Scoprire
i pensieri, questo è quello che faccio, semplicemente accarezzare le
più stuzzicanti fantasie che sfiorano calde e piccanti le menti
delle donne.
Lei
è arrivata. Improvvisamente ci siamo materializzati su quel divano e
senza porci nessun problema abbiamo chiuso fuori il mondo. Abbiamo
legato subito i nostri pensieri, permettendogli di abbracciarsi
ballando nelle parole che scivolavano fuori serenamente.
Le
sue voglie, le sue fantasie e quel desiderio di maschio. Umido e
caldo come un respiro di piacere, non uomo, non semplice sesso, ma un
piacere forte e vivido da sentire sulla pelle. Brividi e scosse lungo
la schiena per sentire il sangue scorrere nelle vene.
Fantasticavo
sulle sue parole e come flash-back osservavo fotogrammi di
trasgressione. Parole che tramutavo in azioni, in successivi
sviluppi.
Cioccolato.
Certo,
potrei dirti che lascerei colare morbida nutella sul tuo morbido
seno, ma non mi basta. Preferisco immaginarti nuda e distesa, ed
intingendo il dito in un bicchiere di cioccolato liquido scrivo
parole sulla tua carne. Un foglio bianco, un quaderno da riempire con
le follie.
“AIORT”
cosi potrai leggerlo meglio quando ti guarderai allo specchio, quando
le mie parole saranno marchi da leccare. Nuda, con quel foulard rosso
che gioca leggero sulla tua pelle, nascondendo piccoli lembi di te,
un seno ed il collo, quel collo che morderò. Stanne certa. Stringerò
tra i denti i tuoi nervi, sentirai scosse che percorreranno la tua
schiena fino al tuo utero liberando nuove ondate di umori che goloso
mischierò al cioccolato per addolcire le mie labbra prima di
lasciarmi baciare.
Potrei
parlarti dell’immagine di te affamata che divori il tuo pasto
annegata tra le gambe di un’altra donna che offrendosi a te
continua a fissarmi, crudelmente sorridente cercando quel piacere
sublime dell’intrigo e della complicità, mentre nei miei occhi è
fissa l’immagine del tuo culo che si muove sinuoso con elegante
malizia. Ti prenderei, userei il tuo corpo per il mio piacere,
afferrato ai tuoi fianchi, attenuando il tono di voce, roca a
profonda ti urlerei il mio godimento animale mentre scivola in te.
Potrei
parlarti di quando ti ho vista immobile e sorridente, mentre un lungo
serpente bianco ti vincolava i movimenti, elegantemente vestita di
corda, obbligata al mio volere che ti renderà libera di essere la
femmina che senti dentro. Avvinghiata, unita, bloccata nell’abbraccio
di metri che percorrono il tuo corpo ovunque, finemente costrittivi e
stimolanti nei punti maggiormente sensibili al piacere, adeguatamente
lassi dove la tua pelle merita respiro.
Potrei
parlarti delle tue preghiere, distesa sul tavolo mentre stringi i
miei capelli cercando di togliere il mio volto dal tuo sesso esausto
e copiosamente grondare miele che mi nutre. Tira pure, io deciderò
quando sarò sazio, non tu.
Potrei
parlarti di molto altro ancora, potrei raccontarti doviziosi
particolari, potrei stimolare la tua fantasia ad unirsi alla mia.
Potrei,
ma non voglio.
Lascio
che ogni cosa sia il piacere di scoprire, non un banale copione
scontato.
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