Si
ok, ti ascolto.
E giù fiumi di SeghementaliTeoriefarloccheIpotesistrampalate.
Tutto per non dirsi “sono stata scema, ho sbagliato a digli quelle cose”.
“Tokio dimmi cosa devo fare, sai che faccio sempre quello che mi dici. Aiutami“.
Facile vero? Prima fai casini e poi eccoti qui davanti a me, messa giù da gara per ammaliarmi. Vai per la tua strada e poi sporca, distrutta e spettinata arrivi alla mia mano che ti accudisce sempre. Sei proprio una gatta, randagia e puttana.
Il cognac si accoccola nella mia bocca, riconosciuto ed apprezzato dal palato. Mentre raccolgo i pensieri, mi prendo quella pausa di silenzio offrendole un pathos per aggrapparsi alle mie labbra, e come immaginavo inizio a sentire urlare i suoi pensieri nel silenzio.
Cambia l’accavallamento delle gambe con fare nervoso, ma dandomi una promessa su cosa si aspetta, mostrandomi tutto quello che le ho sempre chiesto di indossare quando era in mia presenza. Lo ammetto, la visione distrae le mie riflessioni, ma non è certo il momento di farglielo sapere e mantengo impassibile lo sguardo per non darle vantaggi.
“gattina, lo sai quello che penso di te, ed anche in questa occasione hai dimostrato in pieno che senza una guida fai casini indicibili. Cosa pensavi di ottenere dando al tuo padrone dello sfigato incapace? Soprattutto, sappiamo entrambi che non è così. E non entro nel merito del discorso che se ti sei affidata a lui significa che sei più scema di lui. Semplicemente, sappiamo che è stata solo una delle tue solite azioni per destabilizzare, per dare ostacoli e difficoltà da superare. Gratuite e senza senso”.
È ammutolita, come sempre quando le sbatto in faccia la verità. Non le dirò mai quanto mi eccita quello sguardo un po’ stizzito ed un po’ disarmato, miscelazione emotiva di sesso, amore, desiderio di prendermi ancora cura di lei, guidarla, prendermi i suoi piaceri e moltiplicarli per godere del suo corpo e della sua mente.
Ma ora devo dare il paparino che da consigli e mi metto definitivamente il cappello del mentore. E giù parole, e teorie, e pensieri, e definizioni, ed altro ancora. Poco alla volta passo in rassegna tutte le sue espressioni che ormai conosco meglio delle mie, emozioni malcelate e condivisioni, ammissioni e rifiuti. Fino in fondo al barile dell’analisi delle sue azioni, le sue perversioni e soprattutto dei suoi percorsi mentali che portano al piacere. Mentre le ore scorrono, alla fine non le ho dato il contentino, semmai, come so che ama, preferisce essere presa in flagranza di reato. Smascherata quale piccola impenitente, che fastidiosamente gode nello stuzzicare chi ama per destabilizzare o per ricevere sculacciate, reali e cerebrali.
“gattina, dai ora basta, hai avuto quello che meriti, adesso andiamo e pagherai la consulenza”. un lampo, una frustata nella sua mente che accende il verde smeraldo dei suoi occhi in uno sguardo eccitato malamente mascherato da un’improbabile “non vorrai mica farlo“!!
Si cara, adesso paghi pegno.
Saliamo in macchina e con decisione, dopo aver avviato, appoggio la mano sulla sua gamba e le sollevo la gonna, completamente fino a scoprire il sesso depilato e libero da impedimenti di tessuto.
La tangenziale offre il vantaggio di poter avere una mano libera per lunghi periodi. Le mie dita scorrono lente tra la balza e l’inguine, senza mai toccare il sesso, sfiorandolo, avvicinandomi pericolosamente ma sempre ritraendomi quando sembra ormai segnato il destino; che bel gioco percepire la sua rassegnazione ad immolarsi al piacere, quel respiro irregolare che reagisce sintonizzato sugli spostamenti dei miei polpastrelli. Quel nervo inguinale che percepisce ogni cambiamento millimetrico e contraendosi sinergicamente al respiro, guidati dal mio dito, come un direttore d’orchestra governa i fiati e le corde.
Quasi mi sembra di sentirla sciogliersi e liberare quel delizioso liquido che sgorga nel piacere, quel predisporsi naturalmente alla penetrazione. Desiderio che cresce, aspettativa che spinge tutto il corpo a reagire per le strade che portano all’estasi. Una sinfonia di note perfettamente miscelate nell’alchimia dei nostri geni.
Infine giungo dove volevo, un tratto di tangenziale decisamente al buio ed una piazzola mai utilizzata per la totale mancanza di luce.
Luogo magico per veloci azioni di perversione, tra l’inusualità del luogo ed il pathos dell’essere scoperti, magari da una pattuglia di poliziotti a cui dover spiegare l’evidenza dei fatti. Esibizionismo e contro-esibizionismo mischiati per rendere particolarmente eccitante il momento per renderlo indimenticabile.
Scendiamo, non parlo, la prendo per le spalle e lentamente la giro per farla appoggiare al cofano. Docile si lascia fare. Esposta, usata, dominata, da chi conosce ogni pensiero e soddisfa stupendamente le sue perverse aspettative.
Immagino il suo sorriso mentre lascio passare secondi lunghissimi prima di prenderla. La eccita l’attesa, l’aspettativa e la sorpresa. Conosco bene come svegliare la troia che è in lei, so dove stuzzicarla, ma anche lei sa bene cosa posso darle e sa che alla fine, quello che avrà ed ha sempre avuto sono orgasmi, cerebrali e fisici che la scuotono come un fiume straripante. Aggrappato ai suoi fianchi possiedo il corpo e la mente, le sue mani si distendono nervose sulla vernice metallizzata, vorrebbe quasi graffiarla con le unghie per il piacere che prova, e se fosse possibile sono certo che la motivazione principale sarebbe il dispetto, lo sfregio per sminuire quello che prova. Colpi e parole, muscoli che agiscono per sfoghi sessuali costanti e rabbiosi, quel respiro sordo che recupera la parte animale, la brutalità dell’abbandono al piacere. Sesso ruvido stasera, non fine erotismo perché non è la sera e non è il luogo.
Sei in mio potere gattina, lo sarai sempre. Anche se avrai la testa piena di un altro, la tua anima servile avrà il divano migliore per me; ne siamo consapevoli e nulla potrà cambiare questa situazione. Posseduta e dominata, come piace a te. Come piace a me. Abusata e governata, guidata nelle peggiori situazioni orgasmiche, esaltazione e liberazione grazie alla denigrazione che tanto ti fa correre felice nelle valli dell’orgasmo ripetuto e convulso. Una femmina libera che si immola perché la sua natura pretende con urla strazianti la possessione, l’abbandono alle altrui perversioni per sentirsi finalmente libera di godere di ogni forma di sottomissione.
Quanti pensieri contorti mi passano mentre guardo quel corpo inarcato nel pieno del piacere, quella carne bianca contrastata dalle calze nere e la gonna alzata sui reni. L’uscita di scena, quello serve, quel gesto che la marchierà ancora una volta nella mente per sgretolare ogni sua moralità e permetterle quel godimento mentale. Un lampo mi passa veloce, un’immagine disgustosamente eccitante scivola tra i miei pensieri e ordina il da farsi. In breve la colpisco più forte, per l’ennesimo orgasmo, profondo, appagante e mi gusto quello che riesco a donarle per poi fermarmi dentro di lei attendendo che si volti. Come fa sempre. I suoi occhi cercano i miei per ringraziarmi e finalmente li trovo, verdi da brillare nella notte, aperti e dilatati nei fluidi del suo corpo. Mi osserva sorridente e forse inizia a chiedersi perché sono immobile dentro di lei.
Mi tolgo quel tanto che basta per uscire dal suo corpo, mantenendo solo un leggerissimo contatto e mi lascio andare, rilasso il mio corpo e dopo pochi secondi sfogo una minzione calda e setosa che la colpisce direttamente sul fiore ancora pulsante e fradicio. Gocce dorate imperlano le sue labbra, lambiscono il clitoride ed inondano il suo ano. Senza togliermi gli occhi di dosso, sospira e poi geme, un orgasmo cerebrale è alle porte e prepotente sfonda i cancelli della voce per salire alto in un grido di piacere. Il massaggio del getto sulle labbra sensibilmente eccitate la porta rapidamente alla fine. Urla, sorride, gode freneticamente tremando sulle gambe scossa da contrazioni nervose e singhiozzi, abbandonata, sfinita, immolata al piacere estremo. Appena termino, si muove veloce, alzandosi e prendendomi la testa mi bacia rovistando furiosamente con la lingua ogni angolo della mia bocca e strusciando il ventre sulla mia carne. Animale perso, devota amante libertina e schiava delle mie perversioni, si aggrappa, si scioglie in quell’abbraccio totale per rilassare ogni parte di se e ritornare nel mondo dei vivi.
Si stacca di colpo, e torna verso la portiera del passeggero salendo. La imito dal mio lato ed appena mi accomodo si accende una sigaretta e con totale noncuranza mi guarda con un sorrisino compiaciuto per dirmi: “tesoro, credo di averti inzaccherato il sedile… ma tu non te la prendi vero? Tanto è roba Tua”.
E giù fiumi di SeghementaliTeoriefarloccheIpotesistrampalate.
Tutto per non dirsi “sono stata scema, ho sbagliato a digli quelle cose”.
“Tokio dimmi cosa devo fare, sai che faccio sempre quello che mi dici. Aiutami“.
Facile vero? Prima fai casini e poi eccoti qui davanti a me, messa giù da gara per ammaliarmi. Vai per la tua strada e poi sporca, distrutta e spettinata arrivi alla mia mano che ti accudisce sempre. Sei proprio una gatta, randagia e puttana.
Il cognac si accoccola nella mia bocca, riconosciuto ed apprezzato dal palato. Mentre raccolgo i pensieri, mi prendo quella pausa di silenzio offrendole un pathos per aggrapparsi alle mie labbra, e come immaginavo inizio a sentire urlare i suoi pensieri nel silenzio.
Cambia l’accavallamento delle gambe con fare nervoso, ma dandomi una promessa su cosa si aspetta, mostrandomi tutto quello che le ho sempre chiesto di indossare quando era in mia presenza. Lo ammetto, la visione distrae le mie riflessioni, ma non è certo il momento di farglielo sapere e mantengo impassibile lo sguardo per non darle vantaggi.
“gattina, lo sai quello che penso di te, ed anche in questa occasione hai dimostrato in pieno che senza una guida fai casini indicibili. Cosa pensavi di ottenere dando al tuo padrone dello sfigato incapace? Soprattutto, sappiamo entrambi che non è così. E non entro nel merito del discorso che se ti sei affidata a lui significa che sei più scema di lui. Semplicemente, sappiamo che è stata solo una delle tue solite azioni per destabilizzare, per dare ostacoli e difficoltà da superare. Gratuite e senza senso”.
È ammutolita, come sempre quando le sbatto in faccia la verità. Non le dirò mai quanto mi eccita quello sguardo un po’ stizzito ed un po’ disarmato, miscelazione emotiva di sesso, amore, desiderio di prendermi ancora cura di lei, guidarla, prendermi i suoi piaceri e moltiplicarli per godere del suo corpo e della sua mente.
Ma ora devo dare il paparino che da consigli e mi metto definitivamente il cappello del mentore. E giù parole, e teorie, e pensieri, e definizioni, ed altro ancora. Poco alla volta passo in rassegna tutte le sue espressioni che ormai conosco meglio delle mie, emozioni malcelate e condivisioni, ammissioni e rifiuti. Fino in fondo al barile dell’analisi delle sue azioni, le sue perversioni e soprattutto dei suoi percorsi mentali che portano al piacere. Mentre le ore scorrono, alla fine non le ho dato il contentino, semmai, come so che ama, preferisce essere presa in flagranza di reato. Smascherata quale piccola impenitente, che fastidiosamente gode nello stuzzicare chi ama per destabilizzare o per ricevere sculacciate, reali e cerebrali.
“gattina, dai ora basta, hai avuto quello che meriti, adesso andiamo e pagherai la consulenza”. un lampo, una frustata nella sua mente che accende il verde smeraldo dei suoi occhi in uno sguardo eccitato malamente mascherato da un’improbabile “non vorrai mica farlo“!!
Si cara, adesso paghi pegno.
Saliamo in macchina e con decisione, dopo aver avviato, appoggio la mano sulla sua gamba e le sollevo la gonna, completamente fino a scoprire il sesso depilato e libero da impedimenti di tessuto.
La tangenziale offre il vantaggio di poter avere una mano libera per lunghi periodi. Le mie dita scorrono lente tra la balza e l’inguine, senza mai toccare il sesso, sfiorandolo, avvicinandomi pericolosamente ma sempre ritraendomi quando sembra ormai segnato il destino; che bel gioco percepire la sua rassegnazione ad immolarsi al piacere, quel respiro irregolare che reagisce sintonizzato sugli spostamenti dei miei polpastrelli. Quel nervo inguinale che percepisce ogni cambiamento millimetrico e contraendosi sinergicamente al respiro, guidati dal mio dito, come un direttore d’orchestra governa i fiati e le corde.
Quasi mi sembra di sentirla sciogliersi e liberare quel delizioso liquido che sgorga nel piacere, quel predisporsi naturalmente alla penetrazione. Desiderio che cresce, aspettativa che spinge tutto il corpo a reagire per le strade che portano all’estasi. Una sinfonia di note perfettamente miscelate nell’alchimia dei nostri geni.
Infine giungo dove volevo, un tratto di tangenziale decisamente al buio ed una piazzola mai utilizzata per la totale mancanza di luce.
Luogo magico per veloci azioni di perversione, tra l’inusualità del luogo ed il pathos dell’essere scoperti, magari da una pattuglia di poliziotti a cui dover spiegare l’evidenza dei fatti. Esibizionismo e contro-esibizionismo mischiati per rendere particolarmente eccitante il momento per renderlo indimenticabile.
Scendiamo, non parlo, la prendo per le spalle e lentamente la giro per farla appoggiare al cofano. Docile si lascia fare. Esposta, usata, dominata, da chi conosce ogni pensiero e soddisfa stupendamente le sue perverse aspettative.
Immagino il suo sorriso mentre lascio passare secondi lunghissimi prima di prenderla. La eccita l’attesa, l’aspettativa e la sorpresa. Conosco bene come svegliare la troia che è in lei, so dove stuzzicarla, ma anche lei sa bene cosa posso darle e sa che alla fine, quello che avrà ed ha sempre avuto sono orgasmi, cerebrali e fisici che la scuotono come un fiume straripante. Aggrappato ai suoi fianchi possiedo il corpo e la mente, le sue mani si distendono nervose sulla vernice metallizzata, vorrebbe quasi graffiarla con le unghie per il piacere che prova, e se fosse possibile sono certo che la motivazione principale sarebbe il dispetto, lo sfregio per sminuire quello che prova. Colpi e parole, muscoli che agiscono per sfoghi sessuali costanti e rabbiosi, quel respiro sordo che recupera la parte animale, la brutalità dell’abbandono al piacere. Sesso ruvido stasera, non fine erotismo perché non è la sera e non è il luogo.
Sei in mio potere gattina, lo sarai sempre. Anche se avrai la testa piena di un altro, la tua anima servile avrà il divano migliore per me; ne siamo consapevoli e nulla potrà cambiare questa situazione. Posseduta e dominata, come piace a te. Come piace a me. Abusata e governata, guidata nelle peggiori situazioni orgasmiche, esaltazione e liberazione grazie alla denigrazione che tanto ti fa correre felice nelle valli dell’orgasmo ripetuto e convulso. Una femmina libera che si immola perché la sua natura pretende con urla strazianti la possessione, l’abbandono alle altrui perversioni per sentirsi finalmente libera di godere di ogni forma di sottomissione.
Quanti pensieri contorti mi passano mentre guardo quel corpo inarcato nel pieno del piacere, quella carne bianca contrastata dalle calze nere e la gonna alzata sui reni. L’uscita di scena, quello serve, quel gesto che la marchierà ancora una volta nella mente per sgretolare ogni sua moralità e permetterle quel godimento mentale. Un lampo mi passa veloce, un’immagine disgustosamente eccitante scivola tra i miei pensieri e ordina il da farsi. In breve la colpisco più forte, per l’ennesimo orgasmo, profondo, appagante e mi gusto quello che riesco a donarle per poi fermarmi dentro di lei attendendo che si volti. Come fa sempre. I suoi occhi cercano i miei per ringraziarmi e finalmente li trovo, verdi da brillare nella notte, aperti e dilatati nei fluidi del suo corpo. Mi osserva sorridente e forse inizia a chiedersi perché sono immobile dentro di lei.
Mi tolgo quel tanto che basta per uscire dal suo corpo, mantenendo solo un leggerissimo contatto e mi lascio andare, rilasso il mio corpo e dopo pochi secondi sfogo una minzione calda e setosa che la colpisce direttamente sul fiore ancora pulsante e fradicio. Gocce dorate imperlano le sue labbra, lambiscono il clitoride ed inondano il suo ano. Senza togliermi gli occhi di dosso, sospira e poi geme, un orgasmo cerebrale è alle porte e prepotente sfonda i cancelli della voce per salire alto in un grido di piacere. Il massaggio del getto sulle labbra sensibilmente eccitate la porta rapidamente alla fine. Urla, sorride, gode freneticamente tremando sulle gambe scossa da contrazioni nervose e singhiozzi, abbandonata, sfinita, immolata al piacere estremo. Appena termino, si muove veloce, alzandosi e prendendomi la testa mi bacia rovistando furiosamente con la lingua ogni angolo della mia bocca e strusciando il ventre sulla mia carne. Animale perso, devota amante libertina e schiava delle mie perversioni, si aggrappa, si scioglie in quell’abbraccio totale per rilassare ogni parte di se e ritornare nel mondo dei vivi.
Si stacca di colpo, e torna verso la portiera del passeggero salendo. La imito dal mio lato ed appena mi accomodo si accende una sigaretta e con totale noncuranza mi guarda con un sorrisino compiaciuto per dirmi: “tesoro, credo di averti inzaccherato il sedile… ma tu non te la prendi vero? Tanto è roba Tua”.

Nessun commento:
Posta un commento