martedì 6 novembre 2007

Colazione Con Carne

Ormai sono mesi che ci incrociamo al bar per la colazione.
Non ho idea di chi sia e cosa faccia.
E, come spesso accade, le parole mattutine sono quelle che danno l’imprinting alla giornata.
Al termine, quando di solito scatta la sigaretta e l’augurio della buona giornata,
rovistando nella borsa sacramenta per aver dimenticato il cellulare in casa.
Solleva gli occhi, come ad implorare.
Dai, ti accompagno, è presto per me”.
Che dolce che sei, grazie, vieni”
Ed infila la mano sotto il mio braccio avviandosi.
Pochi passi ed il portone ci offre il calore di contrasto con il freddo mattutino.
Ascensore e poche parole.
Ma una volta dentro la piccola scatola i suoi occhi diventano languidi,
e la sua gamba si infila tra le mie.
Non ci metto molto, prendo il suo collo nella mia mano destra e le sollevo la testa costringendola innaturalmente sulle punte.
Si scioglie, sento il suo corpo e la sua mente abbandonarsi totalmente,
probabilmente la sua figa inizia inesorabile a produrre miele per bagnare le mutandine.
Arriviamo alla porta ed il suo corpo vibra visibilmente, vedo le sue mani leggermente tremolanti mentre infila la chiave.
Il calore della casa è forte, e l’eccitazione di entrambi non aiuta.
Siamo due animali che secernono umori e odori per attirare e ammaliare.
Le sono addosso, sollevo la gonna e strappo con forza i collant.
Scuotendola deciso apro la strada per una veloce possessione del suo corpo.
Abbasso le mutandine di pizzo bianco e rabbioso le infilo due dita in quel lago che ormai vive e pulsa tra le sue gambe.
Geme e miagola la puttanella, è quello che vuole, sentirsi usata come un qualsiasi pezzo di carne per il piacere del maschio.
Le sbatto le braccia aperte contro il muro e affondo il cazzo dentro di lei che mi osserva con occhi sbarrati e lingua maliziosa che esce leggermente dalle labbra.
Sbava sul mento il suo piacere, come sgorga dolce sulla mia carne il suo umore di femmina da monta.
Non ci sono più regole, confini, galateo, pensieri a frenare i nostri bassi istinti.
Esiste un cazzo e una figa, il resto è solo contorno per portarli in giro ad accoppiarsi.
Monto selvaggio e rabbioso quella donna,
le offro il piacere e l’orgasmo perpetuo che mi espone con lunghi miagolii misti a suoni gutturali.
Le sue mani si contraggono nelle ondate di piacere, stringono le mie dita cercando la complicità per procurarsi nuovo ed ulteriore piacere.
Anch’io voglio il mio piacere, di cazzo te ne ho già dato abbastanza.
Ora penso a me.
Colpi forti, mentre spacco i suoi fianchi che le fanno rimbalzare il culo contro il muro.
Mordo il suo collo e lascio che il mio seme inondi la sua figa bollente.
Trattiene il fiato mentre libero un urlo animale di piacere.
Mi accascio addosso a lei, schiacciata dalla mia possanza contro il muro.
Poco alla volta rilasso i muscoli che nell’orgasmo si sono tutti contratti.
Appoggio la testa alla sua spalla.
Dolcemente mi ringrazia leccando il mio collo,
come una cagna lecca il muso del suo maschio dopo l’atto.
Lasciva, riconoscente, terribilmente eccitante e sinuosa.
Uno sguardo tra noi.
Mi ricompongo, mentre lei corre in camera per cambiarsi l’intimo imbrattato di umori e le calze distrutte.
Il tempo di una scorsa ai titoli dei libri ammassati sulla mensola, e riappare sorridente.
Ancora ascensore.
Ancora portone.
Ancora strada.
Ancora una giornata di lavoro da affrontare.

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