(DEDICATO ALLA COMPAGNIA DEL MIELE. A
CHI DOMINA E A CHI VUOL ESSERE DOMINATO, CHE DIO LI PROTEGGA.)
Tutto
ormai è pronto per la sessione di questa sera, tina arriverà
intorno alle 19,30.
Questa
notte voglio proprio godermi la piccola in casa, ho in mente alcuni
giochetti che vorrei provare. Il caldo di questi giorni non è certo
indicato e spegne un po’ la fantasia, però il mio ruolo e
l'impegno nei suoi riguardi deve essere mantenuto, quindi aspetto il
suo arrivo per dare il via alle danze.
Suona
il citofono, la sua voce è già supplichevole, probabilmente temeva
che la lasciassi fuori dal cancello.
Invece
la faccio salire ed una volta entrata in casa la ispeziono secondo i
canoni da me stabiliti.
Delizioso
vestitino in leggero cotone pervinca, esalta il suo seno ed evidenzia
il suo corpo sinuoso, ovviamente non indossa intimo ed alle mie
richieste, apre e dilata per permettermi il controllo.
Sono
indeciso se lasciarle il vestito o no, ma poi il caldo e quello che
mi frulla in mente mi fanno decidere per un nudo totale.
Pelle
liscia come pesca, gambe tornite e scattanti, una vera gazzella.
Le
ordino di sedersi su quella sedia in legno massello che risalta al
centro del salotto ed attende solo lei.
La
lego, con le braccia dietro la spalliera, portando la corda
all'altezza dei gomiti in modo da bloccarla con le spalle ben aperte
e dritte, obbligandola a portare in fuori il petto, poi le caviglie,
sulle gambe davanti della sedia.
Mi
osserva in silenzio, seguendo ogni mio movimento con lo sguardo, un
misto di preoccupazione e piacere le martella il cervello, si fida di
me, ma ha sempre un ragionevole dubbio.
Raramente
ripropongo uno standard, sempre cose nuove o comunque diverse.
Appoggio le mani sulle sue cosce e mettendo il mio viso a pochi
centimetri dal suo la fisso dritta nell'anima, i secondi passano, i
minuti.
Adesso
è nuda anche dentro, leggo i suoi pensieri, le sue paure e le sue
aspettative.
Adoro
farlo, adoro scoparmi la mente di una donna prima di prendermi il suo
corpo.
Con
un sorriso stampato sussurro, "mia cara, non ti tapperò la
bocca, ma nessun gemito o grido di dolore dovrà uscire dalle tue
labbra, questo è un ordine che resterà attivo per tutta la
sessione".
Mi
porto dietro di lei e lentamente inizio a massaggiarle le spalle, il
seno, lascivamente, dolcemente, crudelmente.
Il
ventre e poi giù fino all'interno coscia, ma senza arrivare a
toccarle la figa che immagino già umida.
Non
voglio che si ecciti con un tocco diretto, lascio che si rilassi, che
si sciolga.
Chissà
quali pensieri adesso le solleticano la mente.
Chissà
quali pegni per un cosi dolce e perverso massaggio dovrà pagare.
Lo
sento, visualizzo i suoi dubbi.
Mi
conosce, sa che non faccio una cosa simile a caso.
Dopo
mezz'ora di questo trattamento infilo un dito tra le labbra e come
m'aspettavo la trovo fradicia e vicina ad un orgasmo.
Sfioro
leggermente il grilletto e la porto a sbrodolarsi di piacere, la
testa che dondola persa nel mare del miele, abbandonata a me.
Il
potere e la dominazione passano anche da queste cose, renderla
schiava di piacere da me donato.
Un
legame non imposto, riconoscente ed indissolubile quando si riesce a
far toccare vette uniche e spesso mai raggiunte. Mi stacco da lei
lentamente per lasciarla rilassare e preparo non visto, una candela
accesa. Con la fiamma forte e sicura, mi avvicino al suo orecchio e
le sussurro il motivo della prossima punizione. "ho notato,
l'altro giorno in farmacia, che hai avuto una leggera indecisione
quando sei entrata, sai che amo essere ascoltato e che non mi piace
vedere un mio ordine eseguito con scarsa convinzione, quindi adesso
osserverai senza fiatare e mi ringrazierai continuamente. Ma ricorda
che la tua voce dovrà essere serena e non farmi capire che provi
dolore".
Spostando
la candela, piccole gocce iniziano a cadere sulla sua pelle, cerco i
punti più sensibili dove sono certo che un minimo di dolore sia
sempre presente. Dal collo, passo all'attaccatura del braccio, sopra
il seno, lascio che colino più gocce, fino a formare un piccolo
ruscello giallo che arriva giusto nella piega esterna all'ascella, mi
dirigo poi verso il capezzolo, mettendo la fiammella vicinissima in
modo che anche quella contribuisca a tenere morbida la cera colata. I
capezzoli si ergono, il dolore, il piacere, l'insieme dei due è una
miscela esplosiva nella mente di tina, ormai lo so bene. Sono certo
che è di nuovo fradicia, mentre con voce sospirata mi ringrazia,
adulandomi mi chiede di punirla perché possa elevarsi alla
perfezione di schiava, brama essere la mia migliore serva, umile
cagna sottomessa ad ogni mio volere. Sposto il mio raggio d'azione
appena sopra il monte di venere e lascio che la cera coli a due
centimetri circa dal grilletto, dove poco alla volta si sta formando
un piccolo grumo.
L'arrivo
di sempre nuova cera, porta per effetto della gravità,
pericolosamente vicino al grilletto il rivolo, che probabilmente
incomincia a stuzzicare con il calore.
Ho
quasi la testa tra le sue gambe, la mente stimolata dal piacevole
odore dei suoi umori e dalla vista della cera che ormai è sopra la
clitoride, fino al momento in cui si toccano, vedo i suoi occhi che
sussultano e lentamente mi ringrazia per l'ennesima volta, lascio che
le ultime 5-6 gocce cadano e poi mi stacco. Spengo la candela e mi
allontano, non può vedermi, sono dietro di lei verso la cucina e
anche se volesse sa che non può cercare il mio sguardo. Lascio il
tempo che la cera si solidifichi, poi torno da lei e mi posiziono tra
le sue gambe, ho voglia di dosare punizioni a piacere, quindi mi
lascio andare ad una leccata. È la prima volta che la lecco e tina
gradisce immediatamente questa mia attenzione al suo piacere. Con
l'unghia stacco la cera che restando un blocco unico è il calco del
suo grilletto e con lingua e labbra lenisco ed eccito. Ho i miei
tempi quando lecco, nessuno deve disturbarmi, scatta in me il
desiderio unico di nutrirmi del miele e finché non ne ottengo non
smetto.
Sospira
tina, sospira e geme, e quando le ordino di darmi il suo orgasmo si
lascia andare ad un forte grido liberatorio, il suo bacino si sforza
ritmico di offrirsi oscenamente alla mia lingua.
Raccolgo
e succhio ogni stilla, me ne riempio la bocca e quando sono certo di
averlo raccolto tutto, ne deglutisco una parte e lascio colare il
resto nella sua bocca, che golosamente si apre per ricevere.
All'ultima
goccia mi avvicino ulteriormente.
Le
concedo una dolce lingua da ringraziare.
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