“Sai?
Ho una fantasia che mi gira dentro da mesi…
Mi
piacerebbe uscire a cena con un uomo che indossi un mio perizoma”.
“Interessante,
potrei essere io quell’uomo!
Ma..
come puoi immaginare, Do ut Des… io detto alcune regole, prendere o
lasciare.”
“Dimmele”.
“Non
prima di aver avuto il tuo consenso, io accetto le tue regole, tu
accetti le mie”.
“Ok,
accetto, dimmi le tue condizioni”.
Prima
regola: il perizoma dovrai indossarlo tutto il giorno tu.
Seconda
regola: prima di darmelo dovrai goderci dentro.
Terza
regola: tu avrai un ovulo vibrante nella figa.
Quarta
regola: il telecomando dell’ovulo resterà sul tavolo durante la
cena
e
sarà da me azionato ogni volta che lo vorrò.
Quinta
regola: io deciderò data e luogo.
Sesta
regola: niente sesso, solo il gioco cosi come è stato concordato.
“Tu
sei pazzo!!! Eheheheheh…… ma Accetto!!”
Era
inverno quando chiacchierando decidemmo questo gioco, passarono
settimane e mesi, poi a primavera suonata, mi decisi che era arrivato
il momento di realizzare quella pazzia.
“Domani
sera, passo a prenderti verso le 20,00… Domattina indossa il
perizoma.”
Lavoro,
pausa pranzo, lavoro e poi via.
Corro
a casa, una doccia rigenerante e via.
Sono
sotto casa.
Ascensore
e sfodero il mio miglior sorriso quando mi apre.
Ciao
troietta, lo sai che stasera sei mia vero? Hai eseguito la regola
numero uno?
Bene,
adesso eseguiamo la numero due.
La
sollevo e la faccio sedere sul tavolo del salotto.
Mi
guarda, stupita e nel contempo pronta a giocare con me.
Labbra
che si toccano, lingue che danzano.
Mentre
la mia mano scivola sulla figa, calda e morbida.
Lentamente
inizio a strusciare le dita tra le labbra, con unica barriera il
tessuto del perizoma,
lo
uso come guanto mentre infilo avidamente le dita tra le labbra,
scopro
il grilletto, gioco sulla fessura che vuole, desidera ricevere.
Il
respiro si dilata, agitato da lascivi pensieri e torbide perversioni,
poco alla volta aumento il ritmo, gioco con le sue zone più
sensibili, ho fretta, non voglio perdermi il resto del gioco.
Muovo
sicuro e rapido le dita, lascio che vadano dove sanno e come sanno.
Fino
all’orgasmo, che forte le tiro fuori insieme ad un urlo liberatore.
Adesso
sono fradice di lei.
Adesso
posso indossarle.
L’umido
lasciato aderisce al mio cazzo che quasi reagisce, come dotato di
olfatto oltre che di capacità tattile. Il filo dietro è quasi
piacevole.
Adesso
so quanto si senta troia una donna al mattino quando si veste.
Hai
proprio bagnato al massimo il tessuto, quasi mi eccito all’umidiccio
che avvolge il mio cazzo.
Regola
numero tre.
Sfilo
dalla tasca un piccolo sacchetto che contiene l’ovulo. Lei è
sempre a gambe aperte, sorridente e curiosa di vedermi muovere.
Mi
porto l’ovulo alla bocca per umettarlo, lascio che la lingua esca e
sia ben visibile, fissandola negli occhi, lo insalivo bene prima di
portarlo sulle labbra che si schiudono agevolmente per riceverlo.
È
dentro adesso, accompagno con il dito, in modo che si collochi
adeguatamente.
Il
telecomando lo infilo nell’elastico dell’autoreggente e siamo
pronti per uscire.
La
bacio languidamente e sollevandola la faccio scendere dal tavolo.
Ho
scelto un ristorantino degnamente adeguato, nulla di fashion o alla
moda, non mi sono mai piaciuti, li frequento già troppo per lavoro.
Tavolo
centrale, il meglio illuminato, quello che non puoi non vedere
ovunque decidi di sederti.
Se
show deve essere, che sia grandioso!
Ci
sediamo ad angolo, voglio esserti vicino e poter governare ogni cosa.
Infilo
la mano sotto la gonna e sfilo il telecomando, poggiandolo in bella
mostra tra di noi.
Quel
porco del maitre mentre prende la comanda ha già capito tutto,
sorride sornione guardando l’oggetto e quel filo che scende
sotto il tavolo.
Finita
l’ordinazione, come si gira, ti guardo e ti bacio ardentemente, ti
abbandoni alle mie labbra e con la mano ti do la prima accelerata. La
tua mascella si contrae, la schiena si raddrizza.
Un
attimo, poi le labbra si sciolgono dolci nel piacere.
Sarà
una lunga Cena.
Talmente
intrigato, il maitre ci offre due flute di champagne per aprire la
cena.
Il
porco…
penso
che se fa il bravo prima di andarmene gli permetterò di giocare con
il variatore di velocità.
Arrivano
i primi, avviamo la cena e chiacchieriamo amabilmente, ridiamo,
giochiamo con gli sguardi.
Ogni
tanto prendo in mano il telecomando, ma non lo aziono, giusto per
fare in modo che non dimentichi quello che stiamo facendo ed il
perché siamo li.
Sul
finire della pasta, decido di azionare il variatore, lascio che si
agiti dolcemente dentro di te, per un paio di bocconi che porti
agevolmente alla bocca carnosa, ed infine aumento al massimo.
Mi
guardi, misto di eccitazione e spavento.
Stai
pensando se si veda? Se intorno a noi sentono lo stesso ronzio che
sentiamo noi? Forse si!
Ma
non me ne frega un emerito cazzo di quello che pensano o vedono gli
altri.
Se
sono invidiosi che usino il cervello al posto dell’organo genitale.
Lascio
la velocità al massimo fino all’arrivo del secondo, minuti
interminabili e quello sguardo complice del cameriere che ormai, come
tutto il personale del ristorante, sa bene cosa accade al tavolo 8.
Lo
spengo di colpo, mentre un mugolio ti esce misto ad un sospiro, per
averti interrotto qualcosa di eccitante. Mi guardi con occhi cattivi,
vorresti riaccenderlo ma non puoi, io lo uso, non tu.
Ti
accontento...
“Sento
il perizoma, sento il tessuto fradicio sul mio cazzo, e quella riga
di stoffa nel culo.. mi sento troia come te, siamo due troie stasera,
due amiche troie a cena.” Sorridi divertita, conosci il valore di
una complicità di questo tipo, poche volte l’abbiamo assaporata e
altre pochissime volte l’assaporeremo.
Ti
lascio tranquilla mentre mangi il secondo, poi mentre il cameriere
riprende i piatti, l’accendo platealmente, il suo sguardo corre al
tuo viso che si illumina estasiato.
Sorride,
ammicca e se ne va, corre in cucina per raccontarlo agli altri.
Non
lo spegnerò più.
Finiamo,
conto e via in macchina.
Baci,
carezze, e di nuovo baci, poi verso casa tua.
Guido
tenendo nella mano destra il telecomando e quando non sono impegnato
con il cambio, gioco a cambiare velocità. Sobbalzi, scivoli sul
sedile, miagoli, sospiri, godi…
Ti
lascio godere, anche se la tentazione di bloccartelo poco prima mi è
passata per la testa, ma sei stata brava complice, fidata giocatrice
di perversioni. Te lo meriti.
Posteggio,
rimetto il telecomando nell’autoreggente lasciando una velocità
intermedia. Entriamo in casa e sei tra le mie braccia.
Ti
sollevo di nuovo, scena già vista, sei di nuovo sul tavolo.
Apro
le tue gambe che agevolano il gesto, forse pregustano un proseguo
della serata.
Mi
avvicino alla figa anche con il viso ed estraggo l’ovulo lasciando
per pochi attimi la tua figa golosamente aperta. Lecco bene l’oggetto
di piacere, mangio i tuoi umori sognati per tutta la sera con
avidità. Poi lo ripongo.
Ti
faccio scendere dal tavolo e ti bacio ancora.
Ti
sento scioglierti, abbandonarti a me, desiderosa che l’attimo non
finisca.
Ma
è tempo di salutarci. Questi erano gli accordi.
Un
ultimo bacio e non parli, mi guardi puntare la porta d’ingresso con
uno strano velo di delusione sul viso ma queste erano le regole.
Solo
il gioco fine a se stesso. Niente di più.
Buonanotte,
dormi bene.
.
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