mercoledì 27 giugno 2007

Pizzeria Sotto Casa

Scivolo in quella pizzeria da asporto mentre i miei pensieri galoppano altrove.
Molta gente intorno. Caldo. Odore. Tutto mi disturba pesantemente.
Ordino rapidamente la mia pizza ed esco sul marciapiede.
Subito dietro di me una mora alta ordina e mi segue, forse per le stesse motivazioni.
Si accende una sigaretta e mi guarda.
L’osservo anch’io, non mi nascondo certo mentre le faccio una tac completa.
Si, alta, mora, un bel viso, l’ovale ben disegnato e due braci ardenti al posto degli occhi.
Indossa una camicetta nera sciancrata che le esalta il seno ampio e libero da un reggiseno che avrebbe stonato sotto la stoffa. Direi sui 35 anni, ben portati. Un pantalone aderente, bianco, creato per sottolineare la linea dei glutei e le gambe lunghe.
Porta un sandalino basso.
Penso che nello stesso istante stia facendo lo stesso ragionamento su di me, da come mi guarda aspirando con gusto la sua philips morris. Scatta il suo sorriso a cui rispondo con una frase banale, tanto per capire chi mi si offre. “dentro non si resiste… Odore, caldo, gente, non siamo fatti per questo io e lei vero?” si apre in un maggiore sorriso annuendo.
ho visto che ha preso una pizza soltanto, sua moglie è già in vacanza?”
Mi spiazza, onestamente. Non mi aspettavo una domanda cosi diretta tipicamente maschile.
L’osservo dietro un sorriso tendente al malizioso.
veramente… sono single. Ho appena finito di lavorare ed ora vado su in casa, abito qui sopra e non ho voglia di cucinare”.
Davvero? Anche io lo sono, abito in fondo al viale dietro di lei. Che lavoro fa?”
Capisco che ha voglia.
Voglia di parole, umanità, forse coccole e probabilmente di cazzo.
La discussione si fa interessante, domande e risposte su cose sempre più personali, dal lavoro alla casa, all’essere single, e per finire a qualche malizioso doppio senso che non si risparmia di pormi.
Il tempo stringe, le pizze saranno sicuramente quasi pronte e se voglio scoparla stasera devo chiudere il cerchio.
se si fida di uno sconosciuto che abita sopra una pizzeria, posso offrirle il mio tavolo dove poter soddisfare il nutrimento del corpo e magari anche della mente con buone chiacchere.”
Era quello che aspettava, l’invito, la mia mossa, la mia proposta.
Adesso gioca, pensa di avere in mano la possibilità di farmela cadere dall’alto senza rendersi conto che il gioco lo sto conducendo io.
Alla fine, finge di cedere tra mille dubbi ed accetta.
Giusto in tempo per essere avvisati che sono pronte le pizze, quasi in simultanea.
Allora un dio delle pizze esiste!!
Faccio strada, mi segue dolcemente decisa, nessuna titubanza nemmeno quando varca la soglia di casa, dando conferma alle mie proiezioni sulla sua voglia.
Ovviamente il discorso prende una forma intimistica alla fine della pizza, quando tiro fuori dal freezer una bottiglia di vodka da gustare nelle parole di sesso e piacere.
Dopo aver bevuto il terzo bicchierino, mi alzo lentamente deciso mi porto dietro di lei ed appoggio le mie mani sulle sue spalle, avviando un dolcissimo massaggio ai trapezi parlandole distrattamente dell’arredamento di casa, piccole storielle per ogni mobile, ogni accessorio.
Parole che servono solo a riempire i silenzi che l’attenzione del contatto fisico ha completamente annullato.
Poco alla volta si scioglie, lo vedo, sento, rilassa i muscoli al piacevole tocco.
Finalmente il segnale che aspettavo, lascia scivolare indietro la testa guardandomi con occhi acquosi ed un sorriso calmo.
Mi chino e la bacio.
Le nostre lingue sovrapposte contrapposte si annodano dolcemente.
Mentre le sue mani con movimento lento percorrono l’interno coscia, le mie prendono possesso dei suoi seni. Coppa C, che occupano le mie mani completamente.
Siamo partiti. È chiaro il finale, ormai entrambi abbiamo abbassato ogni finzione di rito e sappiamo bene cosa accadrà nelle prossime ore.
Le nostre bocche non si sono ancora staccate, avviluppate sensualmente in morbidi baci, leccate, scoperta di nuova pelle da interpretare.
Poco alla volta mi giro per portarmi davanti a lei e la sollevo.
Inizio a spogliarla della camicetta e quindi le sfilo i pantaloni.
Un delizioso perizoma candido di pizzo si presenta ammiccante.
La sua mano ha preso possesso del mio cazzo da sopra i pantaloni e lo scorre stringendolo.
Mi blocco, la osservo ricevendo in cambio uno sguardo stupito.
Le prendo la mano e la conduco in camera.
Lascio che mi spogli e lo fa baciando ogni parte del mio corpo, leccando pezzi di pelle, sospirando sull’odore che evidentemente trova stimolante e piacevole.
Rimane accucciata e si dedica avidamente a succhiare il cazzo.
Il messaggio è chiaro, ama avere il cazzo in bocca e sinceramente non vedo motivo per negarle questo piacere.
Resto piantato in piedi con le gambe leggermente divaricate e lascio che soddisfi le sue voglie.
Avida lo ingoia tutto, infilandolo direttamente in gola, fino in fondo. Lo mangia, lo succhia, lo spreme con la bocca, sicuramente da promozione.
È difficile resistere, la situazione, la bravura, la mia mente perversa. Tutto mi porta galoppando alla prima goduta.
vuoi bermi”?
Solleva la testa e guardandomi con occhi sorridenti annuisce.
Le metto una mano tra i capelli per dirle che può andare fino in fondo e prendersi il giusto premio.
Ora è molto più frenetica, l’idea di sentirmi godere la stimola a maggiore impegno e foga.
In effetti il momento è vicino.
Stacco le mani dalla sua testa e lascio che l’orgasmo mi pervada in ogni angolo del corpo.
Lo capisce, sa benissimo come comportarsi, aspira voluttuosa la carne ed al primo schizzo si infila tutto il bastone fino in gola dove sento chiaramente l’angolo che mi stuzzica la punta.
Ormai il terremoto orgasmico percorre feroce il mio corpo e mi abbandono ad un urlo forte e profondo mentre riempio il suo stomaco di succo di maschio.
È difficile quando si hanno questi orgasmi prepotenti restare fermo in piedi e tendo a piegare le gambe ma lei si dimostra ancora all’altezza accompagnando i miei movimenti.
È finito, non smette di succhiare per prendersi anche l’ultima gocciolina e soprattutto permettermi di non interrompere il “post orgasm” che sappiamo bene quanto sia forte e piacevole.
Mi accascio sul letto.
È subito accanto a me e mi offre la bocca da baciare che faccio mia cercando anche il gusto del mio stesso sperma.
è buona la tua sborra… è dolce”.
Le sorrido ed inizio a mia volta a prendermi cura del suo corpo.
Fino ad infilare la testa tra le sue gambe, sa bene che le restituirò il piacere dell’orgasmo.
Quello che non sa ancora è che entro domattina avrà più orgasmi di quello che può immaginare.
Altrimenti non la lascerò andare via.

venerdì 22 giugno 2007

Una Sfida

Quell’uomo è il più bastardo essere che in natura sia mai esistito, ed io me lo sono trovata affianco…
Legati da un sentimento contorto di forte attrazione verso qualcuno che reputi molto valido ed intelligente ma che ha nello sguardo una scintilla che corrompe in perdizione.
Pericoloso è il bagliore nei suoi occhi.
Troppo intelligente per fregarlo, troppo dittatoriale per piegarlo, troppo astuto per ingannarlo .
Era una serata noiosa ed al locale tra amici si cercava tra alcol e petting di tirar tardi.
Mi avvicino a quell’uomo, che tanto vantava con il suo aspetto mastodontico ed i suoi modi superbi di possedere carattere da vendere, e mi accomodo affianco a lui nell’angolo in disparte al resto del gruppo..
-Cosa bevi? Posso assaggiare?
Accennando un sorriso l’uomo mi passa il suo drink ed avvicina le sue labbra contro il mio orecchio
-Mi offri il secondo posto? Io non sono secondo a nessuno, sopratutto.. perchè dovrei allietarti e salvarti la serata da quel deserto in cui ti sei infilata? Mi deludi se pensi che due moine e fusa possano intrigarmi…
E torcendosi in un ampio stiramento allarga tutto il torace sbadigliando.
Io rimango li, scottata ed stuzzicata di una sua reazione così aspra ad un mio semplice invito di passare un pò di tempo insieme. Perspicace capisco al volo si aspetti da me una reazione dettata dal mio caratterino ed invece sfoggio tutto il mio nobile contegno e calma gli spiego che nessun deserto mi circonda e se mi sono avvicinata a lui era per interesse e attrazione verso di lui non per sfizio
Non credo mi prenda sul serio e abbozza un -ehi con me si gioca a modo mio- pensando così di sbarazzarsi definitivamente di me.
-Quando la pianta di trattarmi con sufficienza e fa caso al mio gesto verso di lei, magari riesce a darmi il La per una splendida sinfonia che potrebbe allietare la nostra silenziosa serata
gli rispondo sciorinando tutta la mia perfidia e maturità.
Ride… immagino rifletta un attimo…
Ma non troppo dato il risultato
Mi sbatte in pieno muso :

La vedi quella moretta con il cappello di paglia?
Credo sia una troietta bisex.
La voglio.
Stanotte voglio scopare te e quella puttanella.
Insieme.
Voglio che passiate la notte sul mio cazzo.
Vediamo quanto sei brava ad ubbidire.
Portamela, come sa fare una
brava cagnetta da riporto.
Tra un ora, in camera.
Vi aspetto.


Il vuoto… l’azzeramento della libido.. parole come fango sulla mia femminilità….
Sporca e soffocata sento l’oppressione di una sfida che il mio orgoglio non riesce a cancellare…
Rimango in silenzio e rapida scruto con lo sguardo la sala cercando una cretina con il cappello di paglia.
L’uomo mi è affianco non attende ne una risposta ne una mia azione. Lui ha dettato le regole: quello è il gioco o ci stai o sei fuori.
Eccola! Mimetizzata tra l’arredo poco più alta di un divanetto spunta sto cappellino mosso da uno scricciolo di umanoide dalla vaga parvenza di sesso femmina riconoscibile solamente da due protuberanze al torace… si direbbero dei seni, è donna?!?!
Il mio giudizio critico è spietatamente realistico: la ragazza è alta un metro e un cazzo, veste alla garibaldina accentuando ancora di più il suo somigliare a rita pavone negli anni di gloria .
Con quella minima buona coscienza che mi ritrovo potrei scusarla data l’età dei brufoli e dei primi cicli mestruali ma prepotentemente arriva alla memoria quella che io ero nell’età delle pubertà: un’adolescente si, ma l’idiozia non era nel mio dna.
Interrompo bruscamente le mie doti cerebrali e mi muovo come una leonessa che deve dimostrare il suo valore…. La preda non sarà consumata dai leoni ma dalla sua stessa miseria!
Non volto il mio sguardo all’uomo che immagino non si aspetti null’altro che una delusione da me…..Ottimo, potenzia la mia salivazione e sinuosamente ondeggio fino alla vittima!
- Ciaoooo!!!!!
Lei , la ragazza, alza lo sguardo fino ai miei occhi e noto da subito la conferma dei miei giudizi:
?? il vuoto delle facoltà intellettive??
-C..i.a.o?
Risponde con cadenza a domanda.
Sorrido a 32 denti e tono musicale/invitante scandendo bene le sillabe accentuando solo le lettere dentali
- Ciao Bella è tutta sera che ti guardo e ammiro il tuo favoloso capellino, potrei chiederti di prestarmelo un attimo vorrei farmi due foto…per piacereee voglio fare una sorpresa al mio moroso…
Mi rivolgo ad una faccia ebetita
L’ho persa del tutto…la sua mente in questo momento ha due strade prima quella di superare l’emozione di un contatto così assurdo la seconda quella di collegare che una persona vestita molto sofisticata nel chiedergli interessatissima un cappello di paglia non può altro che prenderla in giro…no, non ci arriva.
L’ho persa del tutto.. a domanda rapida/chiara/specifica /diretta serve una risposta celere ..
-si
Ovviamente in tono dubbioso e poco convinto
Serve la mia mano (zampata) per chiudere la preda
- Ohhhhhh Grazieeeee
Sorrido rassicurante e finto ilare nel far crede che quel cappello sia il mio più grande desiderio
La ragazza cade nel mio presentarmi indifesa e tonta e fa gesto di togliersi e offrirmi il copricapo
- No no grazie non te lo rubo vieni con me faccio una foto e te lo rendo subito
Ok mi segue è fatta!
Pochi passi ed arriviamo davanti all’uomo
Intervengo subito spiegando la situazione
- Tokio hai visto che gentile mi impresta il cappellino prepara il cellulare che mi scatti una foto
L’uomo rimane serio. La ragazza (aveva indovinato “Tokio” su una sola cosa ) è troietta e la sento atteggiarsi stimandosi davanti al bell’uomo che ora ha di fronte a se.
Tutta la freschezza e aria sbarazzina esplodono ora nel esser affianco ad una femmina altezzosa e snoobbona come me
Meglio/ perfetto/ ottimo cadete nel mio tranello!!!
Esacerbando un lessico contorto e antico decanto l’agreste bellezza del cappellino e avvolgo la fanciulla di parole dall’ombra invidiosa per la sua persona così sempliciotta … l’uomo “Tokio” non si diverte e non sopporta oltre il teatrino da me inscenato proprio sotto al suo cervello!
Io con lei non ho nulla di cui spartire te ne rendi conto??????
Hai un piatto prelibato se vuoi mangiare cibo per cani mangiatelo da solo!
Sento di aver fatto raggiungere il limite di pazienza ad entrambi e con un:
“ Signori io vi lascio disquisire sulla mia maleducazione e strafottenza perché io sono stronza e voi idioti. Ora volto i tacchi!”
me ne vado a scrivere qualcosa che mi faccia pasticciare le ditina!


Non le permetto di allontanarsi.
Mi alzo oscurando la ancora più disorientata contadinella.
Afferro LV per un braccio e la tiro a me.
Non ho rabbia nei movimenti, solo una sana certezza nel gesto.
Per me parlano i miei occhi, scivolo al suo fianco e la riporto seduta accanto a me.
Altezzosa e scocciata si lascia guidare, forse più per la volontà di non fare scene in un locale pubblico. Incrocia le braccia e fissa rabbiosa la fanciulla che ormai è oltre che catatonica nel fissarci, decisamente disorientata ed immobile dal non sapere cosa fare.
Guardo la ragazza con il cappello e le indico il posto a sedere di fianco a LV.
Si siede ubbidiente.
Posso vederle entrambe, una stupita, l’altra furente.
Alzo il tono di voce per permettere ad entrambe di sentirmi, “brava piccola, me l’hai portata”. “Non in camera ma qui, dove di lei posso farne ben poco”.
Ma immaginavo anche questa evoluzione, so bene cosa ti ho chiesto e non sono cosi imbecille.
Hai fatto bene la tua parte, brava, volevo vederti raccattare la più disperata qui dentro e l’hai fatto. Adesso so cosa puoi fare per me.
Ma ti nego il piacere di liberarti di lei.
Mi scosto un poco per far capire alla ragazzetta che mi sto rivolgendo a lei, ed ottengo un suo raddrizzare la schiena per mostrare maggiormente il petto.
mia cara, ho potuto ammirarti da lontano, ho avuto due sensazioni, la prima che potevi essere una brava puttanella e questo l’ho constatato, sfortunatamente per te, ha vinto lei e quindi adesso ne io ne lei sappiamo cosa fare di te, puoi tranquillamente andartene a fare quello che facevi prima”.
Scuote la testa, come per ripetersi mentalmente le mie parole cercando il filo logico di quello che ha sentito e soprattutto capire come comportarsi.
L’indecisione è terreno fertile per LV che si volta impietosa come solo le femmine di razza sanno fare e le sibila cattiva “vattene scema, ci togli aria”.
La ragazza si alza confusa e si allontana, mentre fiera ed altezzosa LV appoggia il corpo al divanetto cercando un punto per non guardarmi in faccia.
Dolcemente le prendo il mento con tre dita ed indirizzo il viso verso di me.
Le sorrido malizioso.
adesso so che non sono secondo a nessuno, è stata una bellissima prova e tu l’hai superata egregiamente.. sarei felicissimo di portarti via con me stasera”.
Un lampo percorre i suoi occhi, l’immagino mentre valuta l’ipotesi di darmi un due di picche per farmela pagare.
Forse il mio sorriso, forse il mio sguardo, forse solo e semplicemente la mia forza d’animo la tiene li vicino a me.
Si rilassa, anche se dentro è un vulcano pronto ad esplodere in mille parole per rendermi riprovevole uomo degno solo di insulti gratuiti.
Non le do il tempo.
Appoggio le mie labbra alle sue, dolcemente deciso, lascio che si scaldino a vicenda, cercando di far rilassare le sue che vorrebbero vomitarmi addosso parole mentre sono costrette ad essere circuite amorevolmente dalle mie.
Nessuna fretta, imperterrito percorro la strada che ho disegnato per noi, incurante delle ribellioni che velatamente emergono sulle sue labbra tese.
Ma un bacio è l’intimità dell’anima, le parlo di dolcissima forza, di dominante cura verso la femmina che sento mia.
E lei è mia.
Sopra ogni ragionevole dubbio.
Adesso si va via.

martedì 19 giugno 2007

Nella Mia Stanza

Innalzerò sull’altare della passione i nostri giochi perversi.
Brucerà la tua pelle sotto le mie mani.
Saremo una fusione di cattive intenzioni.
Percorrerò il corpo con dolcissime punizioni.
Scuoterò il tuo utero per prendermi i tuoi orgasmi.
La tua figa piangerà di me.
I tuoi seni, oggetto di dispotiche attenzioni.
Le tue braccia, bloccate dalla dura corda dell’amore.
Il tuo collo, cinto dall’amante collare.


venerdì 15 giugno 2007

Le Dita

Fisicamente non è di certo il mio tipo, troppo morbida.
Eppure oggi ha nello sguardo che mi propone qualcosa di diverso, ma i mille impegni quotidiani non mi permettono di rifletterci adeguatamente.
Da questa mattina mi gira intorno famelica, sento la sua inquietudine.
Per l’ennesima volta entra nel mio ufficio, senza parlare sposta la mia sedia e si accomoda sulle mie gambe.
Non è la prima volta che lo fa, ma stavolta il suo lento strusciare la figa è decisamente ostentato.
Chissà come reagisce se la stuzzico, ed istantaneamente la mia mano cade sulla sua schiena fino a portarsi sul bordo della gonna.
Senza parlare e spostare il viso dallo schermo, si rialza, prende il bordo della gonna e lo solleva per poi risedersi permettendo alla mia mano di lavorarle direttamente il perizoma ed il culo.
Ormai siamo in ballo e balliamo.
Prendo lo string e inizio dolcemente a tirarlo per farlo entrare ancora di più nel culo e tra le labbra.
I suoi sospiri, i suoi occhi chiusi. Le sue mani nervose puntate sulla scrivania.
La spingo ad alzare il culo e sostituisco il tessuto con le mie dita che la penetrano decise.
Si lascia masturbare, senza parlare, senza darmi approvazioni, solo la certezza del suo stringermi le dita con i muscoli vaginali.
Le mani sulla scrivania stropicciano i fogli sparsi contraendosi nel piacere che scatenato scorre nei suoi nervi.
Impassibile, ferma, immobile, nelle mie mani.
Rapidamente scopo il suo corpo con dita lunghe e cattive che la portano finalmente all’orgasmo.
Come togliere la spina dorsale, si accascia di colpo sulla scrivania guaendo come una cagna, godendo come una troia.
Finalmente si degna di guardarmi, mi sorride e ringrazia con un bacio sulla guancia.
Le ho dato quello che voleva, ma la prossima volta, tocca a me godere.

giovedì 7 giugno 2007

SMS

Sms.

-non riesco a togliermi dalla mente quello che mi hai detto della tua cintura-
-
-ne sono felice-
-
-la voglio sentire!-
-
-Dopodomani sera. Da me. Alle 21 precise.-
-
-va bene. Devo portare qualcosa?-
-
-Solo il tuo corpo. Ne avrò debita cura-
-
-curami. Usami. Avrai ogni parte di me-
-
-stanne certa. Quello che voglio me lo prendo …sempre!-

martedì 5 giugno 2007

Tina 03

(DEDICATO ALLA COMPAGNIA DEL MIELE. A CHI DOMINA E A CHI VUOL ESSERE DOMINATO, CHE DIO LI PROTEGGA.)

Tutto ormai è pronto per la sessione di questa sera, tina arriverà intorno alle 19,30.
Questa notte voglio proprio godermi la piccola in casa, ho in mente alcuni giochetti che vorrei provare. Il caldo di questi giorni non è certo indicato e spegne un po’ la fantasia, però il mio ruolo e l'impegno nei suoi riguardi deve essere mantenuto, quindi aspetto il suo arrivo per dare il via alle danze.
Suona il citofono, la sua voce è già supplichevole, probabilmente temeva che la lasciassi fuori dal cancello.
Invece la faccio salire ed una volta entrata in casa la ispeziono secondo i canoni da me stabiliti.
Delizioso vestitino in leggero cotone pervinca, esalta il suo seno ed evidenzia il suo corpo sinuoso, ovviamente non indossa intimo ed alle mie richieste, apre e dilata per permettermi il controllo.
Sono indeciso se lasciarle il vestito o no, ma poi il caldo e quello che mi frulla in mente mi fanno decidere per un nudo totale.
Pelle liscia come pesca, gambe tornite e scattanti, una vera gazzella.
Le ordino di sedersi su quella sedia in legno massello che risalta al centro del salotto ed attende solo lei.
La lego, con le braccia dietro la spalliera, portando la corda all'altezza dei gomiti in modo da bloccarla con le spalle ben aperte e dritte, obbligandola a portare in fuori il petto, poi le caviglie, sulle gambe davanti della sedia.
Mi osserva in silenzio, seguendo ogni mio movimento con lo sguardo, un misto di preoccupazione e piacere le martella il cervello, si fida di me, ma ha sempre un ragionevole dubbio.
Raramente ripropongo uno standard, sempre cose nuove o comunque diverse. Appoggio le mani sulle sue cosce e mettendo il mio viso a pochi centimetri dal suo la fisso dritta nell'anima, i secondi passano, i minuti.
Adesso è nuda anche dentro, leggo i suoi pensieri, le sue paure e le sue aspettative.
Adoro farlo, adoro scoparmi la mente di una donna prima di prendermi il suo corpo.
Con un sorriso stampato sussurro, "mia cara, non ti tapperò la bocca, ma nessun gemito o grido di dolore dovrà uscire dalle tue labbra, questo è un ordine che resterà attivo per tutta la sessione".
Mi porto dietro di lei e lentamente inizio a massaggiarle le spalle, il seno, lascivamente, dolcemente, crudelmente.
Il ventre e poi giù fino all'interno coscia, ma senza arrivare a toccarle la figa che immagino già umida.
Non voglio che si ecciti con un tocco diretto, lascio che si rilassi, che si sciolga.
Chissà quali pensieri adesso le solleticano la mente.
Chissà quali pegni per un cosi dolce e perverso massaggio dovrà pagare.
Lo sento, visualizzo i suoi dubbi.
Mi conosce, sa che non faccio una cosa simile a caso.
Dopo mezz'ora di questo trattamento infilo un dito tra le labbra e come m'aspettavo la trovo fradicia e vicina ad un orgasmo.
Sfioro leggermente il grilletto e la porto a sbrodolarsi di piacere, la testa che dondola persa nel mare del miele, abbandonata a me.
Il potere e la dominazione passano anche da queste cose, renderla schiava di piacere da me donato.
Un legame non imposto, riconoscente ed indissolubile quando si riesce a far toccare vette uniche e spesso mai raggiunte. Mi stacco da lei lentamente per lasciarla rilassare e preparo non visto, una candela accesa. Con la fiamma forte e sicura, mi avvicino al suo orecchio e le sussurro il motivo della prossima punizione. "ho notato, l'altro giorno in farmacia, che hai avuto una leggera indecisione quando sei entrata, sai che amo essere ascoltato e che non mi piace vedere un mio ordine eseguito con scarsa convinzione, quindi adesso osserverai senza fiatare e mi ringrazierai continuamente. Ma ricorda che la tua voce dovrà essere serena e non farmi capire che provi dolore".
Spostando la candela, piccole gocce iniziano a cadere sulla sua pelle, cerco i punti più sensibili dove sono certo che un minimo di dolore sia sempre presente. Dal collo, passo all'attaccatura del braccio, sopra il seno, lascio che colino più gocce, fino a formare un piccolo ruscello giallo che arriva giusto nella piega esterna all'ascella, mi dirigo poi verso il capezzolo, mettendo la fiammella vicinissima in modo che anche quella contribuisca a tenere morbida la cera colata. I capezzoli si ergono, il dolore, il piacere, l'insieme dei due è una miscela esplosiva nella mente di tina, ormai lo so bene. Sono certo che è di nuovo fradicia, mentre con voce sospirata mi ringrazia, adulandomi mi chiede di punirla perché possa elevarsi alla perfezione di schiava, brama essere la mia migliore serva, umile cagna sottomessa ad ogni mio volere. Sposto il mio raggio d'azione appena sopra il monte di venere e lascio che la cera coli a due centimetri circa dal grilletto, dove poco alla volta si sta formando un piccolo grumo.
L'arrivo di sempre nuova cera, porta per effetto della gravità, pericolosamente vicino al grilletto il rivolo, che probabilmente incomincia a stuzzicare con il calore.
Ho quasi la testa tra le sue gambe, la mente stimolata dal piacevole odore dei suoi umori e dalla vista della cera che ormai è sopra la clitoride, fino al momento in cui si toccano, vedo i suoi occhi che sussultano e lentamente mi ringrazia per l'ennesima volta, lascio che le ultime 5-6 gocce cadano e poi mi stacco. Spengo la candela e mi allontano, non può vedermi, sono dietro di lei verso la cucina e anche se volesse sa che non può cercare il mio sguardo. Lascio il tempo che la cera si solidifichi, poi torno da lei e mi posiziono tra le sue gambe, ho voglia di dosare punizioni a piacere, quindi mi lascio andare ad una leccata. È la prima volta che la lecco e tina gradisce immediatamente questa mia attenzione al suo piacere. Con l'unghia stacco la cera che restando un blocco unico è il calco del suo grilletto e con lingua e labbra lenisco ed eccito. Ho i miei tempi quando lecco, nessuno deve disturbarmi, scatta in me il desiderio unico di nutrirmi del miele e finché non ne ottengo non smetto.
Sospira tina, sospira e geme, e quando le ordino di darmi il suo orgasmo si lascia andare ad un forte grido liberatorio, il suo bacino si sforza ritmico di offrirsi oscenamente alla mia lingua.
Raccolgo e succhio ogni stilla, me ne riempio la bocca e quando sono certo di averlo raccolto tutto, ne deglutisco una parte e lascio colare il resto nella sua bocca, che golosamente si apre per ricevere.
All'ultima goccia mi avvicino ulteriormente.
Le concedo una dolce lingua da ringraziare.

lunedì 4 giugno 2007

Il Tuo Buio

Banalmente stupida.
Ai miei occhi sei solo una bambina
Mi hai chiesto di entrare nel tuo buio.
Hai premesso inutilmente che avresti potuto mostrarmi cose inusuali.
Piccola stupida nelle mie mani.
Ci sono entrato sorridendo e ridendo ne sono uscito.
Tutto qui?
Cosa pensavi quando mi hai avvisato preoccupata?
Ti sei dimenticata chi sono?
Sei roba mia.
Non accetto da te disattenzioni simili.
Eppure proprio tu dovresti conoscermi a fondo.
Sai che non mi spaventa nulla.
Figurati se mi lasciavo intimorire del tuo buio.
Ho passeggiato sulle tue fantasie.
Ho giocato con le tue voglie di dolore.
Ho scherzato con la tua anima succube.
Ho dominato il tuo corpo e la tua mente.
Piccola puttanella.
Credevi di mettermi in difficoltà?
Pensavi forse che sarei scappato come i tuoi cagnetti?
Ma tu sai bene chi sono,
Quello che ti faccio è unico, lo sai bene.
Troia di pezza.
Il tuo buio io lo Domino!