Interno sera.
Sono seduto sul pavimento, appoggiato al divano.
Esci dalla cucina, nuda, con quei sandali a spillo che tanto mi eccitano.
Passi diretta verso la camera ed arrivata sulla porta torni sui tuoi passi.
Ti pianti davanti a me silenziosa, mani sui fianchi in attesa della mia voce.
Non ti voglio parlare. Non voglio sentirti parlare.
Ti osservo silenzioso, inespressivo.
Un lampo: “masturbati”.
Nessuna reazione, scivoli sulle ginocchia e la tua mano percorre la pelle dal seno alla figa.
Divaricata e dritta sulla schiena, i tuoi capezzoli sono antenne e parole indelebili delle tue emozioni.
Le tue dita corrono senza incertezze sulla strada del tuo piacere.
Non riesci a tenere ferme le gambe, contorta, sinuosa, con un dito muovi tutto il corpo.
Cadi all'indietro, rotoli su te stessa e alzi il culo.
Oscenamente mi offri il tuo sesso fradicio da guardare, violare con gli occhi di chi sa prenderne la poesia.
La faccia a terra, i capelli mossi, innaturalmente coordinati e sparsi intorno al tuo viso e sul parquet scuro.
Si animano al tuo respiro ai tuoi gemiti, muovendosi sinuosi come i tuoi fianchi.
Esaltazione della tua carne chiara, sei la macchia eccitante del legno brunito.
Le gambe spalancate, ti muovi per me, godi per me, godi dei miei occhi che ti osservano silenziosi.
Non smetti, continui a riproporre ostinatamente il tuo piacere,
i tuoi orgasmi sono onde che si infrangono sulla roccia della nostra perversione.
Attendi la mia voce, attendi che ti chiami a me.
Attendi che ceda alla tentazione, attendi di essere usata.
Sono seduto sul pavimento, appoggiato al divano.
Esci dalla cucina, nuda, con quei sandali a spillo che tanto mi eccitano.
Passi diretta verso la camera ed arrivata sulla porta torni sui tuoi passi.
Ti pianti davanti a me silenziosa, mani sui fianchi in attesa della mia voce.
Non ti voglio parlare. Non voglio sentirti parlare.
Ti osservo silenzioso, inespressivo.
Un lampo: “masturbati”.
Nessuna reazione, scivoli sulle ginocchia e la tua mano percorre la pelle dal seno alla figa.
Divaricata e dritta sulla schiena, i tuoi capezzoli sono antenne e parole indelebili delle tue emozioni.
Le tue dita corrono senza incertezze sulla strada del tuo piacere.
Non riesci a tenere ferme le gambe, contorta, sinuosa, con un dito muovi tutto il corpo.
Cadi all'indietro, rotoli su te stessa e alzi il culo.
Oscenamente mi offri il tuo sesso fradicio da guardare, violare con gli occhi di chi sa prenderne la poesia.
La faccia a terra, i capelli mossi, innaturalmente coordinati e sparsi intorno al tuo viso e sul parquet scuro.
Si animano al tuo respiro ai tuoi gemiti, muovendosi sinuosi come i tuoi fianchi.
Esaltazione della tua carne chiara, sei la macchia eccitante del legno brunito.
Le gambe spalancate, ti muovi per me, godi per me, godi dei miei occhi che ti osservano silenziosi.
Non smetti, continui a riproporre ostinatamente il tuo piacere,
i tuoi orgasmi sono onde che si infrangono sulla roccia della nostra perversione.
Attendi la mia voce, attendi che ti chiami a me.
Attendi che ceda alla tentazione, attendi di essere usata.

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