lunedì 9 aprile 2007

Vergine Schiava

Il contatto fu rapido, intrigata e bagnata dalla lettura si precipitò a scrivermi, soffermando e focalizzando l'attenzione su alcuni particolari che mi colpirono, oltre alle classiche descrizioni di come e quanto si fosse bagnata leggendomi, faceva chiaro riferimento al fatto di essere vergine, rincarando la dose affermando di non aver mai nemmeno baciato un uomo. La cosa da un lato mi intrigava ed il mio istinto mi spingeva a proseguire e dare affidamento alle sue parole, mentre la razionalità mi diceva che alla sua età sono davvero rarissime le ragazze ancora totalmente inviolate.
Come cercai di affondare il colpo per arrivare ad una conoscenza visiva mi oppose che la preparazione all'esame di maturità la prendeva totalmente e mi pregò e scongiurò di aspettare, ci sentimmo telefonicamente una sola volta giusto per capire davvero se diceva il vero soprattutto riguardo il suo sesso. Per far passare il tempo ci scambiavamo mail dove poco alla volta tirai fuori, anche facilmente, la sua indole di sottomessa e masochistica femmina. Desiderava essere colpita, il dolore nella sua mente era uguale al piacere e mi confermava le mie teorie circa un sottile piacere che scaturisce dal provocarsi o subire dolore. Scoprii che saltuariamente si metteva succo di limone o sale fine sulle ferite o volontariamente se ne procurava. Portai la sua mente a desiderare ardentemente di essere mia slave, le spiegai l'abc, i primi rudimenti via mail impartendole i primi comandi e compiti da svolgere. Fortunatamente, essendo dotata di cam potevo anche ricevere le prove della sua obbedienza e perizia nello svolgerli. Mollette sulle labbra, cera colata sui glutei, piccole cose giusto per saggiare, e piacevolmente, notavo il suo entusiasmo nel soddisfare ogni mia richiesta motivata da una punizione per disobbedienza o mancata consegna.
Ma il tempo passava e alla fine arrivò il giorno dell'incontro, lei si preparava mentalmente all'evento da almeno 3 giorni aumentando il pathos circa la serata. Decisi che era meglio dormisse da me e cosi ci organizzammo. Ero tranquillo, rilassato e abbastanza di buon umore, andai a prenderla e lei camminando verso di me, mostrava con l'incedere tutta la sua incertezza e paura per una cosa cosi particolare, lei totalmente vergine pronta a farsi sbranare dal lupo, lasciarsi immolare e prendere totalmente dal suo Padrone. La sua sudditanza psicologica era davvero forte, era in balia di mille pensieri e vorticosi dubbi, ma nel contempo mostrava determinazione ad andare fino in fondo. Sentiva la mia mano che forte e sicura la guidava nel buio per portarla alla luce di nuove vie da percorrere e da sperimentare, sapeva che quello che aveva sempre desiderato era li a portata di mano, bastava donare anima e corpo al Padrone. Lo fece, lei cosi timida e totalmente inesperta, che si vergognava persino a spogliarsi davanti alle sue compagne o dal dottore entrò in casa decisa a prendersi ciò che desiderava da tempo. Le mostrai la casa per farla rilassare un attimo, poi le offrii da bere e le chiesi di mostrarmi il quaderno delle punizioni scoprendo che l'aveva dimenticato a casa, il mio sorriso sparì e lasciò il posto ad uno sguardo serioso. Le ordinai di alzarsi perché le avrei dato 10 sculacciate. Si alzò e mi osservo, le ordinai di togliere i pantaloni, lo fece immediatamente senza fiatare o mostrare titubanze, poi le dissi di togliere anche il perizoma, una volta con il suo fiore a meno di 30 cm dal mio naso le ordinai di sdraiarsi sulle mie gambe e pronto a colpirla le dissi che doveva contare ogni singolo colpo e ringraziare il Padrone.
Non feci nessun approccio morbido, già dal primo colpo fui subito duro e determinato, la mia mano colpiva le sue giovani carni, la sua voce non tradiva nulla, stessa tonalità per dieci volte.
sei, grazie Padrone.
sette, grazie Padrone.
otto, grazie Padrone.
nove, grazie Padrone.
dieci, grazie Padrone.
Finiti i colpi, aspettai a rivolgerle la parola, mentre osservavo in penombra il rossore diventare acceso sulle sue carni cosi tenere e fresche di femmina in evoluzione. Le mie dita formavano un rilievo di pelle, colpendo su entrambi i glutei ogni angolo grazie alle dimensioni della mano, era arrossato ed in rilievo. Passai due dita tra le sue gambe e cercai le sue labbra che trovai fradice e pulsanti di piacere, era completamente eccitata tanto che l'umore aveva bagnato almeno per 5 cm intorno alla sua porta chiusa. Le ordinai di alzarsi e di sedersi in ginocchio davanti a me e mostrandole la mano che l'aveva colpita le chiesi di baciarla e leccarla, ringraziandola mentalmente per averle insegnato che un ordine va sempre eseguito. Leccò e tirando fuori la lingua potei apprezzare come era morbida e lasciva nel leccarmi le dita. Una volta terminato il rito, le spiegai le posizioni che desideravo assumesse in caso di ordine, posizione d'attesa con il culo ben alto e i gomiti a terra testa bassa ad osservare il pavimento. Posizione di ispezione, con gambe divaricate e braccia aperte con palmi all'insù. Poi le dissi che ogni volta che pronunciavo il suo nuovo nome avrebbe dovuto raddrizzare le spalle e il collo mantenendo una posizione rigida e ferma con le mani lungo i fianchi. Fu molto brava e partecipe nel cercare di imparare rapidamente e di rendermi felice con la sua ubbidienza. La mancanza del quaderno delle punizioni mi limitava, avrei preferito avere sottomano tutto quello che le avevo ordinato di scrivere per farglielo leggere ad alta voce davanti a me. Le ordinai di andare a gattoni fino in camera e di prendere la mia borsa dei ferri, che aprii davanti a lei per mostrarle tutto il suo contenuto. In alcuni casi prendeva in mano qualcosa e mi guardava stupita a cosa potesse servire per poi abbassare la testa alla mia spiegazione ma mi rendevo benissimo conto che non desiderava altro che provarli tutti. Le misi le pinzette sui capezzoli, che mordevano la carne di quei seni cosi duri ed invitanti, lasciai che le portasse per un po’ che si abituasse al dolore, ogni tanto prendevo la catenella che le lega e leggermente strattonavo per osservare le sue reazioni. Terminata la "rivista" dei giochi, ci spostammo in camera, lei dietro di me come un fedele cagnolino e una vota giunti in prossimità del letto la fissai dritta dentro l'anima e le ordinai di spogliarmi, era arrivato il momento di prendersi cura del mio corpo. Mi tolse la polo, poi i pantaloni, lo fece senza nessun pudore ma visibilmente in trance da situazione. Mi sdraiai sul letto dopo averle messo in mano la nivea ed ordinatole di massaggiarmi la schiena. Mise una quantità enorme di crema, dentro di me ridevo per via del tempo necessario a farla asciugare, infatti dopo 3 quarti d'ora era ancora intenta a massaggiare, le permisi di massaggiarmi anche il culo, volevo sentire le sue dita sul mio culo e come lo avrebbe toccato, come le sue dita avrebbero conosciuto il mio corpo. Per un ora mi massaggiò, passando le sue mani dal collo fino ai glutei, . Una volta terminato, mi sollevai in ginocchio e lei era praticamente addosso alla mia schiena, misi le mani sul suo culo e la tirai a me, i suoi capezzoli induriti e frementi mi solleticavano le scapole, mentre il suo corpo cercava timidamente più contatto possibile con la mia pelle. Presi la sua mano e la misi sul mio cazzo, era evidente che non lo aveva mai fatto, lo prese e tenne la mano rigida e semiaperta, misi la mia sulla sua e le mostrai l'impugnatura e il movimento per poi lasciarla fare e prendere confidenza. Girai la testa e cercai la sua bocca che si aprì per ricevermi, a scatti e cercando di capire cosa facevo io per imitarmi, poco alla volta si sciolse e rispose con passione al mio bacio. la sua mano si fermò ma non mollò la presa e potei rimettere la mia sulla sua per farle riprendere la masturbazione. La posizione era scomoda e volevo vedere come se la cavava a leccare, mi scostai e seduto sulla testata del letto le ordinai di accucciarsi tra le mie gambe e le indicai la via, poche spiegazioni e le dissi di darsi da fare. Aprì lentamente ma decisa la bocca e dopo due leccatine sul glande se lo mise in bocca mentre la lingua continuava a muoversi sul mio frenulo, poi oltre al glande vidi sparire nella sua bocca anche parte del rimanente, le piaceva, e da come si ingegnava di suo mi resi conto che la ragazza era destinata ad una fulgida carriera di succhiacazzi. Lasciai che si divertisse, ma dopo mezz'oretta sentivo il bisogno di godere e volevo farlo nella sua bocca. Mi scostai sdraiandomi sul letto e l'aiutai masturbandomi leggermente per poi farmi leccare e succhiare le palle, mentre proseguivo con la masturbazione. Mi prese una palla in bocca e con quella lingua che saettava, l'orgasmo si fece vicino, le ordinai di ritornare a prenderlo in bocca e mi preparai a spruzzarle in gola il mio nettare. Cosi fece. L’osservavo mentre si accaniva a succhiare per non perderne nemmeno una goccia, mi bevve naturalmente, senza nessun timore o sgradevole sensazione, anche se l'inesperienza le fece scappare alcune gocce che brillavano sulla base del cazzo e in piccola parte sulla mia mano, le dissi di leccare tutto e ripulirlo a dovere. Non se lo fece ripetere e leccando avidamente ripulì tutto, anche la mia mano. Il piacere di averla li disponibile e totalmente inesperta era per me fonte di intrigo e malizia, le ordinai di mettersi a cavalcioni su di me con la sua fighetta sulla mia bocca, era arrivato il momento di sentirla godere. Lei adagiata su di me aveva ancora a disposizione il mio cazzo da baciare e non aspettò un mio ordine per riprendere a leccare e succhiare. Mi stupivo, mentre la leccavo del fatto che lei essendo inesperta non poteva apprezzare fino in fondo l'esperienza e tecnica che amo metterci, ma comunque l'intento era di portarla a godere di lingua e cosi feci, alternando saltuariamente qualche morsicata alla base del gluteo, facendole sentire i denti ed il dolore che sapevo essere necessario per il suo godimento. Arrivò, forte e imperioso, tremiti e scuotimenti fecero vibrare il suo giovane corpo in un piacere che non conosceva ma che le sconvolse mente e corpo, sembrava in preda ad una crisi isterica tanto le tremavano le gambe e copioso aumentò il flusso di miele che già da un po' di tempo fuoriusciva abbondante, non più liquido lubrificante ma sempre più denso e corposo per l'aumento di umori orgasmici. Spossata, smettendo di leccare si accasciò su di me a peso morto, restando con la mente vincolata al piacere ed alla figa che pulsava nervosa attendendo ben altro. Anche il suo culo, profanato da un malizioso dito durante la leccata pulsava e si mostrava aperto e disponibile a nuove esperienze. Lasciai che tornasse nel mondo dei vivi e poi ci spostammo in salotto. Lei si accucciò ai miei piedi in posizione di attesa, ferma e ben posizionata, non fiatava ma capivo da come muoveva leggermente il culo che aveva la fighetta in fiamme. Era arrivato il momento di presentarle l'amica frusta. Le ricordai che avevo ben presente di averle ordinato di segnare sul quaderno 5 frustate per via di una cattiva esecuzione ad un mio ordine e la mandai sempre a gattoni a prendermi in camera la frusta. Con quella penzolante dalla bocca ritornò da me e me la porse. La rimandai in camera a prendere lo scranno, se conoscenza doveva essere che fosse competa e scenografica. Posizionato lo scranno al centro del salotto, la feci adagiare sopra, mettendole i piedi ben piantati da un lato e ammanettandole i polsi dall'altro alle gambe dello stesso. La visione del mio scranno cosi superbamente usato era fonte di appagamento cerebrale, una femmina succube e pronta a ricevere la giusta punizione. Le ordinai di contare e ringraziare e la colpii una prima volta, centralmente, in modo che il terminale flessibile la colpisse in piena fighetta, poi 4 colpi due per gluteo. Le righe immediatamente violacee risaltavano notevolmente, lasciai che si abituasse al dolore provato e presi la nivea per lenirle i segni. Lasciai che mantenesse la posizione finchè l'esplosione cutanea non terminò osservando compiaciuto quelle righe cosi evidenti e lucenti. In completa trance spirituale, i suoi occhi spalancati sul mondo le davano l'appagamento di una possessione cerebrale che le permetteva di sopportare degnamente quanto aveva solo fantasticato nei momenti di masturbazione solitaria, la sua micetta non aveva smesso un attimo da ormai 4 ore di colare copioso nettare che le bagnava l'interno coscia rendendola umida ma soprattutto mentalmente appagata di aver aperto una via, quella che da molto tempo desiderava. Il piacere della sottomissione.

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