sabato 17 marzo 2007

Le Regole Del Gioco

Sai? Ho una fantasia che mi gira dentro da mesi…
Mi piacerebbe uscire a cena con un uomo che indossi un mio perizoma”.
Interessante, potrei essere io quell’uomo!
Ma.. come puoi immaginare, Do ut Des… io detto alcune regole, prendere o lasciare.”
Dimmele”.
Non prima di aver avuto il tuo consenso, io accetto le tue regole, tu accetti le mie”.
Ok, accetto, dimmi le tue condizioni”.
Prima regola: il perizoma dovrai indossarlo tutto il giorno tu.
Seconda regola: prima di darmelo dovrai goderci dentro.
Terza regola: tu avrai un ovulo vibrante nella figa.
Quarta regola: il telecomando dell’ovulo resterà sul tavolo durante la cena
e sarà da me azionato ogni volta che lo vorrò.
Quinta regola: io deciderò data e luogo.
Sesta regola: niente sesso, solo il gioco cosi come è stato concordato.
Tu sei pazzo!!! Eheheheheh…… ma Accetto!!”
Era inverno quando chiacchierando decidemmo questo gioco, passarono settimane e mesi, poi a primavera suonata, mi decisi che era arrivato il momento di realizzare quella pazzia.
Domani sera, passo a prenderti verso le 20,00… Domattina indossa il perizoma.”
Lavoro, pausa pranzo, lavoro e poi via.
Corro a casa, una doccia rigenerante e via.
Sono sotto casa.
Ascensore e sfodero il mio miglior sorriso quando mi apre.
Ciao troietta, lo sai che stasera sei mia vero? Hai eseguito la regola numero uno?
Bene, adesso eseguiamo la numero due.
La sollevo e la faccio sedere sul tavolo del salotto.
Mi guarda, stupita e nel contempo pronta a giocare con me.
Labbra che si toccano, lingue che danzano.
Mentre la mia mano scivola sulla figa, calda e morbida.
Lentamente inizio a strusciare le dita tra le labbra, con unica barriera il tessuto del perizoma,
lo uso come guanto mentre infilo avidamente le dita tra le labbra,
scopro il grilletto, gioco sulla fessura che vuole, desidera ricevere.
Il respiro si dilata, agitato da lascivi pensieri e torbide perversioni, poco alla volta aumento il ritmo, gioco con le sue zone più sensibili, ho fretta, non voglio perdermi il resto del gioco.
Muovo sicuro e rapido le dita, lascio che vadano dove sanno e come sanno.
Fino all’orgasmo, che forte le tiro fuori insieme ad un urlo liberatore.
Adesso sono fradice di lei.
Adesso posso indossarle.
L’umido lasciato aderisce al mio cazzo che quasi reagisce, come dotato di olfatto oltre che di capacità tattile. Il filo dietro è quasi piacevole.
Adesso so quanto si senta troia una donna al mattino quando si veste.
Hai proprio bagnato al massimo il tessuto, quasi mi eccito all’umidiccio che avvolge il mio cazzo.
Regola numero tre.
Sfilo dalla tasca un piccolo sacchetto che contiene l’ovulo. Lei è sempre a gambe aperte, sorridente e curiosa di vedermi muovere.
Mi porto l’ovulo alla bocca per umettarlo, lascio che la lingua esca e sia ben visibile, fissandola negli occhi, lo insalivo bene prima di portarlo sulle labbra che si schiudono agevolmente per riceverlo.
È dentro adesso, accompagno con il dito, in modo che si collochi adeguatamente.
Il telecomando lo infilo nell’elastico dell’autoreggente e siamo pronti per uscire.
La bacio languidamente e sollevandola la faccio scendere dal tavolo.
Ho scelto un ristorantino degnamente adeguato, nulla di fashion o alla moda, non mi sono mai piaciuti, li frequento già troppo per lavoro.
Tavolo centrale, il meglio illuminato, quello che non puoi non vedere ovunque decidi di sederti.
Se show deve essere, che sia grandioso!
Ci sediamo ad angolo, voglio esserti vicino e poter governare ogni cosa.
Infilo la mano sotto la gonna e sfilo il telecomando, poggiandolo in bella mostra tra di noi.
Quel porco del maitre mentre prende la comanda ha già capito tutto, sorride sornione guardando l’oggetto e quel filo che scende sotto il tavolo.
Finita l’ordinazione, come si gira, ti guardo e ti bacio ardentemente, ti abbandoni alle mie labbra e con la mano ti do la prima accelerata. La tua mascella si contrae, la schiena si raddrizza.
Un attimo, poi le labbra si sciolgono dolci nel piacere.
Sarà una lunga Cena.
Talmente intrigato, il maitre ci offre due flute di champagne per aprire la cena.
Il porco…
penso che se fa il bravo prima di andarmene gli permetterò di giocare con il variatore di velocità.
Arrivano i primi, avviamo la cena e chiacchieriamo amabilmente, ridiamo, giochiamo con gli sguardi.
Ogni tanto prendo in mano il telecomando, ma non lo aziono, giusto per fare in modo che non dimentichi quello che stiamo facendo ed il perché siamo li.
Sul finire della pasta, decido di azionare il variatore, lascio che si agiti dolcemente dentro di te, per un paio di bocconi che porti agevolmente alla bocca carnosa, ed infine aumento al massimo.
Mi guardi, misto di eccitazione e spavento.
Stai pensando se si veda? Se intorno a noi sentono lo stesso ronzio che sentiamo noi? Forse si!
Ma non me ne frega un emerito cazzo di quello che pensano o vedono gli altri.
Se sono invidiosi che usino il cervello al posto dell’organo genitale.
Lascio la velocità al massimo fino all’arrivo del secondo, minuti interminabili e quello sguardo complice del cameriere che ormai, come tutto il personale del ristorante, sa bene cosa accade al tavolo 8.
Lo spengo di colpo, mentre un mugolio ti esce misto ad un sospiro, per averti interrotto qualcosa di eccitante. Mi guardi con occhi cattivi, vorresti riaccenderlo ma non puoi, io lo uso, non tu.
Ti accontento...
Sento il perizoma, sento il tessuto fradicio sul mio cazzo, e quella riga di stoffa nel culo.. mi sento troia come te, siamo due troie stasera, due amiche troie a cena.” Sorridi divertita, conosci il valore di una complicità di questo tipo, poche volte l’abbiamo assaporata e altre pochissime volte l’assaporeremo.
Ti lascio tranquilla mentre mangi il secondo, poi mentre il cameriere riprende i piatti, l’accendo platealmente, il suo sguardo corre al tuo viso che si illumina estasiato.
Sorride, ammicca e se ne va, corre in cucina per raccontarlo agli altri.
Non lo spegnerò più.
Finiamo, conto e via in macchina.
Baci, carezze, e di nuovo baci, poi verso casa tua.
Guido tenendo nella mano destra il telecomando e quando non sono impegnato con il cambio, gioco a cambiare velocità. Sobbalzi, scivoli sul sedile, miagoli, sospiri, godi…
Ti lascio godere, anche se la tentazione di bloccartelo poco prima mi è passata per la testa, ma sei stata brava complice, fidata giocatrice di perversioni. Te lo meriti.
Posteggio, rimetto il telecomando nell’autoreggente lasciando una velocità intermedia. Entriamo in casa e sei tra le mie braccia.
Ti sollevo di nuovo, scena già vista, sei di nuovo sul tavolo.
Apro le tue gambe che agevolano il gesto, forse pregustano un proseguo della serata.
Mi avvicino alla figa anche con il viso ed estraggo l’ovulo lasciando per pochi attimi la tua figa golosamente aperta. Lecco bene l’oggetto di piacere, mangio i tuoi umori sognati per tutta la sera con avidità. Poi lo ripongo.
Ti faccio scendere dal tavolo e ti bacio ancora.
Ti sento scioglierti, abbandonarti a me, desiderosa che l’attimo non finisca.
Ma è tempo di salutarci. Questi erano gli accordi.
Un ultimo bacio e non parli, mi guardi puntare la porta d’ingresso con uno strano velo di delusione sul viso ma queste erano le regole.
Solo il gioco fine a se stesso. Niente di più.
Buonanotte, dormi bene.
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