martedì 20 novembre 2012

Compiti

"mi fai disperare tu :-)"
Non ho ancora cominciato piccola, quello che pensi è già vecchio e non sai ancora quanto possa il mio caos avvolgere e distruggere il tuo perbenino da brava bambina. 
Hai smesso presto di usare i colori e di sporcarti l'abitino con il fango. Stai immaginando cosa potrebbe essere ma non puoi nemmeno sognarlo, finchè non ritroverai quella bimba che triste si guarda il vestitino immacolato. 
Trovala e sorridile accogliendola, parti da lei e lasciati andare.
Il fango ed i pastelli sono li sul banco che ti aspettano, siediti ed inizia a colorare il tuo mondo.
Poi faremo i compiti.


sabato 17 novembre 2012

Non Sei Sola

Da messenger al cellulare. Perché oltre alle parole scritte serve la voce.
E corri incontro allo squillo per non perdere tempo, perché per ora è tutto molto intrigante e vuoi ancora di più, ogni cosa che possa amplificare quello che stai provando. Un indeciso “pronto” tradisce la tua brama e mi offri altri punti di forza che comunque non userò mai contro di te. Lo percepisci, non lo sai ancora ma con il tempo potresti scoprire quanto è coinvolgente lasciarsi guidare dalla mia mano.
Ormai le parole sono suoni, urla e sussurri suadenti nel tuo cervello, scivolano dentro il tuo corpo per prenderne parte, sotto la pelle percepisci il brivido di una voce che penetra.
Hai ragione, il gioco è quello del gatto con il topo. Ti porto i discorsi su temi leggeri e lascio che il tuo corpo si rilassi, prenda fiducia e serenità, poi improvviso entro nel tuo intimo, infilo le mie parole dolcemente roche dentro il tuo ventre per parlarti delle tue perversioni. Affondi che percepisci come possessione a gambe aperte. I tuoi silenzi mi dicono quanto queste stilettate alla tua fragile emozionalità sono vissute come languidi tocchi nelle zone più sensibili.
Poi d’improvviso ti alzi dal divano e ti sposti verso l’angolo cottura perché il cellulare si sta scaricando. Ti vedo in piedi vicino al microonde una mano per sorreggerti al piano di lavoro e l’altra schiacciata all’orecchio per non perdere nemmeno un respiro. Sei indebolita, affascinata e lentamente ti abbandoni alla musicalità delle parole, al senso perverso, ai percorsi che decido di percorrere per vederti femmina languida. È la percezione di un attimo, le tue gambe tremano leggermente e si flettono quel tanto come se ti mancasse la forza. È il calore tra le tue gambe che lentamente ha reso fradice le tue mutandine.
È il momento giusto per insistere, partono parole suadenti, frasi per scioglierti ancora, ti parlo di sculacciate, di corde, di possessione di appartenenza e di come saresti libera succube. Il tuo corpo usato dalla mia mente per scivolare nel torbido del piacere, quello fatto di occhi bassi, di percezioni e di sensi stimolati.
E ti vedo scivolare verso il basso, ranicchiarti nell’angolo del mobile, schiena contro le antine ed i piedi puntati per avere le gambe ripiegate contro il petto. Ora la tua mano è ferma tra le gambe, non c’è stimolazione, solo una posa, percepita dal contrarsi ritmico dei muscoli, lo vedo sai? Quei glutei che leggermente muovono il tuo corpo. Ranicchiata, in posa quasi impaurita, non sei più nella tua cucina, sei nel tuo mondo, quello che brami da tempo, aspettato con ansia e con desiderio. Folle mondo fatto di cose da non dire. In penombra vivi quella voce come un film e tu sei la protagonista. Non sei sola li dentro ci sono anche io, fantasma nel tuo cervello agito i tuoi neuroni e li esorto a farti volare.
Facilmente penso alla musica adatta e senza ombra di dubbio scelgo “in your room”. Sei perfetta, così racchiusa su di te per visualizzare le note ed il testo.
“senti, quella mano non lasciarla li ferma tra le tue gambe, premila contro il tuo sesso, falle sentire che c’è”. Silenzio. Silenzio. Silenzio. Poi un SI, rapido e sussurrato, affascinato da come possa una voce dire quello che accade, come possa essere così dentro da percepire i gesti.
La vedo quella mano, che schiaccia il tessuto contro il sesso, dolcemente determinata a strusciare leggermente. Quel tocco vincolato dalla mutandina, c’è ma non è intimo. La tua testa spesso scivola indietro poggiandosi all’antina d’angolo, abbandonandosi ed i tuoi denti bianchi mordono languidamente il labbro inferiore. “madonna quanto mi entra nel cervello questo”.
Insisto nel raccontarti il tuo mondo, la tua stanza segreta, dove finalmente nuda puoi liberare ogni tua fantasia e godere delle cose che ami.
Piccola perversa, ranicchiata sei bellissima così abbandonata nei tuoi pensieri, quelli che io sto guidando sui sentieri più ardimentosi del dolore e del piacere. Ora è decisa la tua mano, preme permettendo al tessuto fradicio di strusciare sul sesso, sicuramente aperto e pulsante. Te lo dico ed ancora una volta alzi la testa di scatto guardandoti tra le gambe come chiedendoti come possa visualizzarti e dirti come sei e cosa fai. Immagino i tuoi pensieri di terra invasa dallo straniero, confusa dallo stupore di chi viola il tuo mondo, la tua città della perdizione penetrando così a fondo fino ai tuoi gesti, guidandoli proprio come tu desideri.
Sei mia. Questa telefonata ti porta a desiderare di essere ai miei piedi, accoccolata e protetta, sicura di esprimerti come vuoi, adorare, donare. Finalmente femmina lucente e libera.
Vorresti non finisse più quella voce che entra ed esce dalle tue fantasie, vorresti che questa scopata fatta di parole non smettesse mai.
Sei sola ma percepisci la mia presenza, il mio vederti così accovacciata nei tuoi mondi ma è ora di andare a dormire.
Malvolentieri cerchi una postura consona ma di alzarti proprio non ne hai voglia, non desideri uscire dalla tua stanza buia dove galleggi così bene.
Frastornata ti alzi e te lo dico. Ed ancora rifletti come possa uno straniero muoversi così agevolmente nel tuo scenario. I tuoi gesti, le posture, gli assensi della testa, tutto è stato trasformato in parole che hai ascoltato da chi è lontano.
È ora di salutarsi, non vorresti ma sai che ormai sei uscita dalla tua stanza ed è giusto così.
Ora il tono che ascolti è diverso, più rilassato e leggero, “cara ora ti saluto, però ricordati prima di andare a coricarti di spegnare la cam”. ci metti 3 secondi a realizzare. E scoppi in una sonora risata notando la lucina rossa ed il fatto che è proprio puntata verso l’angolo dove stavi accoccolata.
...Non eri sola.