mercoledì 28 marzo 2007

Dolce & Frusta

Non esaltarti nella Mia dolcezza.
Non sottovalutare il Mio comando.
Non amare le Mie punizioni.
Non desiderare il Mio corpo.
Non vivere di Riflesso.
Non fare la Bambola di pezza.
Non bagnarti della Mia presenza.
Reagisci e sii fiera del tuo Ruolo.
Così potrai onorarmi come Desidero.
Tu sei il Mio Dominio.
Tu hai la Mia cura.
Tu avrai la Mia frusta.

martedì 27 marzo 2007

Viva

Verrai, silenziosa e Maliziosa.
Comparendo all’orizzonte,
 mi offrirai il Tuo sorriso migliore.
Sarà un abbraccio, un Preludio.
Spariranno le nubi, cancelleremo i Dubbi.
Solo il piacere di unirci in un Abbraccio che aprirà il Bene.
Ti porterò nel mio mondo,
e sarai Regina della mia Perversione.
Scoperò ogni cellula del Tuo corpo.
Fotterò ogni centimetro della Tua pelle.
Con le mani, con la Bocca, con la Carne.
Sarai di nuovo Viva insieme a Me.
Quando ti sei sporta dalla balaustra Desideravi.
Ti ho accontentata, ti ho stretto i fianchi da Dietro.
Ti ho fatto sentire forte le dita stringere la Tua carne.
Hai irrigidito il Collo, capito, inteso.
Hai afferrato più forte la ringhiera con le dita Nervose,
hai goduto di quelle mani sui Tuoi fianchi.
Adesso lo sai.
Adesso devi solo Decidere.

domenica 25 marzo 2007

Una Sigaretta

.L’ho letto nei tuoi Occhi.
Quando ti ho portata a fumare su quel Balcone.
Sinuosa hai cercato i Miei occhi.
Sfrontato te li ho piantati Dentro.
Ho visto il tuo Seno salire ritmico nel Respiro accellerato.
Non hai staccato lo Sguardo.
Non ho mollato la Presa.
Hai succhiato quella sigaretta Avidamente, cercando la Sua protezione per non Esporti.
Non ti sei limitata a Fumarla, hai Aspirato i tuoi Dubbi, hai Fatto scivolare nel petto le Tue voglie.
Hai elugubrato.
Quando ti sei sporta dalla balaustra Desideravi.
Ti ho accontentata, ti ho stretto i fianchi da Dietro.
Ti ho fatto sentire forte le dita stringere la Tua carne.
Hai irrigidito il Collo, capito, inteso.
Hai afferrato più forte la ringhiera con le dita Nervose,
hai goduto di quelle mani sui Tuoi fianchi.
Adesso lo sai.
Adesso devi solo Decidere.

lunedì 19 marzo 2007

Sexy Break

.A volte il destino aiuta, scivola tra le pieghe del tempo e permette ogni cosa.
Uccide desideri o realizza fantasie con la stessa serenità.
Noi siamo solo pupazzi. Lui il Burattinaio.
Che colpo stamattina, mi sei passata davanti con quel passo sensuale.
Femmina, mille volte femmina.
Camicetta bianca e gonna al ginocchio da brava donnina in carriera.
Ma il tuo passo affrettato mi permette di notare subito le autoreggenti.
Le hai già messe altre volte, ma oggi, con quella gonna.
Uno strano ruggito mi ha spaccato il petto.
Clik. Ecco che si parte.
Le unghie escono dalle zampe e lo sguardo diventa attento e vigile.
Un leone. Pronto a balzare sulla preda.
Attendere fa parte della mia natura.
Scrutare quell’attimo, unico davvero da sfruttare.
Nessuna fatica, nessuna agitazione inutile.
Arriverà il momento.
Cerco la distrazione nel lavoro che prolunga la giornata.
Le urgenze da terminare e si resta in pochi.
Dalla mia scrivania non vedo se ci sei ancora.
Poi la tua voce. “chi è rimasto??”
Conto mentalmente fino a 10. “Io!.
Silenzio ed infine.. “Carla sei tu?”
Si”.
Ah… bene”.
Quel “bene” suona dentro come un eco.
Proseguo il lavoro.
Poi i tuoi passi.
Vieni e ti siedi sulla scrivania al mio fianco.
Parole, parole, parole, parole.
Non ti ascolto, ipnotizzato dalle tue gambe che dondolano dal piano della scrivania.
Le apri leggermente, innocentemente.
Spudoratamente non ti guardo più in faccia.
Voglio che tu sappia cosa voglio.
Ancora parole che non ascolto, lascio scivolare la sedia fino davanti a te.
Adesso stai zitta.
Mi guardi, non sai cosa farò.
Puoi aspettarti quello che faccio sempre, una battuta e stop.
I miei finti rossori, la mia finta timidezza. Volutamente nascosta male dall’esibizione.
Non sai chi sono, cosa sono.
Non ho mai dato a nessuno la possibilità di capirlo fino in fondo.
Ti pianto gli occhi dentro i tuoi.
Il tuo sorrisino è sparito, appoggio le mie mani sulle tue gambe.
Lentamente le apro e dopo un’iniziale resistenza mi lasci fare.
Il pizzo, poi la pelle, poi il nero delle tue mutandine.
Sento l’odore della tua figa.
Senza guardarla so cosa vedo, so cosa fare.
I tuoi umori bagnano le tue mutandine.
La tua figa sa di buono, ha l’odore che fa perdere ogni ragione ad un uomo.
Quell’uomo sono io stasera.
Le mie mani lente ma decise si muovono verso il fiore del peccato, non le fermi, sai cosa faranno.
Sai che non è più il momento di giocare a nascondino.
Una femmina. Un maschio, il resto sono solo cazzate da puristi.
Le dita scostano le mutandine e si fanno largo tra le tue labbra bagnate.
Entro in te.
La testa la butti indietro, appoggiando le mani dietro di te.
La tua femmina si offre, prendimi.
Gioco dentro di te, frugo, scruto, percorro le pareti e la cervice.
Cerco il punto del tuo piacere e so dove trovarlo.
I tuoi mugolii me lo confermano.
Ansimi, respiri e miagoli in calore per le mie dita.
Ti sollevo il culo, sfilo le mutandine e ti aiuto a sdraiarti.
Avvicino la testa tra le tue gambe.
Adesso ti faccio sognare piccola.
Lecco piano, non ho fretta, intorno, mordicchio l’inguine, gioco con le labbra sulla mia lingua.
Succhio la clitoride, dolcemente, come si conviene con un dolce prelibato per gustarlo.
La sento irrigidirsi, ingrossarsi tra le mie labbra.
Piccoli morsi, i denti schiacciano per ogni sospiro che fai.
Le tue mani tra i miei capelli, mi incitano ad affondare di nuovo la lingua dentro di te.
Non ho fretta, è il mio piacere leccare, non puoi togliermelo.
Percorro ogni piega della figa con la lingua, cercando ogni percezione del tuo piacere.
Voglio sentirti urlare nell’orgasmo.
Voglio che liberi ogni perdizione e lasci andare via ogni dubbio.
Voglio il tuo migliore orgasmo.
Le tue gambe iniziano a stringere la testa, ci sei, adesso è il momento giusto.
Accelero ogni leccata, scopo con la lingua, mordo la tua figa.
Non smetti più di ansimare, di godere, imbratti il mio viso con i tuoi orgasmi.
Non mi molli, prigioniero del piacere.
Instancabile, continuo a svuotare la tua figa di ogni goccia che mi doni.
Infilo prepotente un dito nel tuo culo, lingua e dito.
Oscenamente offerta al maschio che domina i tuoi orgasmi.
Ti lasci scopare senza cazzo.
Ancora ondate orgasmiche scuotono il tuo corpo.
Te ne concedo ancora due.
Poi rallento.
Ti permetto di riprendere la tua mente.
I tuoi occhi mi guardano, non c’è bisogno che ti dica cosa ci vedo.
Lo sai bene.
Mi alzo e mi slaccio i pantaloni.
Nemmeno un minuto e infilo il cazzo dentro di te.
Afferro le tue gambe appoggiate alle mie spalle.
I tuoi capelli sparsi sulla scrivania si muovono al ritmo dei miei colpi.
Chiudi gli occhi e riparti.
Il tuo mondo, fatto di languidi piaceri che sciolgono i ghiacciai del tuo utero.
La punta stuzzica la cervice, sento la massa carnosa e mi diverto a spostarla con colpi di reni.
Ogni colpo è un mugolio, ogni colpo succhi più avidamente il dito che ti ho messo in bocca.
Aumento il ritmo, senza ritegno mi scopo selvaggiamente la tua carne.
Arrivano altri orgasmi, ti sollevi e pianti le unghie nelle mie spalle.
Dolore e piacere, mi guardi rabbiosa per quello che ti do per la prima volta.
Odi non avermi preso prima.
Ami prenderti quello che ti do.
Arriva l’ennesimo orgasmo.
Mi blocco di colpo per un attimo.
Ti guardo mentre inizi scompostamente a muovere il bacino per portare a termine il piacere che ti nego in parte.
I tuoi occhi sono cattivi, pretendi, chiedi, poi sciogli il più dolce degli sguardi e termino il giochino.
Riprendo a scoparti, sempre più forte, sempre più profondo.
Perdo la ragione, siamo un solo essere, una perfetta unione di emozioni.
Urli, bestemmi, gridi, sacramenti il tuo orgasmo per poi crollare di nuovo esausta.
Dura un attimo, ti scosti e scivoli giù dalla scrivania.
Con la mano mi spingi a sedermi di nuovo.
In ginocchio ringrazi la carne che ti ha posseduto mente e corpo.
Non ci vuole molto e sono pronto a godere.
Insisti avida, acceleri quella maliziosa lingua che sfrega ogni parte del mio cazzo.
È tutto tuo, fanne ciò che vuoi.
Mi abbandono alle tue cure.
Percepisci che è il momento, affondi fino in gola il cazzo per non perderne nemmeno una goccia, succhi ed ingoi.
Io scosso da brividi e scatti di nervi svuoto il mio corpo del piacere caricato dalle mie amorevoli cure alla tua figa.
Non esce più nulla ed è stupendo vederti insistere per prolungarmi il piacere, prenderti cura del mio orgasmo. Golosamente, amorevolmente mi porti dove vuoi, fino alla fine, fino alla resa della morbida carne che si assopisce.
Alzi il viso.
Mi sorridi.
Mi baci.
Domani torniamo ad essere due colleghi.

sabato 17 marzo 2007

Le Regole Del Gioco

Sai? Ho una fantasia che mi gira dentro da mesi…
Mi piacerebbe uscire a cena con un uomo che indossi un mio perizoma”.
Interessante, potrei essere io quell’uomo!
Ma.. come puoi immaginare, Do ut Des… io detto alcune regole, prendere o lasciare.”
Dimmele”.
Non prima di aver avuto il tuo consenso, io accetto le tue regole, tu accetti le mie”.
Ok, accetto, dimmi le tue condizioni”.
Prima regola: il perizoma dovrai indossarlo tutto il giorno tu.
Seconda regola: prima di darmelo dovrai goderci dentro.
Terza regola: tu avrai un ovulo vibrante nella figa.
Quarta regola: il telecomando dell’ovulo resterà sul tavolo durante la cena
e sarà da me azionato ogni volta che lo vorrò.
Quinta regola: io deciderò data e luogo.
Sesta regola: niente sesso, solo il gioco cosi come è stato concordato.
Tu sei pazzo!!! Eheheheheh…… ma Accetto!!”
Era inverno quando chiacchierando decidemmo questo gioco, passarono settimane e mesi, poi a primavera suonata, mi decisi che era arrivato il momento di realizzare quella pazzia.
Domani sera, passo a prenderti verso le 20,00… Domattina indossa il perizoma.”
Lavoro, pausa pranzo, lavoro e poi via.
Corro a casa, una doccia rigenerante e via.
Sono sotto casa.
Ascensore e sfodero il mio miglior sorriso quando mi apre.
Ciao troietta, lo sai che stasera sei mia vero? Hai eseguito la regola numero uno?
Bene, adesso eseguiamo la numero due.
La sollevo e la faccio sedere sul tavolo del salotto.
Mi guarda, stupita e nel contempo pronta a giocare con me.
Labbra che si toccano, lingue che danzano.
Mentre la mia mano scivola sulla figa, calda e morbida.
Lentamente inizio a strusciare le dita tra le labbra, con unica barriera il tessuto del perizoma,
lo uso come guanto mentre infilo avidamente le dita tra le labbra,
scopro il grilletto, gioco sulla fessura che vuole, desidera ricevere.
Il respiro si dilata, agitato da lascivi pensieri e torbide perversioni, poco alla volta aumento il ritmo, gioco con le sue zone più sensibili, ho fretta, non voglio perdermi il resto del gioco.
Muovo sicuro e rapido le dita, lascio che vadano dove sanno e come sanno.
Fino all’orgasmo, che forte le tiro fuori insieme ad un urlo liberatore.
Adesso sono fradice di lei.
Adesso posso indossarle.
L’umido lasciato aderisce al mio cazzo che quasi reagisce, come dotato di olfatto oltre che di capacità tattile. Il filo dietro è quasi piacevole.
Adesso so quanto si senta troia una donna al mattino quando si veste.
Hai proprio bagnato al massimo il tessuto, quasi mi eccito all’umidiccio che avvolge il mio cazzo.
Regola numero tre.
Sfilo dalla tasca un piccolo sacchetto che contiene l’ovulo. Lei è sempre a gambe aperte, sorridente e curiosa di vedermi muovere.
Mi porto l’ovulo alla bocca per umettarlo, lascio che la lingua esca e sia ben visibile, fissandola negli occhi, lo insalivo bene prima di portarlo sulle labbra che si schiudono agevolmente per riceverlo.
È dentro adesso, accompagno con il dito, in modo che si collochi adeguatamente.
Il telecomando lo infilo nell’elastico dell’autoreggente e siamo pronti per uscire.
La bacio languidamente e sollevandola la faccio scendere dal tavolo.
Ho scelto un ristorantino degnamente adeguato, nulla di fashion o alla moda, non mi sono mai piaciuti, li frequento già troppo per lavoro.
Tavolo centrale, il meglio illuminato, quello che non puoi non vedere ovunque decidi di sederti.
Se show deve essere, che sia grandioso!
Ci sediamo ad angolo, voglio esserti vicino e poter governare ogni cosa.
Infilo la mano sotto la gonna e sfilo il telecomando, poggiandolo in bella mostra tra di noi.
Quel porco del maitre mentre prende la comanda ha già capito tutto, sorride sornione guardando l’oggetto e quel filo che scende sotto il tavolo.
Finita l’ordinazione, come si gira, ti guardo e ti bacio ardentemente, ti abbandoni alle mie labbra e con la mano ti do la prima accelerata. La tua mascella si contrae, la schiena si raddrizza.
Un attimo, poi le labbra si sciolgono dolci nel piacere.
Sarà una lunga Cena.
Talmente intrigato, il maitre ci offre due flute di champagne per aprire la cena.
Il porco…
penso che se fa il bravo prima di andarmene gli permetterò di giocare con il variatore di velocità.
Arrivano i primi, avviamo la cena e chiacchieriamo amabilmente, ridiamo, giochiamo con gli sguardi.
Ogni tanto prendo in mano il telecomando, ma non lo aziono, giusto per fare in modo che non dimentichi quello che stiamo facendo ed il perché siamo li.
Sul finire della pasta, decido di azionare il variatore, lascio che si agiti dolcemente dentro di te, per un paio di bocconi che porti agevolmente alla bocca carnosa, ed infine aumento al massimo.
Mi guardi, misto di eccitazione e spavento.
Stai pensando se si veda? Se intorno a noi sentono lo stesso ronzio che sentiamo noi? Forse si!
Ma non me ne frega un emerito cazzo di quello che pensano o vedono gli altri.
Se sono invidiosi che usino il cervello al posto dell’organo genitale.
Lascio la velocità al massimo fino all’arrivo del secondo, minuti interminabili e quello sguardo complice del cameriere che ormai, come tutto il personale del ristorante, sa bene cosa accade al tavolo 8.
Lo spengo di colpo, mentre un mugolio ti esce misto ad un sospiro, per averti interrotto qualcosa di eccitante. Mi guardi con occhi cattivi, vorresti riaccenderlo ma non puoi, io lo uso, non tu.
Ti accontento...
Sento il perizoma, sento il tessuto fradicio sul mio cazzo, e quella riga di stoffa nel culo.. mi sento troia come te, siamo due troie stasera, due amiche troie a cena.” Sorridi divertita, conosci il valore di una complicità di questo tipo, poche volte l’abbiamo assaporata e altre pochissime volte l’assaporeremo.
Ti lascio tranquilla mentre mangi il secondo, poi mentre il cameriere riprende i piatti, l’accendo platealmente, il suo sguardo corre al tuo viso che si illumina estasiato.
Sorride, ammicca e se ne va, corre in cucina per raccontarlo agli altri.
Non lo spegnerò più.
Finiamo, conto e via in macchina.
Baci, carezze, e di nuovo baci, poi verso casa tua.
Guido tenendo nella mano destra il telecomando e quando non sono impegnato con il cambio, gioco a cambiare velocità. Sobbalzi, scivoli sul sedile, miagoli, sospiri, godi…
Ti lascio godere, anche se la tentazione di bloccartelo poco prima mi è passata per la testa, ma sei stata brava complice, fidata giocatrice di perversioni. Te lo meriti.
Posteggio, rimetto il telecomando nell’autoreggente lasciando una velocità intermedia. Entriamo in casa e sei tra le mie braccia.
Ti sollevo di nuovo, scena già vista, sei di nuovo sul tavolo.
Apro le tue gambe che agevolano il gesto, forse pregustano un proseguo della serata.
Mi avvicino alla figa anche con il viso ed estraggo l’ovulo lasciando per pochi attimi la tua figa golosamente aperta. Lecco bene l’oggetto di piacere, mangio i tuoi umori sognati per tutta la sera con avidità. Poi lo ripongo.
Ti faccio scendere dal tavolo e ti bacio ancora.
Ti sento scioglierti, abbandonarti a me, desiderosa che l’attimo non finisca.
Ma è tempo di salutarci. Questi erano gli accordi.
Un ultimo bacio e non parli, mi guardi puntare la porta d’ingresso con uno strano velo di delusione sul viso ma queste erano le regole.
Solo il gioco fine a se stesso. Niente di più.
Buonanotte, dormi bene.
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venerdì 16 marzo 2007

Notte

Stronzo cervello e Puttana mente.
Uniti nei pensieri e nelle Perversioni che agitano la Mia notte.
Muovete sinuosi i fianchi per cercare l’eccitazione reciproca.
Nessuno dei due cede, nessuno dei due abbassa lo Sguardo.
Notte di morsi, di carezze, di mente umida e cervello duro.
Pensieri taglienti come rasoi e sussurri degni delle Peggiori Parole.
Notte, amica Troia dei Libertini.
Scendi ancora su Madama Mente e Messere Cervello,
avvolgili, proteggili nell’intimo della loro Trasgressione.

mercoledì 14 marzo 2007

Casta Troia

Credi quello che vuoi.
Ma l’inevitabile realtà è che nessuno sa scoparti Cervello e Figa.
Come faccio Io.
Sarai Usata, Abusata, Fottuta e Umiliata.
Nel tuo essere Pudica.
Nel tuo essere Casta Troia.
Per il Mio piacere.
Per le briciole di piacere che Ti concederò.

venerdì 9 marzo 2007

Ruggito

Forte e sordo è il Ruggito dentro di me.
Analizzo razionalmente le emozioni e le tengo Buone.
Ma devo fare i conti con la Mia natura.
Non ti avvicinare adesso.
Non reggeresti l’impatto.
Non sono Cattivo.
Non sono Rabbioso.
Non sono Mostro.
È la consapevolezza della Fame.
Devo nutrire le Mie perversioni.
Devo vivere le Mie trasgressioni.
Devo.
Devo.
Devo.
Non ti avvicinare adesso.
Se non sei pronta a bruciare nell’inferno della Mia Mente.


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giovedì 8 marzo 2007

Il Pasto

Ormai era il periodo della passione, in pieno ululare di ormoni, che ci spingeva a desiderarci per nulla, tutto era collegato, ogni particolare della giornata spingeva la mente al desiderio di possederci. Odori, canzoni, riti quotidiani, nulla passava come evento normale, tutto era l'inizio di un pensiero perverso che affondava le radici nella bestia che alberga dentro ogni essere umano, l'animalità e l'istinto primordiale che probabilmente riusciamo ad esprimere solo nel sesso, nell'amore e nei pensieri più trasgressivi. Quella settimana il lavoro ebbe un leggero calo, una flessione naturale e normale che mi portava ad avere maggiore tempo libero, anche se, sinceramente, avrei potuto avere anche mille incontri con capi di stato, che il tempo per la mia bambina l'avrei trovato a costo di rimandare un incontro con il G8! In ufficio quella mattina avevo già sbrigato ogni incombenza e al caffè delle 10.00 ero già sul sentiero del piacere, insistentemente ormai da qualche minuto pensavo ossessivamente al suo seno, che turgido e malizioso mi ipnotizzava mentre lei mi cavalcava appassionata. Quella immagine era un tarlo ormai, era cosi grosso che non ci stava altro nel mio cranio, le sue mani, i suoi morsi nel momento dell'orgasmo, sentivo il richiamo di quel corpo di giovane femmina che frustava la mia anima con colpi sempre più forti e decisi, fino a lacerarmi il cervello creandomi quei segni nella mente che sapevo non sarebbero andati via facilmente. No, non potevo più punirmi cosi, non potevo andare oltre il desiderio del suo piacere urlato nel mio corpo, non mi dava scampo, non mi permetteva di mantenere la lucidità che il lavoro richiede e quando arrivi a questi limiti devi solo lasciarti andare e vivere i segni lasciando i sogni ad altri momenti. Sbrigate alcune piccole formalità senza nemmeno pensarci e deciderlo, ormai succube del mio tarlo, alzai il ricevitore del telefono in radica e pelle che mi sorrideva malizioso ed invitante dall'angolo destro della scrivania, comporre il numero fu come una liberazione, come un peso che si toglie dal cuore e dalla mente per librarsi alto dove l'oblio del piacere regna sovrano.
Ciao, pranziamo insieme? Sei sola a casa? Bene… non importa, fai tu… anche un piatto di pasta burro e salvia…” “Ok per le 12,15 chiamami, dovrei essere quasi li”. Ma la voglia si sa difficilmente ti permette di ragionare, e quando mi chiama sono a 200 metri da casa sua.. “ ciao Omone, adesso mi faccio una doccia” “non farlo sono sotto casa” “DI GIA'??” “si! aprimi”. Un sorriso splendente, accattivante, dolce e perverso mi accoglie, ci leggo l'entusiasmo, il piacere e la gioia, mi ha sempre colpito forte con il suo modo di esprimere i sentimenti e forse proprio quello mi dava quella invincibilità che sentivo sulla mia pelle, ero pronto a vincere qualsiasi sfida, i peggiori draghi ed i mortali nemici, li avrei abbattuti con un soffio, la forza che mi iniettava come un dolce veleno era linfa vitale per me, una droga, una vera droga, quella che ti rende unico essere al mondo, aumentando le mie percezioni i miei sensi e soprattutto la mia sensibilità. Indossa per me una sottoveste di pizzo, spalline sottili per il giusto risalto al seno, corta quel tanto da lasciarmi intrigare dall'attaccatura delle gambe, scorgo la sua nudità attraverso il pizzo, sento il suo odore di femmina, le mie narici si dilatano nell'inebriarmi del suo odore di felina pantera che ha catturato il suo pasto e si appresta a nutrirsi. Null’altro a coprire le sue forme, i piedi nudi, cosi perfetti nella loro dimensione, armoniosità e sinuosità e le nostre lingue sono già una cosa sola per i nostri corpi che si avvicinano iniziando la danza sensuale dell'amore animale, suoni, vibrazioni, canti antichi e lontani si spargono nella casa portando in ogni angolo la passione e il desiderio. La porta si chiude dietro di noi, tolgo il giaccone a fatica mentre le sue mani scorrono il mio corpo non riesce a staccarsi da me, come io da lei. Mi accompagna fino in cucina, ma non fa altro, le mie mani sono già sui suoi fianchi, la sollevano e si ritrova seduta sul piano di lavoro vicino al lavello. A parte pochi attimi le nostre bocche non si sono mai staccate, ma non frenetiche, dense, avvolgenti e serenamente consapevoli che ci prenderemo il nostro tempo, il nostro ritmo di piacere che sappiamo già sarà pieno e unico come ogni volta. I pantaloni scendono e con una mano le tengo alta una gamba mentre con l’altra punto la mia carne verso il suo fiore. Sono in lei, l'attesa ha moltiplicato i cattivi pensieri e trovo già pronto e umido il nido caldo che aspetta solo di ricevermi. Il suo respiro aumenta vertiginosamente, sento le sue unghie che si affrancano nella carne delle spalle, imprigionandomi a lei, bloccandomi come per conservarmi per sempre dentro di lei, nella mente e nel corpo. Giocando tenta di lamentarsi del fatto che doveva accendere l’acqua per la pasta, ma non rispondo nemmeno, impazzito di lei, del suo essere cosi perversa e dolce, trasgressiva e sinuosa, innocente e libertina, mai fuori tempo mai fuori misura, mi osserva con occhi suadenti e desiderosi, che trasmettono ogni tipo di trasgressione, passione, malizia e oscenità, ma le sue labbra mi parlano innocentemente di pasta da scaldare e di ragù da finire di preparare. Anche questo è gioco di mente, cerebralmente cerchiamo di non scoppiare entrambi di folle passione e carnalità. Ho solo in mente di dare nutrimento al selvatico, l’uomo può aspettare. Sono colpi decisi e pieni i miei, sento il sangue scorrermi nelle vene, ovunque ogni mio angolo più recondito del corpo pulsa di piacere, i miei sensi sono amplificati e resi attenti e ricettivi nell'atto, la mia pelle è un enorme antenna pronta a captare ogni spostamento d'aria, ogni secondo che può donare il piacere maggiore, colpire forte e rapido, per poi rallentare per darle il piacere che ormai conosco e governo, musiche ossessive, risuonano nella mia mente una canzone dei Depeche Mode, "black celebration" con quelle ondate di ritorno, quelle sensazioni forti che spostano il sincopato dalla lontananza per poi tornare prepotenti nella testa, suoni di tamburi e di voci roche e calde come il suo ventre. Esplode la mia testa, persa nell'incredibile ondata di sensualità che avvolge noi due, accogliendoci morbida nella valle del miele, i nostri occhi non si scollano, fissi a guardarci dentro, a leggere il piacere della mente. I suoi seni ondeggiano felicemente al ritmo decretato dai miei reni, il suo miele scorre, riempie e bagna. Fragranze sensuali si elevano nella stanza tutto intorno a noi odori penetranti, vividi sentori di bestialità, la mirra, la liquirizia e il bruciato, i sessi che emanano fragranze capaci di far perdere la testa, prendere i pensieri a renderli liquidi come i nostri umori, assaltano le nostre nari spingendo ancora più in alto il volo dell'anima che forte si libra sopra di noi. Sento inumidirsi lo scroto, copiosamente il suo miele si sparge sul mio corpo, quella leggera diversità di temperatura me lo fa sentire ogni millimetro che si sparge, inonda la mia pelle, bagna il mio piacere, esonda dal suo corpo e mi pare possa avvolgermi completamente, il mio centro del mondo è li che ascolta questo prendere possesso della mia pelle che brucia e si nutre in ogni poro del nettare divino, il nutrimento degli dei è mio e lei me lo dona copioso per rendermi invincibile nel possederla come desidera, dandomi la conoscenza, la volontà e il sapere, scopro i suoi pensieri più porci, le sue fantasie segrete, gli interruttori della sua mente e ne faccio uso sfacciato per renderla pazza, empia ed allacciandole quel collare all'anima che la rende fiera schiava dell'amore e della passione, mi nutre la mente, aumentando a dismisura il mio gusto nel vederla cosi fradicia di me, con me. Esplode il suo primo orgasmo, mentale più che fisico, la situazione, il sapere che potrebbe entrare in ogni istante qualcuno. Il punto in cui siamo è visibile dalla porta d’ingresso, non ci importa, probabilmente se dovesse entrare qualcuno non smetteremmo, come cani che oscenamente si offrono al ludibrio ma i veri cani sono chi osserva e disgusta la natura anche quella umana. ma non è solo quello, il gusto di essere presa così, sentirsi in balia di un animale che usa istinto e bestialità, ma anche attenzione e cura di ogni dettaglio. Occhi negli occhi, sempre, mille parole non dette, mille frasi lascive che non diciamo ma leggiamo negli occhi l'uno dell'altra, si toccano gli occhi, si accarezzano, si eccitano, resi liquidi e dilatati dall'esplosione che entrambi proviamo dentro di noi, pupille dilatate che sono saldate insieme, in questi momenti mi pare di vedere delle piccole braccia che partendo dagli occhi entrando dirette nel cervello e cercano, frugano fino a quell'angolo perso dove alberga il peccato e l'abbandono. Non le do tempo di riprendersi, non le do tempo di ragionare ed arriva l’onda, il susseguirsi di altri orgasmi, questa volta mente e fisico insieme, per un piacere amplificato e aumentato a dismisura. Mi avvisa, con voce rotta dal respiro affannato mi dice che il prossimo è uterino, onde sugli scogli, forti come una mareggiata di fine ottobre, che spazza via ogni cosa, ritmicamente, corre incontro e poi si ritrae, si infrange su di me con quelle unghie che strappano lembi di pelle, incarnate nelle mie spalle, nella mia schiena, sulle mie braccia, entrano in me come io in lei. Urla adesso, urla forte e mi domando se i vicini hanno buone orecchie. Quelle braccia che mi avvolgono e mi bloccano a lei, i suoi denti sul mio trapezio, sento il dolore che sale ma è più forte il piacere e i suoi canini incidono fino alla vena e scorre poco sangue, lo sento uscire da me, lo sento che furioso cerca il passaggio nella crepa per uscire allo scoperto e quando rivedo le sue labbra sono sporche di sangue e la lingua scorre a pulire prima le labbra e poi la ferita che si offre in dono come trofeo di guerra, come lo scalpo del piacere. La faccio scendere ancora attaccati corpo contro corpo cercandoci pelle su pelle, con la paura che un eventuale leggero distacco porti ad un dolore intimo e profondo, mi sistemo su una sedia, è già sopra di me e la danza riprende, tribale, antica, vitale, morbida. Abbandonata sul centro del mondo, due sessi che uniti suonano musiche di tamburi e nenie portate dal vento nel deserto del piacere. Altri piaceri scivolano dentro e fuori di lei ho occhi, orecchie e naso sul quel pezzo di carne che mi ruba e porta dentro il suo corpo, sento, vedo, odoro il suo utero che urla, ride, grida forte lo spasmo dell'orgasmo che prosegue incessante come un martello che picchia in testa e scorre lungo la schiena per sfogarsi, rendersi liquido nel suo ventre caldo. Aggrappata a me riprende ad infilare le sue unghie in me, il mio busto, la mia pelle offerta nell'amore, nel piacere di dare ogni parte per il godimento animale. Il mio sguardo cupo e pieno di bestiale cattiveria la rende ancora + animale nel godere. Nessuno dei due vuole dominare, non serve, siamo entrambi succubi reciprocamente, vuole il mio nettare, lo pretende e desidera. Si gira, appoggiata ad un'altra sedia, mi offre lo spettacolo del suo stupendo culo, perfetto, ne grosso ne magro, agile e nervoso, ondeggia per il mio piacere, per mostrarsi e donarsi come poche sanno fare. Mi aggrappo ai suoi fianchi e la tiro a me con cattiveria e decisione. Adesso io decido i tempi e il ritmo, io prendo possesso del suo corpo e ne faccio il mio piacere. Altro miele scorre, ondate di liquidi avvolgono il mio stelo lo bagnano, lo rendono ancora più sensibile dentro quel caldo nido. Siamo entrambi stremati, ma lei vuole il mio nettare, lo pretende, lo esige, “vienimi sul viso, voglio il tuo seme su di me, come un marchio”. Si inginocchia e la sua testa è tra le mie gambe, quella ondata di capelli mossi, quello sguardo, implorante, desideroso come una bambina davanti al negozio di giocattoli e poi la perversione, l'esplosione vivida del piacere di appartenersi di unirsi con l'anima, le sue lentiggini che da sole mi portano all'erezione, morsica, lecca e annusa il mio scroto. E’ suo e lo gusta come se fosse l’unico cibo che possa fermare i suoi desideri. Mi alzo in piedi e lei sempre li, accoccolata tra le mie gambe con il naso piantato nel mio scroto, lingua che scorre batte, aspira stuzzica e stimola, è attenta ad ogni mio sospiro, ogni mio piccolo segnale che anticipa l'arrivo dell'orgasmo, pronta a ricevere sul viso quel marchio che la rende mia, ma in realtà sono io che mi offro a lei e sono io che mi sento legato a lei, io che mi lascio allacciare il collare sulla mia anima che le dono per custodirla, per proteggerla e farla risplendere grazie alla sua passione. Mi massaggia, mi racconta, mi chiede, mi prega di donarle. I suoi occhi cercano il mio piacere, languidi quasi imploranti di ricevere, di offrirsi, angelo sacrificato al mio orgasmo, al mio essere. Sentirsi Dei e miserabili, l'opposto che inevitabilmente si attrae e rivive contemporaneamente, l'unione e il dividersi, il freddo ed il caldo, il giorno e la notte, l'alba ed il tramonto. La vita e la morte. Alla fine arriva. Il fiume che esonda, la diga che allaga, gocce di lava che scottano e segnano le gote, gli occhi chiusi, le labbra e la lingua che involontariamente esce per prendersi il gusto dolcemente salato. un caldo getto invade le sue guance, il mento, la fronte ed i capelli, la sua mano inizia quel rito, lento fissandomi diretta dentro i miei pensieri, una mano scorre sul seno e stuzzica il capezzolo mentre l'altra sparge, massaggia il viso per coprirlo di nutrimento, ogni centimetro del suo viso viene toccato, inumidito delle mie gocce fino alla fine per poi leccare le dita raccogliendo quel poco che rimane nei solchi tra le dita, pulendole e rendendole lucide. Sono una statua, la guardo nella sua opera senza fiatare, inebriato di quella visione cosi amorevole e nello stesso tempo trasgressiva. Solo chi ama il sesso fatto per tirare fuori l’animale che è in noi, la bestia primitiva che vive dentro comprende, si accomuna, non esistono frontiere, nessuna barricata dove nascondersi, il piacere di mostrarsi nudi, naturali, liberi da qualsiasi parametro, religioso, culturale o di retaggio familiare. L’abbandono totale senza regole, il piacere della carne e soprattutto della mente. Il cervello riscopre quell’urlo fatto di odori, umori, appartenenza e carnalità mentale. Spasimi e urla bestiali, poi è di nuovo seduta sulle mie gambe, dolci coccole di amanti, una miscellanea di emozioni, di percezioni e di appartenenza, respiri che si attenuano, si riprendono dopo ritmi animali, corpi uniti, incollati cercando quella fisicità dolce e forte, amando il tepore corporeo che ci doniamo cercando di sincronizzare il respiro mentre l'abbraccio e stringo il suo petto al mio i sessi uniti accattivante nido per il la mia carne. Restiamo immobili in silenzio per alcuni minuti, contarli è stupido ed inutile, è una eternità, guance contro, labbra che si sfiorano e il silenzio ovattato che attenua ciò che il mondo esterno combina mentre il nostro tempo si è fermato. Ci sediamo a tavola, ma la nostra mente è ancora pregna del nostro odore, del nostro piacere, non riusciamo a staccare gli occhi, specchio di quell'anima che ci siamo scambiati, rubati e donati insieme, le nostre mani si cercano, mangio con la sinistra per avere la mano libera e le nostre dita giocano a sfiorarsi a cercarsi ed accoccolarsi le une insieme alle altre. Non parliamo, dialogano le mani, gli occhi e i nostri sorrisi, quasi alla fine del pasto, la fisso dolcemente e le sussurro "mi ha preso l'anima, bambina, trattamela bene". I suoi occhi amorevoli mi danno risposte che sono marchi indelebili nella mente, marchiati a fuoco sulla roccia della nostra appartenenza.

Il Collare

Quando accadrà cercherò dentro i tuoi occhi.
Dovrai sostenere lo sguardo. Potrai farlo.
Saremo altrove, in un'altra dimensione,
il mondo lo lasceremo ai popoli,
noi ci guarderemo dentro, cercandoci i pensieri.
Non una parola sarà pronunciata,
solo gli occhi a raccontarci.
Cercherò i tuoi desideri e vorrò sentirli urlare il Mio nome,
mentre dalle tue mani prenderò le tue emozioni.
Disegnerò una mappa, al centro il tuo peccato,
intorno segnerò il sentiero con i Miei morsi alle tue fantasie,
ogni segnale un bivio,
ogni bivio una tua parte di femminilità che degusterò in seguito.
Degna di Me, dovrai esserlo, serenamente.
Sarai finalmente libera con il Mio Collare,
indossato per marchiarti l’anima scura,
quella che non mostri, quella che coccoli nelle notti da sola.
Esalterò le tue fantasie per realizzare i Miei piaceri.
Occhi che si guardano e sanno dire oltre l’immaginabile.
Ci leggerò tutto quello che mi serve per alleviare il tuo cammino,
renderlo Mio piacere, renderlo tuo liberatore.
Sarà solo l’inizio, un semplice passo,
poi dovrai desiderare la mia mano dentro di te,
per condurti dove Io ti farò arrivare,
dove tu vuoi arrivare.

mercoledì 7 marzo 2007

Schiaffo

Sai che non amo attendere.
Entra Svelta.
“Inutile che sorridi”.
Spogliati.
Tutto.
Vieni vicino.
Ti brucia vero?
È solo l’inizio.
Il resto inizia subito.
A gattoni, vicino al Divano.
Inutile che sculetti Troia!
Non Mi addolcisci cosi.
Avrai Carne.
Avrai Piacere.
Avrò Te.

martedì 6 marzo 2007

Morning Ass

Con questa sono 5 volte che ci incrociamo.
Sempre davanti a quella scuola.
Si puttanella, lasci la bambina e intanto ti guardi intorno.
Separata? Sposata? Poco importa.
Te lo leggo in faccia che hai voglia di farti scopare.
E quel sorrisino che mi fai?
Un invito?
Lo colgo, ma non ti do molto di più.
Vediamo se ti vesti per me.
Tornerò alla stessa ora, precisa.
Cosi passeranno altri giorni, altri incontri.
7 volte, lo vedo che cerchi la mia macchina.
Adesso sei mia. Io conduco il gioco.
Altri giorni, altri sorrisi.
Spudorata troietta, mi mostri il culo.
Mi aspetti per infilare la testa nella macchina per prendere la cartella.
Non sculettare, ho capito, non sono scemo.
13 volte, adesso basta!
14 volte, domani farai tardi al lavoro.
15 volte.
Eccoti. Aspetto che scarichi la piccina.
Brava mi hai visto, Sali e riparti.
Ti sono dietro, si tesoro, guarda pure dallo specchietto.
Ecco lo stop, fianco a fianco.
Sorridi troietta, tra poco urlerai godendo.
Ti guardo da dietro i miei intriganti occhiali scuri.
Sorrido. A cenni, lascio che leggi le mie labbra.
S E G U I M I !
Cambi espressione, il bivio.
Prendere o lasciare.
Io giro a destra.
Tu pure.
Lascia che suonino i loro fottuti clacson da impiegatucci sfigati.
Brava cosi, vado piano, non ti permetto di perderti.
Attraversiamo 3 quartieri.
Posteggia lì.
Scendi, non parli, non parlo.
Androne. Scale. Silenzio.
Apro la porta di casa. Sei dietro di me.
Ho la sensazione che ti sciogli nel mio profumo.
Ti stai bagnando nel mio Zino Davidoff?
Non mi volto.
Entro e ti guardo fare due passi timidi.
Santuario del piacere.
Non ti lascio togliere il giaccone.
Ecco cosa vuoi.
Tremi mentre la mia mano strappa i tuoi collant.
Vestita con la figa in mano ad uno sconosciuto.
Mugoli come una gatta in calore.
Sbattuta contro il muro, il tuo culo si inarca per ricevere.
Va bene.
Ti spacco quel culetto da puttanella.
Poca saliva e ti fotto.
Urla pure mentre ti tiro i capelli pettinati da brava donnina.
Godi pure, lo sento quanto stai sbrodolando.
Io mi scopo il tuo culo.
Contronatura sfogo i miei piaceri dentro di te.
Sei la mia carne da monta.
Riempio il tuo retto del mio piacere.
Brava puliscilo bene con la lingua.
Adesso vai pure dove cazzo vuoi.
Non avrai un bis.
Inutile tornare a sorridermi.
Non ti degnerò più di uno sguardo.
Ho preso quello che volevo.