.A
volte il destino aiuta, scivola tra le pieghe del tempo e permette
ogni cosa.
Uccide
desideri o realizza fantasie con la stessa serenità.
Noi
siamo solo pupazzi. Lui il Burattinaio.
Che
colpo stamattina, mi sei passata davanti con quel passo sensuale.
Femmina,
mille volte femmina.
Camicetta
bianca e gonna al ginocchio da brava donnina in carriera.
Ma
il tuo passo affrettato mi permette di notare subito le autoreggenti.
Le
hai già messe altre volte, ma oggi, con quella gonna.
Uno
strano ruggito mi ha spaccato il petto.
Clik.
Ecco che si parte.
Le
unghie escono dalle zampe e lo sguardo diventa attento e vigile.
Un
leone. Pronto a balzare sulla preda.
Attendere
fa parte della mia natura.
Scrutare
quell’attimo, unico davvero da sfruttare.
Nessuna
fatica, nessuna agitazione inutile.
Arriverà
il momento.
Cerco
la distrazione nel lavoro che prolunga la giornata.
Le
urgenze da terminare e si resta in pochi.
Dalla
mia scrivania non vedo se ci sei ancora.
Poi
la tua voce. “chi è rimasto??”
Conto
mentalmente fino a 10. “Io!.
Silenzio
ed infine.. “Carla sei tu?”
“Si”.
“Ah… bene”.
Quel
“bene” suona dentro come un eco.
Proseguo
il lavoro.
Poi
i tuoi passi.
Vieni
e ti siedi sulla scrivania al mio fianco.
Parole,
parole, parole, parole.
Non
ti ascolto, ipnotizzato dalle tue gambe che dondolano dal piano della
scrivania.
Le
apri leggermente, innocentemente.
Spudoratamente
non ti guardo più in faccia.
Voglio
che tu sappia cosa voglio.
Ancora
parole che non ascolto, lascio scivolare la sedia fino davanti a te.
Adesso
stai zitta.
Mi
guardi, non sai cosa farò.
Puoi
aspettarti quello che faccio sempre, una battuta e stop.
I
miei finti rossori, la mia finta timidezza. Volutamente nascosta male
dall’esibizione.
Non
sai chi sono, cosa sono.
Non
ho mai dato a nessuno la possibilità di capirlo fino in fondo.
Ti
pianto gli occhi dentro i tuoi.
Il
tuo sorrisino è sparito, appoggio le mie mani sulle tue gambe.
Lentamente
le apro e dopo un’iniziale resistenza mi lasci fare.
Il
pizzo, poi la pelle, poi il nero delle tue mutandine.
Sento
l’odore della tua figa.
Senza
guardarla so cosa vedo, so cosa fare.
I
tuoi umori bagnano le tue mutandine.
La
tua figa sa di buono, ha l’odore che fa perdere ogni ragione ad un
uomo.
Quell’uomo
sono io stasera.
Le
mie mani lente ma decise si muovono verso il fiore del peccato, non
le fermi, sai cosa faranno.
Sai
che non è più il momento di giocare a nascondino.
Una
femmina. Un maschio, il resto sono solo cazzate da puristi.
Le
dita scostano le mutandine e si fanno largo tra le tue labbra
bagnate.
Entro
in te.
La
testa la butti indietro, appoggiando le mani dietro di te.
La
tua femmina si offre, prendimi.
Gioco
dentro di te, frugo, scruto, percorro le pareti e la cervice.
Cerco
il punto del tuo piacere e so dove trovarlo.
I
tuoi mugolii me lo confermano.
Ansimi,
respiri e miagoli in calore per le mie dita.
Ti
sollevo il culo, sfilo le mutandine e ti aiuto a sdraiarti.
Avvicino
la testa tra le tue gambe.
Adesso
ti faccio sognare piccola.
Lecco
piano, non ho fretta, intorno, mordicchio l’inguine, gioco con le
labbra sulla mia lingua.
Succhio
la clitoride, dolcemente, come si conviene con un dolce prelibato per
gustarlo.
La
sento irrigidirsi, ingrossarsi tra le mie labbra.
Piccoli
morsi, i denti schiacciano per ogni sospiro che fai.
Le
tue mani tra i miei capelli, mi incitano ad affondare di nuovo la
lingua dentro di te.
Non
ho fretta, è il mio piacere leccare, non puoi togliermelo.
Percorro
ogni piega della figa con la lingua, cercando ogni percezione del tuo
piacere.
Voglio
sentirti urlare nell’orgasmo.
Voglio
che liberi ogni perdizione e lasci andare via ogni dubbio.
Voglio
il tuo migliore orgasmo.
Le
tue gambe iniziano a stringere la testa, ci sei, adesso è il momento
giusto.
Accelero
ogni leccata, scopo con la lingua, mordo la tua figa.
Non
smetti più di ansimare, di godere, imbratti il mio viso con i tuoi
orgasmi.
Non
mi molli, prigioniero del piacere.
Instancabile,
continuo a svuotare la tua figa di ogni goccia che mi doni.
Infilo
prepotente un dito nel tuo culo, lingua e dito.
Oscenamente
offerta al maschio che domina i tuoi orgasmi.
Ti
lasci scopare senza cazzo.
Ancora
ondate orgasmiche scuotono il tuo corpo.
Te
ne concedo ancora due.
Poi
rallento.
Ti
permetto di riprendere la tua mente.
I
tuoi occhi mi guardano, non c’è bisogno che ti dica cosa ci vedo.
Lo
sai bene.
Mi
alzo e mi slaccio i pantaloni.
Nemmeno
un minuto e infilo il cazzo dentro di te.
Afferro
le tue gambe appoggiate alle mie spalle.
I
tuoi capelli sparsi sulla scrivania si muovono al ritmo dei miei
colpi.
Chiudi
gli occhi e riparti.
Il
tuo mondo, fatto di languidi piaceri che sciolgono i ghiacciai del
tuo utero.
La
punta stuzzica la cervice, sento la massa carnosa e mi diverto a
spostarla con colpi di reni.
Ogni
colpo è un mugolio, ogni colpo succhi più avidamente il dito che ti
ho messo in bocca.
Aumento
il ritmo, senza ritegno mi scopo selvaggiamente la tua carne.
Arrivano
altri orgasmi, ti sollevi e pianti le unghie nelle mie spalle.
Dolore
e piacere, mi guardi rabbiosa per quello che ti do per la prima
volta.
Odi
non avermi preso prima.
Ami
prenderti quello che ti do.
Arriva
l’ennesimo orgasmo.
Mi
blocco di colpo per un attimo.
Ti
guardo mentre inizi scompostamente a muovere il bacino per portare a
termine il piacere che ti nego in parte.
I
tuoi occhi sono cattivi, pretendi, chiedi, poi sciogli il più dolce
degli sguardi e termino il giochino.
Riprendo
a scoparti, sempre più forte, sempre più profondo.
Perdo
la ragione, siamo un solo essere, una perfetta unione di emozioni.
Urli,
bestemmi, gridi, sacramenti il tuo orgasmo per poi crollare di nuovo
esausta.
Dura
un attimo, ti scosti e scivoli giù dalla scrivania.
Con
la mano mi spingi a sedermi di nuovo.
In
ginocchio ringrazi la carne che ti ha posseduto mente e corpo.
Non
ci vuole molto e sono pronto a godere.
Insisti
avida, acceleri quella maliziosa lingua che sfrega ogni parte del mio
cazzo.
È
tutto tuo, fanne ciò che vuoi.
Mi
abbandono alle tue cure.
Percepisci
che è il momento, affondi fino in gola il cazzo per non perderne
nemmeno una goccia, succhi ed ingoi.
Io
scosso da brividi e scatti di nervi svuoto il mio corpo del piacere
caricato dalle mie amorevoli cure alla tua figa.
Non
esce più nulla ed è stupendo vederti insistere per prolungarmi il
piacere, prenderti cura del mio orgasmo. Golosamente, amorevolmente
mi porti dove vuoi, fino alla fine, fino alla resa della morbida
carne che si assopisce.
Alzi
il viso.
Mi
sorridi.
Mi
baci.
Domani
torniamo ad essere due colleghi.