Da
messenger al cellulare. Perché oltre alle parole scritte serve la
voce.
E corri incontro allo squillo per non perdere tempo, perché
per ora è tutto molto intrigante e vuoi ancora di più, ogni cosa
che possa amplificare quello che stai provando. Un indeciso “pronto”
tradisce la tua brama e mi offri altri punti di forza che comunque
non userò mai contro di te. Lo percepisci, non lo sai ancora ma con
il tempo potresti scoprire quanto è coinvolgente lasciarsi guidare
dalla mia mano.
Ormai le parole sono suoni, urla e sussurri
suadenti nel tuo cervello, scivolano dentro il tuo corpo per
prenderne parte, sotto la pelle percepisci il brivido di una voce che
penetra.
Hai ragione, il gioco è quello del gatto con il topo. Ti
porto i discorsi su temi leggeri e lascio che il tuo corpo si
rilassi, prenda fiducia e serenità, poi improvviso entro nel tuo
intimo, infilo le mie parole dolcemente roche dentro il tuo ventre
per parlarti delle tue perversioni. Affondi che percepisci come
possessione a gambe aperte. I tuoi silenzi mi dicono quanto queste
stilettate alla tua fragile emozionalità sono vissute come languidi
tocchi nelle zone più sensibili.
Poi d’improvviso ti alzi dal
divano e ti sposti verso l’angolo cottura perché il cellulare si
sta scaricando. Ti vedo in piedi vicino al microonde una mano per
sorreggerti al piano di lavoro e l’altra schiacciata all’orecchio
per non perdere nemmeno un respiro. Sei indebolita, affascinata e
lentamente ti abbandoni alla musicalità delle parole, al senso
perverso, ai percorsi che decido di percorrere per vederti femmina
languida. È la percezione di un attimo, le tue gambe tremano
leggermente e si flettono quel tanto come se ti mancasse la forza. È
il calore tra le tue gambe che lentamente ha reso fradice le tue
mutandine.
È il momento giusto per insistere, partono parole
suadenti, frasi per scioglierti ancora, ti parlo di sculacciate, di
corde, di possessione di appartenenza e di come saresti libera
succube. Il tuo corpo usato dalla mia mente per scivolare nel torbido
del piacere, quello fatto di occhi bassi, di percezioni e di sensi
stimolati.
E ti vedo scivolare verso il basso, ranicchiarti
nell’angolo del mobile, schiena contro le antine ed i piedi puntati
per avere le gambe ripiegate contro il petto. Ora la tua mano è
ferma tra le gambe, non c’è stimolazione, solo una posa, percepita
dal contrarsi ritmico dei muscoli, lo vedo sai? Quei glutei che
leggermente muovono il tuo corpo. Ranicchiata, in posa quasi
impaurita, non sei più nella tua cucina, sei nel tuo mondo, quello
che brami da tempo, aspettato con ansia e con desiderio. Folle mondo
fatto di cose da non dire. In penombra vivi quella voce come un film
e tu sei la protagonista. Non sei sola li dentro ci sono anche io,
fantasma nel tuo cervello agito i tuoi neuroni e li esorto a farti
volare.
Facilmente penso alla musica adatta e senza ombra di
dubbio scelgo “in your room”. Sei perfetta, così racchiusa su di
te per visualizzare le note ed il testo.
“senti, quella mano non
lasciarla li ferma tra le tue gambe, premila contro il tuo sesso,
falle sentire che c’è”. Silenzio. Silenzio. Silenzio. Poi un SI,
rapido e sussurrato, affascinato da come possa una voce dire quello
che accade, come possa essere così dentro da percepire i gesti.
La
vedo quella mano, che schiaccia il tessuto contro il sesso,
dolcemente determinata a strusciare leggermente. Quel tocco vincolato
dalla mutandina, c’è ma non è intimo. La tua testa spesso scivola
indietro poggiandosi all’antina d’angolo, abbandonandosi ed i
tuoi denti bianchi mordono languidamente il labbro inferiore.
“madonna quanto mi entra nel cervello questo”.
Insisto nel
raccontarti il tuo mondo, la tua stanza segreta, dove finalmente nuda
puoi liberare ogni tua fantasia e godere delle cose che ami.
Piccola
perversa, ranicchiata sei bellissima così abbandonata nei tuoi
pensieri, quelli che io sto guidando sui sentieri più ardimentosi
del dolore e del piacere. Ora è decisa la tua mano, preme
permettendo al tessuto fradicio di strusciare sul sesso, sicuramente
aperto e pulsante. Te lo dico ed ancora una volta alzi la testa di
scatto guardandoti tra le gambe come chiedendoti come possa
visualizzarti e dirti come sei e cosa fai. Immagino i tuoi pensieri
di terra invasa dallo straniero, confusa dallo stupore di chi viola
il tuo mondo, la tua città della perdizione penetrando così a fondo
fino ai tuoi gesti, guidandoli proprio come tu desideri.
Sei mia.
Questa telefonata ti porta a desiderare di essere ai miei piedi,
accoccolata e protetta, sicura di esprimerti come vuoi, adorare,
donare. Finalmente femmina lucente e libera.
Vorresti non finisse
più quella voce che entra ed esce dalle tue fantasie, vorresti che
questa scopata fatta di parole non smettesse mai.
Sei sola ma
percepisci la mia presenza, il mio vederti così accovacciata nei
tuoi mondi ma è ora di andare a dormire.
Malvolentieri cerchi una
postura consona ma di alzarti proprio non ne hai voglia, non desideri
uscire dalla tua stanza buia dove galleggi così bene.
Frastornata
ti alzi e te lo dico. Ed ancora rifletti come possa uno straniero
muoversi così agevolmente nel tuo scenario. I tuoi gesti, le
posture, gli assensi della testa, tutto è stato trasformato in
parole che hai ascoltato da chi è lontano.
È ora di salutarsi,
non vorresti ma sai che ormai sei uscita dalla tua stanza ed è
giusto così.
Ora il tono che ascolti è diverso, più rilassato e
leggero, “cara ora ti saluto, però ricordati prima di andare a
coricarti di spegnare la cam”. ci metti 3 secondi a realizzare. E
scoppi in una sonora risata notando la lucina rossa ed il fatto che è
proprio puntata verso l’angolo dove stavi accoccolata.
...Non
eri sola.