Ore
15.45 di un qualsiasi venerdì pomeriggio, il lavoro incomincia a
rallentare, il peso della settimana si fa più gravoso, decido!,
caffè e controllo mail… apro la posta, un nuovo nick, “Ventocaldo”
mi consiglia di aggiungerla a messenger, chissà perché eseguo
incuriosito, una volta fatto, il programma mi informa che è connessa
e mi apre subito un pvt, “ciao ti stavo aspettando!” Stupito
rispondo al saluto e iniziamo una leggera chiacchierata, sono sulle
mie, non so chi è, e perché mi cerca, anche se uomo tendo sempre ad
essere sospettoso…..
I
soliti convenevoli, mi dice che già da parecchio tempo mi legge in
rete, che trova interessanti le mie parole, e dopo un attimo mi dice
che ama molto quello che legge tra le righe.
Sogghigno,
pensando a che accidenti scriverò mai tra le righe, ma sto al gioco,
voglio vedere dove và a parare. Tengo la conversazione su un tono
amichevole, senza forzare la mano e cerco di avere più informazioni
possibili da lei.
Dopo
circa 30 minuti, mi scrive: “Mio caro, vedo che non fai mai la
prima mossa” rispondo con 3 punti interrogativi, attende un attimo…
“sai, Milano - Parma sono solo ad un ora di macchina, perché non
ti decidi e vieni qui? Mi rendo conto che questa persona sa molto di
me mentre per me è una perfetta sconosciuta. Cerco di capire meglio,
le dico che se è un uomo può anche smetterla perché rischia di
farsi del male con il sottoscritto. Per tutta risposta mi scrive il
suo numero di casa.
Prendo
tempo con la scusa di una telefonata di lavoro, intanto apro le
pagine bianche e controllo il numero…. Tina G. viale Milazzo 34,
Parma.
La
cosa si fa interessante ed intrigante. Prendo il fedele Ericsson e la
chiamo.
<<Pronto?>>
Una voce calda e morbida mi riempie la mente.
<<Si
ciao.. adesso voglio la verità.. chi sei? Come mi conosci?>>
<<
Senti non perdere tempo, ho voglia di te, ti voglio qui adesso, sono
già molto eccitata a sentire la tua voce al telefono, non avevo
dubbi, solo quella mi crea cattivi pensieri>>
<<a
si? E perché io?>>
<<sono
ormai due settimane che sogno di averti nel mio letto, quindi prendi
la macchina a vola da me…. Subito!!>>
Quel
"subito" è stato un colpo. Cambio tonalità, <<Attenta
bambolina, io comando non tu, queste sono le regole della casa, se
vengo li è solo per punire questo tuo affronto, dammi l’indirizzo
sono già in macchina>>. Mi spara un indirizzo, guarda caso
uguale a quello riferito dalle pagine bianche, rispondo con un
semplice ok e riattacco.
Spengo
il PC, chiamo la mia segretaria, “Carla io per oggi ho finito, se
mi cercano sono fuori fino a lunedì, prendi tu nota e poi
riferiscimi, spegnerò il cellulare, mi trovi solo sul numero privato
nostro, ma cerca di non disturbarmi, meglio un resoconto lunedì
mattina, solo in caso di guerra nucleare puoi disturbarmi”.
Carla
ha capito, un leggero sorriso misto a rimpianto le solca il viso, sa
cosa vado a fare, prendo la ventiquattrore che lei conosce bene, sa
che non contiene nulla di lavoro ma è sempre lì, pronta sullo
scaffale, chiusa a chiave, lei sa, ha avuto modo di conoscermi, per
un anno è stata roba Mia, poi ha mollato il gioco per uno stupido
uomo che non sa cosa significhi darle piacere. Ed ora non la voglio
più, gli accordi erano chiari, se pronunciava quella parola tutto si
sarebbe interrotto e nulla sarebbe più stato come prima.
Mi
ha supplicato, implorato, si è umiliata davanti a me pregandomi di
riprenderla ma i patti erano chiari, ha deluso il suo Padrone. Salgo
in macchina, mi dirigo velocemente verso l’autostrada e
fortunatamente l’orario è buono, forse evito il traffico del fine
settimana. L’auto scorre veloce, Lodi, Piacenza, non mi sono ancora
soffermato su cosa m'aspetta, non mi interessa, ho dentro di me una
voce che mi urla solo di andarci, potrei trovare di tutto, ma non
sono uno che si spaventa. Spero per lei che sia già pronta a
prostrarsi ai miei piedi, anzi, meglio di no, inizierei subito a
punirla.
Parma!
Finalmente, 45 minuti di viaggio… ma che ho messo al posto del
diesel?
Richiamo,
sento la sua voce rotta da sospiri, si stava masturbando ne sono
certo, ma non ne faccio cenno.
Le
chiedo indicazioni per trovarla. Destra, poi il rondò e poi ancora
destra.
Palazzina
gialla, suona il numero 18. Ok, fatta, arrivato.
<<Sei
sola?>> << Certo caro… ti aspetto>> clik.
“Caro
un cazzo, adesso ti faccio vedere io” penso.
Scendo,
chiudo la macchina e mi avvicino al portone, passo deciso e rapido,
apre e mi dice di salire al 5 piano.
Ascensore,
apro al 5° e mi trovo solo una porta, il campanello corrisponde,
suono, mi apre.
Bella,
sui 35 anni, capelli neri corvini, indossa una guepiere nera in
pelle, carnagione chiara che risalta con l’intimo che indossa.
Ovviamente
autoreggenti e perizoma sempre in pelle completano l’opera.
Mi
sorride, facendomi cenno di entrare, chiude la porta alle sue spalle
e si gira, io sono li fermo in mezzo al corridoio con la
ventiquattrore nella mano destra.
Con
la sinistra muovo rapidamente un manrovescio che la prende in pieno
viso.
Cambia
espressione, il dolore e lo spostamento la fa indietreggiare di un
passo, è sbiancata.
“Questo
è il buongiorno, se credevi di aver trovato un ragazzetto pronto a
subire ti sei sbagliata di grosso, inginocchiati davanti a me e lecca
la mano che ti ha colpito".
Indecisa
e frastornata esegue, sicuramente non si aspettava un trattamento
simile e inizia a leccare. Subito ritraggo la mano, mi tolgo il
cappotto e la osservo, decisamente una bella donna.
”Vieni
dietro a me a carponi”, mi avvicino al salotto e mi accomodo in
poltrona.
Lei
arriva fin davanti a me, le ordino di alzarsi, dallo schiaffo non ha
ancora aperto bocca, ottimo segno. “Spogliati completamente, non
meriti di indossare indumenti davanti a me!”
Esegue
immediatamente, senza fiatare, adesso è nuda ed immobile.
Ispeziono
senza toccarla, impartendo di volta in volta quali posizioni assumere
per permettermi di fare meglio il controllo.
“Adesso
dimmi una parola, quella che vuoi, sai perché te la chiedo, quindi
muoviti”.
Con
un filo di voce mormora “acero”.
“Ok,
da adesso sei mia, se pronuncerai quella parola in mia presenza ti
ripudierò e non mi avrai più come tuo Padrone”.
Veniamo
al tuo modo di rispondermi, dovrai sempre rivolgerti a me con
riverenza “si mio Padrone” “grazie mio Padrone”, ogni tua
azione passa dal mio volere, da oggi e per sempre… finche non
pronuncerai quella parola o finché io non ti ripudierò.
“Si
mio Padrone”.
Il
viaggio mi aveva caricato, ero pieno di idee, la mia mente viaggiava
a mille all’ora.
"Inginocchiati".
Mentre
esegue, noto che il suo seno, una 4a decisamente abbondante, è sodo
e ben curato.
"Toglimi
scarpe, calze e massaggiami i piedi".
Mi
gusto per un bel quarto d'ora il piacevole tocco poi le ordino di
mettersi a 4 zampe.
Mi
alzo e mi spoglio, la fedele valigetta sempre vicina.
Una
volta nudo, le ordino di alzarsi, di prendere una sedia in cucina, la
porta e la sistemo davanti alla poltrona. La bendo, poi prendo una
cosa dalla 24ore e la posiziono sulla sedia, è una specie di
Plug-in. Forato al centro per permettere il deflusso di liquidi in
entrambe le direzioni, è in acciaio 316 quello usato in
farmaceutica, preparato apposta da un amico su mie direttive. Le
ordino di sedersi. Lentamente esegue e si ferma quando sente la punta
appoggiarsi al buco, resta cosi obbligata ad una sospensione basata
sulla muscolatura dei polpacci e dei quadricipiti.
Lego
le sue favolose caviglie alle gambe della sedia, in modo che sia
anche vincolata con la punta che già cerca di penetrarla, favorita
da un piccolo velo di “luan” che ho preventivamente spalmato per
rendere il giochino più intrigante.
Con
voce bassa e suadente, mentre la bendo, l’informo che la posizione
la mette in mio completo potere, dovrà eseguire ogni mio desiderio,
in silenzio mi siedo in poltrona e l'osservo.
Come
ogni persona bendata, alla mancanza di rumori muove la testa con
leggeri scatti per meglio captare e capire con l’udito, supplendo
cosi alla mancanza della vista.
Vedo
le sue gambe tremare leggermente, la pesantezza del corpo e la scarsa
abitudine alla posizione incominciano a rendere difficile la
situazione, vorrebbero cedere ma il dolore all’ano è ancora forte
e quindi resiste, ma arriverà un momento in cui il dolore alle gambe
sarà superiore a quello anale e quindi preferirà infilarsi il plug
e finalmente sedersi.
La
sensazione di vuoto derivata dalla mancanza di vista e non sapendo
cosa combino la rende un poco nervosa, dopo aver acceso una
sigaretta, con voce calma le chiedo di masturbarsi.
L’esecuzione
non è pronta, ha una leggera titubanza, mi alzo e le prendo un
capezzolo tra le dita, lo schiaccio, non violentemente, duraturo e
costante. Geme.
In
modo disomogeneo, parte come un piacere fino al dolore.
Sempre
mantenendo il capezzolo tra le dita, le faccio notare che non è il
tono della mia voce che ordina ma ciò che dico.
Ritorno
a sedermi osservandola, mentre la mano destra inizia lentamente a
massaggiarsi il grilletto e successivamente vedo il dito medio
sparire ripetutamente all’interno delle sue labbra.
Il
motivo di questo ordine è portarla al rilassamento ed una leggera
eccitazione per agevolare il crollo fisico e psicologico, permettendo
al plug d’infilarsi fino alla base.
Infatti,
di li a poco, il dolore della posizione e l’eccitazione raggiunta
la costringono a rilassare i glutei e vedo lentamente il mio
giocattolo sparire tra le sue bianche carni.
Ormai
il dolore non è più in lei, l’orgasmo ha preso il sopravvento ed
è prossima ad esplodere.
La
blocco con un ordine preciso, “togli la mano da li, fermati!”
Per
una frazione di secondo ha pensato di proseguire, forse ripensando al
dolore del capezzolo ma decide che è salutare obbedire.
Ormai
il plug infilato e l’orgasmo alle porte la portano a movimenti
inconsci dei fianchi cercando, nel possibile, di stringere le gambe.
Mi
alzo e le assesto un sonoro schiaffone sulla coscia e immediatamente
vedo le 5 dita rosse che emergono.
“Devi
stare ferma, immobile”.
Le
prendo le mani e gliele faccio appoggiare sulle ginocchia, dalla
leggera smorfia capisco che quel giocattolino è una tortura, adesso
che l’eccitazione è passata.
Tiro
fuori il cazzo, leggermente lo massaggio per dargli la prima
consistenza e lo porto davanti alle sue labbra, che obbedienti si
aprono per riceverlo.
Avidamente
lo prende tutto in bocca e inizia a levigarlo accuratamente.
Decisamente
brava la signora.
All’aumentare
della dimensione, cerca di portare indietro la testa per non
soffocare, lascio che abbia l’impressione che possa farlo ma quando
ormai è bello duro le prendo i capelli.
Vicino
alla nuca dove si avverte meglio il dolore quando si tirano.
La
obbligo a seguire il mio ritmo, il mio piacere e le scopo la bocca
dandole la netta sensazione che è solo uno strumento in mie mani.
La
visione è decisamente eccitante e rapidamente sento la prima ondata
di sperma salire nella canna, affranco la presa e le ordino di bere
tutto, se solo una goccia andrà persa saranno dolori e punizioni.
Cosi
dicendo ormai sono pronto a darle ciò che s'aspetta, tirandole i
capelli la blocco con la cappella dritta in gola.
Finalmente
arrivano i fiotti, decisi, tanto che mi sembra di sentirli sbattere
in fondo alla gola.
Lei
quasi si strozza, ma ha troppa paura di subire, quindi cerca di
ingoiare il più velocemente possibile per non soffocare.
Completata
l’opera, la lascio li sempre bendata ed assetata di rumori che le
facciano capire le mie prossime mosse.
Cosa
fa un uomo dopo aver goduto?
Si
accende una sigaretta e la fuma avidamente godendo di ogni boccata
come se fosse un ricordo nitido di quanto ha provato poco prima.
Che
visione, seduta su un plug di metallo che ormai le ha completamente
aperto il retto, l’utero che probabilmente le pulsa per quel misto
di eccitazione e dolore che prova.
Godo
dell’ultimo tiro, spengo la Camel nel portacenere, e mi avvicino a
lei
Le
slego le caviglie, ma la posizione forzata le limita la forza e la
spinta per alzarsi.
Non
parla, resta li cercando le forze per muoversi e poi in fin dei conti
è attenta, sa che se dovesse muoversi senza mio ordine sarebbero
punizioni e forse adesso non è nella condizione di subire altro
dolore.
Le
ordino di alzarsi e faticosamente esegue.
Forza,
penso, completiamo l’opera. “sali sul tavolo e mettiti a
gattoni”.
Una
volta in posizione, le prendo i polsi e li lego con il solito nastro
viola alle caviglie, in modo che possa aprire le gambe a piacimento
ma restando vincolata, dopo aver oliato tutta la mia mano con il
solito luan, infilo prima due dita, iniziando a simulare due gambe
che camminano dentro di lei, poi aggiungo un terzo e infine il
mignolo. Resta fuori solo il pollice e dopo averla limata bene
roteando la mano, metto in posizione di entrata anche il fratello
maggiore.
Geme
la troia, mugola il suo calore per il trattamento.
Entra
finalmente anche il pollice ed ha un sussulto, ormai la mano è
sparita dentro di lei.
La
visita, la tocca dove nessun dito è mai arrivato, le stuzzica la
cervice, ormai è completamente impazzita, sta raggiungendo una serie
di orgasmi multipli che non aveva mai e poi mai provato in vita sua.
Il piacere estremo è li, deve solo prenderlo e farsi portare via.
Potrei
anche sgozzarla adesso, non smetterebbe di godere.
Sento
lentamente che il suo corpo si abbandona, si lascia andare, adesso il
peso delle torture e degli orgasmi la porta ad abbandonarsi, quasi la
sorreggo con la mia mano.
Se
fosse più leggera proverei a sollevarla con il braccio.
Tento
di estrarre la mano, sento una sua reazione, un nuovo spasmo uterino
si agita sul mio polso, quando la parte più grossa del pugno è
quasi uscita di colpo la reintroduco.
Inizio
così a possederla di mano, prima lentamente e poi sempre più
velocemente, fino a risentire il suo respiro di nuovo pronto ad
urlare di eccitazione.
Ecco
ci siamo, inizia a godere di nuovo, ma al momento opportuno sfilo
rapidamente la mano, inarca la schiena per offrirmi il suo buco in
modo che porti a compimento l’opera, ma ormai ho deciso.
Abbandono
la stanza, trovo il bagno, mi lavo le mani, mi sistemo i capelli e
compiaciuto mi sorrido allo specchio, “cazzo di bastardo!” anche
questa è fatta.
Torno
da lei, è ancora in preda alla voglia di godere, immobile a 4 zampe
sul tavolo, oscenamente aperta, l’orgasmo è li che le trapana la
mente, inconsciamente muove ritmicamente il bacino.
In
questo momento si farebbe scopare anche da un esercito di cammelli
pur di finire l’orgasmo che sapientemente le ho lasciato al
culmine.
La
slego, non si muove, resta ferma nella sua posizione, raccolgo i miei
giocattoli e li rimetto nella 24ore. La saluto con un sonoro
schiaffone sul culo, aspetto i 10 secondi necessari a veder emergere
la firma della mia mano sulla sua bianca carne.
"A
presto mia cara!".
Mi
giro ed esco, macchina e via, si torna a Milano.
Chissà
perché ho un sorrisino bastardo stampato sulla faccia.