"7...
Grazie Signore"
La
voce è quasi un sussurro.
"8...
Grazie Signore"
No,
non è per il dolore.
"9...
Grazie Signore"
Ti
afferri al tavolo con rabbia.
"10...
Grazie Signore"
Sei
la prima a cui permetto di chiamarmi Signore.
Per
tutte le altre, solo Padrone.
Accondiscendente
sulla mente che inizio a governare.
Ma
indignato del tuo lento adeguarti ai termini che desidero.
Il
corpo scosso, come un purosangue alla partenza.
Il
tuo corpo e la mia voce.
Non
lo sopporti di sentirti piegata e di godere di questo.
Sei
nelle mie mani, come tu stessa hai scelto e voluto.
Nuda.
Esposta.
Governata.
Anche
quando le corde fermano il tuo corpo e la tua mente,
è
la mia voce che si fa strada fra i sensi allertati.
Il
resto non esiste... più.
La
benda ti dona il buio,
La
pelle sensibile, i pensieri perversi.
E
le gocce blu, baci di fuoco.
Ti
sei lasciata imbrigliare e forgiare,
dalla
mia mente e dalle mie mani,
dissetandoti
di ogni singolo accento.
Come
un direttore d’orchestra ho suonato il tuo corpo e
musicato
la tua anima.
Scossa
come un’arpa che melodiosa affascina con note languide.
Vibrante
come un violino che miagola lascivo.
Libera
come un flauto che armonizza l’orgasmo.
La
mia troia, la mia carne da gioco.
Il
mio metallo da forgiare.
Felice
hai sorriso al mio abbraccio,
realizzando
quanto possa giocare con il tuo pensiero.

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