Stranamente
in penombra la stanza, non è da me, ma le cose accadono perché
esiste un ordine che le governa e noi miseri mortali possiamo solo
adeguarci all’ineluttabile.
Le
lenzuola blu cobalto scivolano sulla mia pelle mentre mi risveglio,
il calore del mio corpo è piacevole all’alba. Caldo, come sempre
il mio corpo. Il tempo di capire cosa vedono i miei occhi e realizzo
che una luce filtra da sotto la porta del bagno, contemporaneamente
sento la musica della radio provenire dalla stessa direzione.
L’acqua
della doccia, picchia rumorosamente sulla ceramica ancora per poco ed
improvvisamente smette di disturbare le note che sorde mi arrivano.
Finalmente chiare e pulite. Ascolto quella musica mentre
distrattamente la mia mano scivola tra le gambe a cercare la carne
che apprezza ed imitandomi, si risveglia. Giusto in tempo, in
perfetta sincronia con la fine della canzone, Gatta esce dal bagno ed
il suo sguardo cade sul mio corpo e sul gonfiore che le lenzuola
mostrano.
Lentamente
si avvicina al bordo del letto ed il suo sorriso mi apre la
prospettiva migliore, appoggia un ginocchio sul letto proprio accanto
al mio fianco lasciando uscire distrattamente dall’accappatoio le
sue tornite e sensuali gambe. La sua mano, senza fretta scosta
completamente il tessuto che mi copre mentre l’altra slaccia il
cordone di spugna. I capelli bagnati le cadono sulle spalle con
dolcissima perversione, quelle mani affusolate giocano sul mio corpo,
lo percorrono come a prenderne possesso in un maniacale gioco di
conquista, ogni tanto segna il territorio con bandierine fatte di
graffi dolcissimi. Non parla Gatta, non ne ha bisogno, parlano, anzi
urlano già abbastanza i nostri corpi. Parole del banalissimo DJ mi
arrivano smorzate da pensieri ed immagini che la mia mente proietta
in un film che ci vede protagonisti.
Si
libera dell’accappatoio con un gesto, ed il suo corpo nudo è a
gattoni sul letto, non smette di fissarmi, mentre lascia scivolare i
capelli bagnati sul mio corpo fino a posizionarsi con le labbra a
pochi centimetri dalla mia punta. Sento il fresco respiro scontrarsi
con il calore della mia carne che ormai dura non riesce ad attendere
oltre quello che desidera. Un attimo, e tutto il mio piacere è nella
sua bocca bollente, lingua, labbra, null’altro e poi saliva, che
scivola, che bagna. Ma il gioco non è quello che penso, si toglie e
facilmente si siede sul mio bastone adeguatamente inumidito.
Una
scossa scuote il mio corpo per la penetrazione, mentre entro in lei,
o meglio, lei mi fa prigioniero e dal bagno scivolano i bassi ed i
ritmi di “supermassive black hole” dei Muse.
Sembra
che lo senta, anche il suo corpo è sintonizzato sulla canzone che
diventa la colonna sonora e maestra del ritmo del nostro piacere.
Scuote la testa, per pochi secondi ha chiuso gli occhi come persa
nelle note che fanno vibrare i nostri corpi, quel dolcissimo refrain,
madre della canzone diventa il suo ritmo, muove il bacino e le gambe
a tempo, tornando a fissarmi. Le sue mani sono sul mio petto e le sue
unghie sono artigli nei miei pettorali, aggrappate a sostenere la
certezza dell’unicità, siamo un corpo, un ritmo, un pensiero
torbido, una canzone. Sensuale immagine il suo corpo che danza su di
me, le mie mani la bloccano sui fianchi, decido che è ora, deve
lasciarmi fare e le impongo un controllo del suo corpo e del suo
piacere, nonostante la posizione io decido quale tempo, come entrare
o uscire da lei, lascio che siano i miei lombi a spingere verso
l’alto dandole precisi segnali che immagino scorrere lungo tutta la
schiena fino al cervello ed il suo sorriso magnetico mi porta a
viverla pienamente, donandole ondate di piacere che governo per
portarla ancora più in alto.
La
canzone vive in noi. Io sono il direttore d’orchestra che alimenta
il suono ed il piacere, quando muore la musica la blocco
completamente penetrata per sfiorarle i punti giusti e lascio che i
suoi scuotimenti per ricercare l’arrivo siano disturbati
dall’impedimento, lascio che desideri, lascio che cerchi, lascio
che si disperi per quell’orlo che non riesce a valicare. Fino a
quando io decido che è il momento. La sollevo con le braccia, per
poi lasciarla ripiombare completamente piena della mia carne. E
lascio che il suo orgasmo la pervada totalmente.

