Scivolo
in quella pizzeria da asporto mentre i miei pensieri galoppano
altrove.
Molta
gente intorno. Caldo. Odore. Tutto mi disturba pesantemente.
Ordino
rapidamente la mia pizza ed esco sul marciapiede.
Subito
dietro di me una mora alta ordina e mi segue, forse per le stesse
motivazioni.
Si
accende una sigaretta e mi guarda.
L’osservo
anch’io, non mi nascondo certo mentre le faccio una tac completa.
Si,
alta, mora, un bel viso, l’ovale ben disegnato e due braci ardenti
al posto degli occhi.
Indossa
una camicetta nera sciancrata che le esalta il seno ampio e libero da
un reggiseno che avrebbe stonato sotto la stoffa. Direi sui 35 anni,
ben portati. Un pantalone aderente, bianco, creato per sottolineare
la linea dei glutei e le gambe lunghe.
Porta
un sandalino basso.
Penso
che nello stesso istante stia facendo lo stesso ragionamento su di
me, da come mi guarda aspirando con gusto la sua philips morris.
Scatta il suo sorriso a cui rispondo con una frase banale, tanto per
capire chi mi si offre. “dentro non si resiste… Odore, caldo,
gente, non siamo fatti per questo io e lei vero?” si apre in un
maggiore sorriso annuendo.
“ho
visto che ha preso una pizza soltanto, sua moglie è già in
vacanza?”
Mi
spiazza, onestamente. Non mi aspettavo una domanda cosi diretta
tipicamente maschile.
L’osservo
dietro un sorriso tendente al malizioso.
“veramente…
sono single. Ho appena finito di lavorare ed ora vado su in casa,
abito qui sopra e non ho voglia di cucinare”.
“Davvero?
Anche io lo sono, abito in fondo al viale dietro di lei. Che lavoro
fa?”
Capisco
che ha voglia.
Voglia
di parole, umanità, forse coccole e probabilmente di cazzo.
La
discussione si fa interessante, domande e risposte su cose sempre più
personali, dal lavoro alla casa, all’essere single, e per finire a
qualche malizioso doppio senso che non si risparmia di pormi.
Il
tempo stringe, le pizze saranno sicuramente quasi pronte e se voglio
scoparla stasera devo chiudere il cerchio.
“se
si fida di uno sconosciuto che abita sopra una pizzeria, posso
offrirle il mio tavolo dove poter soddisfare il nutrimento del corpo
e magari anche della mente con buone chiacchere.”
Era
quello che aspettava, l’invito, la mia mossa, la mia proposta.
Adesso
gioca, pensa di avere in mano la possibilità di farmela cadere
dall’alto senza rendersi conto che il gioco lo sto conducendo io.
Alla
fine, finge di cedere tra mille dubbi ed accetta.
Giusto
in tempo per essere avvisati che sono pronte le pizze, quasi in
simultanea.
Allora
un dio delle pizze esiste!!
Faccio
strada, mi segue dolcemente decisa, nessuna titubanza nemmeno quando
varca la soglia di casa, dando conferma alle mie proiezioni sulla sua
voglia.
Ovviamente
il discorso prende una forma intimistica alla fine della pizza,
quando tiro fuori dal freezer una bottiglia di vodka da gustare nelle
parole di sesso e piacere.
Dopo
aver bevuto il terzo bicchierino, mi alzo lentamente deciso mi porto
dietro di lei ed appoggio le mie mani sulle sue spalle, avviando un
dolcissimo massaggio ai trapezi parlandole distrattamente
dell’arredamento di casa, piccole storielle per ogni mobile, ogni
accessorio.
Parole
che servono solo a riempire i silenzi che l’attenzione del contatto
fisico ha completamente annullato.
Poco
alla volta si scioglie, lo vedo, sento, rilassa i muscoli al
piacevole tocco.
Finalmente
il segnale che aspettavo, lascia scivolare indietro la testa
guardandomi con occhi acquosi ed un sorriso calmo.
Mi
chino e la bacio.
Le
nostre lingue sovrapposte contrapposte si annodano dolcemente.
Mentre
le sue mani con movimento lento percorrono l’interno coscia, le mie
prendono possesso dei suoi seni. Coppa C, che occupano le mie mani
completamente.
Siamo
partiti. È chiaro il finale, ormai entrambi abbiamo abbassato ogni
finzione di rito e sappiamo bene cosa accadrà nelle prossime ore.
Le
nostre bocche non si sono ancora staccate, avviluppate sensualmente
in morbidi baci, leccate, scoperta di nuova pelle da interpretare.
Poco
alla volta mi giro per portarmi davanti a lei e la sollevo.
Inizio
a spogliarla della camicetta e quindi le sfilo i pantaloni.
Un
delizioso perizoma candido di pizzo si presenta ammiccante.
La
sua mano ha preso possesso del mio cazzo da sopra i pantaloni e lo
scorre stringendolo.
Mi
blocco, la osservo ricevendo in cambio uno sguardo stupito.
Le
prendo la mano e la conduco in camera.
Lascio
che mi spogli e lo fa baciando ogni parte del mio corpo, leccando
pezzi di pelle, sospirando sull’odore che evidentemente trova
stimolante e piacevole.
Rimane
accucciata e si dedica avidamente a succhiare il cazzo.
Il
messaggio è chiaro, ama avere il cazzo in bocca e sinceramente non
vedo motivo per negarle questo piacere.
Resto
piantato in piedi con le gambe leggermente divaricate e lascio che
soddisfi le sue voglie.
Avida
lo ingoia tutto, infilandolo direttamente in gola, fino in fondo. Lo
mangia, lo succhia, lo spreme con la bocca, sicuramente da
promozione.
È
difficile resistere, la situazione, la bravura, la mia mente
perversa. Tutto mi porta galoppando alla prima goduta.
“vuoi
bermi”?
Solleva
la testa e guardandomi con occhi sorridenti annuisce.
Le
metto una mano tra i capelli per dirle che può andare fino in fondo
e prendersi il giusto premio.
Ora
è molto più frenetica, l’idea di sentirmi godere la stimola a
maggiore impegno e foga.
In
effetti il momento è vicino.
Stacco
le mani dalla sua testa e lascio che l’orgasmo mi pervada in ogni
angolo del corpo.
Lo
capisce, sa benissimo come comportarsi, aspira voluttuosa la carne ed
al primo schizzo si infila tutto il bastone fino in gola dove sento
chiaramente l’angolo che mi stuzzica la punta.
Ormai
il terremoto orgasmico percorre feroce il mio corpo e mi abbandono ad
un urlo forte e profondo mentre riempio il suo stomaco di succo di
maschio.
È
difficile quando si hanno questi orgasmi prepotenti restare fermo in
piedi e tendo a piegare le gambe ma lei si dimostra ancora
all’altezza accompagnando i miei movimenti.
È
finito, non smette di succhiare per prendersi anche l’ultima
gocciolina e soprattutto permettermi di non interrompere il “post
orgasm” che sappiamo bene quanto sia forte e piacevole.
Mi
accascio sul letto.
È
subito accanto a me e mi offre la bocca da baciare che faccio mia
cercando anche il gusto del mio stesso sperma.
“è
buona la tua sborra… è dolce”.
Le
sorrido ed inizio a mia volta a prendermi cura del suo corpo.
Fino
ad infilare la testa tra le sue gambe, sa bene che le restituirò il
piacere dell’orgasmo.
Quello
che non sa ancora è che entro domattina avrà più orgasmi di quello
che può immaginare.
Altrimenti
non la lascerò andare via.