giovedì 5 aprile 2007

Tina 01

Ore 15.45 di un qualsiasi venerdì pomeriggio, il lavoro incomincia a rallentare, il peso della settimana si fa più gravoso, decido!, caffè e controllo mail… apro la posta, un nuovo nick, “Ventocaldo” mi consiglia di aggiungerla a messenger, chissà perché eseguo incuriosito, una volta fatto, il programma mi informa che è connessa e mi apre subito un pvt, “ciao ti stavo aspettando!” Stupito rispondo al saluto e iniziamo una leggera chiacchierata, sono sulle mie, non so chi è, e perché mi cerca, anche se uomo tendo sempre ad essere sospettoso…..
I soliti convenevoli, mi dice che già da parecchio tempo mi legge in rete, che trova interessanti le mie parole, e dopo un attimo mi dice che ama molto quello che legge tra le righe.
Sogghigno, pensando a che accidenti scriverò mai tra le righe, ma sto al gioco, voglio vedere dove và a parare. Tengo la conversazione su un tono amichevole, senza forzare la mano e cerco di avere più informazioni possibili da lei.
Dopo circa 30 minuti, mi scrive: “Mio caro, vedo che non fai mai la prima mossa” rispondo con 3 punti interrogativi, attende un attimo… “sai, Milano - Parma sono solo ad un ora di macchina, perché non ti decidi e vieni qui? Mi rendo conto che questa persona sa molto di me mentre per me è una perfetta sconosciuta. Cerco di capire meglio, le dico che se è un uomo può anche smetterla perché rischia di farsi del male con il sottoscritto. Per tutta risposta mi scrive il suo numero di casa.
Prendo tempo con la scusa di una telefonata di lavoro, intanto apro le pagine bianche e controllo il numero…. Tina G. viale Milazzo 34, Parma.
La cosa si fa interessante ed intrigante. Prendo il fedele Ericsson e la chiamo.
<<Pronto?>> Una voce calda e morbida mi riempie la mente.
<<Si ciao.. adesso voglio la verità.. chi sei? Come mi conosci?>>
<< Senti non perdere tempo, ho voglia di te, ti voglio qui adesso, sono già molto eccitata a sentire la tua voce al telefono, non avevo dubbi, solo quella mi crea cattivi pensieri>>
<<a si? E perché io?>>
<<sono ormai due settimane che sogno di averti nel mio letto, quindi prendi la macchina a vola da me…. Subito!!>>
Quel "subito" è stato un colpo. Cambio tonalità, <<Attenta bambolina, io comando non tu, queste sono le regole della casa, se vengo li è solo per punire questo tuo affronto, dammi l’indirizzo sono già in macchina>>. Mi spara un indirizzo, guarda caso uguale a quello riferito dalle pagine bianche, rispondo con un semplice ok e riattacco.
Spengo il PC, chiamo la mia segretaria, “Carla io per oggi ho finito, se mi cercano sono fuori fino a lunedì, prendi tu nota e poi riferiscimi, spegnerò il cellulare, mi trovi solo sul numero privato nostro, ma cerca di non disturbarmi, meglio un resoconto lunedì mattina, solo in caso di guerra nucleare puoi disturbarmi”.
Carla ha capito, un leggero sorriso misto a rimpianto le solca il viso, sa cosa vado a fare, prendo la ventiquattrore che lei conosce bene, sa che non contiene nulla di lavoro ma è sempre lì, pronta sullo scaffale, chiusa a chiave, lei sa, ha avuto modo di conoscermi, per un anno è stata roba Mia, poi ha mollato il gioco per uno stupido uomo che non sa cosa significhi darle piacere. Ed ora non la voglio più, gli accordi erano chiari, se pronunciava quella parola tutto si sarebbe interrotto e nulla sarebbe più stato come prima.
Mi ha supplicato, implorato, si è umiliata davanti a me pregandomi di riprenderla ma i patti erano chiari, ha deluso il suo Padrone. Salgo in macchina, mi dirigo velocemente verso l’autostrada e fortunatamente l’orario è buono, forse evito il traffico del fine settimana. L’auto scorre veloce, Lodi, Piacenza, non mi sono ancora soffermato su cosa m'aspetta, non mi interessa, ho dentro di me una voce che mi urla solo di andarci, potrei trovare di tutto, ma non sono uno che si spaventa. Spero per lei che sia già pronta a prostrarsi ai miei piedi, anzi, meglio di no, inizierei subito a punirla.
Parma! Finalmente, 45 minuti di viaggio… ma che ho messo al posto del diesel?
Richiamo, sento la sua voce rotta da sospiri, si stava masturbando ne sono certo, ma non ne faccio cenno.
Le chiedo indicazioni per trovarla. Destra, poi il rondò e poi ancora destra.
Palazzina gialla, suona il numero 18. Ok, fatta, arrivato.
<<Sei sola?>> << Certo caro… ti aspetto>> clik.
Caro un cazzo, adesso ti faccio vedere io” penso.
Scendo, chiudo la macchina e mi avvicino al portone, passo deciso e rapido, apre e mi dice di salire al 5 piano.
Ascensore, apro al 5° e mi trovo solo una porta, il campanello corrisponde, suono, mi apre.
Bella, sui 35 anni, capelli neri corvini, indossa una guepiere nera in pelle, carnagione chiara che risalta con l’intimo che indossa.
Ovviamente autoreggenti e perizoma sempre in pelle completano l’opera.
Mi sorride, facendomi cenno di entrare, chiude la porta alle sue spalle e si gira, io sono li fermo in mezzo al corridoio con la ventiquattrore nella mano destra.
Con la sinistra muovo rapidamente un manrovescio che la prende in pieno viso.
Cambia espressione, il dolore e lo spostamento la fa indietreggiare di un passo, è sbiancata.
Questo è il buongiorno, se credevi di aver trovato un ragazzetto pronto a subire ti sei sbagliata di grosso, inginocchiati davanti a me e lecca la mano che ti ha colpito".
Indecisa e frastornata esegue, sicuramente non si aspettava un trattamento simile e inizia a leccare. Subito ritraggo la mano, mi tolgo il cappotto e la osservo, decisamente una bella donna.
Vieni dietro a me a carponi”, mi avvicino al salotto e mi accomodo in poltrona.
Lei arriva fin davanti a me, le ordino di alzarsi, dallo schiaffo non ha ancora aperto bocca, ottimo segno. “Spogliati completamente, non meriti di indossare indumenti davanti a me!”
Esegue immediatamente, senza fiatare, adesso è nuda ed immobile.
Ispeziono senza toccarla, impartendo di volta in volta quali posizioni assumere per permettermi di fare meglio il controllo.
Adesso dimmi una parola, quella che vuoi, sai perché te la chiedo, quindi muoviti”.
Con un filo di voce mormora “acero”.
Ok, da adesso sei mia, se pronuncerai quella parola in mia presenza ti ripudierò e non mi avrai più come tuo Padrone”.
Veniamo al tuo modo di rispondermi, dovrai sempre rivolgerti a me con riverenza “si mio Padrone” “grazie mio Padrone”, ogni tua azione passa dal mio volere, da oggi e per sempre… finche non pronuncerai quella parola o finché io non ti ripudierò.
Si mio Padrone”.
Il viaggio mi aveva caricato, ero pieno di idee, la mia mente viaggiava a mille all’ora.
"Inginocchiati".
Mentre esegue, noto che il suo seno, una 4a decisamente abbondante, è sodo e ben curato.
"Toglimi scarpe, calze e massaggiami i piedi".
Mi gusto per un bel quarto d'ora il piacevole tocco poi le ordino di mettersi a 4 zampe.
Mi alzo e mi spoglio, la fedele valigetta sempre vicina.
Una volta nudo, le ordino di alzarsi, di prendere una sedia in cucina, la porta e la sistemo davanti alla poltrona. La bendo, poi prendo una cosa dalla 24ore e la posiziono sulla sedia, è una specie di Plug-in. Forato al centro per permettere il deflusso di liquidi in entrambe le direzioni, è in acciaio 316 quello usato in farmaceutica, preparato apposta da un amico su mie direttive. Le ordino di sedersi. Lentamente esegue e si ferma quando sente la punta appoggiarsi al buco, resta cosi obbligata ad una sospensione basata sulla muscolatura dei polpacci e dei quadricipiti.
Lego le sue favolose caviglie alle gambe della sedia, in modo che sia anche vincolata con la punta che già cerca di penetrarla, favorita da un piccolo velo di “luan” che ho preventivamente spalmato per rendere il giochino più intrigante.
Con voce bassa e suadente, mentre la bendo, l’informo che la posizione la mette in mio completo potere, dovrà eseguire ogni mio desiderio, in silenzio mi siedo in poltrona e l'osservo.
Come ogni persona bendata, alla mancanza di rumori muove la testa con leggeri scatti per meglio captare e capire con l’udito, supplendo cosi alla mancanza della vista.
Vedo le sue gambe tremare leggermente, la pesantezza del corpo e la scarsa abitudine alla posizione incominciano a rendere difficile la situazione, vorrebbero cedere ma il dolore all’ano è ancora forte e quindi resiste, ma arriverà un momento in cui il dolore alle gambe sarà superiore a quello anale e quindi preferirà infilarsi il plug e finalmente sedersi.
La sensazione di vuoto derivata dalla mancanza di vista e non sapendo cosa combino la rende un poco nervosa, dopo aver acceso una sigaretta, con voce calma le chiedo di masturbarsi.
L’esecuzione non è pronta, ha una leggera titubanza, mi alzo e le prendo un capezzolo tra le dita, lo schiaccio, non violentemente, duraturo e costante. Geme.
In modo disomogeneo, parte come un piacere fino al dolore.
Sempre mantenendo il capezzolo tra le dita, le faccio notare che non è il tono della mia voce che ordina ma ciò che dico.
Ritorno a sedermi osservandola, mentre la mano destra inizia lentamente a massaggiarsi il grilletto e successivamente vedo il dito medio sparire ripetutamente all’interno delle sue labbra.
Il motivo di questo ordine è portarla al rilassamento ed una leggera eccitazione per agevolare il crollo fisico e psicologico, permettendo al plug d’infilarsi fino alla base.
Infatti, di li a poco, il dolore della posizione e l’eccitazione raggiunta la costringono a rilassare i glutei e vedo lentamente il mio giocattolo sparire tra le sue bianche carni.
Ormai il dolore non è più in lei, l’orgasmo ha preso il sopravvento ed è prossima ad esplodere.
La blocco con un ordine preciso, “togli la mano da li, fermati!”
Per una frazione di secondo ha pensato di proseguire, forse ripensando al dolore del capezzolo ma decide che è salutare obbedire.
Ormai il plug infilato e l’orgasmo alle porte la portano a movimenti inconsci dei fianchi cercando, nel possibile, di stringere le gambe.
Mi alzo e le assesto un sonoro schiaffone sulla coscia e immediatamente vedo le 5 dita rosse che emergono.
Devi stare ferma, immobile”.
Le prendo le mani e gliele faccio appoggiare sulle ginocchia, dalla leggera smorfia capisco che quel giocattolino è una tortura, adesso che l’eccitazione è passata.
Tiro fuori il cazzo, leggermente lo massaggio per dargli la prima consistenza e lo porto davanti alle sue labbra, che obbedienti si aprono per riceverlo.
Avidamente lo prende tutto in bocca e inizia a levigarlo accuratamente.
Decisamente brava la signora.
All’aumentare della dimensione, cerca di portare indietro la testa per non soffocare, lascio che abbia l’impressione che possa farlo ma quando ormai è bello duro le prendo i capelli.
Vicino alla nuca dove si avverte meglio il dolore quando si tirano.
La obbligo a seguire il mio ritmo, il mio piacere e le scopo la bocca dandole la netta sensazione che è solo uno strumento in mie mani.
La visione è decisamente eccitante e rapidamente sento la prima ondata di sperma salire nella canna, affranco la presa e le ordino di bere tutto, se solo una goccia andrà persa saranno dolori e punizioni.
Cosi dicendo ormai sono pronto a darle ciò che s'aspetta, tirandole i capelli la blocco con la cappella dritta in gola.
Finalmente arrivano i fiotti, decisi, tanto che mi sembra di sentirli sbattere in fondo alla gola.
Lei quasi si strozza, ma ha troppa paura di subire, quindi cerca di ingoiare il più velocemente possibile per non soffocare.
Completata l’opera, la lascio li sempre bendata ed assetata di rumori che le facciano capire le mie prossime mosse.
Cosa fa un uomo dopo aver goduto?
Si accende una sigaretta e la fuma avidamente godendo di ogni boccata come se fosse un ricordo nitido di quanto ha provato poco prima.
Che visione, seduta su un plug di metallo che ormai le ha completamente aperto il retto, l’utero che probabilmente le pulsa per quel misto di eccitazione e dolore che prova.
Godo dell’ultimo tiro, spengo la Camel nel portacenere, e mi avvicino a lei
Le slego le caviglie, ma la posizione forzata le limita la forza e la spinta per alzarsi.
Non parla, resta li cercando le forze per muoversi e poi in fin dei conti è attenta, sa che se dovesse muoversi senza mio ordine sarebbero punizioni e forse adesso non è nella condizione di subire altro dolore.
Le ordino di alzarsi e faticosamente esegue.
Forza, penso, completiamo l’opera. “sali sul tavolo e mettiti a gattoni”.
Una volta in posizione, le prendo i polsi e li lego con il solito nastro viola alle caviglie, in modo che possa aprire le gambe a piacimento ma restando vincolata, dopo aver oliato tutta la mia mano con il solito luan, infilo prima due dita, iniziando a simulare due gambe che camminano dentro di lei, poi aggiungo un terzo e infine il mignolo. Resta fuori solo il pollice e dopo averla limata bene roteando la mano, metto in posizione di entrata anche il fratello maggiore.
Geme la troia, mugola il suo calore per il trattamento.
Entra finalmente anche il pollice ed ha un sussulto, ormai la mano è sparita dentro di lei.
La visita, la tocca dove nessun dito è mai arrivato, le stuzzica la cervice, ormai è completamente impazzita, sta raggiungendo una serie di orgasmi multipli che non aveva mai e poi mai provato in vita sua. Il piacere estremo è li, deve solo prenderlo e farsi portare via.
Potrei anche sgozzarla adesso, non smetterebbe di godere.
Sento lentamente che il suo corpo si abbandona, si lascia andare, adesso il peso delle torture e degli orgasmi la porta ad abbandonarsi, quasi la sorreggo con la mia mano.
Se fosse più leggera proverei a sollevarla con il braccio.
Tento di estrarre la mano, sento una sua reazione, un nuovo spasmo uterino si agita sul mio polso, quando la parte più grossa del pugno è quasi uscita di colpo la reintroduco.
Inizio così a possederla di mano, prima lentamente e poi sempre più velocemente, fino a risentire il suo respiro di nuovo pronto ad urlare di eccitazione.
Ecco ci siamo, inizia a godere di nuovo, ma al momento opportuno sfilo rapidamente la mano, inarca la schiena per offrirmi il suo buco in modo che porti a compimento l’opera, ma ormai ho deciso.
Abbandono la stanza, trovo il bagno, mi lavo le mani, mi sistemo i capelli e compiaciuto mi sorrido allo specchio, “cazzo di bastardo!” anche questa è fatta.
Torno da lei, è ancora in preda alla voglia di godere, immobile a 4 zampe sul tavolo, oscenamente aperta, l’orgasmo è li che le trapana la mente, inconsciamente muove ritmicamente il bacino.
In questo momento si farebbe scopare anche da un esercito di cammelli pur di finire l’orgasmo che sapientemente le ho lasciato al culmine.
La slego, non si muove, resta ferma nella sua posizione, raccolgo i miei giocattoli e li rimetto nella 24ore. La saluto con un sonoro schiaffone sul culo, aspetto i 10 secondi necessari a veder emergere la firma della mia mano sulla sua bianca carne.
"A presto mia cara!".
Mi giro ed esco, macchina e via, si torna a Milano.
Chissà perché ho un sorrisino bastardo stampato sulla faccia.

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