martedì 30 ottobre 2012

La Curiosità é Femmina

Percezione entusiasmante respirare la tua curiosità.
Hai davanti nuove strade, forse solo immaginate ed ora sono davanti a te per essere percorse o solo osservate.
Quali nuovi orgasmi solcheranno la tua mente, quante emozioni sgorgheranno tra le tue gambe.
Ti affidi sicura di sentire ben salda la mano che ti conduce e scivoli nella perversione con quel sorriso compiaciuto dell'amante trovato, quel complice desiderato.
Ai miei occhi sei femmina e gatta, miagoli e ti strusci al sesso golosa e naturale perchè è la tua natura, perchè hai sentito l'odore del maschio così come l'hai sempre sognato.
Senti la mia presenza accanto a te e ti permetti di giocare con quelle parti di te che non avevi e che oggi esplori con tanta fame di estasi.
Benvenuta nel mio mondo.




venerdì 19 ottobre 2012

Tangenziale

Si ok, ti ascolto.
E giù fiumi di SeghementaliTeoriefarloccheIpotesistrampalate.
Tutto per non dirsi “sono stata scema, ho sbagliato a digli quelle cose”.
“Tokio dimmi cosa devo fare, sai che faccio sempre quello che mi dici. Aiutami“.
Facile vero? Prima fai casini e poi eccoti qui davanti a me, messa giù da gara per ammaliarmi. Vai per la tua strada e poi sporca, distrutta e spettinata arrivi alla mia mano che ti accudisce sempre. Sei proprio una gatta, randagia e puttana.
Il cognac si accoccola nella mia bocca, riconosciuto ed apprezzato dal palato. Mentre raccolgo i pensieri, mi prendo quella pausa di silenzio offrendole un pathos per aggrapparsi alle mie labbra, e come immaginavo inizio a sentire urlare i suoi pensieri nel silenzio.
Cambia l’accavallamento delle gambe con fare nervoso, ma dandomi una promessa su cosa si aspetta, mostrandomi tutto quello che le ho sempre chiesto di indossare quando era in mia presenza. Lo ammetto, la visione distrae le mie riflessioni, ma non è certo il momento di farglielo sapere e mantengo impassibile lo sguardo per non darle vantaggi.
“gattina, lo sai quello che penso di te, ed anche in questa occasione hai dimostrato in pieno che senza una guida fai casini indicibili. Cosa pensavi di ottenere dando al tuo padrone dello sfigato incapace? Soprattutto, sappiamo entrambi che non è così. E non entro nel merito del discorso che se ti sei affidata a lui significa che sei più scema di lui. Semplicemente, sappiamo che è stata solo una delle tue solite azioni per destabilizzare, per dare ostacoli e difficoltà da superare. Gratuite e senza senso”.
È ammutolita, come sempre quando le sbatto in faccia la verità. Non le dirò mai quanto mi eccita quello sguardo un po’ stizzito ed un po’ disarmato, miscelazione emotiva di sesso, amore, desiderio di prendermi ancora cura di lei, guidarla, prendermi i suoi piaceri e moltiplicarli per godere del suo corpo e della sua mente.
Ma ora devo dare il paparino che da consigli e mi metto definitivamente il cappello del mentore. E giù parole, e teorie, e pensieri, e definizioni, ed altro ancora. Poco alla volta passo in rassegna tutte le sue espressioni che ormai conosco meglio delle mie, emozioni malcelate e condivisioni, ammissioni e rifiuti. Fino in fondo al barile dell’analisi delle sue azioni, le sue perversioni e soprattutto dei suoi percorsi mentali che portano al piacere. Mentre le ore scorrono, alla fine non le ho dato il contentino, semmai, come so che ama, preferisce essere presa in flagranza di reato. Smascherata quale piccola impenitente, che fastidiosamente gode nello stuzzicare chi ama per destabilizzare o per ricevere sculacciate, reali e cerebrali.
“gattina, dai ora basta, hai avuto quello che meriti, adesso andiamo e pagherai la consulenza”. un lampo, una frustata nella sua mente che accende il verde smeraldo dei suoi occhi in uno sguardo eccitato malamente mascherato da un’improbabile “non vorrai mica farlo“!!
Si cara, adesso paghi pegno.
Saliamo in macchina e con decisione, dopo aver avviato, appoggio la mano sulla sua gamba e le sollevo la gonna, completamente fino a scoprire il sesso depilato e libero da impedimenti di tessuto.
La tangenziale offre il vantaggio di poter avere una mano libera per lunghi periodi. Le mie dita scorrono lente tra la balza e l’inguine, senza mai toccare il sesso, sfiorandolo, avvicinandomi pericolosamente ma sempre ritraendomi quando sembra ormai segnato il destino; che bel gioco percepire la sua rassegnazione ad immolarsi al piacere, quel respiro irregolare che reagisce sintonizzato sugli spostamenti dei miei polpastrelli. Quel nervo inguinale che percepisce ogni cambiamento millimetrico e contraendosi sinergicamente al respiro, guidati dal mio dito, come un direttore d’orchestra governa i fiati e le corde.
Quasi mi sembra di sentirla sciogliersi e liberare quel delizioso liquido che sgorga nel piacere, quel predisporsi naturalmente alla penetrazione. Desiderio che cresce, aspettativa che spinge tutto il corpo a reagire per le strade che portano all’estasi. Una sinfonia di note perfettamente miscelate nell’alchimia dei nostri geni.
Infine giungo dove volevo, un tratto di tangenziale decisamente al buio ed una piazzola mai utilizzata per la totale mancanza di luce.
Luogo magico per veloci azioni di perversione, tra l’inusualità del luogo ed il pathos dell’essere scoperti, magari da una pattuglia di poliziotti a cui dover spiegare l’evidenza dei fatti. Esibizionismo e contro-esibizionismo mischiati per rendere particolarmente eccitante il momento per renderlo indimenticabile.
Scendiamo, non parlo, la prendo per le spalle e lentamente la giro per farla appoggiare al cofano. Docile si lascia fare. Esposta, usata, dominata, da chi conosce ogni pensiero e soddisfa stupendamente le sue perverse aspettative.
Immagino il suo sorriso mentre lascio passare secondi lunghissimi prima di prenderla. La eccita l’attesa, l’aspettativa e la sorpresa. Conosco bene come svegliare la troia che è in lei, so dove stuzzicarla, ma anche lei sa bene cosa posso darle e sa che alla fine, quello che avrà ed ha sempre avuto sono orgasmi, cerebrali e fisici che la scuotono come un fiume straripante. Aggrappato ai suoi fianchi possiedo il corpo e la mente, le sue mani si distendono nervose sulla vernice metallizzata, vorrebbe quasi graffiarla con le unghie per il piacere che prova, e se fosse possibile sono certo che la motivazione principale sarebbe il dispetto, lo sfregio per sminuire quello che prova. Colpi e parole, muscoli che agiscono per sfoghi sessuali costanti e rabbiosi, quel respiro sordo che recupera la parte animale, la brutalità dell’abbandono al piacere. Sesso ruvido stasera, non fine erotismo perché non è la sera e non è il luogo.
Sei in mio potere gattina, lo sarai sempre. Anche se avrai la testa piena di un altro, la tua anima servile avrà il divano migliore per me; ne siamo consapevoli e nulla potrà cambiare questa situazione. Posseduta e dominata, come piace a te. Come piace a me. Abusata e governata, guidata nelle peggiori situazioni orgasmiche, esaltazione e liberazione grazie alla denigrazione che tanto ti fa correre felice nelle valli dell’orgasmo ripetuto e convulso. Una femmina libera che si immola perché la sua natura pretende con urla strazianti la possessione, l’abbandono alle altrui perversioni per sentirsi finalmente libera di godere di ogni forma di sottomissione.
Quanti pensieri contorti mi passano mentre guardo quel corpo inarcato nel pieno del piacere, quella carne bianca contrastata dalle calze nere e la gonna alzata sui reni. L’uscita di scena, quello serve, quel gesto che la marchierà ancora una volta nella mente per sgretolare ogni sua moralità e permetterle quel godimento mentale. Un lampo mi passa veloce, un’immagine disgustosamente eccitante scivola tra i miei pensieri e ordina il da farsi. In breve la colpisco più forte, per l’ennesimo orgasmo, profondo, appagante e mi gusto quello che riesco a donarle per poi fermarmi dentro di lei attendendo che si volti. Come fa sempre. I suoi occhi cercano i miei per ringraziarmi e finalmente li trovo, verdi da brillare nella notte, aperti e dilatati nei fluidi del suo corpo. Mi osserva sorridente e forse inizia a chiedersi perché sono immobile dentro di lei.
Mi tolgo quel tanto che basta per uscire dal suo corpo, mantenendo solo un leggerissimo contatto e mi lascio andare, rilasso il mio corpo e dopo pochi secondi sfogo una minzione calda e setosa che la colpisce direttamente sul fiore ancora pulsante e fradicio. Gocce dorate imperlano le sue labbra, lambiscono il clitoride ed inondano il suo ano. Senza togliermi gli occhi di dosso, sospira e poi geme, un orgasmo cerebrale è alle porte e prepotente sfonda i cancelli della voce per salire alto in un grido di piacere. Il massaggio del getto sulle labbra sensibilmente eccitate la porta rapidamente alla fine. Urla, sorride, gode freneticamente tremando sulle gambe scossa da contrazioni nervose e singhiozzi, abbandonata, sfinita, immolata al piacere estremo. Appena termino, si muove veloce, alzandosi e prendendomi la testa mi bacia rovistando furiosamente con la lingua ogni angolo della mia bocca e strusciando il ventre sulla mia carne. Animale perso, devota amante libertina e schiava delle mie perversioni, si aggrappa, si scioglie in quell’abbraccio totale per rilassare ogni parte di se e ritornare nel mondo dei vivi.
Si stacca di colpo, e torna verso la portiera del passeggero salendo. La imito dal mio lato ed appena mi accomodo si accende una sigaretta e con totale noncuranza mi guarda con un sorrisino compiaciuto per dirmi: “tesoro, credo di averti inzaccherato il sedile… ma tu non te la prendi vero? Tanto è roba Tua”. 

 

martedì 16 ottobre 2012

Strane Passioni

Non ci sono sogni.
Il silenzio è quasi rumoroso mentre accarezzo il tuo corpo.
Notte per gli occhi.
Notte per la mente.
Scivolo con le dita sulla tua pelle scurita dal sole estivo.
Sarà un gioco di tono su tono.
Colori e parole si misceleranno sulla tua pelle.
Il mio piacere nel dirti quello che scrivo.
Il tuo piacere nel custodire i miei pensieri.
Il nostro piacere nel giocare.
Dolcezze e amarezze.
Crudità di letto e sussurri d’amore.
DevotaAmanteFollePuttanaTesoroTroiaSchiavaInutilePreziosa
Emozioni, parole, suoni che cambiano l’espressione del viso.
Rabbiose frustate all’anima
O dolcissimi sussurri per bruciare il cuore.
Potrei parlare.
Potrei cantare.
Preferisco scrivere pagine della tua vita.
La tua mente, il tuo corpo.
Mio quaderno di viaggio.
Unica carta la tua pelle.
Unico colore il viola.
Parole, suoni.
Emozioni che vergherò sulle tue carni.
Lo scrivano sacro che prende il suo quaderno.
Libera la fantasia perversa giocando con i tuoi piaceri.
Uniti nelle parole.
Parole che cantano l’inno della perversione.
La canzone dei nostri peccaminosi pensieri.
La musica delle nostre strane passioni.

 

venerdì 12 ottobre 2012

Ti Fidi Di Me?

Ho voglia di perdermi, di sentirmi in balia degli eventi e di godere... ne sei capace? Domani sera sarò tua, come vuoi tu, ma devi darmi queste 3 cose.”
Quell'sms l'ho riletto almeno 20 volte. Ed ogni volta la mia mente perversa immaginava scenari diversi dove incastonare una notte per regalarle i suoi desideri.
Perchè noi maschietti siamo così, quello che più ci affascina è realizzare i sogni delle donne. Così che possiamo godere della loro gioia e della loro ricompensa. Se poi per farlo possiamo dare fondo alla nostra perversione ancora meglio.
Lei arrivò puntuale, sa che non amo attendere, entrò e le sfilai il cappotto con malizia fissandola negli occhi. Non parlavo e non era da me. I suoi occhi leggevano il mio sorriso e questo la rassicurava. Ci spostammo in salotto e presa una sedia le chiesi di sedersi al centro della stanza.
Lo fece ed il suo sguardo era un enorme punto interrogativo ma sapeva anche che poteva fidarsi di me, era la condizione corretta per abbandonarsi alle mie fantasie.
Scivolai dietro di lei e lentamente le massaggiai le spalle per rilassarla, che pelle fantastica, le mie dita scorrevano lente per godere di ogni millimetro, dolcemente osservavo i suoi muscoli rilassarsi ed assaporare ogni momento di quel tocco. Era pronta. Aprii con una mano il cassetto del mobile e presi quella sciarpa di seta ambrata e le bendai gli occhi.
Il suo collo tornò per un attimo ad irrigidirsi ma le mie parole sussurrate resero tutto più facile “lo sai che di me ti puoi fidare, lasciati andare ed avrai una notte da ricordare”. Il tono morbido e la fiducia in me fecero il resto.
Mi staccai da lei per osservarla e notai il suo leggero movimento della testa nella ricerca di rumori che potessero ovviare alla mancanza della vista, un radar per captare suoni capaci di farle intuire cosa accadeva o stava per accadere, ma il mio silenzio rendeva la sua attesa un cocktail di aspettative, timore ed intrigo. Il suo vestito, neanche a farlo apposta, era perfetto per il le mie idee, un miniabito blu scuro con una lunga cerniera davanti apribile dal basso come dall'alto. Non era ancora il momento di usarla, preferii infilare un piede tra i suoi e leggermente, spingere per invitarla a divaricare le gambe. Le sue mani corsero alla mia gamba quasi a fermarmi ed io mi scostai per tornare alle sue spalle. “se fai la brava ti permetto di lasciare le mani a posto, appoggiate alle tue gambe, altrimenti te le legherò dietro la schiena”. Trattenne il fiato per qualche eterno secondo, poi tutto di un fiato espirò “legamele!” era un lamento, una preghiera, una ferma volontà di resa totale.
Sempre silenziosamente, scivolai nell'altra stanza e presi le manette dal comodino e le fermai i polsi dietro la schiena. Le sue labbra contratte in un sorriso tirato mi dicevano quanto fossero veloci e confusi i suoi pensieri, ma altrettanto evidente era la sua voglia di andare fino in fondo.
La luce dell'alogena dava allo scenario una particolare atmosfera, lei seduta al centro sembrava una diva sul palco, pochissima ombra intorno e la sua figura spiccava affascinando l'osservatore.
Io, solo io ero il privilegiato che poteva osservarla completamente abbandonata al destino che io avrei scelto quella sera per lei.
La testa resta alta, attenta ad ogni percettibile suono, le narici aperte alla ricerca di odori e profumi, le labbra, umide e rosse accese leggermente socchiuse a darle un'aria quasi incredula. Una femmina attenta e pronta, così la vedevo, pronta ad offrire il suo corpo al sesso, alla perversione, pronta ad immolarsi conscia del piacere che avrebbe avuto in cambio. Le mie mani calde continuavano a toccarle il collo, le spalle, una rassicurazione che ero lì per lei, che era nelle mie mani, calde e decise. Mi spostai davanti e misi la mia mano destra sul suo ginocchio. Ho sempre amato il contatto con il nylon delle calze, quel misto di morbido reticolato fine che viene percepito è intrigante, e lentamente, molto lentamente, scivolai all'interno e poco alla volta risalivo fin sotto l'abito. Le sue gambe tendevano ad aprirsi ma la sua mente, anche per stare al gioco, ordinavano di opporre resistenza, un gioco nel gioco, l'ordine imposto dolcemente e la resa dopo un minimo di reticenza. Infine la balza delle autoreggenti a solleticare i miei polpastrelli che esultavano per il tesoro trovato.
Con l'altra mano presi la zip della cerniera ed iniziai lentamente a farla scorrere verso l'alto. Poco alla volta per darle modo di rendersi consapevole che la stavo mettendo a nudo davanti alla mia vista, l'esposizione del proprio corpo a chi rimane vestito, in posizione privilegiata. Fermai la risalita poco sopra l'ombelico, in modo che l'abito mantenesse un minimo di costrizione percepibile, un ulteriore segnale di affidamento totale alle mie voglie.
L'intimo era rigorosamente di pizzo nero, che risaltava sulla pelle chiara e nulla era celato, offrendo ampia visuale sulle sua voglia. Era lì, seminuda a gambe aperte, offerta senza limiti, senza ostacoli. L'osservai a lungo, sentendo dentro di me una piacevole sensazione di soddisfazione per quello che accadeva e che sarebbe accaduto.
Dolcemente la feci scostare in modo che fosse seduta sul bordo della sedia, il suo respiro era leggermente accellerato, ed ancora di più quando sentì un freddo oggetto metallico appoggiato al suo inguine. La lama delle forbici dolcemente si infilavano sotto il perizoma e quando realizzò che stavo per tagliarlo emise un mugolio sottile, seducente e sofferto, due colpi di forbice ed ora quel pezzo di stoffa andava sfilato verso il basso. Era chiaro nella sua testa che stavo guardando il suo fiore, chissà se si immaginava il mio sguardo sorridente.
Infine la resa totale. Abbandonò il capo all'indietro, gemendo per la situazione, per la costrizione, per l'esposizione perversa che mi ero preso. Poggiai due dita sul suo monte e le lasciai ferme, leggermente morbide per darle calore e senso di protezione. La sua lingua uscì per umettare le labbra e sospirare voluttuosamente. “sono tua...”
la feci alzare, docilmente mi assecondò mentre la portai in camera. Non poteva vedere cosa c'era sul mio comodino. Non poteva ancora sapere che l'uso e abuso dei suoi orgasmi sarebbe passato da me e dai miei giocattoli.
Le tolsi la benda solo il mattino dopo, quando stremata e felice mi baciò con la passione appagata dell'amante. Ridevano i suoi occhi e le sue mani, che mi toccavano ancora una volta perverse e bramose di ricevere ulteriori attenzioni e piaceri.
Ma il sole portò sulle nostre perversioni l'ombra della fine.
Le ordinai di rivestirsi e la misi alla porta. 


 

martedì 9 ottobre 2012

Vibro Viola

Lo so che non lo ami.
Proprio per questo adesso te ne stai sdraiata sul letto,
con la faccia affondata tra le lenzuola
mentre brutalizzi la tua micia con il mio vibratore viola.
L’ordine è semplice, masturbati fino a godere.
Per il mio sollazzo, per i miei occhi, per il mio sguardo.
Lo guardo entrare ed uscire lentamente dal tuo corpo,
con passione e supplizievole piacere.
Ma il piacere vero sarà il dolore che sto per darti.
Spunta malizioso tra le mie mani il frustino.
Il tuo culo esposto, totalmente a disposizione per i miei colpi.
10 grazie rabbiosi o dolcissimi escono ad ogni colpo.
Mirati i colpi, il più vicino possibile alla tua carne oscenamente abusata dal vibro.
Rossori che emergono, dolori che sfondano la tua mente.
Il tuo corpo scosso dalle ondate di piacere e dolore.
Così precisamente alternati.
Sbavi sulle lenzuola, piccola roba mia.
Anima e corpo di mio uso e consumo.
Abbandonata alle mie perversioni ti lasci usare.
Fiduciosa affidi alla mia mente ogni tua particella.
Il premio.
La tua figa allagata.


sabato 6 ottobre 2012

Silenzio

Hai presente quelle strane sere dove i tuoi pensieri urlano nel silenzio?
Dove la musica di sottofondo assume una connotazione ancora più ovattata e quello che vedi davanti ai tuoi occhi diventa sfumato e perde i colori.
stasera è così.
Troppi, decisamente troppi pensieri che scorrono sovrapponendosi e creando un unico ragionamento che sfugge al controllo vivendo di propria vita e potere decisionale.
Ti travolge, togliendoti il fiato e faticosamente riesci a mantenere un punto fermo per fortificare l'equilibrio del tuo essere.
Ed all'improvviso passi dalla folle velocità alla calma apparente, rischiando nella frenata di sbattere il naso contro il vetro della vita.
Apri quella finestra e ricominci a respirarla la tua vita.
E spontaneamente un sorriso appare sul tuo volto, tutto ricomincia.