venerdì 20 aprile 2007

Tina 02

Tina, (questo è il nome di "ventocaldo"), il lunedì successivo mi scrisse una lunga mail, dove mi professava la sua totale sottomissione.
Entusiasta, rapita, immedesimata, scaldata dal mio agire, l'anima ormai nelle mie mani, riponeva ogni arma e sottomessa si prostrava ai miei piedi chiedendomi ogni atto necessario alla sua educazione e mi pregava di usare ogni mezzo per punirla e mantenerla nella giusta posizione di mia schiava.
Il solito sorriso ironico e malvagio restava impresso sul mio viso mentre rileggevo quelle parole dettate dall'utero e dalla mente. Sembrava decisa la signora, ma dovevo prima verificare quanta dedizione e obbedienza totale era disposta a darmi.
Lasciai passare una settimana esatta, poi le risposi, autoritario e fermo, le chiesi di presentarsi di li a due giorni alle 18,00 precise in un pub del centro, abbigliamento unico, un camice da lavoro a 4 bottoni e un paio di scarpe con tacco a spillo da 11 con laccetto alla caviglia, nessun trucco, nemmeno il rossetto.
Attesi il mercoledì con una certa impazienza e con un ora di anticipo mi sedetti ad un tavolino centrale del locale. Entrando, in perfetto orario, dopo una breve occhiata in giro si diresse decisa fino al mio tavolo, sedendosi.
Senza scostare lo sguardo dal quotidiano che stavo leggendo le chiesi chi le aveva ordinato di sedersi, e una volta rimessasi in piedi le intimai di restare li ferma con lo sguardo basso. Notai un certo disagio nell'ubbidire ma non voleva certo rifiutarsi o deludermi, sapeva bene che era sotto esame e che al minimo accenno di resa l'avrei allontanata da me definitivamente e non avrebbe sopportato una umiliazione di questo genere. Con sommo piacere notai che un numero sempre maggiore di avventori era interessato alla scena, vedere un uomo seduto comodamente a leggere il giornale ed una femmina decisamente bella che immobile aspetta solo un cenno.
Il disagio dopo pochi minuti era già forte in lei, lo percepivo dal leggero ondeggiare del suo corpo e da quello strano modo di contrarre le dita che le donavano un aria ancora più impaurita. La osservai a lungo, constatando che non indossava nulla sotto il camice e come ordinatole, aveva delle stupende scarpe nere con tacco e laccetto che ne esaltavano le caviglie, non aveva disubbidito.
La situazione era alquanto particolare, gli occhi della gente sempre più incuriositi di quella posizione e soprattutto il mio apparente distacco dalla figura che stazionava immobile a sguardo basso. Il suo corpo, cosi ben delineato da quel camice, la pettinatura curata. Decisamente una bella donna, e mi ritrovai a pensare a quanti uomini avessero avuto l'opportunità di averla e invece ne hanno solo usato il corpo e dimenticandosi della mente, una femmina cosi sinuosa e sensuale nei gesti avrà sicuramente avuto migliaia di uomini che anche solo per un istante hanno desiderato possederla e forse alcuni sono anche riusciti a prenderla e tenerla a se per poco.
Ma adesso è mia, la mia nuova slave.
Decido che ormai è tempo, le ordino di sedersi con le mani ben ferme sulle gambe e sempre con lo sguardo basso. Con un movimento sensuale ed elegante si accomoda sulla sedia mentre le chiedo se desidera bere qualcosa. "quello che il mio Padrone desidera andrà benissimo per me". Resto colpito dalla sua volontà, è decisamente ben predisposta e decisa al suo ruolo e questo non fa che accrescere il mio piacere. Decido per un porto rosso, chiamo il barman e ne ordino due. Una volta bevuto ci alziamo, mi segue fino alla macchina e solo alla mia occhiata, si avvicina e mi apre la portiera accertandosi di richiuderla bene dopo che sono salito, rapidamente gira intorno alla vettura e si siede al mio fianco.
La osservo, come ordinatole non indossa nulla sotto il camice, ad un semaforo, sfruttando il rosso, le tocco una coscia e deciso salgo fino al primo bottone in basso, lo prendo e con mossa decisa lo strappo via. Adesso ad ogni suo passo lo spacco formatosi è decisamente pericoloso, fino a scoprire l'attaccatura dell'inguine e, ad un osservatore attento, non sfuggirebbe certo la mancanza di intimo e la sua figa rasata di fresco.
Accosto proprio davanti ad una farmacia e le ordino, mettendole 50 Euro in mano, di comprare una scatola di preservativi, "voglio quelli con le borchiette stimolanti in lattice". Mi guarda un poco sconcertata, non immaginava di dover eseguire ordini cosi in un luogo come la farmacia. Ho scelto questa farmacia perché dalla macchina posso vedermi tutta la scena grazie a vetrine libere da ammennicoli che priverebbero il piacere di osservare il farmacista e altri clienti.
La vedo entrare, passo deciso ma capisco che è a disagio, dentro ci sono un cliente sulla 40ina ed il farmacista, un ometto pelato ed occhialuto. Finito di servire si rivolge a tina con un sorriso ma vedo i suoi occhi che scorrono lascivi sul corpo seminudo ed alla richiesta precisa lo vedo decisamente attratto.
Si spostano verso il banco dove si erge un enorme espositore di ogni tipo di preservativi e vedo chiaramente il farmacista che si avvicina sempre più al corpo di tina, ogni movimento è studiato per sfiorare, toccare e sognare. Lei impassibile, accetta ogni cosa sapendo bene che la osservo e giudico, lascia che il farmacista si prenda tutto il tempo necessario per strusciarsi lascivamente su di lei.
Poi decido, in un lampo sono sull'ingresso del negozio, il farmacista mi osserva da dietro un sorriso che tutto è, meno che cordiale, mi avvicino e fissandolo negli occhi cerco di metterlo subito in soggezione, "le piace la mia piccola troietta?" il suo sorriso si smorza passando all'allibito, "prego, provi a mettere una mano sotto il camice, sicuramente la troverà bagnata". Ancora incredulo e indeciso sul da farsi, non sentendo rimostranze dalla femmina che gli movimenta i pantaloni allunga una mano fino a farla sparire sotto la stoffa.
È arrivato al dunque, lo capisco dal leggero abbandono all'indietro della testa di tina e quel leggero sospiro che emette. "cara, hai deciso quali prendere?", riapre gli occhi e abbassando lo sguardo mi risponde "si mio Padrone, ho trovato quello che cerchiamo" sorrido, "bene, ma voglio essere certo dell'acquisto, prendine uno mettiglielo al farmacista e fagli un bel lavoretto di bocca". L'uomo ormai già su di giri non se lo fa ripetere due volte e ci invita ad accomodarci nel retro, non ha ancora accostato la porta dietro di noi che ha già sbottonato i pantaloni, "mia cara, prendi il preservativo e mettitelo in bocca e solo con labbra e lingua srotolalo sull'arnese del nostro piccolo amico".
Fedele al suo ruolo si inginocchia davanti al farmacista e si attiva per eseguire il mio ordine, conosce bene ciò che l'aspetta se dovesse fallire, non mi sono preoccupato di sapere se ne è capace, male che vada ci riesce altrimenti questa sera saranno punizioni supplementari. Divertente quadretto, da una parte un ometto che non vede l'ora di godere ed è ormai pronto a farlo, dall'altra una femmina che per paura di non riuscire nell'intento si prende tutta la calma necessaria.
Poi finalmente si prende in bocca il bastone, poche leccate e come mi aspettavo, l'eccitazione del nostro amico è ormai al culmine, mette una mano dietro la testa di tina e accompagnando il tutto con colpi di reni, gode copioso tenendola bloccata a se anche dopo la fine. Tina immobile aspetta un mio ordine "alzati, adesso andiamo".
Molto buffa la scena, l’ometto è in piedi con il pisello moscio ancora “plastificato” dal preservativo ed uno sguardo da bambino a cui hanno sottratto il gioco.
Prendendola per un braccio usciamo e saliamo in macchina, non ha certo avuto il coraggio di chiederci il pagamento della confezione il piccolo farmacista, anzi sono certo che se dovessi tornare per un aspirina troverei un ottimo sconto.
Rimessi nel traffico, tina vorrebbe parlarmi e le concedo di farlo, "spero che il mio Padrone sia contento della mia attenzione ai suoi desideri" "non proprio cagna! Prima che il farmacista si rivolgesse a te hai cercato il mio volto attraverso la vetrina, questo significa che temevi non potessi essere li ad osservarti, appena a casa sarai punita per questo, voglio la tua assoluta fiducia".
Un certo irrigidimento delle sue gambe mi lascia immaginare che non vede l'ora di essere punita.

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