì,
seminuda a gambe aperte, offerta senza limiti, senza ostacoli.
L'osservai a lungo, sentendo dentro di me una piacevole sensazione di
soddisfazione per quello che accadeva e che sarebbe accaduto.
Dolcemente
la feci scostare in modo che fosse seduta sul bordo della sedia, il
suo respiro era leggermente accellerato, ed ancora di più quando
sentì un freddo oggetto metallico appoggiato al suo inguine. La lama
delle forbici dolcemente si infilavano sotto il perizoma e quando
realizzò che stavo per tagliarlo emise un mugolio sottile, seducente
e sofferto, due colpi di forbice ed ora quel pezzo di stoffa andava
sfilato verso il basso. Era chiaro nella sua testa che stavo
guardando il suo fiore, chissà se si immaginava il mio sguardo
sorridente.
Infine
la resa totale. Abbandonò il capo all'indietro, gemendo per la
situazione, per la costrizione, per l'esposizione perversa che mi ero
preso. Poggiai due dita sul suo monte e le lasciai ferme, leggermente
morbide per darle calore e senso di protezione. La sua lingua uscì
per umettare le labbra e sospirare voluttuosamente. “sono tua...”
la
feci alzare, docilmente mi assecondò mentre la portai in camera. Non
poteva vedere cosa c'era sul mio comodino. Non poteva ancora sapere
che l'uso e abuso dei suoi orgasmi sarebbe passato da me e dai miei
giocattoli.
Le
tolsi la benda solo il mattino dopo, quando stremata e felice mi
baciò con la passione appagata dell'amante. Ridevano i suoi occhi e
le sue mani, che mi toccavano ancora una volta perverse e bramose di
ricevere ulteriori attenzioni e piaceri.
Ma il sole portò sulle nostre perversioni l'ombra della fine.
Le ordinai di rivestirsi e la misi alla porta.