martedì 27 febbraio 2007

Cattivo

Sette, perchè parli troppo.
Otto, perchè se credo al lamento ti perdo.
Nove, perchè ne manca uno
Dieci, perchè adesso sei schiava. 
Puoi smettere di guardarmi, leccati il dolore, esaltati della mia forza, godi della possessione.
Non ci sono parole, non ci sono modi per esprimere quello che siamo, uniti nel dolore, nella gioia, nella forza e determinazione.
Un’anima unica ed indissolubile, che ci rende carnefici e vittime.
Insieme.
Non ho finito con te.
Hai desiderato la mia forza oltre ogni limite, vuoi controllare le mie debolezze, vuoi sapere se adorarmi o amarmi.
Ti lascio la frusta da mordere, cosi puoi fartela amica, puoi segnarla con i denti, come lei ha segnato la tua carne.
La tua amata cinghia è per la schiena.
Punirmi cancellando le tue efelidi sulle spalle, cancellando il piacere di ammirare l’opera d’arte della tua pelle maculata.
Spalle arrossate e segnate dal cuoio che colpisce ripetutamente, non contarli questi, non ci puoi riuscire.
Tante sono le volte che il mio braccio scende su di te, ogni volta un lamento, ogni volta una certezza. Ogni volta una nuova consapevolezza.
Quanto amore serve per colpire.
Quanto amore serve per dominare.
Quanto amore serve per adorare.
Quanto amore serve per amare.

domenica 25 febbraio 2007

Shower

Togli la camicia.
La Mia mano è già sul Tuo seno a torturare il piacere del possesso.
Guardami, metti gli occhi nei Miei ed osserva mentre scardino le Tue remore.
Due dita sono già tra le labbra che si aprono spudoratamente.
Adesso, forte, senza ritegno, lurida puttanella, godi della Mia mano.
Ti bastano pochi colpi, nuda nella doccia, chiusa nell’angolo.
Sei Mia.
Domino te, Mia proprietà.
Mio pensiero duro.
Mia amante sottomessa.

Non smettere di guardarmi mentre scopo la Tua figa con la mano.

Lo vedi? Sei già arrivata, guarda come governo il Tuo vergognoso orgasmo.
Gridalo che godi, ti sorreggo non puoi cadere, sei ancorata alla Mia mano dentro di te.
Urlami quello che ti dono.
Adesso puoi crollare, lasciati andare in ginocchio, aggrappata alle Mie gambe nervose.
Inebriati del Tuo maschio e ringrazia.
Sbrigati, vuole scoparti la bocca.
Brava, Mia troia, succhia la Tua carne.
Mi perdo nel vederti ai Miei piedi, avida leccatrice.
Visione erotica e perversa, Mia succube principessa indaffarata.
Accelera, asseconda il Mio piacere dell’abuso.
Lo sai perché ti prendo per i capelli.
Ferma, stai ferma, lascia che calde gocce colpiscano il Tuo viso.
Dense gocce di me, feriscono il Tuo viso infiammato.
Bruciano il Tuo perbenismo, incendiano la Tua figa.
Il Tuo maschio gode del Tuo corpo.
.
Sei bellissima così candidamente macchiata.

venerdì 23 febbraio 2007

L'Unione Del Piacere

L’aprii con due dita,
lentamente spostai i lembi di pelle ed appoggiai la lingua tra i due buchi,
poi delicatamente mantenendo la lingua morbida e larga la passai fino al monte di venere, per fare di nuovo il percorso inverso.
 
Scesi fin oltre il secondo buchetto,
soffermandomi anche li e spinsi leggermente dentro la punta,
irrigidendo la lingua a formare un piccolo cazzo.
Per poi ricominciare languide passate da un estremo all'altro.
Morbide e sensuali pennellate di piacere.
 
Continuai fino ad ottenere quel dolce miele che lentamente fece capolino fuori.
A quel punto, la lingua come un piccolo cucchiaio, la penetrai per raccogliere.
Per prelevare altro miele,
che portato all'interno della bocca non deglutii subito,
lo mantenni fino ad averne una quantità adeguata per berne un poco.
 
Solo allora la baciai, le lingue si unirono, per condividere il gusto con la produttrice.
L’unione del piacere...

giovedì 22 febbraio 2007

Calze Rosse

Quante volte ho sognato quelle calze rosse.
Inconsciamente hai creato un tormentone nella mia testa.
Ho permesso che diventasse un’ossessione.
Ti ho immaginata nuda, fare le fusa contro le mie gambe per avermi.
Strusciarti indecorosa godendo della mia ombra.
 
Ho goduto del tuo comportamento peccaminoso.  
Ho preso il piacere e l'ho dato. 
 Usato come un oggetto le tue gambe nervose che stringono l’orgasmo.
Vissuto prepotentemente i nostri odori.
Assaporato i tuoi umori, cibo della mia mente perversa.

Esultato per i tuoi tremori orgasmici.
Entusiasta della devastazione del mio passaggio.
Felice di quello che ho letto nei tuoi occhi.
 
Adesso non le voglio più. Tienitele !

mercoledì 21 febbraio 2007

Valkiria

Anima forte che ti accompagni a me.
Agiterai per me i tuoi fianchi, cavalcherò nelle tue perversioni.
Abuserò del tuo corpo, della tua mente secondo i miei piaceri.
Godrai della mia presenza,
della devastazione dei tuoi pregiudizi.
Sarai la mia femmina, sarai il mio potere.
Sarai la mia troia, sarai la mia Santa.

martedì 20 febbraio 2007

Il Diavolo Veste D&G

oggi è giorno di cose cattive.
Strana eccitazione, mi ritrovo la mente che corre più del mio corpo, ho mille pensieri e tutti impuri.

Da tempo volevo un martedì tutto mio e la doccia mi sveglia definitivamente.

Apro l’armadio e guardo con occhio particolarmente attento.

Dolcevita, pantaloni e giacca neri, rigorosamente D&G.

Si, cosi mi sento fuoco. Bublè mi accompagna nella vestizione, licenziosa e soffusa voce che mi da ulteriore grinta per uscire a fare danni.

Macchina e via, scivolo nel traffico.

Dove posso dare scandalo?

Come posso dare scandalo?

Sono le strade a correre sotto la vettura ed io non mi oppongo, che sia fatta la volontà del fato.

Poi punto a nord.

Bergamo. Orio, CENTRO COMMERCIALE !

Ecco dove.

Bello il martedì mattina, poche persone, tranquillità, tempo per evitare acquisti frenetici. Belle le scale mobili, si osservano le donnine che volutamente offrono le loro grazie a chi segue. Mi lascio condurre dalla visione distratta delle vetrine e delle femmine che colpiscono la mia fantasia. Belle donne, ovviamente casalinghe, e fancazziste varie, che tirano il pranzo o la giornata.

Finisco al terzo piano, della veduta sull’aeroporto mi frega poco.

Tra i negozi ne trovo uno piccolino e intrigante, ottimi capi d’abbigliamento in vetrina, soprattutto molto sensuali e fatti per donne che sanno far tirare il cazzo.

Sarebbe banale entrare e circuire la commessa, anche se, con quegli occhioni mica me lo conta giusta, sarebbe pronta a sbranarmi se le dessi 3 minuti.

Un caffè e ci penso, ma alla fine, banale o no, decido per giocarmi la commessa!

“Buongiorno!, posso curiosare?”

“Buongiorno a lei, guardi pure, se poi le serve, sono a sua disposizione…”

Quella sospensione a fine della frase mi accende ancora di più la voglia di giocare con i doppi sensi. Il negozio è piccolo, quindi non dura molto il “giro turistico”, sempre con lei che mi osserva distrattamente mentre sfoglia una rivista.

Ve la presento.

Circa 37 anni, mani e capelli ben curati. Taglia 42, direi alta 1,65, con un tacco da 8 vi lascio fare il conto. Indossa una camicetta a 3 bottoni, permettendo ad una buona 4a di fare la sua bella figura ed attirare l’occhio del maschio. Il ventre è piatto, e scivola elegantemente dentro una gonna bianca con spacco dietro. Le calze sono velate, la scarpa chiusa. Non ho ancora capito se indossa autoreggenti, dalla prima occhiata credo di aver intravisto un rilievo sul tessuto della gonna che fa ben sperare.

Unico difetto, una vera al dito giusto!

Alcuni capi sono decisamente erotici, seta e pizzi la fanno da padrone, trasparenze e lucidi intarsi in pelle danno maggiore risalto alla sensualità della donna che vuole sentirsi troia.

Mi si avvicina mentre osservo una tutina in pizzo, che poco lascia all’immaginazione di chi osserverà l’indossatrice. La voce è calma, intimistica, quasi che io abbia in mano la reliquia più preziosa della collezione. “le piace? È una tutina che poche donne possono indossare.”

Mi giro lentamente, tenendo in mano l’articolo, la guardo dritta negli occhi.

“stavo giusto pensando la stessa cosa, e riflettevo sul fatto che volendo fare un regalo non posso permettermi di sbagliare, ma sono fortunato, la mia amica ha la stessa sua corporatura…. Sa, ho buon gusto in fatto di donne”. Colpita! Ha cercato di nascondere il sorriso ma i suoi occhi mi hanno ringraziato abbondantemente.

“quindi, se non le è di disturbo, gradirei vederlo indossato da lei”

Silenzio, silenzio, silenzio, silenzio….

I suoi occhi mi guardano per capire se sono serio o meno.

Resto impassibile, non le offro terreno su cui controbattere, capire, reagire.

Si guarda intorno, “sa, non potrei fare una cosa simile, e poi sono sola in negozio”.

“si sbaglia, ci sono anch’io”.

“va bene, tanto è l’ora che di solito vado in pausa, però mi permetta di chiudere la porta a chiave” mi dice allontanandosi.

Prende dalle mie mani la tutina ed entra nel retro, lasciando a metà la porta.

Aspetto, non per galanteria, ma voglio apparire quando sarà mezza nuda.

Penso mentalmente ai suoi gesti ed infine faccio la mia entree sulla porta.

Sta togliendo la gonna, rimane ferma un attimo stupita “ma mi sto cambiando!!”

Non si preoccupi, quello che indosserà per me sarà poco più di quello che ha già sulla pelle”.

“ma.. cosa dice?? Faccio già un piacere ad indossarlo” mi ringhia stizzita.

Non ci casco, non si è rivestita o coperta, è rimasta con la gonna ai suoi piedi e la figa ben in vista dal pizzo bianco che finge di coprirle le labbra. Posso già dire che è completamente rasata la puttanella.

Faccio due passi avanti e mi fermo a pochi centimetri da lei.

Mi guarda dal basso all’alto, il suo respiro è aumentato, lo vedo da come il seno sale ritmico verso il mio petto.

“la prego, sono sposata, non voglio scenate”

“mi creda, non sono geloso”

Le metto le mani sui fianchi, stringo forte e non mollo lo sguardo dentro i suoi occhi.

Sento che si abbandona, la sollevo e la metto a sedere su un tavolo li a fianco.

Sospira, respira, ma non parla.

Mi muovo lento ma deciso, una mano scorre il suo ventre fino alla figa.

Lascio che due dita vadano a fare il loro lavoro, allargando le labbra e poi intrufolandosi dentro di lei che lascia un gridolino di piacere.

Scorrono, languide e porche le dita dentro di lei che miagola e sbrodola sulle dita.

“Ti prego, cosa fai?”

“non ti ho detto che puoi darmi del tu”.

Intanto le dita non hanno smesso un attimo di violarle la carne fradicia.

Si irrigidisce un attimo ma l’altra mano strizza a dovere il suo seno destro, costringendola a lasciarsi andare al piacere che le riempie il cervello.

“la prego, sono sposata…” timidamente cerca una scusa, cerca l’arresto di quello che desidera da parte mia, ma oggi ha trovato un diavolo che non ha intenzione di fare prigionieri.

La tengo, bastano due dita per tenerla ferma, le piace troppo fare la puttanella, bastano due dita ben infilate dentro la figa per lasciarsi andare e sentirsi troia.

Chissà quante volte ha sognato un momento così oppure è solo l’ennesimo di una lunga serie.

Abbasso la zip e prendo la carne. È già pronta e la punto, mentre estraggo le dita.

Solo un attimo di vuoto, ed il cazzo ha sostituito la mano.

Miagola, miagola e soffia il suo piacere che cola fuori copioso, esageratamente osceno cola sul suo culo. La scopo. Forte. Senza ritegno. Riempiendola di carne e di aggettivi che la fanno abbandonare al piacere, non ha ritegno, si prende il cazzo e se lo mastica tra le gambe. È subito orgasmo. Si morde la mano per non urlare, ma i suoi versi sono talmente animali che faccio davvero fatica a non riempirla subito con il mio seme.

Arriva il secondo, poi il terzo, sento le mie palle fradice dei suoi umori, un ruscello costante di liquidi che colano fuori inesorabilmente. Si aggrappa al mio collo, spinge, agita i fianchi, stringe le gambe per non farmi uscire. Quarto, poi quinto.

Adesso basta, adesso voglio sborrare.

È un gatto. Salta letteralmente giù dal tavolo e si inginocchia ingoiandoselo tutto, poi lecca, avidamente. “ho sete di lei” mi sussurra, senza smettere di leccare.

Le prendo la testa, mi scopo la sua bocca, sempre più velocemente mentre lei si adegua con lingua e labbra. Ed arriva. Feroce. La costringo a tenerlo fino in gola, stringendo la testa contro di me. Avida, non perde nemmeno una goccia, ogni colpo la sento deglutire. Beve e si disseta.

Quando finisco di sborrare insiste, da brava troietta a leccare, asciugare, aspirare anche l’ultima parte. Esperta e porca, come piacciono a me.

La saluto, distintamente, promettendole che tornerò e le darò ancora cazzo.

Mi ringrazia e mi lascia il suo cellulare. Tanto non la richiamerò.

Esco sistemandomi la giacca D&G… Non sempre il Diavolo veste Prada.

venerdì 16 febbraio 2007

Parquet Scuro

Interno sera.
Sono seduto sul pavimento, appoggiato al divano.

Esci dalla cucina, nuda, con quei sandali a spillo che tanto mi eccitano.

Passi diretta verso la camera ed arrivata sulla porta torni sui tuoi passi.

Ti pianti davanti a me silenziosa, mani sui fianchi in attesa della mia voce.

Non ti voglio parlare. Non voglio sentirti parlare.

Ti osservo silenzioso, inespressivo.

Un lampo: “masturbati”.

Nessuna reazione, scivoli sulle ginocchia e la tua mano percorre la pelle dal seno alla figa.

Divaricata e dritta sulla schiena, i tuoi capezzoli sono antenne e parole indelebili delle tue emozioni.

Le tue dita corrono senza incertezze sulla strada del tuo piacere.

Non riesci a tenere ferme le gambe, contorta, sinuosa, con un dito muovi tutto il corpo.

Cadi all'indietro, rotoli su te stessa e alzi il culo.

Oscenamente mi offri il tuo sesso fradicio da guardare, violare con gli occhi di chi sa prenderne la poesia.

La faccia a terra, i capelli mossi, innaturalmente coordinati e sparsi intorno al tuo viso e sul parquet scuro.

Si animano al tuo respiro ai tuoi gemiti, muovendosi sinuosi come i tuoi fianchi.

Esaltazione della tua carne chiara, sei la macchia eccitante del legno brunito.

Le gambe spalancate, ti muovi per me, godi per me, godi dei miei occhi che ti osservano silenziosi.

Non smetti, continui a riproporre ostinatamente il tuo piacere,

i tuoi orgasmi sono onde che si infrangono sulla roccia della nostra perversione.

Attendi la mia voce, attendi che ti chiami a me.

Attendi che ceda alla tentazione, attendi di essere usata.
 

mercoledì 14 febbraio 2007

La Tovaglia Di Carne Per il Sushi

DEDICATO ALLA FANTASIA, FEDELE COMPAGNA DI QUESTI ANNI, ADORABILE SERVITRICE DEL PIACERE.




Ho sempre saputo che la sua indole era bisessuale, già la prima sera, in quella discoteca le chiesi all’improvviso se aveva mai avuto esperienze con altre donne, un sesto senso mi ha sempre spinto verso donne di questo tipo, non so spiegarmi perché, le “percepisco”, mi attirano, catturano il mio sguardo più di altre, quasi come un cane che seleziona gli odori, sento più forti quelli che provengono da una femmina disinibita ed intrigata dalle sue simili.
Con lei ho sempre giocato su questo punto senza mai forzare o avanzare proposte, per oltre un anno le nostre frequentazioni erano incredibili lotte tra le lenzuola, cariche di pathos, di erotismo e di massima libertà sessuale ma sempre in due. Poi, durante quella strana estate piena di altalenanti giorni caldi e freddi le proposi un gioco nuovo, decisi che i tempi erano maturi per prenderla per mano e portarla al passo finale, donarle un'altra donna, aumentare il nostro piacere con sottile erotismo e trasgressiva passione. Non volevo per la sua “prima”, una banalissima notte di sesso a tre, desideravo fosse quanto meno attraente ed accattivante. L’illuminazione mi venne immerso nel traffico cittadino, mentre svogliatamente rientravo dopo l’ennesima giornata di lavoro. La mia vista e la mia mente furono rapiti da una graziosissima orientale che camminava sul marciapiede al mio fianco destro e complice il traffico dell’ora di punta potei osservarla accuratamente. Desiderarla fu tutt’uno. Quel passo morbido e sereno, quelle braccia scoperte dalla canotta e quei piccoli seni preziosi che si ergevano sotto il tessuto bianco mi fecero volare verso i peggiori pensieri. L’immaginai accoccolata ai miei piedi, nuda, mentre delicatamente si prendeva cura del mio piacere, la vedevo che si nutriva della mia carne con i classici bastoncini…. DA SUSHI !!
Fu un colpo di frusta nella mente. Una cena giapponese, dove la tovaglia doveva essere una donna.
Dovevo pensarci prima, stupidamente la mia testa ragionava seguendo schemi diversi mentre la soluzione era sotto il mio naso.
Quale tipo di corpo era il più adatto? Immediatamente pensai ad una amica, una giovane donna capace di trasgredire, capace di ricoprire quel ruolo con la dovuta leggerezza ed eleganza. Si, lei era la donna adatta, anche per il dopo cena, in grado di avvicinarsi a noi ed integrarsi con tempi e modi adeguati, come io desideravo.
La sera stessa, intavolai il discorso con Tamara, le chiesi se era ancora attratta dall’idea di avere una donna nel nostro letto, se sentiva ancora l’intrigo verso la scoperta di un'altra stanza della sua sessualità e se aveva fiducia in me nell’accompagnarla in questo percorso. La sua risposta fu entusiasta ed entusiasmante, guardandomi dritto negli occhi mi confermò che con me si sentiva sicura e protetta, che non aveva nessun tipo di timore, le proposi subito quello che avevo pensato, una cena con tovaglia di carne, soluzione che fu accolta con uno sguardo carico di promesse, adesso dovevo solo organizzare l’evento.
Mi preoccupai di contattare Elisa e proporle il gioco, le chiesi se voleva aiutarmi a prendere per mano Tamara e condurla nel giardino di Lesbo. Fu subito felice di far parte del progetto, bastava scegliere il quando.
L’occasione capitò dopo circa 3 settimane, tutti liberi da impegni ci demmo appuntamento in una via centrale di Milano per l’orario dell’aperitivo. Ci ritrovammo e nonostante tutto Elisa era visibilmente emozionata, la sua giovane età la metteva a leggero disagio ma sapevo bene che la mia presenza poteva darle quella quiete interiore per godersi la serata. Un saluto, un bacio e poi via a prendere la cena quindi veloce arrivo a casa.
Un minimo di convenevoli ma sapevo che per gestire la situazione non dovevo almeno all’inizio lasciare tempi morti, buttata una tovaglia sul tavolo in sala presi entrambe tra le mie braccia e con qualche battuta le feci ridere, poi guardando Tamara le chiesi se voleva aiutarmi ad apparecchiare e cosi dicendo tolsi la maglietta ad Elisa, in un attimo si trovò 4 mani che dolcemente le toglievano ogni indumento. Nessun tocco fu malizioso, semplicemente spogliata e poi aiutata a sdraiarsi sul tavolo. Tamara sorrideva sorniona mentre bendavo Elisa per darle la possibilità di aumentare le percezioni degli altri sensi che le avrebbero reso più intrigante la situazione. Iniziammo quindi a disporre il sushi sul suo corpo, piacevolmente complici nell’imbandire quella inusuale tovaglia e quando tutto fu pronto iniziammo la cena. La conversazione, rigorosamente tra me e Tamara fu consueta, amici comuni, cinema, lavoro, bontà del cibo. Divorammo tutto, piacevolmente e solo in rare occasioni verso la fine del pasto scambiamo qualche parola con Elisa che stupendamente rendeva incredibilmente intrigante il momento, finimmo ed a malincuore concordammo che avremmo dovuto pensare anche ad un dolce che ben si potesse sposare con il corpo di Elisa. Ma lei stessa iniziava a mal sopportare la prolungata posizione, era il momento di passare altrove e fatta scendere dal tavolo andammo tutti e tre in camera da letto dove Elisa fu rapida a rendere il favore a Tamara spogliandola con la sottile bramosia di poterla toccare ed osservare nuda. Ci stendemmo sul letto, io in mezzo a loro e dolcemente le nostre bocche si unirono, plasticamente i loro corpi si sfioravano e si scoprivano, le mani avviarono la scoperta dei corpi, mi dedicai al seno piccolo e duro di Elisa, succhiando e leccando quei capezzoli dolcissimi e turgidi mentre Tamara aveva già preso possesso della mia carne e la sua mano lo cingeva sentendolo indurirsi, le mie dita dentro Elisa che mi ritornava il piacere succhiandomi la lingua e Tamara che avida giocava sul mio stelo con lingua e labbra. Estasiato, inebriato di due stupende femmine che generavano amore insieme a me, invitai Elisa a leccare Tamara che subito si abbandonò sotto i sapienti colpi di lingua, mi dedicai a mia volta al fiore già fradicio rimasto libero e succhiai il miele che tanto adoro, gustandomi il suo sapore, l’odore cosi intrigante e piacevole, mi riempii la bocca, ogni stilla era una scarica elettrica al mio cervello. Libero, pienamente libero di amare ed essere amato da due femmine incantevoli che si donavano e mi donavano una notte eccezionalmente piacevole.
Il sesso orale la fece da padrone tra noi, le nostre bocche erano sempre impegnate a leccare, baciare, mordicchiare, nessuno escluso, nessun scomodo partecipante. Ma Tamara reclamava qualcosa di più corposo di una lingua, la sua sessualità è sempre stata fortemente legata alla penetrazione e dolcemente mi si offrì accucciandosi ed alzando il culo verso di me per essere presa da dietro. Un attimo ed ero in lei, che desiderosa si lasciava andare ad un sospiro carico di sensuali promesse di piacere, Elisa era accanto ed osservava mentre con una mano sfiorava il mio culo come per aiutarmi nel ritmo da dare. Scopavo Tamara e leccavo i seni ad Elisa, che stringeva a se il mio capo, come per sentire anche lei il piacere del cazzo che scorreva nella sua nuova intima amica. Mi incitava a scoparla, partecipando con l’anima a quella penetrazione, le mie mani aggrappate ai fianchi di Tamara i miei occhi incollati dentro quelli di Elisa che mi rispondeva con lampi di piacere e torbido coinvolgimento nel vivere insieme a noi quella notte.
La mia mano partì quasi involontariamente, una, poi un'altra e poi altre ancora, schiaffi secchi e duri che colpivano il culo di Tamara, golosa di mischiare anche il dolore al piacere. Mugolava sciogliendo i suoi liquidi che correvano sul mio sesso fino all’inguine. Elisa era incendiata dall’azione, veder arrossire le carni sotto i miei colpi la eccitava notevolmente ed attese il termine per avvicinare languidamente il viso alla pelle, respirava quel rossore, lo baciava e lo leccava come per sentirne il sapore mentre continuavo incessantemente a spingere i miei colpi dentro il corpo di Tamara. Elisa leniva il culo di Tamara, ma in realtà dava l’idea di volersi appropriare del miscuglio di dolore e piacere, possedere la parte fisica che già sentiva sua nella mente.
Mi sdraiai sul letto, rilassandomi lasciai che loro due si prendessero cura di me, entusiaste di donarmi le attenzioni come io dedicavo a loro, mi persi nelle loro lingue che frugavano ogni centimetro di pelle, ogni parte del mio corpo fu coccolata a colpi di lingua, leggeri colpetti o lascive leccate morbide avvolgevano, umettavano, mi davano un piacere notevole, rimasi in loro balia mentre giocavano a rubarsi il mio cazzo dalla bocca, le labbra morbide di una e la lingua avvolgente dell’altra. Momenti indescrivibili di piacere, godendo del loro gioco, del loro dividersi la carne in un pasto animale, nessuna regola e nessun limite, solo il sottile desiderio di donare e ricevere piacere.
Le misi sdraiate, una fianco all’altra e appena mi distraevo le loro lingue si cercavano maliziose, mai dome, mai ferme, sempre alla ricerca di movimento, di gusto, di odori. Passavo la testa dalle gambe di una all’altra leccando mentre con la mano rendevo onore all’altra, giocavo con i loro fiori egregiamente grondanti miele che nutriva il mio palato e la mia anima, mischiando gli umori per il mio egoistico piacere nel ingurgitare avidamente quel dolcissimo liquido.
Poi penetrai Elisa, salendole sopra e prendendo possesso del suo giovane corpo dominandolo fisicamente aggrappato alle sue caviglie, mi permetteva una penetrazione estremamente piacevole ad entrambi, teneva gli occhi chiusi persi nel suo godimento, un viaggio condotto per mano. Lentamente miscelava sensazioni carnali e fisiche per prendersi il momento, godendone da sola insieme a noi. Tamara ci osservava sdraiata al nostro fianco, riprendendo forza  coccolandosi gli orgasmi che avevano devastato il suo animo trasgressivo ma si riprese poco dopo avendo intuito che giungeva il mio momento, notò il mio aumentare il ritmo, avvisò i miei muscoli che si contraevano cattivi, il mio cambiare respiro. Il mio piacere cresceva inesorabile e desideravo godere inebriandomi di entrambe.
Uscii dal ventre fradicio di Elisa per rallentare l’arrivo e mi avvicinai a Tamara che subito mi accolse nella sua umida grotta, ma ormai era vicino il momento, il punto di non ritorno era ad un passo e senza pensarci troppo su, diedi gli ultimi fatali colpi prima di goderle sul ventre.
Elisa era inginocchiata di fianco a me, rapita, osservava senza perdersi un istante. Il piacere, la scossa che provai fu davvero notevole e persino la mia voce subì un abbassamento, quasi roca, profonda. Il godimento correva frenetico dal mio cervello al cazzo e poi di nuovo risalendo la colonna vertebrale fino a scuotermi la mente. Terminai, con un brivido di piacere, mentre la mano di Elisa scivolava lasciva a cercare sul ventre di Tamara le gocce per spalmarle e portandosi furtivamente le dita in bocca per nutrirsi.
Era notte fonda ormai, il caldo iniziava a darci tregua ed i nostri corpi distesi cercavano la brezza che rinfresca, almeno una piccola parte di ognuno di noi toccava gli altri due, in silenzio, rotto solo dai sospiri che riportano la quiete nel respiro.
Qualche battuta spiritosa, una sigaretta, ed eravamo pronti a rivestirci. Lo spostamento in macchina fu in parte silenzioso, probabilmente ognuno stava rivedendo il film della serata, elaborando il piacere ed i movimenti che ci vedevano protagonisti. Un ultimo saluto, un bacio sfuggente e di nuovo via, verso il riposo, verso quel compiacimento che ognuno di noi avrebbe memorizzato e riposto con cura nel cassetto del piacere.

domenica 11 febbraio 2007

Lascivi

Ho gli occhi pieni della tua immagine, con il culo alto e la testa sopra il mio cazzo.
I tuoi capelli a coda scivolano maliziosi sul mio inguine, la tua bocca mi dona il piacere antico. Sfrega la tua lingua sulla mia carne che vibrante e tesa si erge grazie a te. Ecco il tuo potere, la tua vittoria sulla mia mente, azione e pensiero si fondono per prendermi ogni velleità, è la tua rivalsa.
Sono tuo, mi guardi con lo scettro della vittoria tra i denti. Non posso arrendermi, lo sai bene che non lo faccio e stringendo i tuoi capelli nella mano ti chiedo come vuoi essere scopata.
Vuoi stare sopra?
Lasci ondeggiare la carne nella bocca nel dirmi no.
Vuoi che ti fotto stando sotto?
Ripeti quel sensuale gesto che hai capito essere intrigante, sentendo la mia punta ingrossarsi al primo rifiuto.
Non ti chiedo altro, il tuo culo sinuoso mi da la risposta che aspetto ma non ho intenzione di prenderti come tu immagini e non voglio sia un’imposizione.
Ti stacco a malincuore dal contatto bocca-cazzo e ti chiedo di girarti.
Lo fai tenendo ben alto il culo ma non mi senti alzarmi.
Hai già capito che devi lasciarmi fare. Quanta sintonia tra noi in questi momenti, vero? Sai bene quanto in alto voliamo insieme, non ci sono ostacoli al nostro piacere.
Il mio per te, il tuo per me.
Resto seduto sul letto, con la schiena appoggiata alla testiera, dirigo le tue gambe ad infilarsi sotto le mie e la tua figa si avvicina miagolando alla punta del mio cazzo. Adesso capisci? Adesso intuisci? Non l’abbiamo mai fatto cosi, è arrivato il momento.
Arpionare i tuoi fianchi è sempre spettacolare, sento la tua pelle che vibra, si predispone, capisce il segnale. “Mi ha presa per i fianchi, si parte!”.
Ti porto ancora più vicino, la tua gatta sente l’odore e miagola aprendosi, non devo nemmeno indirizzarlo e la gatta si è già avvinghiata fagocitando tutta la punta. Ti abbatti su di me, ne prendi possesso e te lo sistemi con un leggero movimento del culo. Sei stupenda, incredibile amazzone piantata sul mio cazzo.
La tua figura, le spalle, la linea della schiena che scende perfetta su una vita stretta per poi allargarsi nei fianchi sensuali ed un culo cosi perfetto.
La tua gatta mi mastica l’uccello, lo inghiotte per sputarlo, lo avvolge umida mentre miagolii di piacere riempiono la stanza di suoni.
Mi senti?
Sono aggrappato ai tuoi fianchi, spingo, alzo, tiro, stringo, lascio. Ogni mossa è mirata per non farci mancare nulla.
Non ti fermare, seguimi, corri con me, lascia indietro ogni casto pensiero e apri le ali, spicca il volo.
Ti lascio, perdo la presa dei tuoi fianchi per cercare, davanti alla schiena che mi riempie la vista, il tuo seno, i tuoi bottoni delle stanze segrete.
Si, lo so che stai facendo, quando le mie mani sono al loro posto perdi ogni cristiana attenzione e ti abbandoni alla lussuria del diavolo tentatore.
Ecco brava, cosi, muovi il bacino e monta il tuo uomo che ti scopa.
Siamo inferno,
siamo fuoco,
siamo lascivi,
siamo perversi,
siamo animali,
siamo io e te !

mercoledì 7 febbraio 2007

Mirror Sound

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgV9r47pnHougSpd-VxJbB8pyl7pWfFN792gSI3bZz_kSq5G47Ckx0nxiyJGsCpOpW-855qC6yDxkvOKj63BK9SURb6xppOMV8MMeUJExjXQwelg4262zP3c2s8OrSXN1Tafyns94p48fw/s1600/pick-me-black-and-white-PAUL-MCQUEEN-ALBUM-collection-bw-us-woman-HEELS-FEET-LEGS-Gru%25C3%259F-Shoes-My-Bigest-Love-sexy-legs-mirror-self-image-sensual-PARTIAL-ljubav-sex-september_large.jpg 
Ecco ferma così.
Lascia che mi appoggi alla tua schiena, non ti muovere.
In piedi, cosi, con le mie braccia che ti avvolgono da dietro.
Calore. Intimità. Dolcezza.
Ecco brava, rilassati.
Adesso chiudi gli occhi.
Fidati di me.
Mi senti? Siamo una cosa sola.
Tieni gli occhi chiusi.
Avanza lentamente,
ricordi la stanza? Davanti a te c’è uno specchio.
Piano, lentamente.
Fidati di me, ti sto abbracciando.
Ecco ci sei quasi.
Allunga piano le mani, appoggia i palmi allo specchio.
Si, dovrai chinarti un poco in avanti.
Brava, apri bene le mani sullo specchio.
È freddo? Ancora per poco.
Ferma, fidati di me.
Apri le gambe.
Io sono qui.
La tua pelle reagisce alle mie dita.
Lucente carne da sfiorare, lasciando andare il mondo.
Non aprire gli occhi, ti vedo riflessa sai?
Non scappo, sono qui e ti tengo.
Lingua e labbra sulla tua schiena.
Si, è la mia saliva quella che senti tra le cosce.
No, non smetto di stringerti le gambe con le mani.
Non preoccuparti, non ti faccio male.
Calore del mio corpo sulla tua schiena.
Sogna bambolina, sogna.
No, non smetto e tu non aprire gli occhi.
Vola con me, senti l’aria sul viso?
Tieni le mani ferme sullo specchio.
Brava, inarca la schiena.
Carne nella carne.
Muovi il bacino, spingi il culo contro di me.
Rispondi ad ogni colpo.
Vivilo come una canzone.
Si, ti tengo per i fianchi.
ti offro ritmo,
suono,
danza per me
danza con me
danza dentro di me.
Danzo dentro di te.

venerdì 2 febbraio 2007

A Me

Eccoti qui..
Hai guardato in giro? Hai bagnato gli angoli per segnare il tuo territorio?
Adesso sai cosa ti aspetta, adesso sei pronta a darmi tutto.
non rilassarti, prepara la tua mente, ti servirà forza e piacere per starmi accanto.