Il
contatto fu rapido, intrigata e bagnata dalla lettura si precipitò a
scrivermi, soffermando e focalizzando l'attenzione su alcuni
particolari che mi colpirono, oltre alle classiche descrizioni di
come e quanto si fosse bagnata leggendomi, faceva chiaro riferimento
al fatto di essere vergine, rincarando la dose affermando di non aver
mai nemmeno baciato un uomo. La cosa da un lato mi intrigava ed il
mio istinto mi spingeva a proseguire e dare affidamento alle sue
parole, mentre la razionalità mi diceva che alla sua età sono
davvero rarissime le ragazze ancora totalmente inviolate.
Come
cercai di affondare il colpo per arrivare ad una conoscenza visiva mi
oppose che la preparazione all'esame di maturità la prendeva
totalmente e mi pregò e scongiurò di aspettare, ci sentimmo
telefonicamente una sola volta giusto per capire davvero se diceva il
vero soprattutto riguardo il suo sesso. Per far passare il tempo ci
scambiavamo mail dove poco alla volta tirai fuori, anche facilmente,
la sua indole di sottomessa e masochistica femmina. Desiderava essere
colpita, il dolore nella sua mente era uguale al piacere e mi
confermava le mie teorie circa un sottile piacere che scaturisce dal
provocarsi o subire dolore. Scoprii che saltuariamente si metteva
succo di limone o sale fine sulle ferite o volontariamente se ne
procurava. Portai la sua mente a desiderare ardentemente di essere
mia slave, le spiegai l'abc, i primi rudimenti via mail impartendole
i primi comandi e compiti da svolgere. Fortunatamente, essendo dotata
di cam potevo anche ricevere le prove della sua obbedienza e perizia
nello svolgerli. Mollette sulle labbra, cera colata sui glutei,
piccole cose giusto per saggiare, e piacevolmente, notavo il suo
entusiasmo nel soddisfare ogni mia richiesta motivata da una
punizione per disobbedienza o mancata consegna.
Ma
il tempo passava e alla fine arrivò il giorno dell'incontro, lei si
preparava mentalmente all'evento da almeno 3 giorni aumentando il
pathos circa la serata. Decisi che era meglio dormisse da me e cosi
ci organizzammo. Ero tranquillo, rilassato e abbastanza di buon
umore, andai a prenderla e lei camminando verso di me, mostrava con
l'incedere tutta la sua incertezza e paura per una cosa cosi
particolare, lei totalmente vergine pronta a farsi sbranare dal lupo,
lasciarsi immolare e prendere totalmente dal suo Padrone. La sua
sudditanza psicologica era davvero forte, era in balia di mille
pensieri e vorticosi dubbi, ma nel contempo mostrava determinazione
ad andare fino in fondo. Sentiva la mia mano che forte e sicura la
guidava nel buio per portarla alla luce di nuove vie da percorrere e
da sperimentare, sapeva che quello che aveva sempre desiderato era li
a portata di mano, bastava donare anima e corpo al Padrone. Lo fece,
lei cosi timida e totalmente inesperta, che si vergognava persino a
spogliarsi davanti alle sue compagne o dal dottore entrò in casa
decisa a prendersi ciò che desiderava da tempo. Le mostrai la casa
per farla rilassare un attimo, poi le offrii da bere e le chiesi di
mostrarmi il quaderno delle punizioni scoprendo che l'aveva
dimenticato a casa, il mio sorriso sparì e lasciò il posto ad uno
sguardo serioso. Le ordinai di alzarsi perché le avrei dato 10
sculacciate. Si alzò e mi osservo, le ordinai di togliere i
pantaloni, lo fece immediatamente senza fiatare o mostrare titubanze,
poi le dissi di togliere anche il perizoma, una volta con il suo
fiore a meno di 30 cm dal mio naso le ordinai di sdraiarsi sulle mie
gambe e pronto a colpirla le dissi che doveva contare ogni singolo
colpo e ringraziare il Padrone.
Non
feci nessun approccio morbido, già dal primo colpo fui subito duro e
determinato, la mia mano colpiva le sue giovani carni, la sua voce
non tradiva nulla, stessa tonalità per dieci volte.
…sei,
grazie Padrone.
…sette,
grazie Padrone.
…otto,
grazie Padrone.
…nove,
grazie Padrone.
…dieci,
grazie Padrone.
Finiti
i colpi, aspettai a rivolgerle la parola, mentre osservavo in
penombra il rossore diventare acceso sulle sue carni cosi tenere e
fresche di femmina in evoluzione. Le mie dita formavano un rilievo di
pelle, colpendo su entrambi i glutei ogni angolo grazie alle
dimensioni della mano, era arrossato ed in rilievo. Passai due dita
tra le sue gambe e cercai le sue labbra che trovai fradice e pulsanti
di piacere, era completamente eccitata tanto che l'umore aveva
bagnato almeno per 5 cm intorno alla sua porta chiusa. Le ordinai di
alzarsi e di sedersi in ginocchio davanti a me e mostrandole la mano
che l'aveva colpita le chiesi di baciarla e leccarla, ringraziandola
mentalmente per averle insegnato che un ordine va sempre eseguito.
Leccò e tirando fuori la lingua potei apprezzare come era morbida e
lasciva nel leccarmi le dita. Una volta terminato il rito, le spiegai
le posizioni che desideravo assumesse in caso di ordine, posizione
d'attesa con il culo ben alto e i gomiti a terra testa bassa ad
osservare il pavimento. Posizione di ispezione, con gambe divaricate
e braccia aperte con palmi all'insù. Poi le dissi che ogni volta che
pronunciavo il suo nuovo nome avrebbe dovuto raddrizzare le spalle e
il collo mantenendo una posizione rigida e ferma con le mani lungo i
fianchi. Fu molto brava e partecipe nel cercare di imparare
rapidamente e di rendermi felice con la sua ubbidienza. La mancanza
del quaderno delle punizioni mi limitava, avrei preferito avere
sottomano tutto quello che le avevo ordinato di scrivere per
farglielo leggere ad alta voce davanti a me. Le ordinai di andare a
gattoni fino in camera e di prendere la mia borsa dei ferri, che
aprii davanti a lei per mostrarle tutto il suo contenuto. In alcuni
casi prendeva in mano qualcosa e mi guardava stupita a cosa potesse
servire per poi abbassare la testa alla mia spiegazione ma mi rendevo
benissimo conto che non desiderava altro che provarli tutti. Le misi
le pinzette sui capezzoli, che mordevano la carne di quei seni cosi
duri ed invitanti, lasciai che le portasse per un po’ che si
abituasse al dolore, ogni tanto prendevo la catenella che le lega e
leggermente strattonavo per osservare le sue reazioni. Terminata la
"rivista" dei giochi, ci spostammo in camera, lei dietro di
me come un fedele cagnolino e una vota giunti in prossimità del
letto la fissai dritta dentro l'anima e le ordinai di spogliarmi, era
arrivato il momento di prendersi cura del mio corpo. Mi tolse la
polo, poi i pantaloni, lo fece senza nessun pudore ma visibilmente in
trance da situazione. Mi sdraiai sul letto dopo averle messo in mano
la nivea ed ordinatole di massaggiarmi la schiena. Mise una quantità
enorme di crema, dentro di me ridevo per via del tempo necessario a
farla asciugare, infatti dopo 3 quarti d'ora era ancora intenta a
massaggiare, le permisi di massaggiarmi anche il culo, volevo sentire
le sue dita sul mio culo e come lo avrebbe toccato, come le sue dita
avrebbero conosciuto il mio corpo. Per un ora mi massaggiò, passando
le sue mani dal collo fino ai glutei, . Una volta terminato, mi
sollevai in ginocchio e lei era praticamente addosso alla mia
schiena, misi le mani sul suo culo e la tirai a me, i suoi capezzoli
induriti e frementi mi solleticavano le scapole, mentre il suo corpo
cercava timidamente più contatto possibile con la mia pelle. Presi
la sua mano e la misi sul mio cazzo, era evidente che non lo aveva
mai fatto, lo prese e tenne la mano rigida e semiaperta, misi la mia
sulla sua e le mostrai l'impugnatura e il movimento per poi lasciarla
fare e prendere confidenza. Girai la testa e cercai la sua bocca che
si aprì per ricevermi, a scatti e cercando di capire cosa facevo io
per imitarmi, poco alla volta si sciolse e rispose con passione al
mio bacio. la sua mano si fermò ma non mollò la presa e potei
rimettere la mia sulla sua per farle riprendere la masturbazione. La
posizione era scomoda e volevo vedere come se la cavava a leccare, mi
scostai e seduto sulla testata del letto le ordinai di accucciarsi
tra le mie gambe e le indicai la via, poche spiegazioni e le dissi di
darsi da fare. Aprì lentamente ma decisa la bocca e dopo due
leccatine sul glande se lo mise in bocca mentre la lingua continuava
a muoversi sul mio frenulo, poi oltre al glande vidi sparire nella
sua bocca anche parte del rimanente, le piaceva, e da come si
ingegnava di suo mi resi conto che la ragazza era destinata ad una
fulgida carriera di succhiacazzi. Lasciai che si divertisse, ma dopo
mezz'oretta sentivo il bisogno di godere e volevo farlo nella sua
bocca. Mi scostai sdraiandomi sul letto e l'aiutai masturbandomi
leggermente per poi farmi leccare e succhiare le palle, mentre
proseguivo con la masturbazione. Mi prese una palla in bocca e con
quella lingua che saettava, l'orgasmo si fece vicino, le ordinai di
ritornare a prenderlo in bocca e mi preparai a spruzzarle in gola il
mio nettare. Cosi fece. L’osservavo mentre si accaniva a succhiare
per non perderne nemmeno una goccia, mi bevve naturalmente, senza
nessun timore o sgradevole sensazione, anche se l'inesperienza le
fece scappare alcune gocce che brillavano sulla base del cazzo e in
piccola parte sulla mia mano, le dissi di leccare tutto e ripulirlo a
dovere. Non se lo fece ripetere e leccando avidamente ripulì tutto,
anche la mia mano. Il piacere di averla li disponibile e totalmente
inesperta era per me fonte di intrigo e malizia, le ordinai di
mettersi a cavalcioni su di me con la sua fighetta sulla mia bocca,
era arrivato il momento di sentirla godere. Lei adagiata su di me
aveva ancora a disposizione il mio cazzo da baciare e non aspettò un
mio ordine per riprendere a leccare e succhiare. Mi stupivo, mentre
la leccavo del fatto che lei essendo inesperta non poteva apprezzare
fino in fondo l'esperienza e tecnica che amo metterci, ma comunque
l'intento era di portarla a godere di lingua e cosi feci, alternando
saltuariamente qualche morsicata alla base del gluteo, facendole
sentire i denti ed il dolore che sapevo essere necessario per il suo
godimento. Arrivò, forte e imperioso, tremiti e scuotimenti fecero
vibrare il suo giovane corpo in un piacere che non conosceva ma che
le sconvolse mente e corpo, sembrava in preda ad una crisi isterica
tanto le tremavano le gambe e copioso aumentò il flusso di miele che
già da un po' di tempo fuoriusciva abbondante, non più liquido
lubrificante ma sempre più denso e corposo per l'aumento di umori
orgasmici. Spossata, smettendo di leccare si accasciò su di me a
peso morto, restando con la mente vincolata al piacere ed alla figa
che pulsava nervosa attendendo ben altro. Anche il suo culo,
profanato da un malizioso dito durante la leccata pulsava e si
mostrava aperto e disponibile a nuove esperienze. Lasciai che
tornasse nel mondo dei vivi e poi ci spostammo in salotto. Lei si
accucciò ai miei piedi in posizione di attesa, ferma e ben
posizionata, non fiatava ma capivo da come muoveva leggermente il
culo che aveva la fighetta in fiamme. Era arrivato il momento di
presentarle l'amica frusta. Le ricordai che avevo ben presente di
averle ordinato di segnare sul quaderno 5 frustate per via di una
cattiva esecuzione ad un mio ordine e la mandai sempre a gattoni a
prendermi in camera la frusta. Con quella penzolante dalla bocca
ritornò da me e me la porse. La rimandai in camera a prendere lo
scranno, se conoscenza doveva essere che fosse competa e
scenografica. Posizionato lo scranno al centro del salotto, la feci
adagiare sopra, mettendole i piedi ben piantati da un lato e
ammanettandole i polsi dall'altro alle gambe dello stesso. La visione
del mio scranno cosi superbamente usato era fonte di appagamento
cerebrale, una femmina succube e pronta a ricevere la giusta
punizione. Le ordinai di contare e ringraziare e la colpii una prima
volta, centralmente, in modo che il terminale flessibile la colpisse
in piena fighetta, poi 4 colpi due per gluteo. Le righe
immediatamente violacee risaltavano notevolmente, lasciai che si
abituasse al dolore provato e presi la nivea per lenirle i segni.
Lasciai che mantenesse la posizione finchè l'esplosione cutanea non
terminò osservando compiaciuto quelle righe cosi evidenti e lucenti.
In completa trance spirituale, i suoi occhi spalancati sul mondo le
davano l'appagamento di una possessione cerebrale che le permetteva
di sopportare degnamente quanto aveva solo fantasticato nei momenti
di masturbazione solitaria, la sua micetta non aveva smesso un attimo
da ormai 4 ore di colare copioso nettare che le bagnava l'interno
coscia rendendola umida ma soprattutto mentalmente appagata di aver
aperto una via, quella che da molto tempo desiderava. Il piacere
della sottomissione.
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