lunedì 30 aprile 2007

Dentro

Buio.
Nerofumo che rende ovattato.
Probabilmente un buon modo di sentirsi protetti.
Ci stai bene vero?
Il tuo nido, la tua culla.
Eppure a volte la mia luce ti acceca
Ma ti attira morbosamente.
Ho illuminato il tuo essere, la tua anima.
Anima che splende.
Splende dolcissima quando sogni.
Splende quanto sei libera, nelle mie mani.
Apri le tue gambe come apri la tua mente.
Sfoga la tua fame di Uomo.
Appaga il tuo gusto con me.
Soddisfa il tuo stomaco con la mia presenza.
Dentro,
nel profondo,
riempio i tuoi cattivi pensieri.
Dentro,
ti lascio vivere accoccolata a me.


giovedì 26 aprile 2007

Note Di Corda

Nessuna parola tra noi, attendi ordinata.
Bambola di carne,
lasci che la mia mente faccia il nostro piacere.
Ho scelto l’album “songs of faith and devotion” come colonna sonora.
Lo trovo adatto a quello che voglio fare.
La luce vivida e maliziosa di 7 candele,
spinge la mia perversione nelle stanze più scure.
Non parli e permetti ai miei comandi di usare il tuo corpo.
Come creta per il vasaio.
Come carta per lo scrittore.
Guardo la borsa,
Prendo quella da 20 metri.
Bianca, come il puro, come il sacro.
La tua schiena, cosi affascinante,
con quelle lentiggini che la rendono unica.
Mi prendo le tue braccia e le guido.
Silenzioso.
Attento.
Sereno.
Felice.
Faccio scivolare centimetri di corda intorno agli arti.
Quel suono, quasi musicale della pelle che offre punti di scorrimento.
Muovo, incrocio, avvolgo.
Ogni passaggio un sospiro, ogni stretta una passione soddisfatta.
Disegno sulle braccia il quadro nitido nella mia mente.
Gioco malizioso nelle simmetrie e sviluppo di nuove forme.
Come un pittore, tramuto la nuda carne in immagine.
Creazione, genesi, realizzazione.
La cura ad ogni giro di corda,
amorevole calore che spinge a nuovi percorsi,
nuove prospettive,
da costruire per poi osservare,
gustare.
Giro dopo giro ecco l’immagine che dalla mente si trasmette alla carne,
alla nuda realtà.
Ultimi passaggi, ultime dedizioni.
Adesso appoggiati lì.
Voglio poterti osservare in eterno.
Scatti.
Lampi che squarciano l’intimo buio.
Oggi respiro il tuo piacere della costrizione.
Oggi respiri la mia esaltante dominazione.
Oggi respiriamo il nostro amore.
Domani potrò notare le imperfezioni.


domenica 22 aprile 2007

Candele

Ho sempre immaginato un angolo scuro, pieno di candele.
Milioni di candele, corte, lunghe, alte, basse.
Un immenso nero costellato di piccole lucine tremolanti.
Ogni candela è una relazione.
Ogni candela,
per bontà divina si accende quando ci leghiamo ad una persona.

Non sappiamo quale sia la nostra.
Non possiamo quindi sapere se è lunga e durevole.
Oppure corta e di breve durata.
Ma la luce ci riscalda.
Ci da energia vitale.
Poi ci sono le nostre azioni.
Rabbia.
Tradimento.
Cattiveria.
Noia.
Delusione.
Menefreghismo.
Egoismo.
Amore.
Assillo.
Morte.
E molto altro ancora.
Tutti motivi che spegneranno quella candela.
Il guaio è che non sappiamo quando accadrà.
Ogni volta i presupposti sono sempre i migliori.
Ma non possiamo prevedere quanto durerà la nostra candela.

sabato 21 aprile 2007

Lo Sguardo

Ho sempre amato guardare dentro gli occhi della mia femmina.
Ricerco costantemente il suo sguardo.
Per capire.
Per governare.
Perché pretendo ogni pensiero.
Molti al posto mio preferiscono tenerla con lo sguardo basso.
Non sono d’accordo.
Io sono colui che domina i suoi orgasmi.
Colui che vive dentro di lei.
Colui che addestra ogni perverso pensiero.
È impensabile sottometterla senza gustarsi il suo sguardo adorante,
quando la faccio godere come una cagna in calore.
Quando frusto la carne.
Quando esegue accuratamente un mio desiderio.
Quando la fotto brutalmente.
Non è metterle il collare che avvia il gioco.
È lo sguardo, con la sua gola tra le mani, fisso i suoi occhi.
Intensamente scruto dentro di lei.
La obbligo a guardare i miei occhi.
Può leggere quanto sarà affascinante abbandonarsi fiduciosa.
Le infondo attenzione, grinta, determinazione.
Le trasmetto il momento.
Un rito chiederle se è pronta.
Voglio sentirla deglutire.
Sentire che grazie al mio sguardo nasce in lei la volontà di sottomettersi.
Solo allora apro le danze.
Solo in quel preciso momento.
Sento totalmente il suo affidarsi.
E mi illumino nell’esaltazione del dominio.

venerdì 20 aprile 2007

Tina 02

Tina, (questo è il nome di "ventocaldo"), il lunedì successivo mi scrisse una lunga mail, dove mi professava la sua totale sottomissione.
Entusiasta, rapita, immedesimata, scaldata dal mio agire, l'anima ormai nelle mie mani, riponeva ogni arma e sottomessa si prostrava ai miei piedi chiedendomi ogni atto necessario alla sua educazione e mi pregava di usare ogni mezzo per punirla e mantenerla nella giusta posizione di mia schiava.
Il solito sorriso ironico e malvagio restava impresso sul mio viso mentre rileggevo quelle parole dettate dall'utero e dalla mente. Sembrava decisa la signora, ma dovevo prima verificare quanta dedizione e obbedienza totale era disposta a darmi.
Lasciai passare una settimana esatta, poi le risposi, autoritario e fermo, le chiesi di presentarsi di li a due giorni alle 18,00 precise in un pub del centro, abbigliamento unico, un camice da lavoro a 4 bottoni e un paio di scarpe con tacco a spillo da 11 con laccetto alla caviglia, nessun trucco, nemmeno il rossetto.
Attesi il mercoledì con una certa impazienza e con un ora di anticipo mi sedetti ad un tavolino centrale del locale. Entrando, in perfetto orario, dopo una breve occhiata in giro si diresse decisa fino al mio tavolo, sedendosi.
Senza scostare lo sguardo dal quotidiano che stavo leggendo le chiesi chi le aveva ordinato di sedersi, e una volta rimessasi in piedi le intimai di restare li ferma con lo sguardo basso. Notai un certo disagio nell'ubbidire ma non voleva certo rifiutarsi o deludermi, sapeva bene che era sotto esame e che al minimo accenno di resa l'avrei allontanata da me definitivamente e non avrebbe sopportato una umiliazione di questo genere. Con sommo piacere notai che un numero sempre maggiore di avventori era interessato alla scena, vedere un uomo seduto comodamente a leggere il giornale ed una femmina decisamente bella che immobile aspetta solo un cenno.
Il disagio dopo pochi minuti era già forte in lei, lo percepivo dal leggero ondeggiare del suo corpo e da quello strano modo di contrarre le dita che le donavano un aria ancora più impaurita. La osservai a lungo, constatando che non indossava nulla sotto il camice e come ordinatole, aveva delle stupende scarpe nere con tacco e laccetto che ne esaltavano le caviglie, non aveva disubbidito.
La situazione era alquanto particolare, gli occhi della gente sempre più incuriositi di quella posizione e soprattutto il mio apparente distacco dalla figura che stazionava immobile a sguardo basso. Il suo corpo, cosi ben delineato da quel camice, la pettinatura curata. Decisamente una bella donna, e mi ritrovai a pensare a quanti uomini avessero avuto l'opportunità di averla e invece ne hanno solo usato il corpo e dimenticandosi della mente, una femmina cosi sinuosa e sensuale nei gesti avrà sicuramente avuto migliaia di uomini che anche solo per un istante hanno desiderato possederla e forse alcuni sono anche riusciti a prenderla e tenerla a se per poco.
Ma adesso è mia, la mia nuova slave.
Decido che ormai è tempo, le ordino di sedersi con le mani ben ferme sulle gambe e sempre con lo sguardo basso. Con un movimento sensuale ed elegante si accomoda sulla sedia mentre le chiedo se desidera bere qualcosa. "quello che il mio Padrone desidera andrà benissimo per me". Resto colpito dalla sua volontà, è decisamente ben predisposta e decisa al suo ruolo e questo non fa che accrescere il mio piacere. Decido per un porto rosso, chiamo il barman e ne ordino due. Una volta bevuto ci alziamo, mi segue fino alla macchina e solo alla mia occhiata, si avvicina e mi apre la portiera accertandosi di richiuderla bene dopo che sono salito, rapidamente gira intorno alla vettura e si siede al mio fianco.
La osservo, come ordinatole non indossa nulla sotto il camice, ad un semaforo, sfruttando il rosso, le tocco una coscia e deciso salgo fino al primo bottone in basso, lo prendo e con mossa decisa lo strappo via. Adesso ad ogni suo passo lo spacco formatosi è decisamente pericoloso, fino a scoprire l'attaccatura dell'inguine e, ad un osservatore attento, non sfuggirebbe certo la mancanza di intimo e la sua figa rasata di fresco.
Accosto proprio davanti ad una farmacia e le ordino, mettendole 50 Euro in mano, di comprare una scatola di preservativi, "voglio quelli con le borchiette stimolanti in lattice". Mi guarda un poco sconcertata, non immaginava di dover eseguire ordini cosi in un luogo come la farmacia. Ho scelto questa farmacia perché dalla macchina posso vedermi tutta la scena grazie a vetrine libere da ammennicoli che priverebbero il piacere di osservare il farmacista e altri clienti.
La vedo entrare, passo deciso ma capisco che è a disagio, dentro ci sono un cliente sulla 40ina ed il farmacista, un ometto pelato ed occhialuto. Finito di servire si rivolge a tina con un sorriso ma vedo i suoi occhi che scorrono lascivi sul corpo seminudo ed alla richiesta precisa lo vedo decisamente attratto.
Si spostano verso il banco dove si erge un enorme espositore di ogni tipo di preservativi e vedo chiaramente il farmacista che si avvicina sempre più al corpo di tina, ogni movimento è studiato per sfiorare, toccare e sognare. Lei impassibile, accetta ogni cosa sapendo bene che la osservo e giudico, lascia che il farmacista si prenda tutto il tempo necessario per strusciarsi lascivamente su di lei.
Poi decido, in un lampo sono sull'ingresso del negozio, il farmacista mi osserva da dietro un sorriso che tutto è, meno che cordiale, mi avvicino e fissandolo negli occhi cerco di metterlo subito in soggezione, "le piace la mia piccola troietta?" il suo sorriso si smorza passando all'allibito, "prego, provi a mettere una mano sotto il camice, sicuramente la troverà bagnata". Ancora incredulo e indeciso sul da farsi, non sentendo rimostranze dalla femmina che gli movimenta i pantaloni allunga una mano fino a farla sparire sotto la stoffa.
È arrivato al dunque, lo capisco dal leggero abbandono all'indietro della testa di tina e quel leggero sospiro che emette. "cara, hai deciso quali prendere?", riapre gli occhi e abbassando lo sguardo mi risponde "si mio Padrone, ho trovato quello che cerchiamo" sorrido, "bene, ma voglio essere certo dell'acquisto, prendine uno mettiglielo al farmacista e fagli un bel lavoretto di bocca". L'uomo ormai già su di giri non se lo fa ripetere due volte e ci invita ad accomodarci nel retro, non ha ancora accostato la porta dietro di noi che ha già sbottonato i pantaloni, "mia cara, prendi il preservativo e mettitelo in bocca e solo con labbra e lingua srotolalo sull'arnese del nostro piccolo amico".
Fedele al suo ruolo si inginocchia davanti al farmacista e si attiva per eseguire il mio ordine, conosce bene ciò che l'aspetta se dovesse fallire, non mi sono preoccupato di sapere se ne è capace, male che vada ci riesce altrimenti questa sera saranno punizioni supplementari. Divertente quadretto, da una parte un ometto che non vede l'ora di godere ed è ormai pronto a farlo, dall'altra una femmina che per paura di non riuscire nell'intento si prende tutta la calma necessaria.
Poi finalmente si prende in bocca il bastone, poche leccate e come mi aspettavo, l'eccitazione del nostro amico è ormai al culmine, mette una mano dietro la testa di tina e accompagnando il tutto con colpi di reni, gode copioso tenendola bloccata a se anche dopo la fine. Tina immobile aspetta un mio ordine "alzati, adesso andiamo".
Molto buffa la scena, l’ometto è in piedi con il pisello moscio ancora “plastificato” dal preservativo ed uno sguardo da bambino a cui hanno sottratto il gioco.
Prendendola per un braccio usciamo e saliamo in macchina, non ha certo avuto il coraggio di chiederci il pagamento della confezione il piccolo farmacista, anzi sono certo che se dovessi tornare per un aspirina troverei un ottimo sconto.
Rimessi nel traffico, tina vorrebbe parlarmi e le concedo di farlo, "spero che il mio Padrone sia contento della mia attenzione ai suoi desideri" "non proprio cagna! Prima che il farmacista si rivolgesse a te hai cercato il mio volto attraverso la vetrina, questo significa che temevi non potessi essere li ad osservarti, appena a casa sarai punita per questo, voglio la tua assoluta fiducia".
Un certo irrigidimento delle sue gambe mi lascia immaginare che non vede l'ora di essere punita.

sabato 14 aprile 2007

Bistrot Folies

Caselli che scorrono rapidamente, un autostrada che conosco e l'orario di primo pomeriggio è favorevole per una bella corsa. La macchina macina la strada rapidamente, solo un fastidioso vento scuote leggermente l'auto. Nulla di più ad impedirmi di scappare per il danno della settimana.
Capirci è stato facile, entrambi ci si "annusava" da un po’ di tempo senza spingere mai a fondo restando su un tono amichevole e ridanciano, ma i messaggi subliminali c'erano eccome, la voglia ed il piacere di assaggiarci diventava ogni giorno più insistente fino ad oggi. Finalmente oggi avrò il piacere di leggere quello sguardo, di prenderne possesso, perché di entrambi è il desiderio.
Pochi ordini semplici e maliziosi, niente mutandine, autoreggenti e gonna.
Il resto lo decidiamo.
Sto per arrivare, il solito cartellino verde “Uscita 4 KM”, mi sposto sornione nella corsia centrale per decellerare e faccio partire la telefonata.
"ciao tutto ok?"
"Siiiiiiiii" sto arrivando, il tempo di fare quelle due cose che sai ed ho un po’ di tempo per te"
"bene, allora ci vediamo in quel bar, entra e vai direttamente in bagno, io sarò già dentro e ti seguirò".
" si, va bene, ciao".
Immagino il bar, immagino lei che non ho mai visto, immagino che succederà, ma come solito non ho ancora pensato a cosa fare, programmare sembra impossibile per me, una cosa contro natura, un gesto blasfemo. Individuo il suo ufficio e li di fianco il bar che mi ha indicato e chissà perché mi aspettavo un piccolo bar di periferia.
Invece mi ritrovo catapultato in un bel ritrovo per pranzi di lavoro e veloci spuntini, il locale avrà circa 130 coperti ovviamente è gremito e questo non aiuta certo la situazione.
So già che devo aspettare 30 minuti, tranquillamente mi guardo intorno e cerco di rendere familiare il nuovo ambiente, il bancone le cameriere frenetiche per velocizzare i tempi di permanenza degli avventori, il bagno.
Un caffé doppio che dura un secolo o meglio, lo faccio durare un secolo, ma non basta.
Cosa c’è di meglio dopo un caffè? Mi prendo una tonica, ma i minuti scorrono lenti mentre attendo, fingo di telefonare per non mostrare alle cameriere che sono in attesa, potrebbero notarmi e vedermi entrare poi nel bagno.
Finalmente arriva, entra e passandomi accanto sfodera un sorriso complice e senza modificare il passo si dirige verso il luogo convenuto, io dietro di lei.
Ha giusto il tempo di togliere il cappotto e sono sulla porta che mi chiudo a chiave dietro di me. La stanza è classica ma pulita, due lavelli e un bel piano d'appoggio dove ripone il suo cappotto ed io il mio, poi sono labbra che si prendono, le lingue si scoprono e assaporano, il primo approccio è fatto, lascio che si stacchi e cerco i suoi occhi, cerco di entrare fino alla mente per leggerla e poi lascio andare la mia mente per dirigere la situazione senza pensarci su troppo ma vivendo d'istinto.
La prendo di peso e la faccio sedere sul ripiano, lei cerca di appoggiare la schiena allo specchio, tiene la testa lontana e la mia mano automaticamente si porta tra le sue labbra, brutalmente, cerco di aprirle, pizzico e schiaccio il grilletto, per poi insalivare il dito e passarlo ripetutamente tra le labbra.
Intanto le nostre bocche si uniscono di nuovo, intervallate da frasi, parole, gesti, poi mi chino, fissandola e dicendole "adesso vediamo che sapore hai".
Non subito, forse non vuole mostrarmi quanto le piace, cerca di mantenere un atteggiamento neutro ma il suo sorriso è decisamente accomodante e mi informa che lo desidera fortemente. Le sta piacendo, non ci si può sbagliare, come si apre a me e come inizia a sbavare umori, poi finalmente la testa che si abbandona all'indietro, fino contro lo specchio. Lecco, morsico, assaggio fino al primo miele che lentamente mi esplode in bocca dandomi quel gusto che cercavo. Mi alzo, di scatto per baciarla. Mentre lo faccio infilo delicato ma deciso un dito in lei e diversamente dalla mia solita posizione lo sposto, come guidato da un radar fino a trovarle quasi subito il suo punto di piacere.
Approva sgranando gli occhi, mi rende un sorriso di stupore mentre mi conferma che ho trovato subito il punto giusto forse anche stupita da questo, sinceramente non mi interessa.
Gioco dentro di lei fissandola, la festosa gioia di sguardi non ci ha abbandonato ancora e sono sicuro che sarà con noi fino alla fine. Lascio che il suo respiro scenda, si regolarizzi e mi dispiace quasi di non averla portata ad urlare di piacere.
Poi la faccio scivolare giù dal piano dei lavelli per guardarla meglio e le chiedo di girarsi per osservare il suo corpo, gambe tornite incastonate su un notevole culo.
Sollevo la gonna e percepisco che essere esposta ed esibirsi per me la fa sentire golosamente troia.
Cerca ancora il mio sguardo riflesso nello specchio, valutando le mie espressioni per godersi il consenso. La bacio sul collo e sulle labbra strusciando ancora le dita tra le sue gambe ma desidero vederla leccare.
Le sue mani si portano sulla mia cerniera, mentre l'aiuto a sbottonare i pantaloni, si china e apre le danze.
La sua lingua stupendamente delicata ma attenta nel muoversi sui punti giusti è rapida e lenta nel contempo, muovendosi sui ritmi sereni di nenie hawaiane muovendo la testa quel tanto che serve, cercando costantemente i miei occhi per leggerci il ritmo da tenere modificandosi per darmi maggiore piacere.
La sua bocca calda e vellutata sensualmente accogliente dove vedo sparire fino in gola tutto il mio giocattolo, avvolgendolo e massaggiandolo.
Visioni uniche che sono forti scariche elettriche nella mia mente che aumentano l'eccitazione e la voglia di andare oltre ma il luogo il tempo e la stessa situazione ce lo impediscono.
Vedo le sue gambe riflesse, quella gonna che sale mostrando le autoreggenti e poi il lembo di pelle, il suo culo perfettamente modellato dalla gonna che ne esalta la femminilità come la sensualità e l'erotismo del momento. È davvero brava, docile e attenta al piacere proprio perché anche suo piacere.
Le ordino di masturbarsi e la sua mano sinistra corre tra le gambe ma è un attimo, pochissimi tocchi ed è scossa da un brivido, sottile, perverso e questo le basta, lascio che tolga la mano anche se lo spettacolo di vederla godersi mentre mi gode avrei preferito fosse più lungo ma capisco che il livello era già alto e poco è bastato a raggiungere il cielo e distrarla dal suo costante lavoro con la bocca.
Si avvicina, si avvicina sempre di più il momento del mio piacere, la guardo e le chiedo se ha voglia di bermi e la risposta la leggo nei suoi occhi, anche se ci sono state parole mi sono bastati gli sguardi. Anche lei adesso cambia ritmo, aspira e lecca evidentemente abbiamo deciso che deve essere adesso, si abbandona finalmente in ginocchio sul freddo pavimento aprendo le gambe in una posa stupendamente oscena e sensuale.
Sento il mio piacere farsi largo e scendere dalla mia mente fino ai miei lombi e poi ancora più giù pronto ad esplodere. Sono pronto a lasciarmi andare mentre aiutata dalle mie mani si ritrova spalancata con la punta contro la gola.
Un suono gutturale e profondo mi parte dalla mente scivolando sino all'inguine per poi risalire per esplodere potente e animale in gola, mentre le stringo i capelli.
I fiotti escono in successione.
Il mio corpo è scosso da brividi di piacere, mentre lei si nutre di me senza perderne nemmeno una goccia, ingoiando ogni stilla della mia essenza, ogni goccia come ogni sospiro.
Insiste con la testa trattenuta da me tra le mie gambe, fino alla certezza che nulla possa esserle sfuggito e ancora da prendere, il mio corpo si rilassa in lei e solo allora la faccio alzare e senza una parola la bacio frugando nella sua bocca alla ricerca del mio sapore tenue e flebile che fatico e ritrovare visto che la maggior parte è schizzata direttamente in gola.
Quel risentirmi in lei, quel gusto cosi familiare che ora è anche parte di lei. Forse un marchio, un segno, forse un prendere possesso.
Mille possono essere le motivazioni ma poco importa, la cosa unica è la condivisione.
Il tempo di complimentarci l'uno con l'altra e cerchiamo quasi a malincuore di ricomporci ed un bussare insistente alla porta ci strattona alla realtà, mi infilo in un bagno, per finire di vestirmi, mentre chi bussava entra ad occupare l'altro bagno, sgattaiolo fuori e dopo poco mi raggiunge. I suoi occhi brillano come forse i miei, ci siamo scoperti ed assaporati e probabilmente ci mangeremo anche in seguito, ma questo folle momento nel bagno delle donne non lo dimenticheremo.

martedì 10 aprile 2007

Le Tue Gambe

Le tue Gambe.
Affusolate strade del Piacere,
scivolano sul mio Corpo strusciando.
Lascio che mi avvolgano Licenziose,
per Stringersi nell’orgasmo.
Mentre il tuo corpo sussulta Posseduto dal mio cazzo.
Afferro i tuoi fianchi e scuoto l’albero dai Frutti proibiti.
Ti monto stando sotto di Te.
Dirigo l’orchestra del piacere che Cola sulle mie Gambe.
Gioco al ritmo forte della Musica,
guidando ogni parte della tua Mente.
Non ti Lascio.
Non ti Fermo.
Avvolgo il tuo orgasmo di cattive Attenzioni.

lunedì 9 aprile 2007

Vergine Schiava

Il contatto fu rapido, intrigata e bagnata dalla lettura si precipitò a scrivermi, soffermando e focalizzando l'attenzione su alcuni particolari che mi colpirono, oltre alle classiche descrizioni di come e quanto si fosse bagnata leggendomi, faceva chiaro riferimento al fatto di essere vergine, rincarando la dose affermando di non aver mai nemmeno baciato un uomo. La cosa da un lato mi intrigava ed il mio istinto mi spingeva a proseguire e dare affidamento alle sue parole, mentre la razionalità mi diceva che alla sua età sono davvero rarissime le ragazze ancora totalmente inviolate.
Come cercai di affondare il colpo per arrivare ad una conoscenza visiva mi oppose che la preparazione all'esame di maturità la prendeva totalmente e mi pregò e scongiurò di aspettare, ci sentimmo telefonicamente una sola volta giusto per capire davvero se diceva il vero soprattutto riguardo il suo sesso. Per far passare il tempo ci scambiavamo mail dove poco alla volta tirai fuori, anche facilmente, la sua indole di sottomessa e masochistica femmina. Desiderava essere colpita, il dolore nella sua mente era uguale al piacere e mi confermava le mie teorie circa un sottile piacere che scaturisce dal provocarsi o subire dolore. Scoprii che saltuariamente si metteva succo di limone o sale fine sulle ferite o volontariamente se ne procurava. Portai la sua mente a desiderare ardentemente di essere mia slave, le spiegai l'abc, i primi rudimenti via mail impartendole i primi comandi e compiti da svolgere. Fortunatamente, essendo dotata di cam potevo anche ricevere le prove della sua obbedienza e perizia nello svolgerli. Mollette sulle labbra, cera colata sui glutei, piccole cose giusto per saggiare, e piacevolmente, notavo il suo entusiasmo nel soddisfare ogni mia richiesta motivata da una punizione per disobbedienza o mancata consegna.
Ma il tempo passava e alla fine arrivò il giorno dell'incontro, lei si preparava mentalmente all'evento da almeno 3 giorni aumentando il pathos circa la serata. Decisi che era meglio dormisse da me e cosi ci organizzammo. Ero tranquillo, rilassato e abbastanza di buon umore, andai a prenderla e lei camminando verso di me, mostrava con l'incedere tutta la sua incertezza e paura per una cosa cosi particolare, lei totalmente vergine pronta a farsi sbranare dal lupo, lasciarsi immolare e prendere totalmente dal suo Padrone. La sua sudditanza psicologica era davvero forte, era in balia di mille pensieri e vorticosi dubbi, ma nel contempo mostrava determinazione ad andare fino in fondo. Sentiva la mia mano che forte e sicura la guidava nel buio per portarla alla luce di nuove vie da percorrere e da sperimentare, sapeva che quello che aveva sempre desiderato era li a portata di mano, bastava donare anima e corpo al Padrone. Lo fece, lei cosi timida e totalmente inesperta, che si vergognava persino a spogliarsi davanti alle sue compagne o dal dottore entrò in casa decisa a prendersi ciò che desiderava da tempo. Le mostrai la casa per farla rilassare un attimo, poi le offrii da bere e le chiesi di mostrarmi il quaderno delle punizioni scoprendo che l'aveva dimenticato a casa, il mio sorriso sparì e lasciò il posto ad uno sguardo serioso. Le ordinai di alzarsi perché le avrei dato 10 sculacciate. Si alzò e mi osservo, le ordinai di togliere i pantaloni, lo fece immediatamente senza fiatare o mostrare titubanze, poi le dissi di togliere anche il perizoma, una volta con il suo fiore a meno di 30 cm dal mio naso le ordinai di sdraiarsi sulle mie gambe e pronto a colpirla le dissi che doveva contare ogni singolo colpo e ringraziare il Padrone.
Non feci nessun approccio morbido, già dal primo colpo fui subito duro e determinato, la mia mano colpiva le sue giovani carni, la sua voce non tradiva nulla, stessa tonalità per dieci volte.
sei, grazie Padrone.
sette, grazie Padrone.
otto, grazie Padrone.
nove, grazie Padrone.
dieci, grazie Padrone.
Finiti i colpi, aspettai a rivolgerle la parola, mentre osservavo in penombra il rossore diventare acceso sulle sue carni cosi tenere e fresche di femmina in evoluzione. Le mie dita formavano un rilievo di pelle, colpendo su entrambi i glutei ogni angolo grazie alle dimensioni della mano, era arrossato ed in rilievo. Passai due dita tra le sue gambe e cercai le sue labbra che trovai fradice e pulsanti di piacere, era completamente eccitata tanto che l'umore aveva bagnato almeno per 5 cm intorno alla sua porta chiusa. Le ordinai di alzarsi e di sedersi in ginocchio davanti a me e mostrandole la mano che l'aveva colpita le chiesi di baciarla e leccarla, ringraziandola mentalmente per averle insegnato che un ordine va sempre eseguito. Leccò e tirando fuori la lingua potei apprezzare come era morbida e lasciva nel leccarmi le dita. Una volta terminato il rito, le spiegai le posizioni che desideravo assumesse in caso di ordine, posizione d'attesa con il culo ben alto e i gomiti a terra testa bassa ad osservare il pavimento. Posizione di ispezione, con gambe divaricate e braccia aperte con palmi all'insù. Poi le dissi che ogni volta che pronunciavo il suo nuovo nome avrebbe dovuto raddrizzare le spalle e il collo mantenendo una posizione rigida e ferma con le mani lungo i fianchi. Fu molto brava e partecipe nel cercare di imparare rapidamente e di rendermi felice con la sua ubbidienza. La mancanza del quaderno delle punizioni mi limitava, avrei preferito avere sottomano tutto quello che le avevo ordinato di scrivere per farglielo leggere ad alta voce davanti a me. Le ordinai di andare a gattoni fino in camera e di prendere la mia borsa dei ferri, che aprii davanti a lei per mostrarle tutto il suo contenuto. In alcuni casi prendeva in mano qualcosa e mi guardava stupita a cosa potesse servire per poi abbassare la testa alla mia spiegazione ma mi rendevo benissimo conto che non desiderava altro che provarli tutti. Le misi le pinzette sui capezzoli, che mordevano la carne di quei seni cosi duri ed invitanti, lasciai che le portasse per un po’ che si abituasse al dolore, ogni tanto prendevo la catenella che le lega e leggermente strattonavo per osservare le sue reazioni. Terminata la "rivista" dei giochi, ci spostammo in camera, lei dietro di me come un fedele cagnolino e una vota giunti in prossimità del letto la fissai dritta dentro l'anima e le ordinai di spogliarmi, era arrivato il momento di prendersi cura del mio corpo. Mi tolse la polo, poi i pantaloni, lo fece senza nessun pudore ma visibilmente in trance da situazione. Mi sdraiai sul letto dopo averle messo in mano la nivea ed ordinatole di massaggiarmi la schiena. Mise una quantità enorme di crema, dentro di me ridevo per via del tempo necessario a farla asciugare, infatti dopo 3 quarti d'ora era ancora intenta a massaggiare, le permisi di massaggiarmi anche il culo, volevo sentire le sue dita sul mio culo e come lo avrebbe toccato, come le sue dita avrebbero conosciuto il mio corpo. Per un ora mi massaggiò, passando le sue mani dal collo fino ai glutei, . Una volta terminato, mi sollevai in ginocchio e lei era praticamente addosso alla mia schiena, misi le mani sul suo culo e la tirai a me, i suoi capezzoli induriti e frementi mi solleticavano le scapole, mentre il suo corpo cercava timidamente più contatto possibile con la mia pelle. Presi la sua mano e la misi sul mio cazzo, era evidente che non lo aveva mai fatto, lo prese e tenne la mano rigida e semiaperta, misi la mia sulla sua e le mostrai l'impugnatura e il movimento per poi lasciarla fare e prendere confidenza. Girai la testa e cercai la sua bocca che si aprì per ricevermi, a scatti e cercando di capire cosa facevo io per imitarmi, poco alla volta si sciolse e rispose con passione al mio bacio. la sua mano si fermò ma non mollò la presa e potei rimettere la mia sulla sua per farle riprendere la masturbazione. La posizione era scomoda e volevo vedere come se la cavava a leccare, mi scostai e seduto sulla testata del letto le ordinai di accucciarsi tra le mie gambe e le indicai la via, poche spiegazioni e le dissi di darsi da fare. Aprì lentamente ma decisa la bocca e dopo due leccatine sul glande se lo mise in bocca mentre la lingua continuava a muoversi sul mio frenulo, poi oltre al glande vidi sparire nella sua bocca anche parte del rimanente, le piaceva, e da come si ingegnava di suo mi resi conto che la ragazza era destinata ad una fulgida carriera di succhiacazzi. Lasciai che si divertisse, ma dopo mezz'oretta sentivo il bisogno di godere e volevo farlo nella sua bocca. Mi scostai sdraiandomi sul letto e l'aiutai masturbandomi leggermente per poi farmi leccare e succhiare le palle, mentre proseguivo con la masturbazione. Mi prese una palla in bocca e con quella lingua che saettava, l'orgasmo si fece vicino, le ordinai di ritornare a prenderlo in bocca e mi preparai a spruzzarle in gola il mio nettare. Cosi fece. L’osservavo mentre si accaniva a succhiare per non perderne nemmeno una goccia, mi bevve naturalmente, senza nessun timore o sgradevole sensazione, anche se l'inesperienza le fece scappare alcune gocce che brillavano sulla base del cazzo e in piccola parte sulla mia mano, le dissi di leccare tutto e ripulirlo a dovere. Non se lo fece ripetere e leccando avidamente ripulì tutto, anche la mia mano. Il piacere di averla li disponibile e totalmente inesperta era per me fonte di intrigo e malizia, le ordinai di mettersi a cavalcioni su di me con la sua fighetta sulla mia bocca, era arrivato il momento di sentirla godere. Lei adagiata su di me aveva ancora a disposizione il mio cazzo da baciare e non aspettò un mio ordine per riprendere a leccare e succhiare. Mi stupivo, mentre la leccavo del fatto che lei essendo inesperta non poteva apprezzare fino in fondo l'esperienza e tecnica che amo metterci, ma comunque l'intento era di portarla a godere di lingua e cosi feci, alternando saltuariamente qualche morsicata alla base del gluteo, facendole sentire i denti ed il dolore che sapevo essere necessario per il suo godimento. Arrivò, forte e imperioso, tremiti e scuotimenti fecero vibrare il suo giovane corpo in un piacere che non conosceva ma che le sconvolse mente e corpo, sembrava in preda ad una crisi isterica tanto le tremavano le gambe e copioso aumentò il flusso di miele che già da un po' di tempo fuoriusciva abbondante, non più liquido lubrificante ma sempre più denso e corposo per l'aumento di umori orgasmici. Spossata, smettendo di leccare si accasciò su di me a peso morto, restando con la mente vincolata al piacere ed alla figa che pulsava nervosa attendendo ben altro. Anche il suo culo, profanato da un malizioso dito durante la leccata pulsava e si mostrava aperto e disponibile a nuove esperienze. Lasciai che tornasse nel mondo dei vivi e poi ci spostammo in salotto. Lei si accucciò ai miei piedi in posizione di attesa, ferma e ben posizionata, non fiatava ma capivo da come muoveva leggermente il culo che aveva la fighetta in fiamme. Era arrivato il momento di presentarle l'amica frusta. Le ricordai che avevo ben presente di averle ordinato di segnare sul quaderno 5 frustate per via di una cattiva esecuzione ad un mio ordine e la mandai sempre a gattoni a prendermi in camera la frusta. Con quella penzolante dalla bocca ritornò da me e me la porse. La rimandai in camera a prendere lo scranno, se conoscenza doveva essere che fosse competa e scenografica. Posizionato lo scranno al centro del salotto, la feci adagiare sopra, mettendole i piedi ben piantati da un lato e ammanettandole i polsi dall'altro alle gambe dello stesso. La visione del mio scranno cosi superbamente usato era fonte di appagamento cerebrale, una femmina succube e pronta a ricevere la giusta punizione. Le ordinai di contare e ringraziare e la colpii una prima volta, centralmente, in modo che il terminale flessibile la colpisse in piena fighetta, poi 4 colpi due per gluteo. Le righe immediatamente violacee risaltavano notevolmente, lasciai che si abituasse al dolore provato e presi la nivea per lenirle i segni. Lasciai che mantenesse la posizione finchè l'esplosione cutanea non terminò osservando compiaciuto quelle righe cosi evidenti e lucenti. In completa trance spirituale, i suoi occhi spalancati sul mondo le davano l'appagamento di una possessione cerebrale che le permetteva di sopportare degnamente quanto aveva solo fantasticato nei momenti di masturbazione solitaria, la sua micetta non aveva smesso un attimo da ormai 4 ore di colare copioso nettare che le bagnava l'interno coscia rendendola umida ma soprattutto mentalmente appagata di aver aperto una via, quella che da molto tempo desiderava. Il piacere della sottomissione.

giovedì 5 aprile 2007

Tina 01

Ore 15.45 di un qualsiasi venerdì pomeriggio, il lavoro incomincia a rallentare, il peso della settimana si fa più gravoso, decido!, caffè e controllo mail… apro la posta, un nuovo nick, “Ventocaldo” mi consiglia di aggiungerla a messenger, chissà perché eseguo incuriosito, una volta fatto, il programma mi informa che è connessa e mi apre subito un pvt, “ciao ti stavo aspettando!” Stupito rispondo al saluto e iniziamo una leggera chiacchierata, sono sulle mie, non so chi è, e perché mi cerca, anche se uomo tendo sempre ad essere sospettoso…..
I soliti convenevoli, mi dice che già da parecchio tempo mi legge in rete, che trova interessanti le mie parole, e dopo un attimo mi dice che ama molto quello che legge tra le righe.
Sogghigno, pensando a che accidenti scriverò mai tra le righe, ma sto al gioco, voglio vedere dove và a parare. Tengo la conversazione su un tono amichevole, senza forzare la mano e cerco di avere più informazioni possibili da lei.
Dopo circa 30 minuti, mi scrive: “Mio caro, vedo che non fai mai la prima mossa” rispondo con 3 punti interrogativi, attende un attimo… “sai, Milano - Parma sono solo ad un ora di macchina, perché non ti decidi e vieni qui? Mi rendo conto che questa persona sa molto di me mentre per me è una perfetta sconosciuta. Cerco di capire meglio, le dico che se è un uomo può anche smetterla perché rischia di farsi del male con il sottoscritto. Per tutta risposta mi scrive il suo numero di casa.
Prendo tempo con la scusa di una telefonata di lavoro, intanto apro le pagine bianche e controllo il numero…. Tina G. viale Milazzo 34, Parma.
La cosa si fa interessante ed intrigante. Prendo il fedele Ericsson e la chiamo.
<<Pronto?>> Una voce calda e morbida mi riempie la mente.
<<Si ciao.. adesso voglio la verità.. chi sei? Come mi conosci?>>
<< Senti non perdere tempo, ho voglia di te, ti voglio qui adesso, sono già molto eccitata a sentire la tua voce al telefono, non avevo dubbi, solo quella mi crea cattivi pensieri>>
<<a si? E perché io?>>
<<sono ormai due settimane che sogno di averti nel mio letto, quindi prendi la macchina a vola da me…. Subito!!>>
Quel "subito" è stato un colpo. Cambio tonalità, <<Attenta bambolina, io comando non tu, queste sono le regole della casa, se vengo li è solo per punire questo tuo affronto, dammi l’indirizzo sono già in macchina>>. Mi spara un indirizzo, guarda caso uguale a quello riferito dalle pagine bianche, rispondo con un semplice ok e riattacco.
Spengo il PC, chiamo la mia segretaria, “Carla io per oggi ho finito, se mi cercano sono fuori fino a lunedì, prendi tu nota e poi riferiscimi, spegnerò il cellulare, mi trovi solo sul numero privato nostro, ma cerca di non disturbarmi, meglio un resoconto lunedì mattina, solo in caso di guerra nucleare puoi disturbarmi”.
Carla ha capito, un leggero sorriso misto a rimpianto le solca il viso, sa cosa vado a fare, prendo la ventiquattrore che lei conosce bene, sa che non contiene nulla di lavoro ma è sempre lì, pronta sullo scaffale, chiusa a chiave, lei sa, ha avuto modo di conoscermi, per un anno è stata roba Mia, poi ha mollato il gioco per uno stupido uomo che non sa cosa significhi darle piacere. Ed ora non la voglio più, gli accordi erano chiari, se pronunciava quella parola tutto si sarebbe interrotto e nulla sarebbe più stato come prima.
Mi ha supplicato, implorato, si è umiliata davanti a me pregandomi di riprenderla ma i patti erano chiari, ha deluso il suo Padrone. Salgo in macchina, mi dirigo velocemente verso l’autostrada e fortunatamente l’orario è buono, forse evito il traffico del fine settimana. L’auto scorre veloce, Lodi, Piacenza, non mi sono ancora soffermato su cosa m'aspetta, non mi interessa, ho dentro di me una voce che mi urla solo di andarci, potrei trovare di tutto, ma non sono uno che si spaventa. Spero per lei che sia già pronta a prostrarsi ai miei piedi, anzi, meglio di no, inizierei subito a punirla.
Parma! Finalmente, 45 minuti di viaggio… ma che ho messo al posto del diesel?
Richiamo, sento la sua voce rotta da sospiri, si stava masturbando ne sono certo, ma non ne faccio cenno.
Le chiedo indicazioni per trovarla. Destra, poi il rondò e poi ancora destra.
Palazzina gialla, suona il numero 18. Ok, fatta, arrivato.
<<Sei sola?>> << Certo caro… ti aspetto>> clik.
Caro un cazzo, adesso ti faccio vedere io” penso.
Scendo, chiudo la macchina e mi avvicino al portone, passo deciso e rapido, apre e mi dice di salire al 5 piano.
Ascensore, apro al 5° e mi trovo solo una porta, il campanello corrisponde, suono, mi apre.
Bella, sui 35 anni, capelli neri corvini, indossa una guepiere nera in pelle, carnagione chiara che risalta con l’intimo che indossa.
Ovviamente autoreggenti e perizoma sempre in pelle completano l’opera.
Mi sorride, facendomi cenno di entrare, chiude la porta alle sue spalle e si gira, io sono li fermo in mezzo al corridoio con la ventiquattrore nella mano destra.
Con la sinistra muovo rapidamente un manrovescio che la prende in pieno viso.
Cambia espressione, il dolore e lo spostamento la fa indietreggiare di un passo, è sbiancata.
Questo è il buongiorno, se credevi di aver trovato un ragazzetto pronto a subire ti sei sbagliata di grosso, inginocchiati davanti a me e lecca la mano che ti ha colpito".
Indecisa e frastornata esegue, sicuramente non si aspettava un trattamento simile e inizia a leccare. Subito ritraggo la mano, mi tolgo il cappotto e la osservo, decisamente una bella donna.
Vieni dietro a me a carponi”, mi avvicino al salotto e mi accomodo in poltrona.
Lei arriva fin davanti a me, le ordino di alzarsi, dallo schiaffo non ha ancora aperto bocca, ottimo segno. “Spogliati completamente, non meriti di indossare indumenti davanti a me!”
Esegue immediatamente, senza fiatare, adesso è nuda ed immobile.
Ispeziono senza toccarla, impartendo di volta in volta quali posizioni assumere per permettermi di fare meglio il controllo.
Adesso dimmi una parola, quella che vuoi, sai perché te la chiedo, quindi muoviti”.
Con un filo di voce mormora “acero”.
Ok, da adesso sei mia, se pronuncerai quella parola in mia presenza ti ripudierò e non mi avrai più come tuo Padrone”.
Veniamo al tuo modo di rispondermi, dovrai sempre rivolgerti a me con riverenza “si mio Padrone” “grazie mio Padrone”, ogni tua azione passa dal mio volere, da oggi e per sempre… finche non pronuncerai quella parola o finché io non ti ripudierò.
Si mio Padrone”.
Il viaggio mi aveva caricato, ero pieno di idee, la mia mente viaggiava a mille all’ora.
"Inginocchiati".
Mentre esegue, noto che il suo seno, una 4a decisamente abbondante, è sodo e ben curato.
"Toglimi scarpe, calze e massaggiami i piedi".
Mi gusto per un bel quarto d'ora il piacevole tocco poi le ordino di mettersi a 4 zampe.
Mi alzo e mi spoglio, la fedele valigetta sempre vicina.
Una volta nudo, le ordino di alzarsi, di prendere una sedia in cucina, la porta e la sistemo davanti alla poltrona. La bendo, poi prendo una cosa dalla 24ore e la posiziono sulla sedia, è una specie di Plug-in. Forato al centro per permettere il deflusso di liquidi in entrambe le direzioni, è in acciaio 316 quello usato in farmaceutica, preparato apposta da un amico su mie direttive. Le ordino di sedersi. Lentamente esegue e si ferma quando sente la punta appoggiarsi al buco, resta cosi obbligata ad una sospensione basata sulla muscolatura dei polpacci e dei quadricipiti.
Lego le sue favolose caviglie alle gambe della sedia, in modo che sia anche vincolata con la punta che già cerca di penetrarla, favorita da un piccolo velo di “luan” che ho preventivamente spalmato per rendere il giochino più intrigante.
Con voce bassa e suadente, mentre la bendo, l’informo che la posizione la mette in mio completo potere, dovrà eseguire ogni mio desiderio, in silenzio mi siedo in poltrona e l'osservo.
Come ogni persona bendata, alla mancanza di rumori muove la testa con leggeri scatti per meglio captare e capire con l’udito, supplendo cosi alla mancanza della vista.
Vedo le sue gambe tremare leggermente, la pesantezza del corpo e la scarsa abitudine alla posizione incominciano a rendere difficile la situazione, vorrebbero cedere ma il dolore all’ano è ancora forte e quindi resiste, ma arriverà un momento in cui il dolore alle gambe sarà superiore a quello anale e quindi preferirà infilarsi il plug e finalmente sedersi.
La sensazione di vuoto derivata dalla mancanza di vista e non sapendo cosa combino la rende un poco nervosa, dopo aver acceso una sigaretta, con voce calma le chiedo di masturbarsi.
L’esecuzione non è pronta, ha una leggera titubanza, mi alzo e le prendo un capezzolo tra le dita, lo schiaccio, non violentemente, duraturo e costante. Geme.
In modo disomogeneo, parte come un piacere fino al dolore.
Sempre mantenendo il capezzolo tra le dita, le faccio notare che non è il tono della mia voce che ordina ma ciò che dico.
Ritorno a sedermi osservandola, mentre la mano destra inizia lentamente a massaggiarsi il grilletto e successivamente vedo il dito medio sparire ripetutamente all’interno delle sue labbra.
Il motivo di questo ordine è portarla al rilassamento ed una leggera eccitazione per agevolare il crollo fisico e psicologico, permettendo al plug d’infilarsi fino alla base.
Infatti, di li a poco, il dolore della posizione e l’eccitazione raggiunta la costringono a rilassare i glutei e vedo lentamente il mio giocattolo sparire tra le sue bianche carni.
Ormai il dolore non è più in lei, l’orgasmo ha preso il sopravvento ed è prossima ad esplodere.
La blocco con un ordine preciso, “togli la mano da li, fermati!”
Per una frazione di secondo ha pensato di proseguire, forse ripensando al dolore del capezzolo ma decide che è salutare obbedire.
Ormai il plug infilato e l’orgasmo alle porte la portano a movimenti inconsci dei fianchi cercando, nel possibile, di stringere le gambe.
Mi alzo e le assesto un sonoro schiaffone sulla coscia e immediatamente vedo le 5 dita rosse che emergono.
Devi stare ferma, immobile”.
Le prendo le mani e gliele faccio appoggiare sulle ginocchia, dalla leggera smorfia capisco che quel giocattolino è una tortura, adesso che l’eccitazione è passata.
Tiro fuori il cazzo, leggermente lo massaggio per dargli la prima consistenza e lo porto davanti alle sue labbra, che obbedienti si aprono per riceverlo.
Avidamente lo prende tutto in bocca e inizia a levigarlo accuratamente.
Decisamente brava la signora.
All’aumentare della dimensione, cerca di portare indietro la testa per non soffocare, lascio che abbia l’impressione che possa farlo ma quando ormai è bello duro le prendo i capelli.
Vicino alla nuca dove si avverte meglio il dolore quando si tirano.
La obbligo a seguire il mio ritmo, il mio piacere e le scopo la bocca dandole la netta sensazione che è solo uno strumento in mie mani.
La visione è decisamente eccitante e rapidamente sento la prima ondata di sperma salire nella canna, affranco la presa e le ordino di bere tutto, se solo una goccia andrà persa saranno dolori e punizioni.
Cosi dicendo ormai sono pronto a darle ciò che s'aspetta, tirandole i capelli la blocco con la cappella dritta in gola.
Finalmente arrivano i fiotti, decisi, tanto che mi sembra di sentirli sbattere in fondo alla gola.
Lei quasi si strozza, ma ha troppa paura di subire, quindi cerca di ingoiare il più velocemente possibile per non soffocare.
Completata l’opera, la lascio li sempre bendata ed assetata di rumori che le facciano capire le mie prossime mosse.
Cosa fa un uomo dopo aver goduto?
Si accende una sigaretta e la fuma avidamente godendo di ogni boccata come se fosse un ricordo nitido di quanto ha provato poco prima.
Che visione, seduta su un plug di metallo che ormai le ha completamente aperto il retto, l’utero che probabilmente le pulsa per quel misto di eccitazione e dolore che prova.
Godo dell’ultimo tiro, spengo la Camel nel portacenere, e mi avvicino a lei
Le slego le caviglie, ma la posizione forzata le limita la forza e la spinta per alzarsi.
Non parla, resta li cercando le forze per muoversi e poi in fin dei conti è attenta, sa che se dovesse muoversi senza mio ordine sarebbero punizioni e forse adesso non è nella condizione di subire altro dolore.
Le ordino di alzarsi e faticosamente esegue.
Forza, penso, completiamo l’opera. “sali sul tavolo e mettiti a gattoni”.
Una volta in posizione, le prendo i polsi e li lego con il solito nastro viola alle caviglie, in modo che possa aprire le gambe a piacimento ma restando vincolata, dopo aver oliato tutta la mia mano con il solito luan, infilo prima due dita, iniziando a simulare due gambe che camminano dentro di lei, poi aggiungo un terzo e infine il mignolo. Resta fuori solo il pollice e dopo averla limata bene roteando la mano, metto in posizione di entrata anche il fratello maggiore.
Geme la troia, mugola il suo calore per il trattamento.
Entra finalmente anche il pollice ed ha un sussulto, ormai la mano è sparita dentro di lei.
La visita, la tocca dove nessun dito è mai arrivato, le stuzzica la cervice, ormai è completamente impazzita, sta raggiungendo una serie di orgasmi multipli che non aveva mai e poi mai provato in vita sua. Il piacere estremo è li, deve solo prenderlo e farsi portare via.
Potrei anche sgozzarla adesso, non smetterebbe di godere.
Sento lentamente che il suo corpo si abbandona, si lascia andare, adesso il peso delle torture e degli orgasmi la porta ad abbandonarsi, quasi la sorreggo con la mia mano.
Se fosse più leggera proverei a sollevarla con il braccio.
Tento di estrarre la mano, sento una sua reazione, un nuovo spasmo uterino si agita sul mio polso, quando la parte più grossa del pugno è quasi uscita di colpo la reintroduco.
Inizio così a possederla di mano, prima lentamente e poi sempre più velocemente, fino a risentire il suo respiro di nuovo pronto ad urlare di eccitazione.
Ecco ci siamo, inizia a godere di nuovo, ma al momento opportuno sfilo rapidamente la mano, inarca la schiena per offrirmi il suo buco in modo che porti a compimento l’opera, ma ormai ho deciso.
Abbandono la stanza, trovo il bagno, mi lavo le mani, mi sistemo i capelli e compiaciuto mi sorrido allo specchio, “cazzo di bastardo!” anche questa è fatta.
Torno da lei, è ancora in preda alla voglia di godere, immobile a 4 zampe sul tavolo, oscenamente aperta, l’orgasmo è li che le trapana la mente, inconsciamente muove ritmicamente il bacino.
In questo momento si farebbe scopare anche da un esercito di cammelli pur di finire l’orgasmo che sapientemente le ho lasciato al culmine.
La slego, non si muove, resta ferma nella sua posizione, raccolgo i miei giocattoli e li rimetto nella 24ore. La saluto con un sonoro schiaffone sul culo, aspetto i 10 secondi necessari a veder emergere la firma della mia mano sulla sua bianca carne.
"A presto mia cara!".
Mi giro ed esco, macchina e via, si torna a Milano.
Chissà perché ho un sorrisino bastardo stampato sulla faccia.