domenica 16 dicembre 2007

Mi Tiri Scema

Eccomi sopra di te.
Tra le tue lunghe gambe affusolate.
Non ti penetro profondamente.
Oggi ti tiro scema.

Appoggio la punta al tuo grilletto,
maliziosamente lo sposto strusciandolo.
Ossessivamente offro piccole percussioni.
Incessante, apro le tue piccole labbra
Per poi ritrarmi.
Scappo sopra e sotto giocando con le tue voglie.
Punta cattiva che si fa desiderare.
Estremità feroce che morde e fugge.
Perfido duro che apre e non entra.

I tuoi occhi pregano.
Le tue pupille acquose di desiderio.
Il tuo sguardo idolatrante.
La tua bocca giocosa.
I tuoi seni che mi attirano.
Le tue braccia che cingono.

Preghi per essere portata in paradiso.
Sorseggi il calice perverso dei miei giochi.
Oscena mi inviti.
Libera mi offri ogni tua cellula.
Vinta, godi del gioco negato.
Rapita, abbandonata al mio gioco.
Sciolta dagli spasmi della tua figa.
Percorsa dagli orgasmi.
Scossa da brividi di passione.
Amata per quello che sei.
Usata per il mio piacere.
Felice delle mie lascive attenzioni.

mercoledì 12 dicembre 2007

Corda E Nodi

Stasera ho voglia di giocare con le corde.
La tua espressione è stupita e compiaciuta insieme.
Non mi serve metterti il collare,
vedo perfettamente
quanto tu lo senti circondare la tua anima.
Voluto, custodito, amato.

Leggo nei tuoi occhi il piacere di offrirti
come modella alle mie perversioni.
L’arte della costrizione.
Abili mani che intrecciano corde su pelle.
Sottofondo adeguato, quella voce cosi particolare.
Musiche perfette scivolano come le corde, miscelandosi.

In piedi,
con quelle nuove scarpe viola che ti ho regalato.
Stupendo corpo sinuoso.
Anima da vestire di corda.

Sono onesto.
Poco importi tu ora.
Spettatrice della mia attenzione,
odori di sesso pur avendoti sfiorato solo con la corda.
Ma oggi esisto solo io ed il mio piacere,
tu puoi goderne nell’essere immobile artefice.
E poi guardo, annodo, sciolgo, riannodo.
Spostando di pochi centimetri il nodo che si posizionerò sul tuo sesso.

Nel silenzio,
perso nei pensieri che proiettano il passaggio successivo.
Mani che scorrono la pelle.
Fantasie di costrizione,
ora realtà.

La consapevolezza di poter realizzare le mie fantasie.
La certezza di poter costruire la mia perversione.

Centimetri, metri,
ogni parte della corda avvolge il tuo corpo.
Per trasmetterti piacere puro.
Infine le tue mani,
vincolate ai fianchi per la mia piena possessione.
Maliziosa femmina mia.
Bloccata da me.
Con occhi che sorridono di piacere.
Con la bocca felice.
Con il viso desideroso.
Con il corpo legato a me.

venerdì 7 dicembre 2007

Nelle Mie Mani

"7... Grazie Signore"
La voce è quasi un sussurro.
"8... Grazie Signore"
No, non è per il dolore.
"9... Grazie Signore"
Ti afferri al tavolo con rabbia.
"10... Grazie Signore"

Sei la prima a cui permetto di chiamarmi Signore.
Per tutte le altre, solo Padrone.
Accondiscendente sulla mente che inizio a governare.
Ma indignato del tuo lento adeguarti ai termini che desidero.

Il corpo scosso, come un purosangue alla partenza.
Il tuo corpo e la mia voce.

Non lo sopporti di sentirti piegata e di godere di questo.
Sei nelle mie mani, come tu stessa hai scelto e voluto.

Nuda.
Esposta.
Governata.

Anche quando le corde fermano il tuo corpo e la tua mente,
è la mia voce che si fa strada fra i sensi allertati.
Il resto non esiste... più.

La benda ti dona il buio,
La pelle sensibile, i pensieri perversi.
E le gocce blu, baci di fuoco.

Ti sei lasciata imbrigliare e forgiare,
dalla mia mente e dalle mie mani,
dissetandoti di ogni singolo accento.

Come un direttore d’orchestra ho suonato il tuo corpo e
musicato la tua anima.
Scossa come un’arpa che melodiosa affascina con note languide.
Vibrante come un violino che miagola lascivo.
Libera come un flauto che armonizza l’orgasmo.

La mia troia, la mia carne da gioco.
Il mio metallo da forgiare.

Felice hai sorriso al mio abbraccio,
realizzando quanto possa giocare con il tuo pensiero.
Non solo con il tuo corpo.

sabato 1 dicembre 2007

Precisazione

Cavalchi leggera il mio cazzo.
Aggrappata a mio corpo,
affondi colpi sensuali.
Fino agli scossoni dell’orgasmo.
Poi sollevandoti lo prendi tra le mani.
E lo punti dietro.
Decisa.
Sicura.
Ardimentosa amazzone.
Lenta ti siedi per accogliere.
Mi guardi con gli occhi chiusi.
Godi nel vedermi eccitato dalla tua determinazione.
Dentro il tuo retto,
fino a sfiorarci l’anima.

ti piace fare la troia vero?”
No… mi piace essere la Tua Troia”.

giovedì 15 novembre 2007

Blasfeme Attenzioni

Miagola voglioso il tuo culo.
Bramoso di blasfeme attenzioni.
Le mani aggrappate ai tuoi fianchi.
Godo nel tuo ondeggiare malizioso.


martedì 13 novembre 2007

Prima Volta Mia

Ricordi il primo contatto?
Serata tranquilla,
chiacchere,
voglia di conoscersi.
Quasi una serata dal destino segnato.
Poi il saluto.
Quel bacio volutamente sulle labbra scatenò in me nuovi stimoli.
Hai aperto le tue porte,
le tue arrendevoli voglie.
In balia delle mie perversioni,
immobilizzata dalla troppa roba tenuta in mano.
Inconsapevolmente legata ai miei giochi sessuali.
La mia mano ha preso possesso del tuo sesso.
Grondante,
piangente lacrime di sensuali liquidi.
Invasore del tuo intimo.
Conquistatore delle tue cosce.
Le mie dita hanno frugato inesorabilmente dentro di te.
Ricercando quel piacere che ostentatamente
ti faceva perdere forza nelle gambe.
Tenuta dritta dalla mia mano.
Ancorata a dita che profanavano le tue intimità.
In piedi.
Davanti alla porta socchiusa.
Mordendo le labbra per non urlare il piacere.
Arresa.
Esposta.
Vinta.
La Tua prima volta Mia.

martedì 6 novembre 2007

Colazione Con Carne

Ormai sono mesi che ci incrociamo al bar per la colazione.
Non ho idea di chi sia e cosa faccia.
E, come spesso accade, le parole mattutine sono quelle che danno l’imprinting alla giornata.
Al termine, quando di solito scatta la sigaretta e l’augurio della buona giornata,
rovistando nella borsa sacramenta per aver dimenticato il cellulare in casa.
Solleva gli occhi, come ad implorare.
Dai, ti accompagno, è presto per me”.
Che dolce che sei, grazie, vieni”
Ed infila la mano sotto il mio braccio avviandosi.
Pochi passi ed il portone ci offre il calore di contrasto con il freddo mattutino.
Ascensore e poche parole.
Ma una volta dentro la piccola scatola i suoi occhi diventano languidi,
e la sua gamba si infila tra le mie.
Non ci metto molto, prendo il suo collo nella mia mano destra e le sollevo la testa costringendola innaturalmente sulle punte.
Si scioglie, sento il suo corpo e la sua mente abbandonarsi totalmente,
probabilmente la sua figa inizia inesorabile a produrre miele per bagnare le mutandine.
Arriviamo alla porta ed il suo corpo vibra visibilmente, vedo le sue mani leggermente tremolanti mentre infila la chiave.
Il calore della casa è forte, e l’eccitazione di entrambi non aiuta.
Siamo due animali che secernono umori e odori per attirare e ammaliare.
Le sono addosso, sollevo la gonna e strappo con forza i collant.
Scuotendola deciso apro la strada per una veloce possessione del suo corpo.
Abbasso le mutandine di pizzo bianco e rabbioso le infilo due dita in quel lago che ormai vive e pulsa tra le sue gambe.
Geme e miagola la puttanella, è quello che vuole, sentirsi usata come un qualsiasi pezzo di carne per il piacere del maschio.
Le sbatto le braccia aperte contro il muro e affondo il cazzo dentro di lei che mi osserva con occhi sbarrati e lingua maliziosa che esce leggermente dalle labbra.
Sbava sul mento il suo piacere, come sgorga dolce sulla mia carne il suo umore di femmina da monta.
Non ci sono più regole, confini, galateo, pensieri a frenare i nostri bassi istinti.
Esiste un cazzo e una figa, il resto è solo contorno per portarli in giro ad accoppiarsi.
Monto selvaggio e rabbioso quella donna,
le offro il piacere e l’orgasmo perpetuo che mi espone con lunghi miagolii misti a suoni gutturali.
Le sue mani si contraggono nelle ondate di piacere, stringono le mie dita cercando la complicità per procurarsi nuovo ed ulteriore piacere.
Anch’io voglio il mio piacere, di cazzo te ne ho già dato abbastanza.
Ora penso a me.
Colpi forti, mentre spacco i suoi fianchi che le fanno rimbalzare il culo contro il muro.
Mordo il suo collo e lascio che il mio seme inondi la sua figa bollente.
Trattiene il fiato mentre libero un urlo animale di piacere.
Mi accascio addosso a lei, schiacciata dalla mia possanza contro il muro.
Poco alla volta rilasso i muscoli che nell’orgasmo si sono tutti contratti.
Appoggio la testa alla sua spalla.
Dolcemente mi ringrazia leccando il mio collo,
come una cagna lecca il muso del suo maschio dopo l’atto.
Lasciva, riconoscente, terribilmente eccitante e sinuosa.
Uno sguardo tra noi.
Mi ricompongo, mentre lei corre in camera per cambiarsi l’intimo imbrattato di umori e le calze distrutte.
Il tempo di una scorsa ai titoli dei libri ammassati sulla mensola, e riappare sorridente.
Ancora ascensore.
Ancora portone.
Ancora strada.
Ancora una giornata di lavoro da affrontare.

lunedì 30 luglio 2007

Il Marchio

Ci sono pensieri che avvolgono, che rendono unico un rapporto Dom/sub.
Uno di questi è il marchio.
Fisico o mentale.
Molte persone prediligono il fisico, un tatuaggio, un piercing o lo scaring.
Io, forse per sopravvalutazione del mio essere mi piace pensare di essere riuscito a marchiare l’anima delle sub che ho posseduto.
Avere la netta percezione di lasciare un ricordo indelebile nella loro mente.
Finchè vivranno, avranno la certezza assoluta di essere state mie.
Profondamente e definitivamente.
Edonismo, egocentrismo, magnificenza.
Oppure deliri di onniscienza?
Non lo so e sinceramente non mi frega un cazzo di darmi una spiegazione.
Ma sono certo, assolutamente certo,
che quello che ho dato e ricevuto da ogni mia proprietà porterà,
anche a distanza di anni, dentro di se quel collare
dolorosamente piacevole di essere stata roba mia.
E forse, (qui si c’è un pizzico di egocentrismo) lo sarà per sempre.
Una sub può cambiare Dom,
può vivere una vita normale.
Ma i limiti superati con me.
Le prove a cui ha sottoposto la sua mente,
grazie a me,
saranno segni indelebili nella sua anima.
Qualcuna magari,
anche ora mentre scrivo,
stà ripesando e rimpiangendo i giorni in cui è stata mia.
Qualcun'altra magari sogna di essere ancora mia.
Altre invece (sono il primo a non crederci) mi hanno dimenticato.
Ma tutte, indistintamente,
hanno nella loro anima,
il mio marchio.
Tutto questo, le renderà più forti.
Oppure inesorabilmente incomplete.

martedì 10 luglio 2007

Punita

No !
Non C’era nessuna premeditazione.
Istinto.
Voglia.
Piacere, si.
Alzandomi dal divano presi quella sedia cosi pesante e solida.
Dura, impietosa.
Adeguata.
La misi al centro della sala.
Mi sedetti e tu iniziasti a capire.
Senza parole.
Ti offrii la mia mano per farti avvicinare.
E ti feci sdraiare sulle mie gambe.
Visione stupenda il tuo corpo.
Guardando le tue gambe sognavo di averle avvinghiate,
contratte dagli orgasmi.
Furono lenti i miei gesti, per il pathos, per il piacere di guardarti.
Sarebbe stato facile toglierti le mutandine,
ma non bastava.
Dovevi sentirti esposta.
Per questo te le lasciai appena sotto la fine dei glutei.
Cosi che potessero dirti ogni secondo quanto eri nuda ed offerta a me.
Guardai per l’ultima volta le tue rotondità fresche e rosee.
Poi solo silenzio rotto da schiaffi precisi, ritmici.
Continui, senza tregua, entrambe le parti colpite.
Entrambe ebbero la loro razione.
E ancora schiaffi su quelle carni, che nonostante la penombra,
prendevano colore.
Il rosso, poi il bordeaux.
Infine il bluastro.
Superai i cento, potevano bastare.
E tu, li superasti silenziosa.
Godendo delle lacrime che bagnarono le tue guance.
Finalmente ti offrii le mie dita arrossate da baciare.
Amabilmente.

sabato 7 luglio 2007

Tutti I Sensi

Godrò sul tuo angelico viso.

Sarai un quadro da imbrattare.

Udirai i miei sospiri rabbiosi.

Vedrai il mio viso contratto.

Toccherai la carne calda.

Assaporerai il miele dolce.

Annuserai l’odore del maschio.

martedì 3 luglio 2007

Doll

Rabbiosamente ti offro l’Orgasmo.
Inquieto percorro la tua Mente per donarti le Mie attenzioni.
Imprecando uso il tuo Corpo porgendoti le mie Cure.
Lasciva Cagnetta.
Bambola nelle mie Mani, per il Nostro piacere...

lunedì 2 luglio 2007

La Mia Carne

Abbassa le mutandine.
è tardi, non abbiamo tempo”.
Non mi interessa.
Adesso ho voglia di usarti.
In piedi, appoggiata al divano.
Piegati.
Sei già bagnata, puttanella.
Sei il mio buco di carne.
La Carne per il mio godimento.
 

mercoledì 27 giugno 2007

Pizzeria Sotto Casa

Scivolo in quella pizzeria da asporto mentre i miei pensieri galoppano altrove.
Molta gente intorno. Caldo. Odore. Tutto mi disturba pesantemente.
Ordino rapidamente la mia pizza ed esco sul marciapiede.
Subito dietro di me una mora alta ordina e mi segue, forse per le stesse motivazioni.
Si accende una sigaretta e mi guarda.
L’osservo anch’io, non mi nascondo certo mentre le faccio una tac completa.
Si, alta, mora, un bel viso, l’ovale ben disegnato e due braci ardenti al posto degli occhi.
Indossa una camicetta nera sciancrata che le esalta il seno ampio e libero da un reggiseno che avrebbe stonato sotto la stoffa. Direi sui 35 anni, ben portati. Un pantalone aderente, bianco, creato per sottolineare la linea dei glutei e le gambe lunghe.
Porta un sandalino basso.
Penso che nello stesso istante stia facendo lo stesso ragionamento su di me, da come mi guarda aspirando con gusto la sua philips morris. Scatta il suo sorriso a cui rispondo con una frase banale, tanto per capire chi mi si offre. “dentro non si resiste… Odore, caldo, gente, non siamo fatti per questo io e lei vero?” si apre in un maggiore sorriso annuendo.
ho visto che ha preso una pizza soltanto, sua moglie è già in vacanza?”
Mi spiazza, onestamente. Non mi aspettavo una domanda cosi diretta tipicamente maschile.
L’osservo dietro un sorriso tendente al malizioso.
veramente… sono single. Ho appena finito di lavorare ed ora vado su in casa, abito qui sopra e non ho voglia di cucinare”.
Davvero? Anche io lo sono, abito in fondo al viale dietro di lei. Che lavoro fa?”
Capisco che ha voglia.
Voglia di parole, umanità, forse coccole e probabilmente di cazzo.
La discussione si fa interessante, domande e risposte su cose sempre più personali, dal lavoro alla casa, all’essere single, e per finire a qualche malizioso doppio senso che non si risparmia di pormi.
Il tempo stringe, le pizze saranno sicuramente quasi pronte e se voglio scoparla stasera devo chiudere il cerchio.
se si fida di uno sconosciuto che abita sopra una pizzeria, posso offrirle il mio tavolo dove poter soddisfare il nutrimento del corpo e magari anche della mente con buone chiacchere.”
Era quello che aspettava, l’invito, la mia mossa, la mia proposta.
Adesso gioca, pensa di avere in mano la possibilità di farmela cadere dall’alto senza rendersi conto che il gioco lo sto conducendo io.
Alla fine, finge di cedere tra mille dubbi ed accetta.
Giusto in tempo per essere avvisati che sono pronte le pizze, quasi in simultanea.
Allora un dio delle pizze esiste!!
Faccio strada, mi segue dolcemente decisa, nessuna titubanza nemmeno quando varca la soglia di casa, dando conferma alle mie proiezioni sulla sua voglia.
Ovviamente il discorso prende una forma intimistica alla fine della pizza, quando tiro fuori dal freezer una bottiglia di vodka da gustare nelle parole di sesso e piacere.
Dopo aver bevuto il terzo bicchierino, mi alzo lentamente deciso mi porto dietro di lei ed appoggio le mie mani sulle sue spalle, avviando un dolcissimo massaggio ai trapezi parlandole distrattamente dell’arredamento di casa, piccole storielle per ogni mobile, ogni accessorio.
Parole che servono solo a riempire i silenzi che l’attenzione del contatto fisico ha completamente annullato.
Poco alla volta si scioglie, lo vedo, sento, rilassa i muscoli al piacevole tocco.
Finalmente il segnale che aspettavo, lascia scivolare indietro la testa guardandomi con occhi acquosi ed un sorriso calmo.
Mi chino e la bacio.
Le nostre lingue sovrapposte contrapposte si annodano dolcemente.
Mentre le sue mani con movimento lento percorrono l’interno coscia, le mie prendono possesso dei suoi seni. Coppa C, che occupano le mie mani completamente.
Siamo partiti. È chiaro il finale, ormai entrambi abbiamo abbassato ogni finzione di rito e sappiamo bene cosa accadrà nelle prossime ore.
Le nostre bocche non si sono ancora staccate, avviluppate sensualmente in morbidi baci, leccate, scoperta di nuova pelle da interpretare.
Poco alla volta mi giro per portarmi davanti a lei e la sollevo.
Inizio a spogliarla della camicetta e quindi le sfilo i pantaloni.
Un delizioso perizoma candido di pizzo si presenta ammiccante.
La sua mano ha preso possesso del mio cazzo da sopra i pantaloni e lo scorre stringendolo.
Mi blocco, la osservo ricevendo in cambio uno sguardo stupito.
Le prendo la mano e la conduco in camera.
Lascio che mi spogli e lo fa baciando ogni parte del mio corpo, leccando pezzi di pelle, sospirando sull’odore che evidentemente trova stimolante e piacevole.
Rimane accucciata e si dedica avidamente a succhiare il cazzo.
Il messaggio è chiaro, ama avere il cazzo in bocca e sinceramente non vedo motivo per negarle questo piacere.
Resto piantato in piedi con le gambe leggermente divaricate e lascio che soddisfi le sue voglie.
Avida lo ingoia tutto, infilandolo direttamente in gola, fino in fondo. Lo mangia, lo succhia, lo spreme con la bocca, sicuramente da promozione.
È difficile resistere, la situazione, la bravura, la mia mente perversa. Tutto mi porta galoppando alla prima goduta.
vuoi bermi”?
Solleva la testa e guardandomi con occhi sorridenti annuisce.
Le metto una mano tra i capelli per dirle che può andare fino in fondo e prendersi il giusto premio.
Ora è molto più frenetica, l’idea di sentirmi godere la stimola a maggiore impegno e foga.
In effetti il momento è vicino.
Stacco le mani dalla sua testa e lascio che l’orgasmo mi pervada in ogni angolo del corpo.
Lo capisce, sa benissimo come comportarsi, aspira voluttuosa la carne ed al primo schizzo si infila tutto il bastone fino in gola dove sento chiaramente l’angolo che mi stuzzica la punta.
Ormai il terremoto orgasmico percorre feroce il mio corpo e mi abbandono ad un urlo forte e profondo mentre riempio il suo stomaco di succo di maschio.
È difficile quando si hanno questi orgasmi prepotenti restare fermo in piedi e tendo a piegare le gambe ma lei si dimostra ancora all’altezza accompagnando i miei movimenti.
È finito, non smette di succhiare per prendersi anche l’ultima gocciolina e soprattutto permettermi di non interrompere il “post orgasm” che sappiamo bene quanto sia forte e piacevole.
Mi accascio sul letto.
È subito accanto a me e mi offre la bocca da baciare che faccio mia cercando anche il gusto del mio stesso sperma.
è buona la tua sborra… è dolce”.
Le sorrido ed inizio a mia volta a prendermi cura del suo corpo.
Fino ad infilare la testa tra le sue gambe, sa bene che le restituirò il piacere dell’orgasmo.
Quello che non sa ancora è che entro domattina avrà più orgasmi di quello che può immaginare.
Altrimenti non la lascerò andare via.

venerdì 22 giugno 2007

Una Sfida

Quell’uomo è il più bastardo essere che in natura sia mai esistito, ed io me lo sono trovata affianco…
Legati da un sentimento contorto di forte attrazione verso qualcuno che reputi molto valido ed intelligente ma che ha nello sguardo una scintilla che corrompe in perdizione.
Pericoloso è il bagliore nei suoi occhi.
Troppo intelligente per fregarlo, troppo dittatoriale per piegarlo, troppo astuto per ingannarlo .
Era una serata noiosa ed al locale tra amici si cercava tra alcol e petting di tirar tardi.
Mi avvicino a quell’uomo, che tanto vantava con il suo aspetto mastodontico ed i suoi modi superbi di possedere carattere da vendere, e mi accomodo affianco a lui nell’angolo in disparte al resto del gruppo..
-Cosa bevi? Posso assaggiare?
Accennando un sorriso l’uomo mi passa il suo drink ed avvicina le sue labbra contro il mio orecchio
-Mi offri il secondo posto? Io non sono secondo a nessuno, sopratutto.. perchè dovrei allietarti e salvarti la serata da quel deserto in cui ti sei infilata? Mi deludi se pensi che due moine e fusa possano intrigarmi…
E torcendosi in un ampio stiramento allarga tutto il torace sbadigliando.
Io rimango li, scottata ed stuzzicata di una sua reazione così aspra ad un mio semplice invito di passare un pò di tempo insieme. Perspicace capisco al volo si aspetti da me una reazione dettata dal mio caratterino ed invece sfoggio tutto il mio nobile contegno e calma gli spiego che nessun deserto mi circonda e se mi sono avvicinata a lui era per interesse e attrazione verso di lui non per sfizio
Non credo mi prenda sul serio e abbozza un -ehi con me si gioca a modo mio- pensando così di sbarazzarsi definitivamente di me.
-Quando la pianta di trattarmi con sufficienza e fa caso al mio gesto verso di lei, magari riesce a darmi il La per una splendida sinfonia che potrebbe allietare la nostra silenziosa serata
gli rispondo sciorinando tutta la mia perfidia e maturità.
Ride… immagino rifletta un attimo…
Ma non troppo dato il risultato
Mi sbatte in pieno muso :

La vedi quella moretta con il cappello di paglia?
Credo sia una troietta bisex.
La voglio.
Stanotte voglio scopare te e quella puttanella.
Insieme.
Voglio che passiate la notte sul mio cazzo.
Vediamo quanto sei brava ad ubbidire.
Portamela, come sa fare una
brava cagnetta da riporto.
Tra un ora, in camera.
Vi aspetto.


Il vuoto… l’azzeramento della libido.. parole come fango sulla mia femminilità….
Sporca e soffocata sento l’oppressione di una sfida che il mio orgoglio non riesce a cancellare…
Rimango in silenzio e rapida scruto con lo sguardo la sala cercando una cretina con il cappello di paglia.
L’uomo mi è affianco non attende ne una risposta ne una mia azione. Lui ha dettato le regole: quello è il gioco o ci stai o sei fuori.
Eccola! Mimetizzata tra l’arredo poco più alta di un divanetto spunta sto cappellino mosso da uno scricciolo di umanoide dalla vaga parvenza di sesso femmina riconoscibile solamente da due protuberanze al torace… si direbbero dei seni, è donna?!?!
Il mio giudizio critico è spietatamente realistico: la ragazza è alta un metro e un cazzo, veste alla garibaldina accentuando ancora di più il suo somigliare a rita pavone negli anni di gloria .
Con quella minima buona coscienza che mi ritrovo potrei scusarla data l’età dei brufoli e dei primi cicli mestruali ma prepotentemente arriva alla memoria quella che io ero nell’età delle pubertà: un’adolescente si, ma l’idiozia non era nel mio dna.
Interrompo bruscamente le mie doti cerebrali e mi muovo come una leonessa che deve dimostrare il suo valore…. La preda non sarà consumata dai leoni ma dalla sua stessa miseria!
Non volto il mio sguardo all’uomo che immagino non si aspetti null’altro che una delusione da me…..Ottimo, potenzia la mia salivazione e sinuosamente ondeggio fino alla vittima!
- Ciaoooo!!!!!
Lei , la ragazza, alza lo sguardo fino ai miei occhi e noto da subito la conferma dei miei giudizi:
?? il vuoto delle facoltà intellettive??
-C..i.a.o?
Risponde con cadenza a domanda.
Sorrido a 32 denti e tono musicale/invitante scandendo bene le sillabe accentuando solo le lettere dentali
- Ciao Bella è tutta sera che ti guardo e ammiro il tuo favoloso capellino, potrei chiederti di prestarmelo un attimo vorrei farmi due foto…per piacereee voglio fare una sorpresa al mio moroso…
Mi rivolgo ad una faccia ebetita
L’ho persa del tutto…la sua mente in questo momento ha due strade prima quella di superare l’emozione di un contatto così assurdo la seconda quella di collegare che una persona vestita molto sofisticata nel chiedergli interessatissima un cappello di paglia non può altro che prenderla in giro…no, non ci arriva.
L’ho persa del tutto.. a domanda rapida/chiara/specifica /diretta serve una risposta celere ..
-si
Ovviamente in tono dubbioso e poco convinto
Serve la mia mano (zampata) per chiudere la preda
- Ohhhhhh Grazieeeee
Sorrido rassicurante e finto ilare nel far crede che quel cappello sia il mio più grande desiderio
La ragazza cade nel mio presentarmi indifesa e tonta e fa gesto di togliersi e offrirmi il copricapo
- No no grazie non te lo rubo vieni con me faccio una foto e te lo rendo subito
Ok mi segue è fatta!
Pochi passi ed arriviamo davanti all’uomo
Intervengo subito spiegando la situazione
- Tokio hai visto che gentile mi impresta il cappellino prepara il cellulare che mi scatti una foto
L’uomo rimane serio. La ragazza (aveva indovinato “Tokio” su una sola cosa ) è troietta e la sento atteggiarsi stimandosi davanti al bell’uomo che ora ha di fronte a se.
Tutta la freschezza e aria sbarazzina esplodono ora nel esser affianco ad una femmina altezzosa e snoobbona come me
Meglio/ perfetto/ ottimo cadete nel mio tranello!!!
Esacerbando un lessico contorto e antico decanto l’agreste bellezza del cappellino e avvolgo la fanciulla di parole dall’ombra invidiosa per la sua persona così sempliciotta … l’uomo “Tokio” non si diverte e non sopporta oltre il teatrino da me inscenato proprio sotto al suo cervello!
Io con lei non ho nulla di cui spartire te ne rendi conto??????
Hai un piatto prelibato se vuoi mangiare cibo per cani mangiatelo da solo!
Sento di aver fatto raggiungere il limite di pazienza ad entrambi e con un:
“ Signori io vi lascio disquisire sulla mia maleducazione e strafottenza perché io sono stronza e voi idioti. Ora volto i tacchi!”
me ne vado a scrivere qualcosa che mi faccia pasticciare le ditina!


Non le permetto di allontanarsi.
Mi alzo oscurando la ancora più disorientata contadinella.
Afferro LV per un braccio e la tiro a me.
Non ho rabbia nei movimenti, solo una sana certezza nel gesto.
Per me parlano i miei occhi, scivolo al suo fianco e la riporto seduta accanto a me.
Altezzosa e scocciata si lascia guidare, forse più per la volontà di non fare scene in un locale pubblico. Incrocia le braccia e fissa rabbiosa la fanciulla che ormai è oltre che catatonica nel fissarci, decisamente disorientata ed immobile dal non sapere cosa fare.
Guardo la ragazza con il cappello e le indico il posto a sedere di fianco a LV.
Si siede ubbidiente.
Posso vederle entrambe, una stupita, l’altra furente.
Alzo il tono di voce per permettere ad entrambe di sentirmi, “brava piccola, me l’hai portata”. “Non in camera ma qui, dove di lei posso farne ben poco”.
Ma immaginavo anche questa evoluzione, so bene cosa ti ho chiesto e non sono cosi imbecille.
Hai fatto bene la tua parte, brava, volevo vederti raccattare la più disperata qui dentro e l’hai fatto. Adesso so cosa puoi fare per me.
Ma ti nego il piacere di liberarti di lei.
Mi scosto un poco per far capire alla ragazzetta che mi sto rivolgendo a lei, ed ottengo un suo raddrizzare la schiena per mostrare maggiormente il petto.
mia cara, ho potuto ammirarti da lontano, ho avuto due sensazioni, la prima che potevi essere una brava puttanella e questo l’ho constatato, sfortunatamente per te, ha vinto lei e quindi adesso ne io ne lei sappiamo cosa fare di te, puoi tranquillamente andartene a fare quello che facevi prima”.
Scuote la testa, come per ripetersi mentalmente le mie parole cercando il filo logico di quello che ha sentito e soprattutto capire come comportarsi.
L’indecisione è terreno fertile per LV che si volta impietosa come solo le femmine di razza sanno fare e le sibila cattiva “vattene scema, ci togli aria”.
La ragazza si alza confusa e si allontana, mentre fiera ed altezzosa LV appoggia il corpo al divanetto cercando un punto per non guardarmi in faccia.
Dolcemente le prendo il mento con tre dita ed indirizzo il viso verso di me.
Le sorrido malizioso.
adesso so che non sono secondo a nessuno, è stata una bellissima prova e tu l’hai superata egregiamente.. sarei felicissimo di portarti via con me stasera”.
Un lampo percorre i suoi occhi, l’immagino mentre valuta l’ipotesi di darmi un due di picche per farmela pagare.
Forse il mio sorriso, forse il mio sguardo, forse solo e semplicemente la mia forza d’animo la tiene li vicino a me.
Si rilassa, anche se dentro è un vulcano pronto ad esplodere in mille parole per rendermi riprovevole uomo degno solo di insulti gratuiti.
Non le do il tempo.
Appoggio le mie labbra alle sue, dolcemente deciso, lascio che si scaldino a vicenda, cercando di far rilassare le sue che vorrebbero vomitarmi addosso parole mentre sono costrette ad essere circuite amorevolmente dalle mie.
Nessuna fretta, imperterrito percorro la strada che ho disegnato per noi, incurante delle ribellioni che velatamente emergono sulle sue labbra tese.
Ma un bacio è l’intimità dell’anima, le parlo di dolcissima forza, di dominante cura verso la femmina che sento mia.
E lei è mia.
Sopra ogni ragionevole dubbio.
Adesso si va via.