venerdì 12 ottobre 2012

Ti Fidi Di Me?

Ho voglia di perdermi, di sentirmi in balia degli eventi e di godere... ne sei capace? Domani sera sarò tua, come vuoi tu, ma devi darmi queste 3 cose.”
Quell'sms l'ho riletto almeno 20 volte. Ed ogni volta la mia mente perversa immaginava scenari diversi dove incastonare una notte per regalarle i suoi desideri.
Perchè noi maschietti siamo così, quello che più ci affascina è realizzare i sogni delle donne. Così che possiamo godere della loro gioia e della loro ricompensa. Se poi per farlo possiamo dare fondo alla nostra perversione ancora meglio.
Lei arrivò puntuale, sa che non amo attendere, entrò e le sfilai il cappotto con malizia fissandola negli occhi. Non parlavo e non era da me. I suoi occhi leggevano il mio sorriso e questo la rassicurava. Ci spostammo in salotto e presa una sedia le chiesi di sedersi al centro della stanza.
Lo fece ed il suo sguardo era un enorme punto interrogativo ma sapeva anche che poteva fidarsi di me, era la condizione corretta per abbandonarsi alle mie fantasie.
Scivolai dietro di lei e lentamente le massaggiai le spalle per rilassarla, che pelle fantastica, le mie dita scorrevano lente per godere di ogni millimetro, dolcemente osservavo i suoi muscoli rilassarsi ed assaporare ogni momento di quel tocco. Era pronta. Aprii con una mano il cassetto del mobile e presi quella sciarpa di seta ambrata e le bendai gli occhi.
Il suo collo tornò per un attimo ad irrigidirsi ma le mie parole sussurrate resero tutto più facile “lo sai che di me ti puoi fidare, lasciati andare ed avrai una notte da ricordare”. Il tono morbido e la fiducia in me fecero il resto.
Mi staccai da lei per osservarla e notai il suo leggero movimento della testa nella ricerca di rumori che potessero ovviare alla mancanza della vista, un radar per captare suoni capaci di farle intuire cosa accadeva o stava per accadere, ma il mio silenzio rendeva la sua attesa un cocktail di aspettative, timore ed intrigo. Il suo vestito, neanche a farlo apposta, era perfetto per il le mie idee, un miniabito blu scuro con una lunga cerniera davanti apribile dal basso come dall'alto. Non era ancora il momento di usarla, preferii infilare un piede tra i suoi e leggermente, spingere per invitarla a divaricare le gambe. Le sue mani corsero alla mia gamba quasi a fermarmi ed io mi scostai per tornare alle sue spalle. “se fai la brava ti permetto di lasciare le mani a posto, appoggiate alle tue gambe, altrimenti te le legherò dietro la schiena”. Trattenne il fiato per qualche eterno secondo, poi tutto di un fiato espirò “legamele!” era un lamento, una preghiera, una ferma volontà di resa totale.
Sempre silenziosamente, scivolai nell'altra stanza e presi le manette dal comodino e le fermai i polsi dietro la schiena. Le sue labbra contratte in un sorriso tirato mi dicevano quanto fossero veloci e confusi i suoi pensieri, ma altrettanto evidente era la sua voglia di andare fino in fondo.
La luce dell'alogena dava allo scenario una particolare atmosfera, lei seduta al centro sembrava una diva sul palco, pochissima ombra intorno e la sua figura spiccava affascinando l'osservatore.
Io, solo io ero il privilegiato che poteva osservarla completamente abbandonata al destino che io avrei scelto quella sera per lei.
La testa resta alta, attenta ad ogni percettibile suono, le narici aperte alla ricerca di odori e profumi, le labbra, umide e rosse accese leggermente socchiuse a darle un'aria quasi incredula. Una femmina attenta e pronta, così la vedevo, pronta ad offrire il suo corpo al sesso, alla perversione, pronta ad immolarsi conscia del piacere che avrebbe avuto in cambio. Le mie mani calde continuavano a toccarle il collo, le spalle, una rassicurazione che ero lì per lei, che era nelle mie mani, calde e decise. Mi spostai davanti e misi la mia mano destra sul suo ginocchio. Ho sempre amato il contatto con il nylon delle calze, quel misto di morbido reticolato fine che viene percepito è intrigante, e lentamente, molto lentamente, scivolai all'interno e poco alla volta risalivo fin sotto l'abito. Le sue gambe tendevano ad aprirsi ma la sua mente, anche per stare al gioco, ordinavano di opporre resistenza, un gioco nel gioco, l'ordine imposto dolcemente e la resa dopo un minimo di reticenza. Infine la balza delle autoreggenti a solleticare i miei polpastrelli che esultavano per il tesoro trovato.
Con l'altra mano presi la zip della cerniera ed iniziai lentamente a farla scorrere verso l'alto. Poco alla volta per darle modo di rendersi consapevole che la stavo mettendo a nudo davanti alla mia vista, l'esposizione del proprio corpo a chi rimane vestito, in posizione privilegiata. Fermai la risalita poco sopra l'ombelico, in modo che l'abito mantenesse un minimo di costrizione percepibile, un ulteriore segnale di affidamento totale alle mie voglie.
L'intimo era rigorosamente di pizzo nero, che risaltava sulla pelle chiara e nulla era celato, offrendo ampia visuale sulle sua voglia. Era lì, seminuda a gambe aperte, offerta senza limiti, senza ostacoli. L'osservai a lungo, sentendo dentro di me una piacevole sensazione di soddisfazione per quello che accadeva e che sarebbe accaduto.
Dolcemente la feci scostare in modo che fosse seduta sul bordo della sedia, il suo respiro era leggermente accellerato, ed ancora di più quando sentì un freddo oggetto metallico appoggiato al suo inguine. La lama delle forbici dolcemente si infilavano sotto il perizoma e quando realizzò che stavo per tagliarlo emise un mugolio sottile, seducente e sofferto, due colpi di forbice ed ora quel pezzo di stoffa andava sfilato verso il basso. Era chiaro nella sua testa che stavo guardando il suo fiore, chissà se si immaginava il mio sguardo sorridente.
Infine la resa totale. Abbandonò il capo all'indietro, gemendo per la situazione, per la costrizione, per l'esposizione perversa che mi ero preso. Poggiai due dita sul suo monte e le lasciai ferme, leggermente morbide per darle calore e senso di protezione. La sua lingua uscì per umettare le labbra e sospirare voluttuosamente. “sono tua...”
la feci alzare, docilmente mi assecondò mentre la portai in camera. Non poteva vedere cosa c'era sul mio comodino. Non poteva ancora sapere che l'uso e abuso dei suoi orgasmi sarebbe passato da me e dai miei giocattoli.
Le tolsi la benda solo il mattino dopo, quando stremata e felice mi baciò con la passione appagata dell'amante. Ridevano i suoi occhi e le sue mani, che mi toccavano ancora una volta perverse e bramose di ricevere ulteriori attenzioni e piaceri.
Ma il sole portò sulle nostre perversioni l'ombra della fine.
Le ordinai di rivestirsi e la misi alla porta. 


 

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