giovedì 1 marzo 2007

Roba Mia

Che piacevoli risate, in quel pub, sorrisi e battutine parlando di comuni passioni e mille sfaccettature, scoprendo reciprocamente cosa più ci aggrada e cosa meno, trovando molti punti in comune, visioni parallele di mondi fantastici.
È scappata via oltre un ora e mezza, tra le due birre e le molte domande che ci siamo posti per capirci.
Ho letto nei tuoi occhi quello che cercavo, il tuo dolce sorriso e quel scappare al mio sguardo quando la domanda era troppo personale, correre con lo sguardo verso il basso, mostrando l'indole e il piacere, quel mettere la mano sul fianco, segno finto di normalità ma percepivo il tuo vibrare.
Uscendo ho notato le tue autoreggenti, ho deciso in un lampo come dovevo muovermi con te, istinto, esperienza, impulsi nervosi e forse quel sottile filo che si chiama determinazione.
Nemmeno 100 metri, quel semaforo che mi esplode rosso in faccia, il sorriso che ti ha rassicurato fino a pochi istanti fa viene sostituito da uno sguardo deciso. "Che intimo indossi?", ho visto il tuo collo irrigidirsi, le gambe contrarsi, percepire il tono come l’avvio del gioco.
Mentre con un filo di voce mi hai risposto "perizoma", istintivamente le tue mani sono corse a palmi ben aperti sulle tue cosce, in posizione, come è giusto che sia.
Probabilmente non te ne sei nemmeno accorta ma la tua mente ha compreso benissimo che iniziava il gioco.
Ho rimesso i miei occhi nei tuoi sibilando "toglitele!!"
Il tuo sguardo si è immediatamente abbassato e le tue mani lentamente hanno sfilato il perizoma, portandolo nella tua mano, quasi pudicamente, come se ti vergognassi di esserti fatta trovare con indosso quel lembo di tessuto che sai bene non devi portare.
L’hai raggomitolato nella mano, hai cercato di metterlo nella borsa, ma ti ho fermato per consegnarmelo.
Non hai esitato, hai aperto la mano porgendomelo.
"Ottima scelta, questa catenella dietro è stupenda".
Forse dentro di te hai tirato un sospiro.
Brava, hai dato prova di forza, fare un atto cosi chiaro di sudditanza ad uno sconosciuto che solo da 2 ore è nella tua vita è sicuramente dimostrazione di quanto tu sappia bene che significa e forse hai compreso il mio essere, ma sopratutto hai fiducia in me.
Hai riportato le tue mani sulle gambe, braccia ben allineate ed in attesa della mia voce.
"Masturbati adesso".
La mano destra si è intrufolata tra le gambe chiuse, ti piace da morire sentire quelle dita che si fanno strada ancora lontane dalla figa, cariche di significati, mentre cerchi di opporti resistenza all'avanzare obbligato della mano.
La tua schiena è dritta, tesa, mentre sai che la concessione che ti faccio altro non è che una valutazione.
Prendi coraggio e mi sussurri "mi scappa la pipi".
"Bene, continua a masturbarti ti porto dove potrai farla”.
Ti sciogli mentre guido, la rigidità del tuo corpo morbidamente si accoccola sul sedile, il calore che porti tra le gambe ti concede di mugolare senza darne voce, silenziosamente ti scopi la figa, godendo della mia presenza e del mio sguardo distratto che tra una curva e l'altra ti offro.
Tranquillamente percorro la strada analizzando la tua natura.
Registrando il tuo modo di godere.
Arriviamo in una vietta sperduta, tra campi e orti, scendiamo, scappa anche a me.
Lascio che ti accucci per farla e ti porgo un fazzoletto per pulirti, quando ti alzi sono vicino a te, "scappa anche a me, datti da fare!".
Semplicemente, con naturalezza lo prendi e lo indirizzi verso terra, mentre il vento gelido di tramontana ti fa tremare e accapponare la pelle, tanto da rendermi difficoltosa la valutazione tra il tuo piacere e il brivido di freddo. Istanti, attimi, quasi ti accoccoli addosso a me, per il freddo e per il piacere del contatto.
Finalmente esce, senti il liquido che scorre all'interno e accentui l'inclinazione verso il basso, sai come si fa, sai come deve essere fatto.
Poi senti il ruscello farsi arido e leggermente alzi la testa quasi per implorare quello che ho già deciso di chiederti, mi basta accennare con il capo e sei di nuovo in ginocchio, lingua e labbra morbide, assapori, gusti, rendi omaggio e ti poni devota ed umile femmina al mio servizio.
Golosamente esegui quel gesto, sapendo bene il significato che ha, sai distinguere bene il perché, come io apprezzo quanta dolcezza metti nel farlo, devotamente insisti, senti vibrare la mia carne che gradatamente ti dimostra quanto sia eccitante la tua bocca.
Quasi ti prendi la libertà di provare a proseguire.
Me ne accorgo e ti blocco subito.
"No, non sei roba mia!".


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