martedì 20 febbraio 2007

Il Diavolo Veste D&G

oggi è giorno di cose cattive.
Strana eccitazione, mi ritrovo la mente che corre più del mio corpo, ho mille pensieri e tutti impuri.

Da tempo volevo un martedì tutto mio e la doccia mi sveglia definitivamente.

Apro l’armadio e guardo con occhio particolarmente attento.

Dolcevita, pantaloni e giacca neri, rigorosamente D&G.

Si, cosi mi sento fuoco. Bublè mi accompagna nella vestizione, licenziosa e soffusa voce che mi da ulteriore grinta per uscire a fare danni.

Macchina e via, scivolo nel traffico.

Dove posso dare scandalo?

Come posso dare scandalo?

Sono le strade a correre sotto la vettura ed io non mi oppongo, che sia fatta la volontà del fato.

Poi punto a nord.

Bergamo. Orio, CENTRO COMMERCIALE !

Ecco dove.

Bello il martedì mattina, poche persone, tranquillità, tempo per evitare acquisti frenetici. Belle le scale mobili, si osservano le donnine che volutamente offrono le loro grazie a chi segue. Mi lascio condurre dalla visione distratta delle vetrine e delle femmine che colpiscono la mia fantasia. Belle donne, ovviamente casalinghe, e fancazziste varie, che tirano il pranzo o la giornata.

Finisco al terzo piano, della veduta sull’aeroporto mi frega poco.

Tra i negozi ne trovo uno piccolino e intrigante, ottimi capi d’abbigliamento in vetrina, soprattutto molto sensuali e fatti per donne che sanno far tirare il cazzo.

Sarebbe banale entrare e circuire la commessa, anche se, con quegli occhioni mica me lo conta giusta, sarebbe pronta a sbranarmi se le dessi 3 minuti.

Un caffè e ci penso, ma alla fine, banale o no, decido per giocarmi la commessa!

“Buongiorno!, posso curiosare?”

“Buongiorno a lei, guardi pure, se poi le serve, sono a sua disposizione…”

Quella sospensione a fine della frase mi accende ancora di più la voglia di giocare con i doppi sensi. Il negozio è piccolo, quindi non dura molto il “giro turistico”, sempre con lei che mi osserva distrattamente mentre sfoglia una rivista.

Ve la presento.

Circa 37 anni, mani e capelli ben curati. Taglia 42, direi alta 1,65, con un tacco da 8 vi lascio fare il conto. Indossa una camicetta a 3 bottoni, permettendo ad una buona 4a di fare la sua bella figura ed attirare l’occhio del maschio. Il ventre è piatto, e scivola elegantemente dentro una gonna bianca con spacco dietro. Le calze sono velate, la scarpa chiusa. Non ho ancora capito se indossa autoreggenti, dalla prima occhiata credo di aver intravisto un rilievo sul tessuto della gonna che fa ben sperare.

Unico difetto, una vera al dito giusto!

Alcuni capi sono decisamente erotici, seta e pizzi la fanno da padrone, trasparenze e lucidi intarsi in pelle danno maggiore risalto alla sensualità della donna che vuole sentirsi troia.

Mi si avvicina mentre osservo una tutina in pizzo, che poco lascia all’immaginazione di chi osserverà l’indossatrice. La voce è calma, intimistica, quasi che io abbia in mano la reliquia più preziosa della collezione. “le piace? È una tutina che poche donne possono indossare.”

Mi giro lentamente, tenendo in mano l’articolo, la guardo dritta negli occhi.

“stavo giusto pensando la stessa cosa, e riflettevo sul fatto che volendo fare un regalo non posso permettermi di sbagliare, ma sono fortunato, la mia amica ha la stessa sua corporatura…. Sa, ho buon gusto in fatto di donne”. Colpita! Ha cercato di nascondere il sorriso ma i suoi occhi mi hanno ringraziato abbondantemente.

“quindi, se non le è di disturbo, gradirei vederlo indossato da lei”

Silenzio, silenzio, silenzio, silenzio….

I suoi occhi mi guardano per capire se sono serio o meno.

Resto impassibile, non le offro terreno su cui controbattere, capire, reagire.

Si guarda intorno, “sa, non potrei fare una cosa simile, e poi sono sola in negozio”.

“si sbaglia, ci sono anch’io”.

“va bene, tanto è l’ora che di solito vado in pausa, però mi permetta di chiudere la porta a chiave” mi dice allontanandosi.

Prende dalle mie mani la tutina ed entra nel retro, lasciando a metà la porta.

Aspetto, non per galanteria, ma voglio apparire quando sarà mezza nuda.

Penso mentalmente ai suoi gesti ed infine faccio la mia entree sulla porta.

Sta togliendo la gonna, rimane ferma un attimo stupita “ma mi sto cambiando!!”

Non si preoccupi, quello che indosserà per me sarà poco più di quello che ha già sulla pelle”.

“ma.. cosa dice?? Faccio già un piacere ad indossarlo” mi ringhia stizzita.

Non ci casco, non si è rivestita o coperta, è rimasta con la gonna ai suoi piedi e la figa ben in vista dal pizzo bianco che finge di coprirle le labbra. Posso già dire che è completamente rasata la puttanella.

Faccio due passi avanti e mi fermo a pochi centimetri da lei.

Mi guarda dal basso all’alto, il suo respiro è aumentato, lo vedo da come il seno sale ritmico verso il mio petto.

“la prego, sono sposata, non voglio scenate”

“mi creda, non sono geloso”

Le metto le mani sui fianchi, stringo forte e non mollo lo sguardo dentro i suoi occhi.

Sento che si abbandona, la sollevo e la metto a sedere su un tavolo li a fianco.

Sospira, respira, ma non parla.

Mi muovo lento ma deciso, una mano scorre il suo ventre fino alla figa.

Lascio che due dita vadano a fare il loro lavoro, allargando le labbra e poi intrufolandosi dentro di lei che lascia un gridolino di piacere.

Scorrono, languide e porche le dita dentro di lei che miagola e sbrodola sulle dita.

“Ti prego, cosa fai?”

“non ti ho detto che puoi darmi del tu”.

Intanto le dita non hanno smesso un attimo di violarle la carne fradicia.

Si irrigidisce un attimo ma l’altra mano strizza a dovere il suo seno destro, costringendola a lasciarsi andare al piacere che le riempie il cervello.

“la prego, sono sposata…” timidamente cerca una scusa, cerca l’arresto di quello che desidera da parte mia, ma oggi ha trovato un diavolo che non ha intenzione di fare prigionieri.

La tengo, bastano due dita per tenerla ferma, le piace troppo fare la puttanella, bastano due dita ben infilate dentro la figa per lasciarsi andare e sentirsi troia.

Chissà quante volte ha sognato un momento così oppure è solo l’ennesimo di una lunga serie.

Abbasso la zip e prendo la carne. È già pronta e la punto, mentre estraggo le dita.

Solo un attimo di vuoto, ed il cazzo ha sostituito la mano.

Miagola, miagola e soffia il suo piacere che cola fuori copioso, esageratamente osceno cola sul suo culo. La scopo. Forte. Senza ritegno. Riempiendola di carne e di aggettivi che la fanno abbandonare al piacere, non ha ritegno, si prende il cazzo e se lo mastica tra le gambe. È subito orgasmo. Si morde la mano per non urlare, ma i suoi versi sono talmente animali che faccio davvero fatica a non riempirla subito con il mio seme.

Arriva il secondo, poi il terzo, sento le mie palle fradice dei suoi umori, un ruscello costante di liquidi che colano fuori inesorabilmente. Si aggrappa al mio collo, spinge, agita i fianchi, stringe le gambe per non farmi uscire. Quarto, poi quinto.

Adesso basta, adesso voglio sborrare.

È un gatto. Salta letteralmente giù dal tavolo e si inginocchia ingoiandoselo tutto, poi lecca, avidamente. “ho sete di lei” mi sussurra, senza smettere di leccare.

Le prendo la testa, mi scopo la sua bocca, sempre più velocemente mentre lei si adegua con lingua e labbra. Ed arriva. Feroce. La costringo a tenerlo fino in gola, stringendo la testa contro di me. Avida, non perde nemmeno una goccia, ogni colpo la sento deglutire. Beve e si disseta.

Quando finisco di sborrare insiste, da brava troietta a leccare, asciugare, aspirare anche l’ultima parte. Esperta e porca, come piacciono a me.

La saluto, distintamente, promettendole che tornerò e le darò ancora cazzo.

Mi ringrazia e mi lascia il suo cellulare. Tanto non la richiamerò.

Esco sistemandomi la giacca D&G… Non sempre il Diavolo veste Prada.

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