Che
piacevoli risate, in quel pub, sorrisi e battutine parlando di comuni
passioni e mille sfaccettature, scoprendo reciprocamente cosa più ci
aggrada e cosa meno, trovando molti punti in comune, visioni parallele
di mondi fantastici.
È scappata via oltre un ora e mezza, tra le due birre e le molte domande che ci siamo posti per capirci.
Ho
letto nei tuoi occhi quello che cercavo, il tuo dolce sorriso e quel
scappare al mio sguardo quando la domanda era troppo personale, correre
con lo sguardo verso il basso, mostrando l'indole e il piacere, quel
mettere la mano sul fianco, segno finto di normalità ma percepivo il tuo
vibrare.
Uscendo
ho notato le tue autoreggenti, ho deciso in un lampo come dovevo
muovermi con te, istinto, esperienza, impulsi nervosi e forse quel
sottile filo che si chiama determinazione.
Nemmeno
100 metri, quel semaforo che mi esplode rosso in faccia, il sorriso che
ti ha rassicurato fino a pochi istanti fa viene sostituito da uno
sguardo deciso. "Che intimo indossi?", ho visto il tuo collo
irrigidirsi, le gambe contrarsi, percepire il tono come l’avvio del
gioco.
Mentre
con un filo di voce mi hai risposto "perizoma", istintivamente le tue
mani sono corse a palmi ben aperti sulle tue cosce, in posizione, come è
giusto che sia.
Probabilmente non te ne sei nemmeno accorta ma la tua mente ha compreso benissimo che iniziava il gioco.
Ho rimesso i miei occhi nei tuoi sibilando "toglitele!!"
Il
tuo sguardo si è immediatamente abbassato e le tue mani lentamente
hanno sfilato il perizoma, portandolo nella tua mano, quasi pudicamente,
come se ti vergognassi di esserti fatta trovare con indosso quel lembo
di tessuto che sai bene non devi portare.
L’hai raggomitolato nella mano, hai cercato di metterlo nella borsa, ma ti ho fermato per consegnarmelo.
Non hai esitato, hai aperto la mano porgendomelo.
"Ottima scelta, questa catenella dietro è stupenda".
Forse dentro di te hai tirato un sospiro.
Brava,
hai dato prova di forza, fare un atto cosi chiaro di sudditanza ad uno
sconosciuto che solo da 2 ore è nella tua vita è sicuramente
dimostrazione di quanto tu sappia bene che significa e forse hai
compreso il mio essere, ma sopratutto hai fiducia in me.
Hai riportato le tue mani sulle gambe, braccia ben allineate ed in attesa della mia voce.
"Masturbati adesso".
La
mano destra si è intrufolata tra le gambe chiuse, ti piace da morire
sentire quelle dita che si fanno strada ancora lontane dalla
figa, cariche di significati, mentre cerchi di opporti resistenza
all'avanzare obbligato della mano.
La tua schiena è dritta, tesa, mentre sai che la concessione che ti faccio altro non è che una valutazione.
Prendi coraggio e mi sussurri "mi scappa la pipi".
"Bene, continua a masturbarti ti porto dove potrai farla”.
Ti
sciogli mentre guido, la rigidità del tuo corpo morbidamente si
accoccola sul sedile, il calore che porti tra le gambe ti concede di
mugolare senza darne voce, silenziosamente ti scopi la figa, godendo
della mia presenza e del mio sguardo distratto che tra una curva e
l'altra ti offro.
Tranquillamente percorro la strada analizzando la tua natura.
Registrando il tuo modo di godere.
Arriviamo in una vietta sperduta, tra campi e orti, scendiamo, scappa anche a me.
Lascio
che ti accucci per farla e ti porgo un fazzoletto per pulirti, quando
ti alzi sono vicino a te, "scappa anche a me, datti da fare!".
Semplicemente,
con naturalezza lo prendi e lo indirizzi verso terra, mentre il vento
gelido di tramontana ti fa tremare e accapponare la pelle, tanto da
rendermi difficoltosa la valutazione tra il tuo piacere e il brivido di
freddo. Istanti, attimi, quasi ti accoccoli addosso a me, per il freddo e
per il piacere del contatto.
Finalmente
esce, senti il liquido che scorre all'interno e accentui l'inclinazione
verso il basso, sai come si fa, sai come deve essere fatto.
Poi
senti il ruscello farsi arido e leggermente alzi la testa quasi per
implorare quello che ho già deciso di chiederti, mi basta accennare con
il capo e sei di nuovo in ginocchio, lingua e labbra morbide, assapori,
gusti, rendi omaggio e ti poni devota ed umile femmina al mio servizio.
Golosamente
esegui quel gesto, sapendo bene il significato che ha, sai distinguere
bene il perché, come io apprezzo quanta dolcezza metti nel farlo,
devotamente insisti, senti vibrare la mia carne che gradatamente ti
dimostra quanto sia eccitante la tua bocca.
Quasi ti prendi la libertà di provare a proseguire.
Me ne accorgo e ti blocco subito.
"No, non sei roba mia!".

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