Tina,
(questo è il nome di "ventocaldo"), il lunedì successivo
mi scrisse una lunga mail, dove mi professava la sua totale
sottomissione.
Entusiasta,
rapita, immedesimata, scaldata dal mio agire, l'anima ormai nelle mie
mani, riponeva ogni arma e sottomessa si prostrava ai miei piedi
chiedendomi ogni atto necessario alla sua educazione e mi pregava di
usare ogni mezzo per punirla e mantenerla nella giusta posizione di
mia schiava.
Il
solito sorriso ironico e malvagio restava impresso sul mio viso
mentre rileggevo quelle parole dettate dall'utero e dalla mente.
Sembrava decisa la signora, ma dovevo prima verificare quanta
dedizione e obbedienza totale era disposta a darmi.
Lasciai
passare una settimana esatta, poi le risposi, autoritario e fermo, le
chiesi di presentarsi di li a due giorni alle 18,00 precise in un pub
del centro, abbigliamento unico, un camice da lavoro a 4 bottoni e un
paio di scarpe con tacco a spillo da 11 con laccetto alla caviglia,
nessun trucco, nemmeno il rossetto.
Attesi
il mercoledì con una certa impazienza e con un ora di anticipo mi
sedetti ad un tavolino centrale del locale. Entrando, in perfetto
orario, dopo una breve occhiata in giro si diresse decisa fino al mio
tavolo, sedendosi.
Senza
scostare lo sguardo dal quotidiano che stavo leggendo le chiesi chi
le aveva ordinato di sedersi, e una volta rimessasi in piedi le
intimai di restare li ferma con lo sguardo basso. Notai un certo
disagio nell'ubbidire ma non voleva certo rifiutarsi o deludermi,
sapeva bene che era sotto esame e che al minimo accenno di resa
l'avrei allontanata da me definitivamente e non avrebbe sopportato
una umiliazione di questo genere. Con sommo piacere notai che un
numero sempre maggiore di avventori era interessato alla scena,
vedere un uomo seduto comodamente a leggere il giornale ed una
femmina decisamente bella che immobile aspetta solo un cenno.
Il
disagio dopo pochi minuti era già forte in lei, lo percepivo dal
leggero ondeggiare del suo corpo e da quello strano modo di contrarre
le dita che le donavano un aria ancora più impaurita. La osservai a
lungo, constatando che non indossava nulla sotto il camice e come
ordinatole, aveva delle stupende scarpe nere con tacco e laccetto che
ne esaltavano le caviglie, non aveva disubbidito.
La
situazione era alquanto particolare, gli occhi della gente sempre più
incuriositi di quella posizione e soprattutto il mio apparente
distacco dalla figura che stazionava immobile a sguardo basso. Il suo
corpo, cosi ben delineato da quel camice, la pettinatura curata.
Decisamente una bella donna, e mi ritrovai a pensare a quanti uomini
avessero avuto l'opportunità di averla e invece ne hanno solo usato
il corpo e dimenticandosi della mente, una femmina cosi sinuosa e
sensuale nei gesti avrà sicuramente avuto migliaia di uomini che
anche solo per un istante hanno desiderato possederla e forse alcuni
sono anche riusciti a prenderla e tenerla a se per poco.
Ma
adesso è mia, la mia nuova slave.
Decido
che ormai è tempo, le ordino di sedersi con le mani ben ferme sulle
gambe e sempre con lo sguardo basso. Con un movimento sensuale ed
elegante si accomoda sulla sedia mentre le chiedo se desidera bere
qualcosa. "quello che il mio Padrone desidera andrà benissimo
per me". Resto colpito dalla sua volontà, è decisamente ben
predisposta e decisa al suo ruolo e questo non fa che accrescere il
mio piacere. Decido per un porto rosso, chiamo il barman e ne ordino
due. Una volta bevuto ci alziamo, mi segue fino alla macchina e solo
alla mia occhiata, si avvicina e mi apre la portiera accertandosi di
richiuderla bene dopo che sono salito, rapidamente gira intorno alla
vettura e si siede al mio fianco.
La
osservo, come ordinatole non indossa nulla sotto il camice, ad un
semaforo, sfruttando il rosso, le tocco una coscia e deciso salgo
fino al primo bottone in basso, lo prendo e con mossa decisa lo
strappo via. Adesso ad ogni suo passo lo spacco formatosi è
decisamente pericoloso, fino a scoprire l'attaccatura dell'inguine e,
ad un osservatore attento, non sfuggirebbe certo la mancanza di
intimo e la sua figa rasata di fresco.
Accosto
proprio davanti ad una farmacia e le ordino, mettendole 50 Euro in
mano, di comprare una scatola di preservativi, "voglio quelli
con le borchiette stimolanti in lattice". Mi guarda un poco
sconcertata, non immaginava di dover eseguire ordini cosi in un luogo
come la farmacia. Ho scelto questa farmacia perché dalla macchina
posso vedermi tutta la scena grazie a vetrine libere da ammennicoli
che priverebbero il piacere di osservare il farmacista e altri
clienti.
La vedo entrare, passo deciso ma capisco che è a disagio, dentro ci sono un cliente sulla 40ina ed il farmacista, un ometto pelato ed occhialuto. Finito di servire si rivolge a tina con un sorriso ma vedo i suoi occhi che scorrono lascivi sul corpo seminudo ed alla richiesta precisa lo vedo decisamente attratto.
La vedo entrare, passo deciso ma capisco che è a disagio, dentro ci sono un cliente sulla 40ina ed il farmacista, un ometto pelato ed occhialuto. Finito di servire si rivolge a tina con un sorriso ma vedo i suoi occhi che scorrono lascivi sul corpo seminudo ed alla richiesta precisa lo vedo decisamente attratto.
Si
spostano verso il banco dove si erge un enorme espositore di ogni
tipo di preservativi e vedo chiaramente il farmacista che si avvicina
sempre più al corpo di tina, ogni movimento è studiato per
sfiorare, toccare e sognare. Lei impassibile, accetta ogni cosa
sapendo bene che la osservo e giudico, lascia che il farmacista si
prenda tutto il tempo necessario per strusciarsi lascivamente su di
lei.
Poi
decido, in un lampo sono sull'ingresso del negozio, il farmacista mi
osserva da dietro un sorriso che tutto è, meno che cordiale, mi
avvicino e fissandolo negli occhi cerco di metterlo subito in
soggezione, "le piace la mia piccola troietta?" il suo
sorriso si smorza passando all'allibito, "prego, provi a mettere
una mano sotto il camice, sicuramente la troverà bagnata".
Ancora incredulo e indeciso sul da farsi, non sentendo rimostranze
dalla femmina che gli movimenta i pantaloni allunga una mano fino a
farla sparire sotto la stoffa.
È
arrivato al dunque, lo capisco dal leggero abbandono all'indietro
della testa di tina e quel leggero sospiro che emette. "cara,
hai deciso quali prendere?", riapre gli occhi e abbassando lo
sguardo mi risponde "si mio Padrone, ho trovato quello che
cerchiamo" sorrido, "bene, ma voglio essere certo
dell'acquisto, prendine uno mettiglielo al farmacista e fagli un bel
lavoretto di bocca". L'uomo ormai già su di giri non se lo fa
ripetere due volte e ci invita ad accomodarci nel retro, non ha
ancora accostato la porta dietro di noi che ha già sbottonato i
pantaloni, "mia cara, prendi il preservativo e mettitelo in
bocca e solo con labbra e lingua srotolalo sull'arnese del nostro
piccolo amico".
Fedele
al suo ruolo si inginocchia davanti al farmacista e si attiva per
eseguire il mio ordine, conosce bene ciò che l'aspetta se dovesse
fallire, non mi sono preoccupato di sapere se ne è capace, male che
vada ci riesce altrimenti questa sera saranno punizioni
supplementari. Divertente quadretto, da una parte un ometto che non
vede l'ora di godere ed è ormai pronto a farlo, dall'altra una
femmina che per paura di non riuscire nell'intento si prende tutta la
calma necessaria.
Poi
finalmente si prende in bocca il bastone, poche leccate e come mi
aspettavo, l'eccitazione del nostro amico è ormai al culmine, mette
una mano dietro la testa di tina e accompagnando il tutto con colpi
di reni, gode copioso tenendola bloccata a se anche dopo la fine.
Tina immobile aspetta un mio ordine "alzati, adesso andiamo".
Molto
buffa la scena, l’ometto è in piedi con il pisello moscio ancora
“plastificato” dal preservativo ed uno sguardo da bambino a cui
hanno sottratto il gioco.
Prendendola
per un braccio usciamo e saliamo in macchina, non ha certo avuto il
coraggio di chiederci il pagamento della confezione il piccolo
farmacista, anzi sono certo che se dovessi tornare per un aspirina
troverei un ottimo sconto.
Rimessi nel traffico, tina vorrebbe parlarmi e le concedo di farlo, "spero che il mio Padrone sia contento della mia attenzione ai suoi desideri" "non proprio cagna! Prima che il farmacista si rivolgesse a te hai cercato il mio volto attraverso la vetrina, questo significa che temevi non potessi essere li ad osservarti, appena a casa sarai punita per questo, voglio la tua assoluta fiducia".
Rimessi nel traffico, tina vorrebbe parlarmi e le concedo di farlo, "spero che il mio Padrone sia contento della mia attenzione ai suoi desideri" "non proprio cagna! Prima che il farmacista si rivolgesse a te hai cercato il mio volto attraverso la vetrina, questo significa che temevi non potessi essere li ad osservarti, appena a casa sarai punita per questo, voglio la tua assoluta fiducia".
Un
certo irrigidimento delle sue gambe mi lascia immaginare che non vede
l'ora di essere punita.
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