sabato 14 aprile 2007

Bistrot Folies

Caselli che scorrono rapidamente, un autostrada che conosco e l'orario di primo pomeriggio è favorevole per una bella corsa. La macchina macina la strada rapidamente, solo un fastidioso vento scuote leggermente l'auto. Nulla di più ad impedirmi di scappare per il danno della settimana.
Capirci è stato facile, entrambi ci si "annusava" da un po’ di tempo senza spingere mai a fondo restando su un tono amichevole e ridanciano, ma i messaggi subliminali c'erano eccome, la voglia ed il piacere di assaggiarci diventava ogni giorno più insistente fino ad oggi. Finalmente oggi avrò il piacere di leggere quello sguardo, di prenderne possesso, perché di entrambi è il desiderio.
Pochi ordini semplici e maliziosi, niente mutandine, autoreggenti e gonna.
Il resto lo decidiamo.
Sto per arrivare, il solito cartellino verde “Uscita 4 KM”, mi sposto sornione nella corsia centrale per decellerare e faccio partire la telefonata.
"ciao tutto ok?"
"Siiiiiiiii" sto arrivando, il tempo di fare quelle due cose che sai ed ho un po’ di tempo per te"
"bene, allora ci vediamo in quel bar, entra e vai direttamente in bagno, io sarò già dentro e ti seguirò".
" si, va bene, ciao".
Immagino il bar, immagino lei che non ho mai visto, immagino che succederà, ma come solito non ho ancora pensato a cosa fare, programmare sembra impossibile per me, una cosa contro natura, un gesto blasfemo. Individuo il suo ufficio e li di fianco il bar che mi ha indicato e chissà perché mi aspettavo un piccolo bar di periferia.
Invece mi ritrovo catapultato in un bel ritrovo per pranzi di lavoro e veloci spuntini, il locale avrà circa 130 coperti ovviamente è gremito e questo non aiuta certo la situazione.
So già che devo aspettare 30 minuti, tranquillamente mi guardo intorno e cerco di rendere familiare il nuovo ambiente, il bancone le cameriere frenetiche per velocizzare i tempi di permanenza degli avventori, il bagno.
Un caffé doppio che dura un secolo o meglio, lo faccio durare un secolo, ma non basta.
Cosa c’è di meglio dopo un caffè? Mi prendo una tonica, ma i minuti scorrono lenti mentre attendo, fingo di telefonare per non mostrare alle cameriere che sono in attesa, potrebbero notarmi e vedermi entrare poi nel bagno.
Finalmente arriva, entra e passandomi accanto sfodera un sorriso complice e senza modificare il passo si dirige verso il luogo convenuto, io dietro di lei.
Ha giusto il tempo di togliere il cappotto e sono sulla porta che mi chiudo a chiave dietro di me. La stanza è classica ma pulita, due lavelli e un bel piano d'appoggio dove ripone il suo cappotto ed io il mio, poi sono labbra che si prendono, le lingue si scoprono e assaporano, il primo approccio è fatto, lascio che si stacchi e cerco i suoi occhi, cerco di entrare fino alla mente per leggerla e poi lascio andare la mia mente per dirigere la situazione senza pensarci su troppo ma vivendo d'istinto.
La prendo di peso e la faccio sedere sul ripiano, lei cerca di appoggiare la schiena allo specchio, tiene la testa lontana e la mia mano automaticamente si porta tra le sue labbra, brutalmente, cerco di aprirle, pizzico e schiaccio il grilletto, per poi insalivare il dito e passarlo ripetutamente tra le labbra.
Intanto le nostre bocche si uniscono di nuovo, intervallate da frasi, parole, gesti, poi mi chino, fissandola e dicendole "adesso vediamo che sapore hai".
Non subito, forse non vuole mostrarmi quanto le piace, cerca di mantenere un atteggiamento neutro ma il suo sorriso è decisamente accomodante e mi informa che lo desidera fortemente. Le sta piacendo, non ci si può sbagliare, come si apre a me e come inizia a sbavare umori, poi finalmente la testa che si abbandona all'indietro, fino contro lo specchio. Lecco, morsico, assaggio fino al primo miele che lentamente mi esplode in bocca dandomi quel gusto che cercavo. Mi alzo, di scatto per baciarla. Mentre lo faccio infilo delicato ma deciso un dito in lei e diversamente dalla mia solita posizione lo sposto, come guidato da un radar fino a trovarle quasi subito il suo punto di piacere.
Approva sgranando gli occhi, mi rende un sorriso di stupore mentre mi conferma che ho trovato subito il punto giusto forse anche stupita da questo, sinceramente non mi interessa.
Gioco dentro di lei fissandola, la festosa gioia di sguardi non ci ha abbandonato ancora e sono sicuro che sarà con noi fino alla fine. Lascio che il suo respiro scenda, si regolarizzi e mi dispiace quasi di non averla portata ad urlare di piacere.
Poi la faccio scivolare giù dal piano dei lavelli per guardarla meglio e le chiedo di girarsi per osservare il suo corpo, gambe tornite incastonate su un notevole culo.
Sollevo la gonna e percepisco che essere esposta ed esibirsi per me la fa sentire golosamente troia.
Cerca ancora il mio sguardo riflesso nello specchio, valutando le mie espressioni per godersi il consenso. La bacio sul collo e sulle labbra strusciando ancora le dita tra le sue gambe ma desidero vederla leccare.
Le sue mani si portano sulla mia cerniera, mentre l'aiuto a sbottonare i pantaloni, si china e apre le danze.
La sua lingua stupendamente delicata ma attenta nel muoversi sui punti giusti è rapida e lenta nel contempo, muovendosi sui ritmi sereni di nenie hawaiane muovendo la testa quel tanto che serve, cercando costantemente i miei occhi per leggerci il ritmo da tenere modificandosi per darmi maggiore piacere.
La sua bocca calda e vellutata sensualmente accogliente dove vedo sparire fino in gola tutto il mio giocattolo, avvolgendolo e massaggiandolo.
Visioni uniche che sono forti scariche elettriche nella mia mente che aumentano l'eccitazione e la voglia di andare oltre ma il luogo il tempo e la stessa situazione ce lo impediscono.
Vedo le sue gambe riflesse, quella gonna che sale mostrando le autoreggenti e poi il lembo di pelle, il suo culo perfettamente modellato dalla gonna che ne esalta la femminilità come la sensualità e l'erotismo del momento. È davvero brava, docile e attenta al piacere proprio perché anche suo piacere.
Le ordino di masturbarsi e la sua mano sinistra corre tra le gambe ma è un attimo, pochissimi tocchi ed è scossa da un brivido, sottile, perverso e questo le basta, lascio che tolga la mano anche se lo spettacolo di vederla godersi mentre mi gode avrei preferito fosse più lungo ma capisco che il livello era già alto e poco è bastato a raggiungere il cielo e distrarla dal suo costante lavoro con la bocca.
Si avvicina, si avvicina sempre di più il momento del mio piacere, la guardo e le chiedo se ha voglia di bermi e la risposta la leggo nei suoi occhi, anche se ci sono state parole mi sono bastati gli sguardi. Anche lei adesso cambia ritmo, aspira e lecca evidentemente abbiamo deciso che deve essere adesso, si abbandona finalmente in ginocchio sul freddo pavimento aprendo le gambe in una posa stupendamente oscena e sensuale.
Sento il mio piacere farsi largo e scendere dalla mia mente fino ai miei lombi e poi ancora più giù pronto ad esplodere. Sono pronto a lasciarmi andare mentre aiutata dalle mie mani si ritrova spalancata con la punta contro la gola.
Un suono gutturale e profondo mi parte dalla mente scivolando sino all'inguine per poi risalire per esplodere potente e animale in gola, mentre le stringo i capelli.
I fiotti escono in successione.
Il mio corpo è scosso da brividi di piacere, mentre lei si nutre di me senza perderne nemmeno una goccia, ingoiando ogni stilla della mia essenza, ogni goccia come ogni sospiro.
Insiste con la testa trattenuta da me tra le mie gambe, fino alla certezza che nulla possa esserle sfuggito e ancora da prendere, il mio corpo si rilassa in lei e solo allora la faccio alzare e senza una parola la bacio frugando nella sua bocca alla ricerca del mio sapore tenue e flebile che fatico e ritrovare visto che la maggior parte è schizzata direttamente in gola.
Quel risentirmi in lei, quel gusto cosi familiare che ora è anche parte di lei. Forse un marchio, un segno, forse un prendere possesso.
Mille possono essere le motivazioni ma poco importa, la cosa unica è la condivisione.
Il tempo di complimentarci l'uno con l'altra e cerchiamo quasi a malincuore di ricomporci ed un bussare insistente alla porta ci strattona alla realtà, mi infilo in un bagno, per finire di vestirmi, mentre chi bussava entra ad occupare l'altro bagno, sgattaiolo fuori e dopo poco mi raggiunge. I suoi occhi brillano come forse i miei, ci siamo scoperti ed assaporati e probabilmente ci mangeremo anche in seguito, ma questo folle momento nel bagno delle donne non lo dimenticheremo.

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