lunedì 19 marzo 2007

Sexy Break

.A volte il destino aiuta, scivola tra le pieghe del tempo e permette ogni cosa.
Uccide desideri o realizza fantasie con la stessa serenità.
Noi siamo solo pupazzi. Lui il Burattinaio.
Che colpo stamattina, mi sei passata davanti con quel passo sensuale.
Femmina, mille volte femmina.
Camicetta bianca e gonna al ginocchio da brava donnina in carriera.
Ma il tuo passo affrettato mi permette di notare subito le autoreggenti.
Le hai già messe altre volte, ma oggi, con quella gonna.
Uno strano ruggito mi ha spaccato il petto.
Clik. Ecco che si parte.
Le unghie escono dalle zampe e lo sguardo diventa attento e vigile.
Un leone. Pronto a balzare sulla preda.
Attendere fa parte della mia natura.
Scrutare quell’attimo, unico davvero da sfruttare.
Nessuna fatica, nessuna agitazione inutile.
Arriverà il momento.
Cerco la distrazione nel lavoro che prolunga la giornata.
Le urgenze da terminare e si resta in pochi.
Dalla mia scrivania non vedo se ci sei ancora.
Poi la tua voce. “chi è rimasto??”
Conto mentalmente fino a 10. “Io!.
Silenzio ed infine.. “Carla sei tu?”
Si”.
Ah… bene”.
Quel “bene” suona dentro come un eco.
Proseguo il lavoro.
Poi i tuoi passi.
Vieni e ti siedi sulla scrivania al mio fianco.
Parole, parole, parole, parole.
Non ti ascolto, ipnotizzato dalle tue gambe che dondolano dal piano della scrivania.
Le apri leggermente, innocentemente.
Spudoratamente non ti guardo più in faccia.
Voglio che tu sappia cosa voglio.
Ancora parole che non ascolto, lascio scivolare la sedia fino davanti a te.
Adesso stai zitta.
Mi guardi, non sai cosa farò.
Puoi aspettarti quello che faccio sempre, una battuta e stop.
I miei finti rossori, la mia finta timidezza. Volutamente nascosta male dall’esibizione.
Non sai chi sono, cosa sono.
Non ho mai dato a nessuno la possibilità di capirlo fino in fondo.
Ti pianto gli occhi dentro i tuoi.
Il tuo sorrisino è sparito, appoggio le mie mani sulle tue gambe.
Lentamente le apro e dopo un’iniziale resistenza mi lasci fare.
Il pizzo, poi la pelle, poi il nero delle tue mutandine.
Sento l’odore della tua figa.
Senza guardarla so cosa vedo, so cosa fare.
I tuoi umori bagnano le tue mutandine.
La tua figa sa di buono, ha l’odore che fa perdere ogni ragione ad un uomo.
Quell’uomo sono io stasera.
Le mie mani lente ma decise si muovono verso il fiore del peccato, non le fermi, sai cosa faranno.
Sai che non è più il momento di giocare a nascondino.
Una femmina. Un maschio, il resto sono solo cazzate da puristi.
Le dita scostano le mutandine e si fanno largo tra le tue labbra bagnate.
Entro in te.
La testa la butti indietro, appoggiando le mani dietro di te.
La tua femmina si offre, prendimi.
Gioco dentro di te, frugo, scruto, percorro le pareti e la cervice.
Cerco il punto del tuo piacere e so dove trovarlo.
I tuoi mugolii me lo confermano.
Ansimi, respiri e miagoli in calore per le mie dita.
Ti sollevo il culo, sfilo le mutandine e ti aiuto a sdraiarti.
Avvicino la testa tra le tue gambe.
Adesso ti faccio sognare piccola.
Lecco piano, non ho fretta, intorno, mordicchio l’inguine, gioco con le labbra sulla mia lingua.
Succhio la clitoride, dolcemente, come si conviene con un dolce prelibato per gustarlo.
La sento irrigidirsi, ingrossarsi tra le mie labbra.
Piccoli morsi, i denti schiacciano per ogni sospiro che fai.
Le tue mani tra i miei capelli, mi incitano ad affondare di nuovo la lingua dentro di te.
Non ho fretta, è il mio piacere leccare, non puoi togliermelo.
Percorro ogni piega della figa con la lingua, cercando ogni percezione del tuo piacere.
Voglio sentirti urlare nell’orgasmo.
Voglio che liberi ogni perdizione e lasci andare via ogni dubbio.
Voglio il tuo migliore orgasmo.
Le tue gambe iniziano a stringere la testa, ci sei, adesso è il momento giusto.
Accelero ogni leccata, scopo con la lingua, mordo la tua figa.
Non smetti più di ansimare, di godere, imbratti il mio viso con i tuoi orgasmi.
Non mi molli, prigioniero del piacere.
Instancabile, continuo a svuotare la tua figa di ogni goccia che mi doni.
Infilo prepotente un dito nel tuo culo, lingua e dito.
Oscenamente offerta al maschio che domina i tuoi orgasmi.
Ti lasci scopare senza cazzo.
Ancora ondate orgasmiche scuotono il tuo corpo.
Te ne concedo ancora due.
Poi rallento.
Ti permetto di riprendere la tua mente.
I tuoi occhi mi guardano, non c’è bisogno che ti dica cosa ci vedo.
Lo sai bene.
Mi alzo e mi slaccio i pantaloni.
Nemmeno un minuto e infilo il cazzo dentro di te.
Afferro le tue gambe appoggiate alle mie spalle.
I tuoi capelli sparsi sulla scrivania si muovono al ritmo dei miei colpi.
Chiudi gli occhi e riparti.
Il tuo mondo, fatto di languidi piaceri che sciolgono i ghiacciai del tuo utero.
La punta stuzzica la cervice, sento la massa carnosa e mi diverto a spostarla con colpi di reni.
Ogni colpo è un mugolio, ogni colpo succhi più avidamente il dito che ti ho messo in bocca.
Aumento il ritmo, senza ritegno mi scopo selvaggiamente la tua carne.
Arrivano altri orgasmi, ti sollevi e pianti le unghie nelle mie spalle.
Dolore e piacere, mi guardi rabbiosa per quello che ti do per la prima volta.
Odi non avermi preso prima.
Ami prenderti quello che ti do.
Arriva l’ennesimo orgasmo.
Mi blocco di colpo per un attimo.
Ti guardo mentre inizi scompostamente a muovere il bacino per portare a termine il piacere che ti nego in parte.
I tuoi occhi sono cattivi, pretendi, chiedi, poi sciogli il più dolce degli sguardi e termino il giochino.
Riprendo a scoparti, sempre più forte, sempre più profondo.
Perdo la ragione, siamo un solo essere, una perfetta unione di emozioni.
Urli, bestemmi, gridi, sacramenti il tuo orgasmo per poi crollare di nuovo esausta.
Dura un attimo, ti scosti e scivoli giù dalla scrivania.
Con la mano mi spingi a sedermi di nuovo.
In ginocchio ringrazi la carne che ti ha posseduto mente e corpo.
Non ci vuole molto e sono pronto a godere.
Insisti avida, acceleri quella maliziosa lingua che sfrega ogni parte del mio cazzo.
È tutto tuo, fanne ciò che vuoi.
Mi abbandono alle tue cure.
Percepisci che è il momento, affondi fino in gola il cazzo per non perderne nemmeno una goccia, succhi ed ingoi.
Io scosso da brividi e scatti di nervi svuoto il mio corpo del piacere caricato dalle mie amorevoli cure alla tua figa.
Non esce più nulla ed è stupendo vederti insistere per prolungarmi il piacere, prenderti cura del mio orgasmo. Golosamente, amorevolmente mi porti dove vuoi, fino alla fine, fino alla resa della morbida carne che si assopisce.
Alzi il viso.
Mi sorridi.
Mi baci.
Domani torniamo ad essere due colleghi.

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